
La loro presenza nella letteratura nipponica è discreta, ma costante; le tracce che hanno seminato sono numerose e variegate. D’altronde, è impossibile quantificare il numero di
gatti che da secoli popolano ogni genere letterario giapponese. Una cosa, però, è certa: sono senza dubbio le creature più amate da scrittori e scrittrici.
Proprio a loro Fabiola Palmeri ha dedicato il volume A ogni gatto il suo autore. Gatti e scrittori nel Giappone contemporaneo (Lindau, 2022), ricco di spunti e curiosità.
Il capofila, naturalmente, non poteva che essere l’anonimo protagonista di Io sono un gatto di Natsume Sōseki, uno dei più importanti romanzi dell’intera produzione giapponese. Il grande letterato prestò il suo lucido sguardo a questo animale ironico e filosofico, consapevole che:
“Il suo gatto sì, lui avrebbe potuto attingere al pensiero libero e criticare senza peli sulla lingua la società giapponese, così come esprimere riflessioni feline su tanti altri temi, come il comportamento e le idee delle persone del tempo, la vita familiare con i suoi obblighi e le sue consuetudini. Da felino perspicace avrebbe avvertito bene il greve influsso della cultura occidentale, ascoltato le opinioni del professore Kushami e dei suoi illustri amici sull’arte e la letteratura, la vita e la morte.”
E come dimenticare, poi, i moltissimi gatti di Murakami, a partire dalla sua opera d’esordio, Ascolta la canzone del vento, sino al racconto autobiografico Abbandonare un gatto?
Che siano bianchi o neri, sornioni o scontrosi, vivaci o malandati, nella produzione letteraria almeno dell’ultimo centinaio di anni, i felini, ci racconta Palmeri, hanno assunto tanti, significativi ruoli: catalizzatori di storie e aneddoti, alter ego dei personaggi, ispiratori.









periodo Meiji (1868-1912). L’ingresso nell’epoca moderna favorisce nei letterati giapponesi una conoscenza diretta della realtà della Cina contemporanea; allo stesso tempo, lo studio della cultura cinese è incentivato dal contatto con le teorie letterarie e scientifiche occidentali, che trasmettono agli autori giapponesi moderni un approccio filologico ai classici: nasce così la moderna sinologia giapponese, a tutt’oggi una delle scuole più puntuali e rigorose. L’influenza, sul piano letterario e linguistico, della cultura cinese sulle opere degli intellettuali giapponesi attivi a fine Ottocento è evidente in scritti autobiografici sugli anni della formazione, registrazioni di dibattiti letterari, stralci di romanzi e racconti originali qui presentati in traduzione per testimoniare la poliedricità dei narratori giapponesi moderni e la loro ammirazione per la letteratura cinese: un amore antico quanto la scoperta della scrittura stessa.