“Tokyo express” di Matsumoto Seichō

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Werner Bischof - Tokyo, 1951

Werner Bischof, Tōkyō (1951)

Una ragazza di modeste condizioni, un funzionario di un ministero implicato forse in un grosso caso di corruzione; i loro cadaveri intatti ritrovati su una spiaggia desolata, apparentemente suicidi, dopo una fuga in treno accuratamente programmata: un caso chiuso già in partenza, si direbbe. D’altronde,

[i] suicidi di coppia ci sono sempre stati, fin dall’antichità. Migliaia, decine di migliaia di amanti si sono tolti la vita così. Nessuno ne ha mai dubitato.

Eppure, per i due ispettori Torigai Jūtarō e Mihara Kiichi, il primo impiegato presso il commissariato di Fukuoka e l’altro nella capitale, qualcosa non torna: i loro sono soltanto sospetti o, effettivamente, la morte dei due presenta qualcosa di anomalo?

Dapprima pubblicato in un quotidiano, Ten to sen (Punti e linee) di Matsumoto Seichō (1909-1992) uscì ufficialmente nel 1958 e vendette oltre un milione di copie, ma apparve in Italia apparve due decenni più tardi, nel 1971 (La morte è in orario). Il romanzo è ora ripresentato nella nuova traduzione di Gala Maria Follaco, corredata di un breve glossario, col titolo Tokyo express (Adelphi, 2018, pp. 175, € 18), e ha tutte le carte in regola per esser considerato un noir avvincente, ben costruito e dal sapore classico; del resto, Matsumoto è considerato uno dei grandi padri del genere nella letteratura nipponica, assieme a Edogawa Ranpo (che, però, tende a virare su tinte decisamente più macabre e morbose).

Ed Van Der Elsken, Girl in the Underground, Tokyo, 1981

Ed Van Der Elsken, Girl in the Underground (Tokyo, 1981)

Lo scrittore si destreggia attraverso una molteplicità di località e ambientazioni, che spaziano dai vivaci kissaten di Yūrakuchō ai sonnolenti ryokan del Kyūshū. Come nota il geografo Gary J. Hausladen in Places for Dead Bodies (2000, p. 130), alcuni elementi di Tokyo express – quali il ruolo del sistema ferroviario, i dialetti regionali, il ricorso alle mappe per individuare degli schemi – appaiono particolarmente significativi per la collocazione degli eventi in un contesto ben preciso. Non solo: essi si rivelano particolarmente utili all’economia della trama e alla risoluzione dei misteri.

Matsumoto sa, infatti, orchestrare benissimo le coincidenze e i contrasti: dosa con maestria tempi dilatati e ritmi serrati; alterna con efficacia l’effervescenza e l’opulenza di una Tōkyō frenetica con nostalgiche atmosfere che paiono – almeno in parte – richiamare il racconto Amore di Inoue Yasushi. La sua bravura emerge, però, soprattutto nella gestione delle fratture di quello che potremmo chiamare paesaggio narrativo: dalle crepe nella storia dei due presunti amanti che i due investigatori tentano di ricostruire il corso degli eventi, le loro motivazioni, il profilo dei soggetti coinvolti. E sono proprio dettagli e scarti minimi che, come nella miglior tradizione della letteratura noir, fanno intuire l’esistenza di una realtà altra.

«Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontate. E questo è pericoloso. Quando il senso comune diventa un dato di fatto spesso ci induce in errore.»


Bookclub (26-31 marzo): “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

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tokyo express matsumoto seichoDopo qualche mese di pausa, ritorna, finalmente, il Japan Bookclub, il gruppo di lettura dedicato al Giappone che ho il piacere di organizzare con altre blogger.
​​Questa volte, il volume prescelto è il noir Tokyo Express di Matsumoto Seichō, appena uscito per Adelphi (trad. di Gala Maria Follaco, Adelphi, pp. 175, € 18). Ne parleremo assieme qui nel blog e sui social dal 26 al 31 marzo. È possibile partecipare lasciando un commento, oppure postando foto e contenuti nei propri personali canali Facebook, Twitter e Instagram, preferibilmente usando gli hashtag #tokyoexpress #librogiappone (così possiamo seguire meglio le discussioni).
Ecco, infine, i blog e i canali social in cui seguire l’evento:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
Daniela : Twitter FacebookInstagram
Stefania : Twitter FacebookInstagram
Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo. Buona lettura!


