L'ottava libreria più bella del mondo: Keibunsha di Kyoto

Ormai un anno fa, il Guardian ha pubblicato la classifica delle librerie più belle del mondo (purtroppo, non ne figurano di  italiane). All’ottavo posto troviamo la Keibunsha di Kyoto,  specializzata in libri d’arte e atmosfere minimaliste;  queste le motivazioni del prestigioso piazzamento:

If you love bookshops even where you can’t read the language, then Keibunsha in Kyoto needs to be on your list too. Some say it’s the lighting, others the well-proportioned panels around the walls. Or perhaps it’s the little galleries embedded in the bookshelves. Most agree it’s just the quiet dignity of the place that’s hard to beat. Lots of pretty Japanese art books to marvel at and a few English language ones as well.

Questo piccolo regno di pace e di bellezza presenta un unico problema: quasi tutti i libri (com’è giusto e naturale) sono in giapponese.
Se, come me, non avete la possibilità di visitarla di persona, fate almeno un giro nello shop del sito: qui potrete trovare in vendita cd, manufatti artistici, scaffali, borse e molto altro.

keibunsha

Foto tratta da qui.

"Lo zen e la cerimonia del tè" di Okakura Kakuzō

Okakura Kakuzō
Okakura Kakuzō

Oggi vado a presentarvi un volume ritenuto ormai un classico: Lo zen e la cerimonia del tè di Okakura Kakuzō (Feltrinelli, pp. 99, 7 €).
Il titolo originale, The book of tea, rende meglio l’essenza del libro: spiegare agli occidentali “l’orientalità dell’Oriente” (Cina, India, Giappone…) tramite uno dei suoi simboli, il tè (non a caso, il libro fu pubblicato in inglese, a New York, nel 1906, e fu tra i primi nel suo genere). Ripercorrendo le tappe principali della storia di questa bevanda (ma chiamarla così è riduttivo), Okakura delinea il profilo del taoismo e del buddhismo (in particolare Zen), e ne rileva le influenze sullo stile di vita, sull’estetica e sulla mentalità asiatica.
Alla trattazione della vera e propria cerimonia del tè non è dedicato molto spazio (il titolo dell’edizione italiana è chiaramente commerciale). Chi si aspetta di trovare un Giappone di maniera, rimarrà certo deluso: l’autore, pagina dopo pagina, tenta di svincolarsi dagli opprimenti stereotipi prodotti dagli occidentali, e difende orgogliosamente la grandezza della propria cultura, spingendosi talvolta alla polemica.
Lo stile è piano, regolare; colto, ma non difficile. I brani più belli del libro, a mio parere, sono quelli dedicati alla descrizione della sukiya (la stanza del tè), alla musica prodotta dal bollitore e al maestro del tè Rikyû: la penna di Okakura qui si fa leggera, divenendo quasi pennello.
I suoi strali contro alcuni aspetti dell’occidente possono apparire noiosi ma, nel complesso, quest’opera è un’introduzione più che dignitosa per tutti coloro che vogliano avvicinarsi seriamente al Giappone.
E’ possibile leggere o scaricare la versione inglese online cliccando qui.

P.s. : una piccola curiosità per gli appassionati di tè come me: in Sicilia -più precisamente a Raddusa (CT)- è possibile visitare l’unico museo italiano dedicato al tè; naturalmente, una sezione è dedicata al Giappone.

Il tè è un’opera d’arte, e solo la mano di un maestro può renderne manifeste le qualità più nobili. Esiste un tè buono e uno cattivo, così come esistono dipinti belli a altri brutti – questi ultimi più frequenti. Non esiste ricetta per preparare il tè ideale, così come non ci sono regole che consentano di creare un Tiziano o un Sesson. Ogni modo di preparare le foglie ha una propria individualità, una particolare affinità con l’acqua e il calore, un patrimonio ereditario di ricordi da rievocare, un modo tipico di raccontare. Ma in esso la vera bellezza deve essere sempre presente.
Okakura Kakuzō, Il libro del tè

Libri e fornelli: "In cucina con Banana Yoshimoto."

in_cucina_yoshimotoIl libro di oggi è dedicato agli ammiratori della scrittrice giapponese più amata in Italia: In cucina con Banana Yoshimoto. L’amore, l’amicizia, la morte, la solitudine nel cibo (100 pp., 10 €; in offerta su Amazon a 8,55 €, cliccando qui) di Barbara Burganza, pubblicato qualche anno fa da Il Leone verde.
Prendendo spunti da AmritaHoneymoon e, naturalmente, Kitchen, opera prima della Yoshimoto, la Burganza si sofferma sui temi culinari-letterari presenti in queste pagine, intervallando le parti saggistiche con le ricette originali dei piatti giapponesi.
Detto ciò, non mi resta che augurarvi buone letture e… buon appetito.

