“La notte dimenticata dagli angeli” di Kirino Natsuo

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kirino natsuo la notte dimenticata dagli angeliDisordinata, impulsiva, brusca, sarcastica: sulle prime, è difficile fidarsi di Murano Miro, che da poco ha – non senza un pizzico di incoscienza – ereditato dal padre il mestiere di detective privata; e anche il lettore, prima di abbandonarsi al flusso delle pagine, deve mettere da parte alcune riserve nei confronti della protagonista de La notte dimenticata dagli angeli di Kirino Natsuo (trad. di G. Coci, Neri Pozza, 2016, pp. 442, € 18; in offerta su Amazon a 15,30) – nonché del precedente Pioggia sul viso (qui la mia recensione).

D’altronde, Miro è – senza rimpianti – ben lontana dagli stereotipi più comuni sulle donne giapponesi. Trentenne, lavora per conto proprio (eppure non possiede neppure un suo ufficio), talvolta portando avanti le indagini in modo goffo, poco oculato; è gelosa della sua autonomia e, al tempo stesso, dotata di una certa propensione ai colpi di fulmine, ma non pensa affatto a sposarsi, né tantomeno a avere figli, forse (anche) perché ancora segnata dal misterioso suicidio del marito, di cui qualcuno la ritiene addirittura in parte responsabile.

Nel romanzo la troviamo alle prese con un insolito caso: Watanabe, un’attivista per i diritti femminili, le chiede infatti di rintracciare un’adolescente attrice porno forse vittima di violenze, di cui però nessuno sembra sentire la mancanza. Con pazienza e tenacia, l’investigatrice tenta di dipanare l’intricata matassa, attraversando trasversalmente la società nipponica e, di conseguenza, l’intera Tokyo e oltre; Miro si muove così fra ristorantini a buon mercato, set di film a luci rosse ed eleganti dimore dell’alta società, sebbene senta davvero sua solo Shinjuku – frastornante, caotica, insonne -,  dal momento che “le luci artificiali della notte si addicono […] a una donna” come lei. kirino notte dimenticata dagli angeli - donnaE proprio negli interstizi fra luce e ombra, desiderio e perdita, la donna va a scavare, individuando insospettabili nessi tra passato e presente.

Incalzante e ben ritmato malgrado la mole, il noir, certo, ha i suoi difetti e le sue asperità (non tutti i personaggi brillano per caratterizzazione e la trama mostra più di una smagliatura), imputabili probabilmente al fatto che si tratta di una delle prime prove dell’autrice, apparsa in Giappone nel 1994. A dispetto di ciò, la serrata e minuziosa scrittura di Kirino (che incarna la voce di Miro) – grazie al contrasto con l’ambientazione in un gelido inverno che, sotto una patina superficiale di allegria, rivela una coltre di sofferenza e desolazione – ci rende partecipi spettatori di un’eclisse di umanità capace di segnare tanto drammi privati quanto pubbliche manifestazioni di ipocrisia, di “una notte in cui gli angeli si dimenticano di te e ti lasciano sola”, faccia a faccia con i demoni interiori.

 

Per approfondire: Rebecca Copeland (2004): Woman uncovered: pornography and power in the detective fiction of Kirino Natsuo, ‘Japan Forum’, 16:2, 249-269

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Il romanzo è stato scelto per il primo appuntamento del social bookclub dedicato al Giappone: qui si possono trovare ulteriori informazioni.

Attenzione: l’opera contiene contenuti che possono urtare la sensibilità del pubblico.

Immagine tratta da qui.
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2 commenti su ““La notte dimenticata dagli angeli” di Kirino Natsuo

  1. Molto bella questa recensione Anna Lisa, del romanzo ho apprezzato molto la caratterizzazione dei personaggi femminili e i dettagli così vividi, da farti quasi entrare nella storia. Poi io ammetto di essere un’amante del genere, ho trovato la storia in puro stile detective story, e molto meno noir rispetto a Le quattro casalinghe di Tokyo, anche se alcuni elementi e tematiche evidentemente care a Kirino si percepiscono anche ne La notte dimenticata dagli angeli. Devo dire che è stata una bella lettura, avvincente e il finale è riuscito comunque a sorprendermi, è stata abile Kirino a rimescolare un po’ le carte.

  2. L’ho letto tutto in due pomeriggi. Non riuscivo a staccarmi! Ha i suoi difetti (finale un po’ forzato, secondo me), ma dovevo finirlo.

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