Categoria: saggistica

A Roma ritratti di scrittori giapponesi e polaroid di M. Corleone

In Italia, grazie alla penna di Tullio Pericoli e ai suoi numerosi ritratti, abbiamo avuto modo di conoscere l’espressività dei volti di molti scrittori, che raccontano così «una biografia diversa da quella ufficiale, una sintesi visiva, una sorta di faccia-riassunto».
Lo stesso si potrebbe dire per gli autori giapponesi immortalati da Michele Corleone nella sua mostra “ボケ東京 (BokeTokyo). Ritratti di scrittori del Giappone contemporaneo e Polaroids”, in esposizione al Doozo. Art books & sushi (Via Palermo 51/53, Roma) dall’11 marzo fino al 5 aprile 2011.
Per maggiori informazioni: http://www.doozo.it/galleria.html.
(qui a lato, Taguchi Randy, autrice di Mosaico e Antenna)

L’antica tazza di “cià” dell’esploratore

Vi siete mai domandati che effetto doveva fare ai primi europei la vista dei giapponesi che sorseggiavano una strana bevanda dai riflessi verdi e dal sapore aspro? E vi siete mai chiesti quanti secoli ha dovuto attraversare l’usanza di bere una tazza di tè prima che diventasse una anche vostra abitudine?
Per rispondere a questi interrogativi, oggi ho scelto di presentarvi un testo piuttosto particolare, redatto non da un autore nipponico, ma da un mercante fiorentino dell’epoca rinascimentale, Francesco Carletti (1573 – 1636), che fu uno dei primi italiani a recarsi nel Sol Levante e a descriverne gli usi e i costumi. L’uomo – dedito anche alla tratta degli schiavi – percorse gran parte del mondo allora noto, e ce ne dà notizia nei suoi Ragionamenti. In una delle sue peregrinazioni ebbe modo di conoscere il tè, già all’epoca bevanda giapponese per eccellenza; di esso lo colpirono soprattutto le sue proprietà mediche (aiuta la digestione e contrasta la sonnolenza) e il suo valore sociale:

[…] mai non si guasta una certa lor foglia, che chiamano Cià, ovvero The, che viene prodotta da una pianta simile a quella del Bossolo, salvo che ha le foglie tre volte più grandi, e si mantiene verde tutto l’anno; e fa il suo fiore odorifero in forma di rose dommaschine [: con un aspetto simile al damasco]. Delle foglie ne fanno polvere, che poi posta in acqua calda, che di continuo tengono al fuoco per questo effetto, beono quell’acqua più che per uso di medicina, che per gusto, essendo di sapore amaragnolo, benche lascia poi la bocca buona, ed a chi usa berne fa buonissimo effetto. Giova assai a quelli ch’hanno debolezza di stomaco, e ajuta maravigliosamente alla digestione, e spezialmente è ottima a levare, ed impedire i vapori, che non vadano alla testa, ed infatti il berne dopo cena leva il sonno. Perciò il suo uso è berla subito dopo aver mangiato, e massime quando uno si sente carico dal vino. L’uso di bere questo Cià infra Giapponesi è tanto, e tale, che non s’entra mai in casa di nessuno, che non sia offerto amichevolmente, e quasi per creanza [: buona educazione], costumandosi da loro [: essendo offerto abitualmente] per onorare gli ospiti amici, siccome [: così come] s’usa ne’ paesi di Fiandra, e di Germania di offerire il Vino. […]

Francesco Carletti, Ragionamenti di Francesco Carletti sopra le cose da lui vedute ne’ suoi viaggi

Per saperne di più sulle varietà di tè giapponese, vi consiglio come al solito di fare due passi nella Stanza del tè di Francesca.
(Foto tratta da qui.)

