[Recensione] Nagasaki andata e ritorno: “Il canto delle parole perdute” di Andres Pascual

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canto delle parole perduNagasaki, 9 agosto 1945. Kazuo – adolescente olandese d’origine e giapponese d’adozione – aspetta impaziente Junko. Oggi, forse, si daranno finalmente il primo bacio. Nell’attesa, stringe in mano uno haiku (una brevissima poesia) che lei gli ha regalato. Improvvisamente, però, nel cielo sboccia un fiore di fuoco. La città tace, dopo lo scoppio della terribile bomba.

Tokyo, febbraio 2011. Emilian, giovane architetto di successo, è in procinto di presentare il suo rivoluzionario progetto per realizzare una centrale nucleare di prima categoria. Tutto sembra procedere per il meglio, quando qualcosa – o qualcuno – gli mette i bastoni fra le ruote: la sua vita, sino a quel momento perfetta, sembra poco a poco incrinarsi in modo inesorabile. Tra le crepe della sua esistenza, a sorpresa, appare Mei, gallerista giapponese d’arte tanto bella quanto misteriosa, con un antico sogno ereditato dalla nonna. Riuscirà mai a realizzarlo?

Il canto delle parole perdute, romanzo bestseller dello spagnolo Andrès Pascual (trad. di S. Bogliolo, Corbaccio, pp. 391, € 16,90, ora in offerta su Amazon a 13,94) intreccia con delicatezza e ritmo le due storie sopra accennate, apparentemente lontane, ma entrambe sotto il segno di un’energia atomica ambigua e, soprattutto, di un percorso biografico complesso, che porta a meditare sull’amore, la responsabilità e il futuro del nostro pianeta.

nagasaki madre

Una mamma con il suo bambino dopo l’esplosione a Nagasaki

Mentre Kazuo – sopravvissuto miracolosamente all’esplosione – tenta disperato di ritrovare la sua Junko fra rovine e desolazione, Emilian sessant’anni più tardi cerca tra l’Europa e il Giappone un nuovo senso da dare alla realtà.

Dove il dolore ha zittito ogni discorso, solo la poesia può farsi largo tra la devastazione e le macerie dell’anima: e – come Andrès Pascual ci dimostra – le diciassette sillabe di uno haiku sono in grado di tracciare un sentiero che sa condurre l’uomo oltre se stesso e, forse, oltre la morte stessa.

Foto di Yamahata


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