* * *

“[…] Quell’estate mi ero dedicata a studiare da sola l’arte di cucinare. Quella sensazione, la sensazione che le cellule del mio cervello si moltiplicassero, è difficile da dimenticare. Comprai tre volumi di introduzione, teoria e pratica della cucina, e mi misi a preparare un piatto dopo l’altro. In autobus o a letto leggevo il volume di teoria e imparavo tutto su calorie, temperature e materie prime. Lo imparavo a memoria. Poi, appena avevo un po’ di tempo, provavo a cucinare. Ancora conservo con cura quei tre volumi ormai completamente a pezzi. Le pagine con le foto a colori mi tornano alla mente come quelle dei libri illustrati che amavo da bambina. Yuichi e Eriko non facevano che ripetere: “Mikage è completamente impazzita!” Cucinavo, cucinavo, cucinavo con l’energia di un forsennato. Usavo in cucina tutti i soldi che guadagnavo con lavori part-time. Se sbagliavo riprovavo finchè il piatto non veniva bene.  Cucinando mi capitava di perdere la pazienza, di innervosirmi, ma anche di sentirmi pervasa da una sensazione di beatitudine. […]”
B. Yoshimoto, Kitchen

La dichiarazione della libertà intellettuale delle biblioteche giapponesi

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Tama Art University Library

Forse quasi nessuno se ne ricorderà, ma quest’anno cade il cinquantacinquesimo anniversario dell’adozione da parte della Japan Library Association (JLA) della dichiarazione della libertà intellettuale delle biblioteche, redatta nel 1954, all’indomani della seconda guerra mondiale.
Oltre, naturalmente, a supportare i diritti fondamentali dell’individuo (libertà d’espressione e d’opinione, diritto ad accedere alla cultura…), il documento definisce i principi fondanti dell’ideologia bibliotecaria nipponica:
1. Libertà di selezionare il materiale (the freedom of libraries to select their materials).
2. Libertà di rendere materiali e strutture disponibili alla comunità (the freedom of libraries to make their materials and facilities available to the people).
3. Diritto di proteggere i benefattori (the right of libraries to protect the privacy of their patrons).
4. Diritto di opporsi a tutte le forme di censura (the right of libraries to oppose all forms of censorship).

L’otaku romantico: “Train man – Romanzo d’amore collettivo”

densha otoko train man recensione libro otakuUna sera qualunque del marzo 2004, un giovane otaku timido e impacciato lancia una disperata richiesta d’aiuto in un forum giapponese: ritrovare (e magari anche conquistare) una sconosciuta ragazza che ha salvato in metropolitana dalle molestie di un ubriaco.

Dopo le iniziali perplessità,  la community virtuale si stringe attorno allo strano personaggio, (altro…)

Librerie giapponesi: "Junku" di Parigi

Una delle tappe obbligate della mia breve vacanza a Parigi di questi giorni è stata la libreria giapponese Junku, junku2situata al numero 18 di rue des Pyramides (omonima fermata della metropolitana, a poche centinaia di metri dal Louvre). Purtroppo, non ho avuto il tempo di visitarla come merita: ho preferito trascurarne gran parte (compresa la sezione manga), per concentrarmi sui testi di letteratura tradotti in francese.

Mentre in Italia, di solito, i libri di narrativa nipponica sono concentrati al massimo in qualche scaffale, da Junku ben due interi mobili sono dedicati ad essi. I titoli sono per lo più inediti in Italia e di autori contemporanei; i prezzi, inoltre, risultano piuttosto abbordabili (il costo medio si aggira  intorno ai 7-8 euro, ma è possibile anche scovare dei classici come Rashomon a soli 2 euro).

