Categoria: recensioni

“Illustration school: piante e creaturine” di Umoto Sachiko

illustration school piante creaturine umoto sachikoQuella domenica pomeriggio a Kyōto ero sola e semi-squattrinata – la carta di credito non voleva saperne di funzionare e nel portafoglio erano rimasti circa 200 yen. Così, per ingannare l’attesa prima di un appuntamento, decisi di rifugiarmi in una libreria di un centro commerciale. Curiosando in giro, scoprii un intero scaffale dedicato ai libri per imparare a tracciare disegni kawaii: più che ai bambini, erano destinati prevalentemente a giovani donne che volevano decorare agende e biglietti con piccole illustrazioni. Inutile dire che tornai in albergo completamente al verde, ma felice.

umoto illustration schoolDati questi trascorsi, qualche mese fa sono stata felice di scoprire in un’italianissima libreria la serie Illustration school di Umoto Sachiko, illustratrice professionista laureata in pittura alla Tama Art University di Tōkyō. Questi volumetti costituiscono un brevissimo corso per prendere velocemente confidenza con forme e figure semplificate; oggi mi soffermerò su quello intitolato Illustration school: piante e creaturine (a cura di Valentina Vignoli, trad. di Silvia Cesari, Logos edizioni, 2015, pp. 112, € 12, ora in offerta a 10,20). (altro…)

Lo sguardo curioso: i “Quaderni giapponesi” di Igort

Ci son due categorie di persone di cui sono sempre stata invidiosa: i musicisti e i disegnatori. Riescono a cogliere armonie per me ineffabili, a muoversi fra segni e simmetrie che il mio occhio o il mio orecchio non sanno afferrare. Ecco: nel caso di Quaderni giapponesi di Igort la gelosia ha punto nel vivo più che mai. Perché ogni spazio è gestito e colmato con tale incredibile esattezza da lasciare sbalorditi, e ogni dettaglio testimonia studio, amore, dedizione.

Quaderni giapponesi Igort

Etichettare il volume sotto la voce ‘graphic novel’ o ‘fumetto’ mi pare perciò riduttivo. A ogni modo, un fil rouge c’è, ben evidente: il rapporto di Igort col Paese del sol levante, avviato già negli anni Ottanta e coltivato grazie a soggiorni, letture, pellicole e incontri con autori del calibro di Taniguchi e Miyazaki. Una lunga avventura autobiografica, quindi. Ma, naturalmente, dietro c’è molto di più: e così affiorano la tensione dei colloqui di lavoro che possono cambiare una vita, la stanchezza delle notti in bianco passate a disegnare, l’attenzione per la ricchezza e la varietà delle arti figurative giapponesi, i tributi ai maestri (in primis, Hokusai a Tezuka, a cui il volume è dedicato), l’osservazione vigile e rispettosa delle pieghe della vita nipponica, …

Quaderni giapponesi Igort E’ difficile recensire un libro tale senza rischiare ogni momento di togliere, tagliare, snaturare; si perdono – letteralmente – sfumature, ombre, prospettive. Perché di Quaderni si tratta, e in quel plurale troviamo un groviglio di storie all’insegna della continuità e dela molteplicità. L’inizio dei rapporti dell’autore col Giappone, infatti, risale ormai a tre decenni fa; e questo lungo lasso di tempo è stato affollato di viaggi, pagine, visioni orientali; anche gli stimoli accumulati, d’altronde, sono diversissimi, provenienti tanto dalla cultura tradizionale quanto da quella contemporanea.

quaderni giapponesi Igort Basho
Alcuni haiku di Bashō

Come leggere, allora, quest’opera? Per me, il modo migliore è abbandonarsi al meraviglioso fluire delle immagini (che pure spesso sono inframezzate da note e commenti sulla cultura, l’arte e la letteratura giapponese), penetrare in loro intrufolandosi attraverso una macchia di colore o un particolare di poco conto. Perché lo stupore è sempre a portata di mano, e di matita.