Novità di letteratura giapponese e saggistica sul Giappone (gennaio-giugno 2018)

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Sōseki Fino a dopo l'equinozioLe novità attese nella prima metà del 2018; si può leggere la relativa scheda/recensione di ogni volume cliccando sul titolo (quando disponibile).
*Attenzione: la sezione è in continuo aggiornamento e ha bisogno dei vostri commenti per crescere, grazie!

*Narrativa*

 

*Classici*

  • I racconti di Ise (trad. di Andrea Maurizi, Marsilio, previsto: maggio 2018, pp. 208, € 15)

 

*Saggistica*

 

*Lingua giapponese*

  • Matilde Mastrangelo, Il giapponese per italiani (3 voll.) (Hoepli, previsto: aprile 2018)

Sakumoto Yōsuke, “Il giovane robot”

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Sakumoto Yosuke, il giovane robotTezaki Rei sembra un ragazzo come tanti, o forse no: eccelle praticamente in tutto, gode di una certa popolarità a scuola ed è uno studente modello. Soltanto, la sera, tornato a casa, disattiva i suoi processi per riavviarli il mattino dopo. Rei, infatti, è un robot concepito in un centro di ricerca: inviato fra gli uomini per confondersi fra loro, è stato appositamente programmato per portare felicità.

Dal punto di vista fisico-meccanico, rasenta le perfezione; di contro, sembra non essere in grado di provare sentimenti, ha difficoltà a cogliere le sfumature del linguaggio e comprendere le implicazioni emotive delle sue azioni. Ma le cose stanno davvero così?

Complice una narrazione in gran parte in prima persona che rispecchia tanto l’estrema razionalità di una mente in apparenza lucidissima quanto la sorpresa di un adolescente alle prese con una realtà che fatica a dominare, Sakumoto Yōsuke nel suo romanzo Il giovane robot (trad. Costantino Pes, E/O, 2017, pp. 224, € 16) rende bene i dubbi e i dilemmi di un liceale.

Curiosamente, per certi versi, gli esseri umani sembrano i veri automi: radicati nelle loro convinzioni e ancorati saldamente ai loro principi, decisi a non metterli e a non mettersi in questione per nulla al mondo, reagiscono talvolta in maniera meccanica, istintiva, anche animale. Così questo romanzo – dal ritmo e dalle atmosfere manga – spinge il lettore a fermarsi un minuto e a interrogarsi sui limiti dell’umano illuminati dal (presunto) post-umano: proprio in quello spazio fra tecnologia e materia organica, raziocinio e sensibilità risiedono dubbi, contraddizioni, ma anche speranze.


Novità in libreria (2017)

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il giovane robotLa lista che qui presento è in continuo aggiornamento e non mira a essere esaustiva. Ogni suggerimento è ben accetto.

Narrativa

Poesia

Saggistica

Graphic novel

Prossime uscite

  • Iwaki Kei, Sayōnara Orenji, traduzione di Anna Specchio (Edizioni E/O) [data prevista: gennaio 2018]
  • Murakami Ryu, 69 (Sixty-nine), traduzione di Gianluca Coci (Atmosphere libri) [data prevista: 2017]
  • Sukegawa Durian, Le ricette della signora Toku, traduzione di Antonietta Pastore (Einaudi) [data prevista: gennaio 2018]

Grazie ad Alessandro, Jessica e Liana per i suggerimenti.


Un incubo giapponese: “Oche” di ZZ Packer

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zz packer drinking coffee elsewhereE’ stato per colpa della bellezza.

Ecco: se Dina dovesse utilizzare una sola parola per spiegare la causa del suo traferimento in Giappone, forse userebbe quella. Non perché, in fondo, non ci sarebbero ragioni più valide per lasciare Baltimora – la morte della madre, la vita dagli orizzonti stretti, lo squallore del suo quartiere -, ma non può ammetterlo, così, a cuor leggero, di fronte agli altri, a quelli che stagione dopo stagione aspettano che il comune risistemi delle squallide casette in legno e considerano il massimo dell’esotismo mangiare il pollo del take-away cinese.

