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Il sole si spegne di Osamu Dazai

E’ recentemente uscito Il sole si spegne di Osamu Dazai presso i tipi della Feltrinelli (p. 144, 7,5 €; traduttore Luciano Bianciardi), già edito dalla SE qualche anno fa. sole_si_spegne

Attraverso la storia della rovina della propria famiglia narrata dalla giovane Kazuko, il romanzo adombra l’epopea tragica dell’aristocrazia declinante nel Giappone vinto e umiliato dalla guerra, e insieme propone la vivida e più vasta rappresentazione della desolazione spirituale di un paese che ha smarrito i valori della tradizione e va snaturandosi nell’incalzare di una civiltà industriale priva di idealità. Pubblicato nel 1947, un anno prima di annegarsi nel lago Tamagawa a Tokyo, Osamu Dazai vi consegnava un messaggio di disperata rivolta in cui si riconobbe e si identificò un’intera generazione – quella che visse il disordine e lo smarrimento del dopoguerra, nonché la frustrazione precoce delle speranze in un rinnovamento radicale della società. D’altra parte, il successo de Il sole si spegne, il richiamo straordinario che esercitò sul costume oltre che sulla vicenda letteraria giapponese, non si spiegherebbero senza quella potente contaminazione che fa di questa, come di tutta l’opera di Dazai, il riflesso e la cassa di risonanza della sua vita lacerata. Annullando ogni distanza da sé, sottolineando ed esasperando la corrispondenza tra le proprie esperienze e quelle dei suoi personaggi, Dazai trascrive sulla pagina letteraria una sofferenza esistenziale, il ribellismo e l’istinto di autodistruzione suggellati infine dal suicidio.

Per molti, questo libro potrebbe incarnare alcuni dei più classici stereotipi sul Giappone (il pessimismo dei protagonisti, lo sfondo della seconda guerra mondiale, le atmosfere nobili e decadenti, l’autodistruzione, il suicidio); eppure, la vicenda risulta fortemente personale e sentita.
La biblioteca giapponese della Feltrinelli – già piuttosto nutrita (Mishima, Yoshimoto…) – si arricchisce così di un testo fondamentale per comprendere il panorama letterario e culturale nipponico post bellico.
Per concludere, un lungo assaggio dell’opera:

