Nagasaki, 9 agosto 1945. Kazuo – adolescente olandese d’origine e giapponese d’adozione – aspetta impaziente Junko. Oggi, forse, si daranno finalmente il primo bacio. Nell’attesa, stringe in mano uno haiku (una brevissima poesia) che lei gli ha regalato. Improvvisamente, però, nel cielo sboccia un fiore di fuoco. La città tace, dopo lo scoppio della terribile bomba. (altro…)
Categoria: recensioni
Un dorama dedicato agli amanti della letteratura giapponese: “Biblia Koshodō no Jiken Techō”
Lettori, chiudete il libro e sintonizzatevi su Fuji TV: è finalmente in onda Biblia Koshodō no Jiken Techō, un dorama (una sorta di fiction) dedicato ai libri e alla letteratura giapponese!
L’opera è tratta da un romanzo di Mikami En ed ha come protagonista la deliziosa e timida Shinokawa Shioriko (Gōriki Ayame), proprietaria di una libreria antiquaria. La ragazza fa quasi per caso la conoscenza di Gōra Daisuke (Akira), (altro…)
[Recensione] Hamamatsu Chūnagon Monogatari, storia del secondo consigliere di Hamamatsu: amori e spiritualità, mille anni fa
Neve di primavera – che dà l’avvio alla celebre tetralogia Il mare della fertilità – è forse uno dei romanzi più celebri di Mishima Yukio; peccato non goda della stessa fama l’opera che lo
ha ispirato, lo Hamamatsu Chūnagon Monogatari, composta da un’anonima in epoca Heian (794-1185).
Fortunatamente, da qualche anno ne è disponibile – per la prima volta in italiano – un’edizione di tutto rispetto, curata da Andrea Maurizi, col nome di Sogno di una notte di primavera. Storia del Secondo Consigliere di Hamamatsu (pp. 296, € 15), ennesima gemma del catalogo GoBook; la narrazione, inoltre, è accompagnata da un’ottima introduzione e da altri utili apparati paratestuali (note, glossario, appendice con la trascrizione del Canto dell’eterno dolore…). (altro…)
[Recensione] “Alle mie amate sorelle” di Nakajima Shōen: pensieri femministi nel Giappone dell’800

La geisha che asseconda i desideri maschili. La donna che procede dietro all’uomo, ricalcando i suoi passi. La fanciulla che, silenziosa, sottostà all’autorità del padre, dei fratelli, del marito. Queste alcune delle immagini – e dei luoghi comuni – che affiorano alla mente pensando al Giappone di non molti decenni fa.
A rivoluzionare le nostre idee interviene Alle mie amate sorelle di Nakajima Shōen (1863-1901), interessante raccolta di interventi presentati per la prima volta in italiano da
Chiara Candeloro (con prefazione di Giuliana Carli; Aracne, 2012, pp. 136, € 9), accompagnati da note e approfondimenti utili al lettore.
Pubblicata nel giornale del Partito Liberale Jiyū no tomoshibi (Il Faro delle libertà) nel 1884, nel cuore dell’epoca Meiji – tutta tesa a trasformare il Giappone in una nazione moderna, industriale e occidentalizzata -, l’opera si configura come un insieme di riflessioni articolato (ma di scorrevole lettura) riguardante le condizioni di vita e di sviluppo delle donne nipponiche, tradizionalmente svantaggiate rispetto agli uomini (sotto il punto di vista familiare, economico, sociale, intellettuale…), «disprezzate e trattate come se fossero serve».
Ispirato alle considerazioni condotte da studiosi e pensatori stranieri (quali il filosofo Herbert Spencer e la suffraggetta Millicent Garrett Fawcett), il testo affonda le sue radici nel contesto e nella storia estremo-orientale, demolendo le argomentazioni utilizzate dai misogini per rivendicare invece eguali diritti e possibilità tra i due sessi in ogni campo.
Lo sguardo di Nakajima Shōen spazia così dalle scrittrici Murasaki Shikibu e Sei Shōnagon sino a personaggi quali la zarina Caterina e Maria Teresa d’Austria, per mostrare come le donne posseggano doti e capacità assolutamente pari a quelle virili, spesso purtroppo soffocate da pregiudizi e limitazioni di ogni sorta.
Acuta e caustica, l’autrice non risparmia giudizi taglienti sulla realtà contemporanea e sulle stesse debolezze delle donne, talvolta accusate di esser troppo remissive e preda di facili timori. Eppure, esse dispongono dell’arma più potente, l’unica forse davvero in grado di vincere ogni battaglia. E è a questa che l’autrice si appella quando, all’apice dello sdegno, invoca: «noi donne, tutte insieme, occupiamoci di scacciare questo demone [del potere maschile] utilizzando la forza dell’intelligenza».