Dina, comunque, parte. Lavora, viene licenziata, gira per Tokyo, finisce a vivere in un appartamento con altri stranieri come lei. Ha il visto scaduto e la pelle nera: due elementi che certo non le rendono l’esistenza più semplice. Conosce la miseria, la paura, gli espedienti per tirar su qualche yen.

Era un segreto che condividevano; c’erano due tipi di fame: quella in cui puoi fare qualsiasi cosa per il cibo e quella in cui non riesci a fare più niente per procurartelo.

E conosce, soprattutto, alcuni dei lati meno allettanti del paese: l’interesse sessuale che desta negli uomini per via del suo colore, il senso di estraneità crescente e disarmante, la netta divisione fra nipponici e stranieri.

Gli occhi di tutti i giapponesi erano su di loro e per la prima volta Dina si sentì davvero imbarazzata nel senso giapponese del termine. Tutti li stavano guardando e lei non si era mai sentita più straniera di così, così gaijin. Qualcuno rise.

La ricerca della bellezza vale la perdita dell’innocenza? E’ su questa domanda che sembra, appunto, chiudersi Oche, racconto amaro e tagliente tratto dalla strepitosa raccolta Bere caffè da un’altra parte (trad. Enrico Monti, ISBN edizioni, 2006) di ZZ Packer, ambientata nei bassifondi degli Stati Uniti e del sogno americano, dell’ideologia del self-made man. Frivola e disperata, Dina, dall’altra parte dell’Oceano pacifico, non riesce che a sperimentarne l’esatto contrario: l’incubo della self-destroyed woman.

* * *

Per leggere un assaggio del racconto, si veda qui.

Per approfondire: Skin Color and Beauty in Japan


Bookclub di marzo: “Radio Imagination” di Seikō Itō

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Radio imagination

In occasione del sesto anniversario del terremoto di Sendai e del Tōhoku, il bookclub di questo mese sarà dedicato a Radio Imagination di Seikō Itō (trad. di G. Coci, Neri Pozza, pp. 208, € 16). Anche questa volta, le mie compagne di lettura e avventura saranno Michela (MichelaDePellegrin), Daniela (Tradurre il Giappone), Stefania (Cafè Nihongo), Frida/Nicoletta (OneTwoFrida).

Come si fa a partecipare? Questa volta leggeremo assieme il libro dall’11 (giorno in cui ricorre l’anniversario del terremoto) al 31 marzo. Potete lasciare foto ispirate al volume stesso, commenti e citazioni (purché si avverta di eventuali anticipazioni sulla trama) nei nostri blog e nei nostri social.

Questi sono gli hashtag che vi chiediamo gentilmente di utilizzare: #librogiappone, #seikoito e #radioimagination

E questi, infine, sono i modi per raggiungerci:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
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Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo!


Il gatto di Capodanno (da “Il gatto venuto dal cielo” di Hiraide Takashi)

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gatto finestra

Se escludiamo la notte di Capodanno (quando andai a suonare una volta la campana in un vecchio tempio buddista del vicinato, a pregare in un tempio shintoista che si trova in una direzione diversa e poi a mangiare la prima soba dell’anno in un locale aperto a notte fonda), per il resto del tempo rimasi alla scrivania, senza nessuna concessione ai festeggiamenti di fine e inizio anno. L’incombere delle scadenze del lavoro appesantiva l’atmosfera in casa, in particolare all’approssimarsi dell’alba. Ma, ogni volta, quando la stanchezza accumulata rendeva il momento critico, attraverso la grande finestra a sud, di fronte alle nostre due scrivanie, vedevamo comparire una piccola ombra biancastra che saliva sul portico e appoggiava entrambe le zampe anteriori sulla cornice della finestra, spiando verso l’interno. Allora aprivamo la finestra per accogliere l’ospite portato dall’aurora invernale e l’atmosfera in casa si rianimava in un attimo. Chibi fu il nostro primo «benaugurante». I «benauguranti» sono delle persone che girano per le case a fare gli auguri per il nuovo anno. Caso singolare, il benaugurante in questione entrò dalla finestra e, per di piú, non disse neanche una parola d’augurio. Però sembrava sapere esattamente come inchinarsi in un bel saluto con le zampette anteriori unite davanti a sé.