(…) Forse dovrei parlare del serpe. Un pomeriggio, quattro o cinque anni fa, i bambini del vicinato trovarono una dozzina d’uova di serpe, nascoste fra i paletti della staccionata, in giardino. Dicevano che erano uova di vipera. Pensai che, con una dozzina di vipere a strisciare nel boschetto di bambù, non avremmo mai potuto entrare in giardino senza particolari precauzioni. Dissi ai bambini:”Bruciamo le uova”, ed i bambini mi seguirono, ballando di gioia.
Feci un mucchio di foglie e di frasche, vicino al boschetto, ed appiccai il fuoco, gettando poi le uova nella fiamma, una dopo l’altra. Per parecchio tempo non presero fuoco. I bambini mettevano altre foglie e rametti sulle fiamme, che si facevano ancor più robuste e lucenti, ma ancora pareva che le uova non potessero mai bruciare.
La ragazza della fattoria giù in fondo alla strada ci chiese, dall’altro lato della staccionata, che cosa facevamo.
“Bruciamo le uova di vipera. Ho una gran paura che possan nascere i serpi.” “Come son grosse le uova?” “Come le uova di una quaglia, e bianchissime.” “Allora son uova di un serpe comune, innocuo; non sono uova di vipera. Le uova chiuse non bruciano, sai.”La ragazza se ne andò, e rideva, come se la cosa fosse molto buffa.
Il fuoco era acceso da quasi mezz’ora, ma le uova proprio non volevano bruciare. Ordinai ai bambini di toglierle dalle fiamme e di seppellirle sotto il susino Andai a raccogliere dei ciottoli, per segnare la tomba.
“Preghiamo, tutti quanti.”Mi inginocchiai e giunsi le mani. I bambini, obbedienti, si inginocchiarono dietro di me e giunsero le mani nella preghiera. Ciò fatto, lasciai i bambini e lentamente cominciai a salire su per gli scalini di pietra. In cima c’era la mamma, all’ombra della pergola di glicine.
“Avete fatto una cosa molto crudele,”disse.
“Pensavo che fossero uova di vipera, invece erano di serpe comune. Però le ho sepolte, regolarmente. Non c’è motivo di adirarsi.”Capii ch’era una sfortuna che la mamma mi avesse visto.
La mamma non è affatto superstiziosa, ma ha un terrore mortale dei serpi, da quando, dieci anni or sono, morì il babbo nella nostra casa di via Nishikata. Pochi momenti prima che il babbo ci lasciasse, la mamma, scorgendo sotto il letto di lui – così le parve – una funicella nera, sopra pensiero si chinò a raccoglierla, ma si accorse che era un serpe. Scivolò via nel corridoio e scomparve. Se ne accorsero solo la mamma e mio zio Wada. Si guardarono l’un l’altra, ma non dissero nulla, per timore di turbare la quiete degli ultimi momenti del babbo. Ecco perché Naoji ed io (eravamo tutti e due nella stanza) non sapemmo nulla del serpe.
Ma io so, ne son certa perché l’ho visto, che la sera della morte di mio padre c’erano serpi attorcigliati a tutti gli alberi presso il laghetto del giardino. Ora io ho ventinove anni, e ciò significa che quando mio padre mori, dieci anni fa, ne avevo diciannove: non ero più una bambina. Sono passati dieci anni, ma il ricordo di ciò che accadde allora è ancor vivo e quindi non posso sbagliarmi. Camminavo presso il laghetto, volevo prendere i fiori per il funerale. Mi fermai accanto a un cespo di azalee ed all’improvviso notai un serpentello avvolto in cima a un ramoscello. Poi, quando feci per tagliare un ramo di rose kerria, da un cespuglio lì accanto, vidi che anche lì c’era un serpe. Sulla rosa di Sharon, sull’acero, sulla ginestra, sul glicine — su ogni cespuglio e su ogni albero — c’era un serpe. Questo fatto non mi spaventò in maniera particolare. Solo sentivo che in qualche modo i serpi, come me, piangevano la morte di mio padre ed erano strisciati fuori dalle loro buche per rendere omaggio al suo spirito. Più tardi, quando a bassa voce raccontai alla mamma il fatto dei serpi in giardino, ella prese la cosa con calma; solo inclinò un poco la testa, pensierosa. Ma non disse nulla.
Eppure la verità è che dopo questi due incidenti la mamma prese a detestare i serpi. O forse sarebbe più giusto dire che ne provava paura e sgomento, che era giunta al punto di temerli.
Quando la mamma scoprì che avevo bruciato le uova di serpe, certo deve aver sentito in quell’atto una sorta di malaugurio. Quando me ne resi conto, si fece strada in me la sensazione di aver compiuto, bruciando le uova, un’azione terribile. Mi tormentava la paura di aver provocato una maledizione su mia madre, tanto che non riuscivo a dimenticare quel fatto; non quel giorno, né quello dopo, né il successivo. Eppure stamani, in sala da pranzo tirai fuori quella stupida osservazione sulla gente bella che muore giovane; e poi, incapace di rimediarvi – non conta quel che ho detto, – finì che piansi. Più tardi, mentre sparecchiavo la tavola della colazione, provai una sensazione insostenibile: che in petto mi si fosse insinuato un serpentello orribile, capace di abbreviare la vita della mamma.
Quel giorno stesso vidi un serpe nel giardino. Era una bella mattina tranquilla, e dopo aver terminato il lavoro in cucina, pensavo di prendere una sedia di vimini e di mettermi sul prato a sferruzzare. Mentre uscivo nel giardino con la sedia in mano, vidi il serpe, fra le piante dell’iris. Provai solo un lieve senso di repulsione. Riportai la sedia nel portico, mi misi a sedere e cominciai a far la maglia. Nel pomeriggio, entrando in giardino con l’intenzione di prendere in biblioteca (è nel padiglione, in fondo al giardino) un volume dei dipinti di Marie Laurencin, c’era un serpe che strisciava, lento lento, sul prato. Era lo stesso serpe che avevo visto al mattino, un serpentello grazioso e morbido. Traversava il prato, tranquillo. Giunto all’ombra della rosa selvatica si fermò, alzò la testa, e vibrò la sua lingua che pare una fiamma. Sembrava che cercasse qualcosa, ma dopo un attimo abbassò la testa e si abbandonò al suolo, come sopraffatto dalla stanchezza. Dissi fra me:”Deve essere una femmina.”Ma anche allora la cosa che più mi fece impressione fu la bellezza del serpe. Andai al padiglione e presi il volume delle pitture. Tornando gettai un’occhiata furtiva al posto dove avevo scorto il serpe, ma era già scomparso.
Verso sera, mentre bevevo il tè con la mamma, mi venne fatto di guardare in giardino, proprio nel momento in cui lentamente, strisciando, comparve il serpe, sul terzo gradino della scala di pietra.
La mamma se ne accorse.”È quello il serpe?”Si precipitò da me dicendo queste parole e mi si mise accanto, tremante; mi stringeva le mani. All’improvviso mi balenò alla mente che cosa ella stesse pensando.
“La madre delle uova, vuoi dire?”proruppi.
“Sí, sí.”La voce della mamma era alterata.
Ci tenevamo le mani, ferme, in silenzio, guardando il serpe col fiato sospeso. Il serpe, abbandonato sulla pietra, ricominciava a muoversi. Lento, stanco, incerto, traversò lo scalino e scivolò verso gli iris.
“È da stamani che gira per il giardino,”sussurrai. La mamma sospirò e si lasciò andare su di una sedia.
“È proprio per questo, ne son certa. Sta cercando le sue uova. Poveretta.”La mamma parlava con voce affranta.
Ebbi una risata nervosa; non sapevo cos’altro fare. Il sole della sera colpiva il volto della mamma ed i suoi occhi scintillavano, quasi azzurri. Il viso, su cui pareva scorgersi un lieve accenno di collera, era cosi adorabile che io sentii il bisogno di correre fra le sue braccia. Allora mi venne in mente che il viso della mamma somigliava non poco a quello dello sfortunato serpe che avevamo visto proprio allora. Ed ebbi la sensazione, non so per quale motivo, che il brutto serpe che portavo in seno potesse un giorno finir per divorare quest’altro serpe, bello ed affranto: una madre.
Posai la mano sulla spalla morbida e gentile della mamma, e provai un’inquietudine fisica che non riuscivo a spiegare.