Naturalmente, da Junku è possibile trovare anche molti altri libri dedicati alla cultura nipponica, riguardanti gli argomenti più vari (haiku, cucina, architettura, critica letteraria, cataloghi di mostre, etc. ); non mancano inoltre oggetti di cancelleria e affini (diari di Hello Kitty, biglietti…).

A chi non ha la possibilità di visitare materialmente il negozio consiglio il catalogo online, tramite il quale è anche possibile fare degli ordini. Attenzione, però:  le spese di spedizione per l’Italia sono un po’ care (dai 10-15 euro in su).

P.s.: per chi volesse rifocillarsi dopo un giro in libreria, non ha che da andare a rue Sainte Anne, a cinque minuti di distanza, e scegliere uno fra i tanti ristorantini giapponesi, come ad esempio Aki, specializzato in ottimi okonomiyaki.

Foto tratta da qui.


Concorso per haiku tecnologici

techie_haiku
Girovagando qua e là su internet, ci si può imbattere in  concorsi di haiku alquanto particolari: è il caso del Techie Haiku Contest, promosso dal sito ThinkGeek, specializzato nella vendita di oggetti “geek“, tecnologici e fantasiosi. Per gareggiare, la composizione deve rispettare questi semplici principi:

  • Your Haiku MUST be geeky and/or infused with a technological bent.
  • We’ll accept anything (because we don’t have an imperfect Haiku filter…YET!), but what we are mostly looking for are Haiku that meet the criteria above and also any of the following:
    • Convey a complex technology truism into seventeen flowing syllables
    • Take a mundane, prosaic techie activity and through poetry show us some simple humor
    • Relate to current events in the technology world
    • Catch our eye at the perfect angle! (which means everybody should try, our eyes are all over the place)

L’haiku deve quindi trattare un argomento tecnologico d’attualità oppure geek; ma forse è  l’ironia l’elemento più importante per conquistare il premio: un buono da cinquanta dollari spendibile nel sito.
In bocca al lupo! 😉

Ufo robot Goldrake VS Mazinga – Case editrici "Japan-oriented"

A differenza di quanto si potrebbe dedurre dal titolo, ciò che voglio presentarvi  oggi non è uno scontro epico tra i robottoni giapponesi più noti in Italia, ma due libri dedicati a loro. ufo-robot
Il primo è opera di Alessandro Montosi e si intitola Ufo Robot-Goldrake – Storia di un eroe nell’Italia degli anni ottanta (Coniglio editore, 2006, pp. 216, 14,50 €). Si legge dalla presentazione:

Giunta in Italia la sera del 4 aprile 1978 su Rete 2, “Ufo Robot Goldrake” (o “Atlas Ufo Robot”, come venne chiamata all’epoca della Rai) è la serie animata che ha segnato il cambiamento più profondo nella storia della televisione italiana.
Con Goldrake si spalanca una porta su un mondo, quello degli anime giapponesi, destinato a lasciare un segno indelebile nell’immaginario dei giovani italiani. Un esordio che non ha mancato di suscitare polemiche per il suo carattere di rottura con quanto l’industria culturale aveva fino ad allora classificato sotto l’etichetta “TV dei ragazzi”. Accolto con entusiasmo dai più giovani, viene immediatamente osteggiato da gran parte degli adulti, diventando oggetto di discussione tra giornalisti, psicologi e sociologi e scatenando un’isteria intellettuale che culminerà con una interpellanza parlamentare.

Questo libro, con un ampio corredo di immagini fuori testo, è la minuziosa ricostruzione del fenomeno Ufo Robot Goldrake, e ne indaga in maniera esaustiva i misteri e le molteplici implicazioni.

Ricordo brevemente che, nella stessa collana Saggi di scuola del fumetto, è apparso A-Z Manga – Guida al fumetto giapponese (Coniglio editore, 2004,  pp. 192, 14 €) di David Castellazzi.
Anche il secondo libro (nell’ultima edizione) è uscito pochi mesi fa presso la Coniglio editore; il suo nome è Mazinga nostalgia – Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation 1978-1999 (pp. 528, 24 €), ed è  frutto della penna di uno dei maggiori studiosi italiani del campo, Marco Pellitteri.

