4 libri per avvicinarsi alla cultura giapponese

Ecco una selezione di libri per chi si avvicina per la prima volta alla cultura del Sol Levante:

Per il profilo letterario

Titolo: Introduzione alla cultura letteraria del Giappone
Autore: Teresa Ciapparoni La Rocca
Casa editrice: Bulzoni editore
Anno di uscita: 2001
Pagine: 185
Prezzo: 13 €
La nostra opinione: Consigliato agli studenti di corsi di laurea in lingue orientali per il taglio didattico dell’opera.

Dice lo zen
Dice lo zen

Per conoscere lo Zen

Titolo: Dice lo Zen
Autore: Tsai Chih Chung
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di uscita: 1999
Pagine: 176
Prezzo: 8 €
La nostra opinione: Lo Zen illustrato attraverso dei simpaticissimi fumetti.

Per il profilo antropologico

Titolo: Introduzione alla cultura giapponese – Saggio di antropologia reciproca
Autore: Hisayasu Nakagawa
Casa editrice: Mondadori
Anno di uscita: 2006
Pagine: 117
Prezzo: 11,50 €
La nostra opinione: Bellissimo libro, denso di spunti e suggestioni.

Il giapponese a fumetti
Il giapponese a fumetti

Per il profilo linguistico

Titolo: Il giapponese a fumetti. Corso base di lingua giapponese attraverso i manga.
Autore: Marc Bernabé
Casa editrice: Kappa edizioni
Anno di uscita: 2006
Pagine: 293
Prezzo: 22 €
La nostra opinione: Consigliato a tutti coloro che hanno un debole per i manga e/o sono stufi delle solite grammatiche.

“Mishima, tutta la verità sul più controverso scrittore giapponese” di Eleonora Voltolina, Panorama, 27 giugno 2008

yukio_mishima2Yukio Mishima è forse lo scrittore giapponese più controverso del secolo scorso. Autore di Confessioni di una maschera (pubblicato in Italia da Feltrinelli), romanzo autobiografico che gli valse all’inizio degli anni Cinquanta la notorietà mondiale, fu poi etichettato come fanatico di destra, anche per la bizzarria di essersi costruito un esercito personale. Morì nel 1970, con un suicidio spettacolare, dopo aver preso in ostaggio un generale dell’esercito giapponese. Ora arriva nelle librerie italiane la biografia che di questo grande autore scrisse nel 1974 Henry Scott Stokes, giornalista inglese oggi settantenne, inviato del Times a Tokyo negli anni ‘60 e ‘70. Già dal titolo, Vita e morte di Yukio Mishima (Lindau) si propone come “la” biografia. Anche in ragione del fatto che Stokes fu amico di Mishima, conobbe la sua famiglia, trascorse periodi di vacanza insieme a lui, e fu anche l’unico occidentale ad avere il permesso di seguire le esercitazioni del suo esercito privato. Da questa conoscenza personale emerge un racconto smaliziato (a tratti addirittura critico) della vita di Mishima, che passa in rassegna tutti gli aspetti della poliedrica – e contraddittoria – personalità dello scrittore. Mishima e l’arte, l’amore appassionato per i libri, Mishima che fu il primo scrittore giapponese in odor di Nobel per la letteratura e che però si vide soffiare il prestigioso premio, nel 1968, dal più anziano Yasunari Kawabata. Mishima e la sessualità faticosa, l’attrazione latente per gli uomini, la difficoltà nell’intrattenere rapporti fisici, l’attaccamento morboso alla madre. Mishima e il matrimonio, una scelta fatta a 32 anni (molto tardi, per gli standard dell’epoca) e sostanzialmente solo per far stare tranquilla la famiglia. Mishima e la moglie trovata attraverso gli omiai, gli incontri fatti apposta per combinare matrimoni – e fa quasi sorridere leggere le caratteristiche che lo scrittore aveva indicato come indispensabili per la sua sposa: doveva essere carina e più bassa di lui (anche con i tacchi!), accettare di buon grado il ruolo di angelo del focolare, e non disturbarlo quando lavorava. Mishima e l’esibizionismo, tratto marcato del suo carattere, che unito all’egocentrismo lo spingeva sempre a desiderare di essere al centro dell’attenzione. Mishima e i viaggi in giro per il mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, da quella New York che gli faceva un po’ paura (e che definì, suggestivamente, “Tokyo tra cinquecento anni”) al salotto dei baroni Rotschild a Parigi, dalle conferenze alla Michigan University alla Grecia, dove s’innamorò “del limpido cielo della culla del classicismo”. E infine, Mishima e la morte: forza oscura che sullo scrittore esercitò, fin dall’infanzia, un fascino invincibile, specialmente nella forma più tradizionale e truculenta – quella del suicidio rituale tramite seppuku (l’autosventramento, che in Italia spesso viene indicato impropriamente con il termine “harakiri”). Tanto è vero che Mishima mise in scena molte volte il seppuku nei suoi lavori letterari: e un’ultima volta nella vita reale, su se stesso, quando si suicidò. Il libro condensa, in oltre quattrocento pagine, la vita e l’arte di Mishima, in un continuo intersecarsi di aneddoti biografici e citazioni dai romanzi. Per trovare quel che lo scrittore ha nascosto di sè nelle pagine dei suoi libri: “Dietro la maschera del samurai“, riflette Stokes, “Mishima sarà sempre un uomo emotivo e vulnerabile. Sensibilissimo a ogni minima offesa e nel contempo all’influenza altrui, invocava amore pur essendo apparentemente incapace di amare”.

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