Categoria: narrativa moderna e contemporanea

Tra piacere e strazio: “Occhi nella notte” di Yamada Eimi

occhi nella notte yamada eimi marsilio romanzo Occhi nella notte di Yamada Eimi è un pezzo jazz suonato nel bel mezzo della notte da un pianista ubriaco, che ride e piange allo stesso tempo, esita, sbraita contro il pubblico, per poi, infine, riversare la sua nostalgia impotente sulla tastiera.

Pubblicato nel 1985, questo breve romanzo – che qualcuno ha definito erotico – è,  prima di tutto, la storia di due corpi che si cercano, si feriscono, si distaccano con violenza: quelli di Kim – cantante giapponese destinata a pianobar da quattro soldi – e Spoon, disertore nero dell’esercito americano di stanza a Yokosuka. (altro…)

Di mari, di isole, di letti: un passo da “Bad Mama Jama” di Yamada Eimi

Edwin Ushiro,“Softly Encompassing the Womb”
Edwin Ushiro,“Softly Encompassing the Womb”

[Jaka] [e]ra nato in un’isola, ma non aveva mai nuotato nel mare vero. Cullandosi nell’acqua salata in cui precipitavano granelli di sabbia, Susu lo stuzzicava. Vieni, prendimi tra le braccia. Ho qui una cosa che ti piace. Rideva; un pesce tropicale rosso le sgusciò fra i capelli sparsi a ventaglio sulla superficie dell’acqua. Il sole diventava impalpabile disegnando arabeschi sul mare, la sabbia calda ai suoi piedi lo incitava a raggiungerla, ma lui restò immobile. Il chiarore mi acceca, si giustificò. E’ una bugia, lo smascherò Susu. Le tue ciglia sono capaci di fare ombra al più accecante raggio di sole, continuò costringendolo a confessare che non sapeva nuotare.
Jaka non aveva paura del mare su quel letto. Le gocce di sudore che imperlavano la pelle di Susu risplendevano fosforescenti come nottiluche, sapeva che lì non sarebbe mai morto annegato. Vedi, puoi nuotare, gli diceva Susu. Le brazza notturna che giungeva dalla finestra si intiepidiva nell’incavo dei loro corpi madidi, diveniva bruma. Umettava ogni sinuoso movimento lasciando la stanza rorida di vapori, umida come la battigia dopo la pioggia. Ecco perché mi è sempre piaciuto il mare, fu l’intuizione di Jaka mentre le sue anche si agitavano nel buio.

Yamada Eimi, Bad Mama Jama, trad. di Giuliana Carli, Marsilio, pp. 18-19

Sōseki: “Solo i poeti e i pittori […] si nutrono di nebbia, bevono rugiada”

Three Women Reading Uemura Shōen
Uemura Shōen, Tre lettrici

In tutti i piaceri è insita la sofferenza, perché traggono la loro origine dall’attaccamento alle cose. Solo i poeti e i pittori conoscono e gustano l’essenza fragrante di questo mondo di contrastri e intuiscono la sua intrinseca purezza. Si nutrono di nebbia, bevono rugiada, valutano i viola, commentano i rossi e, giunti alla morte, non hanno rimpianti. Il loro piacere non dipende dalla materia, e una volta divenuti materia non trovano nell’immenso Universo l’ambito in cui essere costretti a porre in risalto il proprio io. Hanno spontaneamente abbandonato i limiti angusti e fangosi, nel loro copricapo squarciato penetra l’infinita, azzurra tempesta.

da Guanciale d’erba di Sōseki Natsume, trad. di Lydia Origlia, Neri Pozza, 2005, pp. 76-77

“Sonno” di Murakami Haruki, illustrato da Kat Menschik

murakami secondo kat menschik
Murakami secondo Kat Menschik

“Morire, dormire./ Dormire, forse sognare.”, recita l’Amleto di Shakespeare nel suo celebre monologo.

Oggi, a secoli di distanza, anche Murakami si sofferma a riflettere su questi temi in un racconto, Sonno, già apparso diversi anni fa nella raccolta L’elefante scomparso e altri racconti e ora ripubblicato in un volume apposito, insieme alle bellissime tavole dell’artistica tedesca Kat Menschik (trad. di A. Pastore, Einaudi, 2014, pp. 77, € 15, ora in offerta a 12,75), a cui avevo già accennato qui.

Se nel romanzo After dark troviamo Eri, una giovane sprofondata da settimane in un torpore dal quale non sembra volersi riscuotere, qui, invece, abbiamo a che fare con un’anonima trentenne che non può e, in fondo, non desidera neppure abbandonarsi al riposo.

piedi murakami racconto sonnoUn’esistenza da casalinga come tante, un marito, un figlio, un appartamento accogliente, un passato da studentessa brillante, i piccoli impegni quotidiani che si affastellano l’uno sull’altro, sino a trasformare i giorni in una routine incolore. E poi, una notte, all’improvviso, una visione – terribilmente incredibile, incredibilmente vera: il desiderio e il bisogno di dormire si dileguano, per una, due, quattro, troppe notti per trattarsi soltanto di una coincidenza.