L'anima nascosta del Giappone di Marcella Croce

Studio, impegni e – lo ammetto – un po’ di vacanze mi hanno tenuto lontano dal blog, ma ora sono pronta a ricominciare.
Vi presento oggi con molto piacere un libro segnalatomi dalla stessa autrice, Marcella Croce, appena uscito, L’anima nascosta del Giappone (Marietti editore, pp. 120, € 30):

Lo spirito del Giappone, più che spiegato o studiato, va semplicemente ‘sentito’, assorbito. Ricopiando la sutra nell’atmosfera rarefatta del tempio, l’unico rumore che avvertivo era il battere implacabile della pioggia che innaffiava naturalmente i celebrati muschi, e ad ogni tratto del pennello affondavo lentamente sempre più nel terreno inesprimibile del sacro. La pioggia continuava incessante; invece che rovinare la nostra passeggiata nel giardino, l’aveva resa ancora più suggestiva. Scendendo una dozzina di scalini, mi sono ritrovata nel buio totale di un ambiente sotterraneo, che intendeva richiamare il ventre materno, che è anche il ventre della terra, e in pochi minuti ciascun visitatore, che lo volesse o no, diventava pellegrino e avvertiva totalmente cambiata la propria dimensione. Ma è anche possibile visitare il Giappone, o anche viverci, senza avere nessuna idea, nessun vago presentimento di tutto ciò. Il contrasto fra la bellezza assoluta e silenziosa di templi e giardini da un lato, e le città frenetiche dall’altro è indescrivibile.

