"Il caso Aum Shinrikyo": fanatismo e terrorismo in Giappone

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Grazie alla segnalazione della casa editrice Solfanelli, vi segnalo un volume non certo d’argomento comune, di recente pubblicazione: Il caso Aum Shinrikyo. Società, religione e terrorismo nel Giappone contemporaneo di Stefano Bonino (ed. Solfanelli, pp. 128, € 10).
Aum Shinrikyo è il nome della setta religiosa che organizzò l’attentato alla metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995, utilizzando il gas sarin, che uccise dodici persone e ne intossicò seimila.
Per saperne di più, vi rimando alla presentazione dell’editore:

Sostenuta da un’importante bibliografia, la storia del “caso Aum Shinrikyo” viene presentata secondo una rigorosa linea cronologica, e indagata nel contesto socio-religioso del Giappone contemporaneo.
In seguito al massiccio attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo nel marzo del 1995, l’Aum Shinrikyo si è imposto all’attenzione giapponese e mondiale come il più feroce movimento religioso terroristico nipponico.
Setta sincretista fondata sulla figura del suo leader Asahara, l’Aum Shinrikyo si è inizialmente aperto e proteso verso la società, proponendo un sentiero comune di salvezza collettiva, ma finendo per chiudersi in se stesso in seguito ad una serie successiva di fallimenti.
Con l’intento di scatenare una guerra globale, non si è limitato a dirigere le proprie energie contro i suoi nemici, ma ha preso di mira l’intera società.
Mentre il racconto si sviluppa, l’organizzazione interna del movimento e la struttura esterna della società si intrecciano, si fondono e si sfumano, lasciando l’amara consapevolezza dell’intimo rapporto tra fanatismo religioso e violenza.


Un commento su “"Il caso Aum Shinrikyo": fanatismo e terrorismo in Giappone

  1. In merito a questo tema, consiglio la lettura del libro “Underground”, di Murakami Haruki, edito da Einaudi.
    Il famoso scrittore ha raccolto in questo libro tutte le testimonianze che è riuscito a trovare, delle vittime, dei passeggeri più o meno coinvolti, ed anche degli attentatori o di coloro che con loro condividevano la vita comunitaria della setta, ricostruendo in modo accuratissimo l’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995. Il documento è interessante prima di tutto perchè si tratta di interviste dirette, fatte dallo stesso scrittore, cioè. Ma colpisce anche per la critica che ne emerge alla società giapponese, alla sua incapacità – nonostante la fama di efficenza e di organizzazione – di fronteggiare emergenze di tali portata e, soprattutto, l’inconcepibile ed inesorabile tendenza a seppellire avvenimenti sociopatici, non assumendosene la responsabilità da nessun punto di vista, nemmeno di quello della autocritica sociale.

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