mazinga_nostalgiaChe differenza c’è tra Capitan Harlock e il Corsaro Nero? Qual è lo scarto linguistico fra le avventure di Superman e quelle di Jeeg Robot d’Acciaio? Come inserire Candy Candy nella tradizione del feuilleton? Attraverso una minuziosa indagine incrociata, Marco Pellitteri s’interroga sui molteplici rapporti (e talvolta sui conflitti) che intercorrono tra gli eroi della tradizione e quelli delle generazioni cresciute con personaggi multimediali spesso provenienti dal Giappone.
Mazinga Nostalgia, qui presentato in una nuova edizione riveduta e aggiornata, esamina gli eroi del pubblico giovanile in una fase cruciale della nostra Storia, l’ultimo ventennio del Novecento, quando gli anime – i disegni animati giapponesi – segnarono in maniera indelebile la nostra cultura e provocarono uno scontro generazionale portando il pubblico adulto a rifiutare in blocco la cosiddetta “invasione nipponica”. Con una particolare attenzione alle strategie della comunicazione, il libro sfata definitivamente luoghi comuni e pregiudizi, e passa in rassegna ambienti culturali, generi narrativi e personaggi che ancora oggi alimentano la mitologia televisiva della “Goldrake-generation”, come l’autore la definiva già nel 1999. A quasi dieci anni dalla sua prima edizione, Mazinga Nostalgia è il testo di riferimento con cui confrontarsi per comprendere il fenomeno anime in tutta la sua complessità linguistica e sociale.

E se dopo questi due tomi avete desiderio di approfondire ancora di più l’argomento, non mi resta che suggerirvi lenciclopedia virtuale dedicata ai robot giapponesi degli anni settanta.

[Gli articoli e le foto appartengono ai relativi proprietari.]

"L'angelo ferito – Vita e morte di Mishima" di Emanuele Ciccarella

Quest’oggi vi presento un altro libro per approfondire la figura di Mishima, L’angelo ferito. Vita e morte di Mishima (Liguori, p.360, 23,50 €) di Emanuele Ciccarella, docente di Lingua e letteratura giapponese all’Università degli Studi di Torino, e autore anche de La maschera infranta. Viaggio psicoestetico nell’universo letterario di Mishima (Liguori, p. 110, 12,50 €).
Eccone una recensione di Donatella Trotta, intitolata
Mishima, Icaro del Giappone, e apparsa su Il Mattino del 2 febbraio 2007.