Eppure, la donna non sembra risentire della sua insonnia: il suo corpo anzi si rinvigorisce e l’interiorità sembra liberarsi con sollievo delle ombre e delle remore che le impedivano di contattare le parti più vere di sé. Ecco che allora le ore di veglia si trasformano in tempo prezioso; la madre e la moglie esemplare che di giorno si affanna in casa lascia il posto a una ragazza che, dopo il crepuscolo, tenta di evadere dalla sua vita attraverso letture frenetiche o fughe in auto.

murakami sonno racconto Al di là delle sue palpebre, però, nel buio, è sempre in agguato un mondo sconosciuto, percorso da un angoscioso senso di morte e rivelazione:

Una sensazione di gelo mi pervade fin nel midollo e mi paralizza. Di nuovo rimango ferma ad occhi chiusi. Non riesco piú ad aprirli, guardo il buio spesso che si erge davanti a me, un buio profondo e disperato come l’universo stesso. Sono sola. La mia coscienza si sta concentrando e dilatando. Ho l’impressione che volendo potrei vedere l’universo tutto intero, fino in fondo. Però non lo faccio. È troppo presto.

Le numerose illustrazioni di Kat Menschik riescono visivamente a mostrarci il lato onirico e a tratti ossessivo dell’esistenza della protagonista; i tre colori utilizzati – bianco, nero, grigio – sembrano quasi alludere al conflitto fra la vita, la morte e l’insolita condizione intermedia sperimentata nell’opera. Se esista una via di fuga da questa situazione, sta al lettore intuirlo.

5 racconti di Murakami in inglese da leggere online

Scheherazade Murakami Haruki racconto ineditoNata nel 1925, The New Yorker è una delle riviste più lette e apprezzate nel mondo; oltre che per le sue leggendarie copertine, è famosa anche per i contributi firmati da autori del calibro di Philip Roth, J. D. Salinger, Truman Capote,  Alice Munro, Vladimir Nabokov e, non ultimo, Murakami Haruki.

Lo scrittore ha pubblicato qui diversi racconti (alcuni dei quali inediti in Italia), che sono felice di proporvi nell’originale inglese o nella sua traduzione in questa lingua:

Potete, invece, trovare tutti gli articoli riguardanti Murakami apparsi nel periodico a questo indirizzo. A questo punto, insomma, non mi resta che augurarvi buone letture!

Fonte: Openculture

“Salmonella Men on Planet Porno – un’altra fantascienza” di Elena Faccenda

julian opie The Ortega Family
Julian Opie, “The Ortega Family” (2008)

Tsutomu Morishita è uno dei molti colletti bianchi che popolano le imprese di Tokyo. I suoi ritmi sono piuttosto regolari; una vita da pendolare spesa dalla sua desolata abitazione alla compagnia elettrica per cui lavora, dove anche presta servizio come segretaria la riluttante Akiko Mikawa, che continua a rifiutare ogni suo corteggiamento. Tutto scorre liscio e senza turbolenze fin quando una mattina il notiziario del mattino riporta l’ennesimo fallito tentativo da parte di Tsutomu di invitare Akiko per un tè. No, non era un’allucinazione: le ultime su Tsutomu si allargano a macchio d’olio e a velocità della luce, comprendendo quanti più mezzi di comunicazione possibili. La vita di questo banale impiegato sta per varcare il luccicante mondo della notorietà, ma non senza eliminarne i rischi (altro…)

Due racconti inediti di Murakami Haruki e Banana Yoshimoto

Recentemente sono apparsi in Italia due testi (sinora) inediti degli scrittori giapponesi probabilmente più amati nel nostro paese, Murakami Haruki e Banana Yoshimoto.

murakami Welt-Literaturpreis 2014 il mio muro di berlino
Murakami col premio vinto al Welt-Literaturpreis

Il primo, Il mio Muro di Berlino, composto da Murakami in occasione dell’accettazione del «Welt-Literaturpreis», ricorda il venticinquennale della caduta della celebre barriera (1989):

(altro…)

“Il mondo dei fiori e dei salici. Autobiografia di una geisha” di Masuda Sayo

http://www.bibliotecagiapponese.it/wp-content/uploads/2014/06/Il-mondo-dei-fiori-e-dei-salici.-Autobiografia-di-una-geisha-di-Masuda-Sayo-romanzo-letteratura-giapponese-.jpgL’atmosfera elegante del «mondo dei fiori e dei salici», la squisita conversazione, il trucco estremamente elaborato di quelle splendide donne, il loro abbigliamento, l’arte di intrattenere il cliente, l’attrazione particolare esercitata dalle geisha di una certa età, dotate di un fascino che trascende la sensualità: sono questi gli elementi essenziali che compongono il piacere. Un piacere che può essere acquistato con sicurezza grazie al denaro.