Podcast di “Nihonga: visioni di Giappone” di G. C. Calza

Se voi foste i curatori del palinsesto radiofonico della Rai, quale spazio dell’anno e della giornata affidereste a un esperto per un programma dedicato al Giappone? Ovvio: alle 20, dal 18 luglio al 12 agosto, così chiunque voglia ascoltarlo sia o in vacanza, o tramortito da una giornata d’afa.
E’ questo infatti l’orario che era stato riservato a Gian Carlo Calza, docente di Storia dell’arte dell’Asia orientale, per il suo Nihonga: visioni di Giappone, andato in onda l’anno scorso. Polemiche a parte, la Rai ha saputo (in parte) farsi perdonare mettendo online le ben venti puntate che hanno allietato la passata estate dei nippofili, dedicate alla trattazione di molteplici aspetti della cultura del Sol Levante. Potete trovare tutto il materiale qui, fruibile e scaricabile gratuitamente.
Buon ascolto.

Presentazione a Roma di “Giappone. Taccuini dal mondo fluttuante” ed esposizione

Ricordate che, qualche tempo fa, vi ho parlato di Giappone. Taccuini dal mondo fluttuante, di Stefano Faravelli? Bene: sabato 26 febbraio, alle ore 17, a Roma verrà presentata l’opera presso il Museo nazionale d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’ (Via Merulana 248). Inoltre, presso la stessa struttura, sarà possibile visitare sino al 13 marzo una mostra che raccoglie i disegni originali riprodotti nel libro.

Non solo sushi con “La cucina manga”

Ricordo che da piccola, guardando il cartone animato di Kiss me Licia, mi chiedevo cosa preparasse Marrabbio, dato che mi pareva di non aver mai visto una cosa del genere; idem per quegli strani dolcetti di Doraemon. Solo molti anni dopo avrei saputo che si trattava, rispettivamente, degli okonomiyaki e dei dorayaki, due dei cibi giapponesi che amo di più.
La Kappa edizioni ha fortunatamente pensato a tutti coloro che sono entrati in contatto con la cucina del Sol Levante attraverso i loro personaggi preferiti, dando alle stampe La cucina dei manga (Kappa edizioni, pp. 144, € 14, ora in offerta su Amazon.it a € 11,90) di Yoko Ishihara, con illustrazioni di Chihiro Hattori. Il volume permette non soltanto di scoprire i principali ingredienti utilizzati in Giappone, ma soprattutto insegna come adoperarli per realizzare passo dopo passo gustosi piatti, avvalendosi di vignette in stile manga.
E per chi ha ancora voglia di cimentarsi ai fornelli, ricordo anche In cucina con Banana Yoshimoto. Buone letture e buon appetito!

Fra tradizione e pop: “Culture del Giappone contemporaneo”

Come si interseca il passato del Giappone, ricco di tradizioni, con il suo presente pop? A questa domanda hanno tentato di rispondere gli studiosi che sono stati impegnati in due edizioni del convegno “Wabi Sabi Cyber” (promosso dall’università “L’Orientale” di Napoli), i cui atti sono stati riuniti in Culture del Giappone contemporaneo. Manga, anime, videogiochi, arti visive, cinema, letteratura, teatro, architettura (Tunué, pp. 288, € 16,50).
Ancora non ho avuto modo di sfogliare il libro, ma avendo partecipato a uno dei congressi, sono certa sia un’opera di ottima qualità, che riunisce prospettive e interessi eterogenei.

Ad aprile, a Cagliari, incontro sulla letteratura giapponese

Segnalo rapidamente un interessante evento che si terrà il 16 aprile 2011 presso “Il ridotto” (Via Negri 28, Cagliari): “Monogatari – Uno sguardo alla letteratura giapponese, dal Genji monogatari ad Haruki Murakami”, tenuto da Giorgia Zedda, con la collaborazione dell’associazione ViViArt. E’ richiesta la prenotazione e una quota di partecipazione di 10 euro. L’incontro fa parte della rassegna “Nihon bunka – Incontri di cultura giapponese”; il programma delle iniziative è consultabile cliccando qui.
Per informazioni e iscrizioni: viviart@hotmail.it, nihonbunka@hotmail.it.