angeloferito«Senza ali, la sua vita sarebbe stata molto più leggera. Le ali non sono adatte per camminare sulla terra… Non c’è nessuno che gli insegni come liberarsi di queste ali?» Così riflette Sugio, il protagonista di Tsubasa (Ali, appunto), al termine di un racconto favolistico del 1951 di Yukio Mishima, riproposto in italiano nel 1992 da Stampa Alternativa: «una storia alla Gautier», la definì l’autore stesso, che in una nota rivela di non essere stato compreso, all’epoca, nella «sincerità» della sua «confessione» senza maschera. «Probabilmente era la conseguenza di essere sempre apparso agli altri come chi non vuole mai dire nulla di sé», concludeva il grande e controverso scrittore giapponese (1925-1970), fenomeno non solo letterario divenuto un classico tra i più tradotti all’estero (anche nei 2 volumi dei Meridiani Mondadori 2004-2006, a cura di Maria Teresa Orsi). Questi dettagli tornano non a caso in mente leggendo l’intensa biografia appena pubblicata, dopo un meticoloso lavoro decennale, da Emanuele Ciccarella: L’angelo ferito. Vita e morte di Mishima, che esce a trent’anni dalle due celebri biografie in inglese di John Nathan e Henry Scott Stokes (tradotta in italiano da Feltrinelli e ispiratrice del film «Mishima» di Paul Schrader), e dalla suggestiva ”rilettura” metafisica di Marguerite Yourcenar (Mishima o la visione del vuoto, Bompiani). L’immagine metaforica dell’angelo – tra le tantissime che costellano l’esistenza inquieta e i 40 volumi della fluviale opera omnia di Mishima, per tre volte candidato al Nobel della letteratura – percorre infatti la monografia di Ciccarella dall’inizio (con i non casuali versi dannunziani dall’Alcyone dedicati a Icaro, in exergo, e i primi ”voli” di un talento letterario precoce analizzato nella sua prismatica e ambigua evoluzione) sino alla fine: ponendosi come una delle più preziose chiavi di lettura di quella che Yasunari Kawabata, mentore di Mishima, ebbe a definire l’«indecifrabile originalità» del poliedrico autore della geniale tetralogia Il mare della fertilità. Il quarto e ultimo volume della tetralogia, dall’emblematico titolo La decomposizione dell’angelo, è anche quello che non a caso suggella pure la fine volontaria del trasgressivo e discusso romanziere, drammaturgo, saggista, critico letterario, pensatore, persino regista e (mediocre) attore, assetato d’assoluto al punto di pianificare (e lasciar presagire) a lungo il suo cruento suicidio rituale per seppuku: giacché «la vertigine del vuoto è un’attrazione troppo grande per chi ha davvero deciso di volare», commenta in chiusura Ciccarella, fine yamatologo napoletano, docente di lingua e letteratura giapponese all’università di Torino, traduttore di grandi autori del Novecento nipponico e specialista di Mishima, del quale ha fatto conoscere tra l’altro i racconti giovanili de La foresta in fiore, l’unico romanzo sulla psicoanalisi, Musica, e due illuminanti interviste mai tradotte, Le ultime parole di Mishima (tutti editi da Feltrinelli). E se nel suo precedente saggio La maschera infranta (Liguori) Ciccarella intraprendeva una sorta di viaggio psico-estetico nell’universo interiore e nella formazione di Mishima riverberati dal romanzo autobiografico giovanile Confessioni di una maschera, con L’Angelo ferito va oltre: nel cuore – inafferrabile e spiazzante – dell’enigma Mishima tout court. Un enigma indagato con una aggiornata documentazione, diversi tagli prospettici e una cifra stilistica affettiva, senza pregiudiziali ideologiche. E in primo piano, nel libro, è la statura intellettuale di Mishima ad emergere, più che la sua scomoda e scandalosa public figure: perché Ciccarella parte dall’analisi delle sue opere, per arrivare a far luce attraverso il laboratorio di scrittura dell’autore anche sui suoi tratti esistenziali pubblici e più intimi. Un approccio originale, che riesce a mettere a fuoco tutti i dualismi antagonistici che hanno segnato vita e opera di Mishima: corpo e parole, innanzitutto, ma anche eros e thanatos, dimensione dionisiaca e apollinea, via della penna e della spada, arte come «miele e veleno», nichilismo estetico e filosofia dell’azione, romanticismo e classicismo, diversità non solo sessuale e derive ultranazionaliste.

Per chi ne volesse sapere di più, questo è l’indice dell’opera:

Ringraziamenti – Avvertenza – Capitolo I – Preambolo – Sangue aristocratico e contadino – Recluso nell’ombra – La nascita dei primi racconti – La foresta in fiore – Capitolo II – Burocrate di giorno, poeta di notte – Confessioni di una maschera – L’ossessione della Morte – Il doppio Edipo – Il palanchino sacro – La seduzione di San Sebastiano – La seduzione del mare – “Tempo omosessuale” e “tempo eterosessuale” – Il martello del nichilismo – Capitolo III – Il cammino dopo la “confessione” – Colori proibiti – Il teatro – La voce delle onde – Capitolo IV – Il Padiglione d’oro – Un rigoroso metodo di scrittura – Il matrimonio – La casa Kyōko – Il teppista solitario – Capitolo V – I germogli del nazionalismo – Patriottismo – Romanticismo e classicismo – Il sapore della gloria – Dopo il banchetto – Il mare della fertilità – Capitolo VI – Neve di primavera – Bunburyōdō: la via della penna e della spada – A briglia sciolta – Gli scudi di Sua Maestà l’Imperatore – Capitolo VII – Il tempio dell’alba – Gli ultimi drammi – La decomposizione dell’angelo – I preparativi per l’azione – Il giorno dell’azione – Post mortem – Nel giardino degli angeli – Glossario – Bibliografia – Bibliografia delle opere pubblicate in Italia

L’articolo e le foto sono dei rispettivi proprietari.

I mille anni di "Genji, il principe splendente"

Per chi non lo sapesse, quest’anno il maggiore classico della letteratura giapponese – e uno dei più importanti romanzi a livello mondiale – compie mille anni. Il “compleanno” della Storia di Genji (源氏物語 Genji Monogatari)  è stato festeggiato in tutto il mondo il primo novembre, giorno in cui, secondo la leggenda, la cortigiana Murasaki Shikibu avrebbe terminato di redigere l’opera. Questa è divisa in cinquantasei capitoli, e narra i fasti, le ombre e gli amori di Genji, il principe splendente, così chiamato per le sue numerose qualità.