Quaderni giapponesi Igort Tanizaki

Lavoro, dunque sono: le donne giapponesi e il lavoro secondo Itoyama Akiko

Japanese office lady

(mio articolo originariamente apparso su Nippop)

23 novembre, giornata del ringraziamento per il lavoro. «Che effetto volete che mi faccia? Ė un giorno come un altro per i disoccupati», pensa Kyōko. D’altronde, sperimenta spesso le attese ai centri per l’impiego e l’imbarazzo di abitare con la madre a quasi quarant’anni; per di più, con indicibile vergogna di conoscenti e familiari, si ostina a esser sciatta, single e poco incline alle nozze. Un caso senza speranza (sebbene lei paia non preoccuparsene eccessivamente), al punto da spingere una solerte vicina di casa a organizzare per lei un miai, un incontro a scopo matrimoniale: ma come legare con un uomo mediocre, innamorato della propria azienda, che giudica le donne alla stregua di un commerciante di bestiame?

Ė ciò che si chiede con un pizzico di sarcasmo Itoyama Akiko (絲山秋子; 1966) in Kinrō Kansha no Hi (勤労感謝の日; Il giorno del ringraziamento per il lavoro), il primo dei due racconti pubblicati ne Le Jour de la Gratitudine au Travail (traduzione francese di M.-N. Ouvray, Picquier, 2010), inediti nel nostro paese. (altro…)

La necessità di ricordare: “Nagasaki. Racconti dell’atomica” di Hayashi Kyōko

orologio nagasaki bomba atomica
Tomatsu Shomei, “Atomic Bomb Damage: Wristwatch Stopped at 11:02, August 9, 1945, Nagasaki”

  Le vittime della bomba atomica, prima ancora di essere vittime della guerra o dello scontro generato tra nemici e alleati, sono vittime del genere umano.

E’ questa, con buone probabilità, una delle frasi che meglio riassume il senso di una consistente parte dell’opera di Hayashi Kyōko, sopravvissuta – come narra in Nagasaki. Racconti dell’atomica (trad. di M. Suriano, Gallucci editore, 2015, pp. 231, € 18, in offerta a € 15,30) – all’esplosione dell’ordigno nucleare rilasciato sull’omonima città.

Tra il rombo del motore del Bockscar che risaliva e la distruzione della fabbrica ci fu solo il tempo per quelle brevi parole: ‘Un raid!’ E in quel lasso di tempo 73889 persone morirono all’istante. Quasi lo stesso numero, 70499, furono scaraventate fuori nel sole cocente di piena estate, con la pelle scorticata come il coniglio bianco di Inaba.

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Onore e miseria: “Tanka” di Sergio Toppi

sergio toppi tankaL’inchiostro nero scava nel candore della pagina, sino a ricavarne labbra, rughe, sete flessuose, katana ben affilate; i pieni e i vuoti si sfiorano, si compenetrano, si pacificano nelle tavole dal ritmo esatto e implacabile; il tratto – preciso, ricco, implacabile – si fa narrazione, emozione.

Nelle quattro storie autoconclusive d’ispirazione giapponese presentate in Tanka (Grifo edizioni, 2008, pp. 72, € 15,30), illustrate tra gli anni Settanta e gli Ottanta da una firma storica del fumetto italiano quale Sergio Toppi, si sommano infatti infiniti dettagli, ma lo stile – seppur elegante e misuratissimo – non è mai compiaciuto di sé: piuttosto, la sua raffinatezza sembra essere la naturale emanazione della sconfinata dignità emanata dai personaggi. (altro…)

Desiderio e tormento: “Il lago” di Kawabata Yasunari

japanese girl sequence kimono naked by roberto manzoli
Roberto Manzoli, “Japanese Girl, Naked and wearing a Kimono” (2000)

I piedi. Quei piedi ripugnanti, scimmieschi, da nascondere a ogni costo, ma sempre pronti a seguire una donna, per avvicinarla poi con una scusa qualunque, sino a percepirne l’odore della pelle. A loro Ginpei pensa costantemente. Quelle estremità così sgraziate sembrano quasi poter rivelare la sua indole, il suo famelico appetito di bellezza.

E’ così che, un giorno, i suoi passi incrociano per caso quelli di Miyako. Intimorita e, al tempo stesso, stregata in modo sotterraneo dall’incontro, non può fare a meno di riviverlo in sé, ancora e ancora. I pedinamenti degli sconosciuti, infatti, costituiscono una delle scarsissime fonti di appagamento nella sua monotona routine di venticinquenne concubina alle dipendenze di un vecchio misogino assillato dall’idea della giovinezza che sfugge e che, volontariamente, gli sfugge (ama, infatti, crogiolarsi nella gelosia provocata dalle attenzioni di ignoti verso la sua amante).