Immagine: Kikuchi Keigetsu, Fare una passeggiata (1934)
[Recensione] “Il romanticismo e l’effimero” di Mori Ōgai e la Trilogia tedesca
Impero tedesco, 1884. Un brillante medico giapponese appena ventenne giunge in Germania per approfondire i suoi studi: questo mondo inedito ed estraneo – traboccante di luci, di suggestioni, di idee nuove – non può fare a meno di affascinarlo, di trattenerlo presso di sé per ben quattro anni.
Il giovane si chiama Mori Ōgai ed è destinato a divenire uno dei più importanti scrittori e intellettuali dell’Estremo oriente dell’epoca Meiji (1868-1912): ciò che i suoi sensi hanno sperimentato nell’apprendistato europeo finirà nelle sue pagine, accompagnato forse da un’ombra di rimpianto. (altro…)
Un Giappone all’altezza del cuore: “La tristezza del petto di pollo nipponico” di Giulio Motta
Se state cercando cascate di petali di sakura, languide geisha in kimono o samurai eroici, sappiatelo: La tristezza del petto di pollo nipponico non è il libro che fa per voi. E attenti a non farvi traviare dal titolo: sotto la sua irriverenza si nascondono riflessioni agrodolci e ironiche su numerosi aspetti del Sol Levante, nazione in cui l’autore, Giulio Motta – programmatore, musicista, traduttore di videogiochi nonché comico – risiede dal 2005.
Ed è proprio in Giappone che lui ha vissuto, insieme a sua moglie Asami e al loro bambino, molte delle incertezze legate al terremoto dell’11 marzo 2011 e, soprattutto, alla minaccia di una catastrofe nucleare; incertezze che, fra mille dubbi, lo hanno riportato con tutta la famiglia per qualche mese in Italia, senza che le preoccupazioni per il paese estremo-orientale potessero cessare.
Scritto ‘di pancia’ e lungi dal volersi presentare come un’opera che idealizza o si scaglia aprioristicamente contro il Giappone, La tristezza del petto di pollo nipponico piuttosto appare – anche per via della sua sincerità disarmante e del suo linguaggio talvolta caustico – un ibrido tra un romanzo e una pagina di diario, in cui l’autore riversa dubbi, paure e speranze riguardanti il presente e il futuro non soltanto della propria vita, ma dell’intero Giappone.
Emblema e culmine di tutto ciò diventa, quasi per caso, una serata tra amici in una pizzeria giapponese, che ben presto prende pieghe inaspettate e quasi surreali: a zonzo in una Tokyo fatta di konbini, locali kitsch e love hotel, tra ragazze fetish, bassisti poco loquaci, salarymen in cerca di emozioni forti, riuscirà il nostro eroe a comprendere quale sia il suo posto nel mondo?
Ps: qui, per chi fosse curioso, il primo capitolo del volume.
Recensione di “Ali” di Mishima in “Bonsai & suiseki magazine” (gennaio-febbraio 2013)
<<Bonsai & suiseki magazine>> è una rivista online totalmente gratuita – più unica che rara nel panorama italiano -, che non si occupa soltanto di botanica e dintorni, ma tenta di approfondire molteplici aspetti della cultura giapponese.
Per esempio, oltre alla mia recensione di Ali di Mishima Yukio (p. 109), (altro…)
[Recensione] “Moshi moshi” di Banana Yoshimoto: la cucina, l’amore e il gusto della vita
Moshi moshi (‘Pronto?’): sono queste le parole che Yoshie sogna di poter dire – anche solo un’ultima volta – a suo padre. Parole semplici, banali per contrastare una morte assurda: l’uomo, infatti, ha perso la vita in circostanze poco chiare, al fianco di una donna dal passato inquieto, mentre la moglie e la figlia lo aspettavano, come sempre, a casa.
Una famiglia perfetta distrutta in un solo istante da una tempesta perfetta: (altro…)
“All’improvviso, il doppio: ‘Koto ovvero i giovani amanti della città imperiale’ [di Kawabata]”, un saggio di Mariella Soldo
Sono felice di ospitare un nuovo saggio di Mariella Soldo (che ringrazio caldamente), dedicato a un romanzo di Kawabata: All’improvviso, il doppio: Koto ovvero i giovani amanti della città imperiale. Buona lettura. (altro…)
La cerimonia del tè e oltre: “La via del tè nella spiritualità giapponese” di De Giorgi e Caramore
Il rumore dell’acqua che sobbolle nella teiera. Una piccola stanza, ricoperta di tatami. Fuori, il roji, la strada rugiadosa o – come lo chiama qualcuno – il sentiero dei passi perduti.
E’ in questa atmosfera che ci conduce dolcemente La via del tè nella spiritualità giapponese di Maria De Giorgi, a cura di Gabriella Caramore (Morcelliana, 2007, pp. 69, € 7, in offerta a € 5,95). (altro…)