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Genji non ha ispirato soltanto opere bibliografiche, ma anche film, anime, e persino un videogioco per la Playstation. Naturalmente, non mancano le versione manga: Asaki yumemishi di Waki Yamato, il più moderno Gekka no kimi di Ako Shimaki e la versione parodica Patalliro Genji Monogatari di Mineo Maya, tutti e tre inediti in Italia.
Oggi però ci concentreremo su un tomo uscito a settembre per i tipi di Electa: Genji, il principe splendente di Gian Carlo Calza (80 pagine, 30 illustrazioni, 15 €), professore di Storia dell’arte orientale. Ecco la presentazione

dell’opera:

[il libro] consente di “entrare in un mondo dove eleganza bellezza e stile regnano sovrani sulle vicende descritte”: la società della capitale imperiale Heian (Kyoto) dei secoli IX-XII, un paese chiuso, isolato dal continente asiatico, che contiene un altro paese chiuso, quello della corte, al cui interno si trova il microcosmo delle nyobo, l’élite delle dame. Nel più ovattato di questi scrigni, gineceo dell’aristocrazia, si svolge la storia del principe Genji, luminoso per intelligenza, bellezza, cultura e raffinatezza, l’uomo ideale. […] Nel saggio iniziale, in una scrittura limpida, l’autoredisegna il quadro storico, dipana efficacemente l’intreccio del romanzo (54 capitoli, più di mille pagine), descrive con argomentazioni originali la cultura che vi è sottesa “frutto di una perfetta fusione tra l’approccio più speculativo sino-indiano del buddhismo, con la struttura politico-sociale, d’origine cinese, del confucianesimo, ma soprattutto la religiosità shintoista, quindi autoctona e primigenia, della natura”. Questa si rivela in alcune, poetiche pagine del racconto (presenti all’interno del volume nella traduzione einaudiana più classica) di una realtà sublimata che ruota intorno alle lotte per il potere, agli amori, ai successi politici, mondani, letterari, architettonici, pittorici ma anche intorno alle sofferenze, incomprensioni, gelosie, invidie, tradimenti: il che rende forse Genji il primo romanzo psicologico della letteratura universale.

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Nello spirito della collana dei Pesci rossi che conta ormai diversi saggi brevi di storia dell’arte, il volume è poi fondamentalmente dedicato alla più antica illustrazione rimasta del racconto, i rotoli dipinti di circa un secolo posteriori e a loro volta capolavoro sommo della pittura giapponese di ogni tempo.

L’immaginario derivato dal Genji all’arte figurativa è infatti incalcolabile e perdura per otto-nove secoli fino al paesista Hiroshige nell’Ottocento e ai manga di oggi. Dopo aver affrontato criticamente nel testo iniziale tutti i nodi formali del genere, dello stile e della tecnica pittorica del tempo, nell’album sono pubblicate in Italia per la prima volta, con un commento dettagliato alle singole tavole, tutte le diciannove illustrazioni rimaste, più alcune, squisite, calligrafie.

Nelle tavole e nei particolari di un’ arcaica, struggente bellezza scopriamo l’assonanza sentimentale tra l’uomo e la natura, tra il dentro e il fuori. In padiglioni arredati, giardini e camminamenti di legno sospesi sulle acque, sulle foglie, fra le colline, trascorrono le stagioni mutevoli come la realtà dei protagonisti,

uomini e donne dai volti identici come non ancora segnati dall’esistenza, che si distinguono piuttosto dalle acconciature e dai sontuosi abiti. Vivono “al di sopra delle nuvole” i membri della corte e malgrado i pittori dell’epoca fossero sicuramente in grado di riprodurre le diverse fisionomie, si preferì forse creare delle maschere perché ciascuno vi si potesse riconoscere […]

Per concludere, ricordiamo anche un’opera per comprendere il contesto nel quale il romanzo si situa, ormai divenuta un classico: Il mondo del principe splendente di Ivan Morris (Adelphi, 419, 22 €).
Buone letture

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