Kawabata Yasunari è – come già visto ne La casa delle belle addormentate – maestro nel manipolare una materia narrativa e, soprattutto, umana complessa. Anche qui, nel suo romanzo Il lago (trad. di Lydia Origlia, Guanda, 2015, pp. 189, € 8,50), lo scrittore si muove con estrema abilità al limite fra sensualità, lirismo e attrazione per il morboso, senza mai scadere nel volgare o in un erotismo dozzinale. (altro…)

Bellezza vintage e cultura pop: “Japanese beauties” di Alex Gross

japanese beauties alex gross 2 donne

Una ragazza suona assorta il violino, poggiandolo su una spalla avvolta dalla seta, mentre un voluminoso chignon le incornicia il viso bianchissimo; un’altra – capelli ricci e abito leggero – sorride, quasi colta di sorpresa, dinanzi una Sakura Biiru.

japanese beauties alex grossQuesti sono solo due dei tanti ritratti femminili estrapolati dalla produzione pubblicitaria nipponica e proposti dall’artista visuale Alex Gross in Japanese Beauties. Vintage graphics 1900-1970 (trad. di Carme Franch, Quirino Di Zitti, Ana Carneiro; Taschen, 2004, pp. 192; qui la versione italiana e qui quella inglese). (altro…)

“L’animale d’allevamento”, un racconto di Ōe Kenzaburō

Ōe Kenzaburō L'animale d'allevamentoI giochi fra la polvere, gli appostamenti per rubare cani selvatici, la fame atavica resa più acuta dai tempi di guerra, l’osservazione minuziosa e, allo stesso tempo, pigra della quotidianità per scovarci dentro qualche segno nuovo, sorprendente.

E poi, tutt’a un tratto, un giorno, una cometa di metallo e fumo segna il cielo: un aereo nemico è precipitato laggiù, sulla montagna. Nello squallido villaggio in cui persino le maestre giungono mal volentieri per far lezione a studenti tanto miseri, tutti si mobilitano per vedere l’essere bizzarro fuoriuscito dai rottami: un pilota di colore, americano, enorme e taciturno.

Eccitati dall’inaspettata novità, i ragazzi si avvicinano con timore all’uomo – fatto subito prigioniero dagli abitanti – e indagano ogni suo minimo movimento. Ciascun dettaglio del suo corpo, ciascuna azione fa germogliare curiosità: (altro…)

Senso e bellezza: “Sull’ haiku” di Yves Bonnefoy

Basho Riding a Horse by Sugiyama Sanpu

Raramente capita di imbattersi in riflessioni acute sugli haiku che non siano state prodotte da studiosi di letteratura giapponese. Molti di coloro che si addentrano in questo campo senza le necessarie conoscenze finiscono, quasi inevitabilmente, per insistere sui medesimi concetti: la brevità fulminante, la vocazione zen dei versi, il carattere illuminante dell’attimo fissato per sempre…

E’ (anche) per questo che i quattro brevi saggi raccolti in Sull’haiku del poeta, critico e traduttore Yves Bonnefoy (trad. di Andrea Cocco, O barra O edizioni, 2015, pp. 92, € 15, in offerta a 12,75) mi hanno colpito. Brevi ma densissimi, i testi propongono inconsuete prospettive interpretative del genere poetico nipponico, facendo ricorso a un linguaggio suggestivo e pregnante.

E’, d’altronde, un’opera complessa, questa. (altro…)

“Un mondo innocente” di Sakurai Ami

Araki my Wife Yoko Sakurai Ami Un mondo innocente
© Nobuyoshi Araki, dalla serie “My Wife Yoko”, 1968-1976

Una pioggia di commenti negativi sparsi per la rete.
Una trama non rassicurante, anzi.
Una copertina alquanto discutibile.

E così, per anni, mi sono tenuta alla larga da Un mondo innocente di Sakurai Ami (trad. di S. Di Natale, Newton & Compton, 2012, pp. 154, € , in offerta a 4,36). Sino a che un giorno, per caso, una copia non è finita fra le mie mani.

Sesso, incomprensioni, rabbia, noia adolescenziale, e poi ancora sesso: consumato, immaginato, desiderato. Ma la vita della diciassettenne protagonista è, a ben vedere, altro, altrove. (altro…)

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