Hiraide Takashi, Il gatto venuto dal cielo, trad. di L. Testaverde, Einaudi, p. 22

immagine tratta da qui


“Il peso dei segreti” di Shimazaki Aki

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shiori matsumoto aki shimazaki il peso dei segreti

Matsumoto Shiori

Le storie nella Storia, si sarebbe tentati di definire sbrigativamente Il peso dei segreti di Shimazaki Aki (trad. C. Poli, Feltrinelli, 2016, pp. 394, € 19, ora in offerta a 16,15), da anni residente in Canada, dove insegna giapponese e traduce.

Leggendo questo ciclo romanzesco che solca tutto il Novecento, torna alla mente una citazione di Tolstoj in particolare: “Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” (trad. P. Zveteremich). Anche quella di Namiko non fa eccezione. Una madre anziana, un figlio alle soglie dell’adolescenza, piccole commissioni da sbrigare, e poi, all’improvviso, una crepa nella quotidianeità da cui si riversa, inatteso, un mondo perduto costellato di tradimenti, scoperte inattese e dolore, che ha per sfondo alcuni delle pagine più tragiche della cronaca giapponese dell’ultimo secolo, quali l’invasione della Manciuria, le ritorsioni contro i coreani e l’ascesa del nazionalismo durante la seconda guerra mondiale.

Sullo sfondo, imponente e implacabile, l’ordigno nucleare lasciato precipitare su Nagasaki nel 1945, capace, come il terremoto che colpì duramente il Kantō e Tōkyō nel 1923 (altro evento protagonista dell’opera), di stravolgere vite e seppellire – ma non in eterno – segreti. Continua a leggere »


“Il signor Cravatta” di Milena Michiko Flašar

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il signor cravatta passi kyoto 2014
Talvolta la fuga – prima ancora di esser un’evasione dal mondo – è una corsa accidentata per schivare se stessi. Occorre allora non lasciare tracce della propria coscienza, rifugiarsi in una routine fatta di gesti minimi e, soprattutto, vigilare. Vigilare senza sosta, inflessibilmente. Una minima distrazione, e tutto può crollare.

Come ci racconta la nippo-austriaca Milena Michiko Flašar ne Il signor Cravatta (trad. di D. Idra, Einaudi, 2014, pp. 134, € 14,50, in offerta a € 12,33), Taguchi Hiro lo sa bene. Vent’anni che pesano come mille, e ventiquattro mesi trascorsi rinchiuso nella sua stanza, a proteggersi col silenzio e l’assenza dalla realtà che preme alle porte, per poi tentare – quasi distrattamente – di ritrovare fuori, in strada, la propria identità. Un’ombra di essa pare essersi annidata in un anonimo parco, su una panchina qualunque, dirimpetto a quella d’un uomo malinconicamente stanco, che Taguchi Hiro incontra ogni giorno. Sguardi rapidi, qualche cenno, un saluto, e poi – d’improvviso – un torrente di confessioni fra loro. Qualche volta la voce si annoda giù nella gola, il corpo freme, mentre i segreti si frangono contro i denti stretti, ma una storia non può che chiamare un’altra storia, e un’altra, e un’altra. E così via.
L’acerbo hikikomori (auto-recluso volontariamente) e il salaryman (impiegato) che sente la vecchiaia corrodergli le ossa; il ragazzo che si ostina a nascondersi – sotto una zazzera folta, dietro gli occhi bassi, in mezzo alle paure – e l’uomo che non si separa mai dalla sua cravatta – simbolo di quella normalità che lo strangola piano e, al tempo stesso, lo tiene vivo –; due animali spaventati in cerca di un luogo sicuro da cui spiare l’esistenza senza esserne spiati. Qualcuno sarebbe forse tentato di scorgere nelle loro figure – neppure troppo in filigrana – la schiacciante ansia da prestazione, le enormi pressioni connesse all’ambito lavorativo, nonché l’insopportabile mole di aspettative e responsabilità che gravano sulle spalle dei giapponesi sin dalla giovane età: ma una lettura orientata solo in tal senso finirebbe per sminuire l’opera, facendone il corollario romanzesco d’una teoria sociologica.

Con una prosa distillata, evocativa, che però non smarrisce mai la sua quotidianità, l’autrice dispiega dinanzi a noi una narrazione in cui si alternano tenerezza, dolore e rimpianto. Parola dopo parola, le solitudini costruite con meticolosità si incrinano e lasciano finalmente penetrare il sentimento più difficile: la fiducia nell’altro.

* * *

Questa mia recensione è già apparsa qui.