A Firenze conferenza su Murasaki Shikibu

 

A coloro che vivono in quel di Firenze, suggerisco di partecipare martedì 22 febbraio, alle ore 16,30, alla conferenza “Murasaki Shikibu, signora del romanzo: il genio e l’eleganza, che si terrà presso il Palazzo Giugni (via Alfani 48, Firenze).
Ricordo che Murasaki Shikibu è l’autrice della principale opera della letteratura giapponese, il Genji monogatari, ritenuto da alcuni studiosi il primo romanzo psicologico della storia.
L’evento – organizzato dal Lyceum Club Internazionale, con la collaborazione e della Fondazione il Fiore e della Fondazione Roberto Capucci – vedrà la partecipazione di Maria Teresa Orsi (professore Ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese), Ikuko Sagayama (Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese), e Maria Teresa Giaveri (Professore Ordinario di Letteratura Comparata).

Daruma, il tè e la meditazione

Il tè è la bevanda per eccellenza del Sol Levante; le sue origini – ci ricorda Una stanza tutta per (il) tè – sono lontane nel tempo e nello spazio.
Sebbene nell’immaginario popolare il tè rievochi alla mente principalmente la raffinata cerimonia (talvolta non priva di presunte sfumature erotiche, come aveva notato Mishima),  l‘ocha (questo il suo nome in giapponese) ha – secondo un poetico racconto secolare – radici molto più umili e, per certi versi, filosofiche:

[…] Secondo la leggenda, il tè ebbe origine con Daruma, fondatore della setta Zen del Buddhismo. Si narra che egli abbia viaggiato dell’India alla Cina portando con sé la sacra ciotola dei patriarchi. Al “Buddha bianco”, com’era chiamato dai Cinesi, venne dato asilo in un tempio collocato in una grotta, in montagna, dove rimase a meditare per nove anni, guadagnandosi il titolo di “santo che guarda fisso”. Durante una delle sue meditazioni si addormentò. Quando si risvegliò era così dispiaciuto che si tagliò le palpebre, per essere sicuro che mai più avrebbe commesso una simile trasgressione. Nel punto in cui erano cadute le sue palpebre, crebbe dal suolo una strana pianta, le cui foglie avevano la proprietà di scacciare il sonno. Il germe del Chanoyu* era stato gettato – la meditazione!

Julia V. Nakamura, La cerimonia del tè. Un’intepretazione per occidentali

* Chanoyu significa letteralmente “acqua calda per il tè”, ed è l’espressione con cui di solito si designa la cerimonia del tè.

Racconti folkloristici degli ainu (trad. di Chamberlain)

Mi scuso se per circa un mese ho trascurato il blog; le vacanze di Natale e il mio primo viaggio in Giappone hanno fatto sì che dessi ad altro la priorità, ma ora sono pronta a ricominciare. Ringrazio tutti coloro che nella mia assenza hanno lasciato commenti (a cui spero di rispondere presto), mi hanno spedito email o premiato (grazie Francesca 🙂 ).
Una delle cose che più mi ha impressionato del Sol Levante durante la mia breve permanenza è stata la capacità dei giapponesi di nascondere o alterare con nonchalance alcuni dati scomodi (tendenza, purtroppo,  diffusa in tutto il mondo). Soltanto per fare due esempi potrei menzionarvi la grande statua di una balena che campeggia davanti un istituto scientifico  e la sezione del Museo nazionale di Tokyo riservata agli ainu (vedi foto a lato), un popolo stanziato nell’isola di Hokkaido, con caratteristiche somatiche, costumi e lingua abbastanza differenti da quelli presenti nel resto dell’arcipelago. In entrambi i casi, si taceva del tutto il fatto che il Giappone sia uno dei principali cacciatori di balene su scala planetaria e che gli ainu sono stati a lungo perseguitati e discriminati dai nipponici.
In onore di questa popolazione, oggi vi propongo la traduzione in inglese dei loro racconti folkloristici, realizzata oramai diversi decenni fa dal celebre yamatologo Basil Hall Chamberlain (1850 – 1935).