Questo scrive Mishima Yukio nelle Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti (trad. di L. Origlia, Feltrinelli, pp. 126, € 7, ora in offerta a 5,95), attribuendo all’universo delle geisha una raffinatezza e una grazia senza pari. Eppure, difficilmente trovereste lo stesso nelle memorie di Masuda Sayo raccolte ne Il mondo dei fiori e dei salici. Autobiografia di una geisha (trad. di S. Taddei, O Barra O, 2014, pp. 178, € 14, ora in offerta a 11,90).

Non aspettatevi, dunque, fanciulle incantevoli (altro…)

[Recensione] L’insostenibile leggerezza dell’essere: “E poi” di Sōseki Natsume

Tokyo, primo Novecento. L’epoca del grande rinnovamento Meiji sembra aver contagiato tutto e tutti: i tram sferruzzano sulle rotaie lanciando bagliori, i servitori e i commessi s’affrettano in mille faccende; le donne preparano il pranzo o s’aggiustano davanti allo specchio il colletto del kimono.

Daisuke legge, riflette, gode del silenzio e dei profumi del suo piccolo giardino. (altro…)

Nella penombra dei quartieri del piacere, “La luce della luna” di Kafū Nagai

Già quasi un secolo prima del celebre Memorie di una geisha di Arthur Goldon, l’intento di descrivere la vita nei quartieri giapponesi del piacere aveva mosso la penna di uno scrittore purtroppo poco noto in occidente, Kafū Nagai (1879 – 1959), diretto conoscitore delle gioie e delle tribolazioni delle geisha, avendo vissuto per diverso tempo in mezzo a loro.

Testimonianza impareggiabile di ciò è il romanzo La luce della luna, pubblicato in patria per la prima volta nel 1918 e ora edito da pochissimo per i tipi Castelvecchi (trad. di V. Cerqua, pp. 240, € 16; in offerta ora su Amazon.it a 13,60 € cliccando qui), in cui vengono rivelate luci e ombre dell’esistenza delle geisha attraverso gli amori di Komayo, giovane donna sola al mondo, costretta a riprendere dopo la vedovanza il suo antico mestiere per tentare di mantenersi. Una volta fatto ritorno con vergogna all’okiya (la residenza delle geisha) dove è stata educata, incontra casualmente una vecchia fiamma, Yoshioka, che l’aveva abbandonata quando lei era appena diciottenne.

Pentito e, soprattutto, stanco delle solite amanti, l’uomo s’invaghisce ben presto del candore di Komayo. Ma lei, ormai, ha abbandonato ogni ingenuità, spinta dall’impellenza di trovare una sistemazione che le permetta di non arrabattarsi più; per questa ragione, si avvicina – sebbene a malincuore – a personaggi viscidi e discutibili, quali il cosiddetto “mostro marino”, un antiquario tanto facoltoso quanto ripugnante. Le sue reali simpatie si dirigono invece verso un attore di talento, Segawa, che pare ricambiare con ardore i sentimenti della geisha, ben attenta a non far scoprire la tresca a Yoshioka, divenuto frattanto il suo danna (protettore). Komayo ha però, senza accorgersene, oltrepassato il punto di non ritorno: l’eccessiva fiducia nei suoi progetti le impedisce di accorgersi che gli ingranaggi della vendetta e della rivalità sono già entrati in moto.

Il racconto delle avventure della ragazza è intervallato da quello della vita senz’altro più ardua di coloro che, per  sopravvivere con un briciolo di dignità, sono costretti a rimettersi continuamente in discussione, mentre nelle ochaya, le case da tè dove si esibiscono le geisha, ricche donne svendono il proprio corpo per noia e uomini d’affari riflettono sul denaro da sborsare per la prossima fanciulla.

Lo stile dello scrittore assorbe costantemente l’attenzione per la sua fluidità e piacevolezza, tanto che si ha spesso l’impressione di essere dinanzi a un variopinto set cinematografico, in cui la macchina da presa si concentra talvolta su scene drammatiche e complesse, talaltre sui dettagli minimi e quotidiani della vita nascosta delle geisha, fatta anche di spilloni che s’inceppano, di trucco sciolto, di sigarette fumate in penombra dopo una notte di lavoro.

Non mancano in questo quadro picchi lirici di sommessa bellezza, capaci di far intuire anche al lettore italiano quel tesoro di meraviglie della natura che i giapponesi sanno cantare con rara delicatezza. Questi momenti poetici contrastano espressionisticamente con la fauna di personaggi pittoreschi e sovente equivoci del quartiere Shimbashi di Tokyo, dei quali Kafū Nagai mostra squarci di un’esistenza improntata all’espediente e al compromesso. Per ritrarli, l’autore si è ispirato a tutta una folla di attori, cantastorie, cameriere, geisha, maiko, parassiti, figli ripudiati, bohemien, intellettuali in declino e ubriaconi che hanno realmente profuso se stessi nelle torbide notti del Giappone primonovecentesco: di essi oggi non rimane neppure il nome, eppure – attraverso La luce della luna – ci pare ancora di udire l’allegria squillante delle loro risate o il suono secco delle lacrime nascoste dalla manica del kimono.

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