Ebook in giapponese sulla Nintendo Ds

Chi ha detto che i grandi classici della letteratura giapponese si debbano per forza leggere in biblioteca, e non in metropolitana o durante la pausa pranzo? Grazie alla Nintendo Ds, possiamo letteralmente tenere in palmo di mano cento libri di autori nipponici, in lingua originale, consultandoli dovunque vogliamo. Questo il video illustrativo:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_EG2yR7I7vY]

Buone letture interattive!

Mme Yourcenar e la tentazione dell’oriente: “Novelle orientali”

novelle_orientaliLa Biblioteca universale Rizzoli, per festeggiare il suo primo sessantennio di vita, ripropone, insieme ad una serie di classici, una nuova edizione delle Novelle orientali di Marguerite Yourcenar (trad. di  Maria Luisa Spaziani, Rizzoli, pp. 120, 4,90 €; ora in offerta a € 4,17).

Il titolo lascerebbe intuire facili seduzioni levantine, eppure, in realtà, in questo caso appare difficile tirare in ballo, sbrigativamente, l’esotismo, coi suoi clichés e le atmosfere di maniera. Le pagine, difatti, appaiono quasi sottratte al deserto, alle fini pergamene, alle oziose ore di un pascià. Ma non c’è quiete: l’equilibrio e l’incanto si mostrano sempre sul punto di spezzarsi; soltanto la parola ― lieve, aggraziata, talvolta impalpabile ― riesce a distillare l’ombra inquieta che vaga su questi cammei dal sapore fiabesco, ma tutt’altro che infantili.

Con la sua caratteristica, misurata eleganza, la Yourcenar fa rivivere sulla carta scenari da leggenda: il suo sguardo solca il Mediterraneo e si spinge ancora più in là, fino ad approdare sulle sponde dell’arcipelago giapponese. Qui è ritratto con estrema delicatezza l’ultimo amore dello splendente principe Genji (come ricorda l’omonimo titolo del racconto, ispirato al romanzo di Murasaki Shikibu) o, meglio, della Signora-del-villaggio-dei-fiori-che-cadono, concubina e dama d’onore che si consuma per lui nell’ombra da lunghi anni.

Fra le innumerevoli amanti del Rifulgente, solo lei ha la tenerezza e la forza di restare al suo fianco nel romitaggio in cui il nobile attende la morte, dissimulando ogni giorno se stessa ed il suo passato con infelice devozione; ma il suo pertinace amore è destinato a scontrarsi con le squisite, ultime vanità del principe dalla bellezza divina, incapace di accettare l’inevitabile condizione di mortale.

Roma: incontro sull'Influenza del Romanticismo nella letteratura giapponese moderna

Un nuovo incontro organizzato dall’associazione VersOriente: L’influenza del Romanticismo nella letteratura giapponese moderna. Si terrà mercoledì 10 Giugno 2009, ore 18.30, presso la loro sede (Vicolo Cellini 17 00186 Roma; infocall: 06.68.93.506).

In questo terzo incontro verrà presentato il libro Il Romanticismo e L’effimero, la trilogia tedesca, la ballerina, il messaggero, ricordi di vite effimere di Mori Ogai (a cura di Matilde Mastrangelo, Go Book, Merate, 2008). Interviene la prof.ssa Matilde Mastrangelo, docente di “Lingua e Letteratura Giapponese” presso la Facoltà di “Studi Orientali” della “Sapienza” Università di Roma. Presenta la prof. Maria Teresa Orsi, prof. Ordinario di “Lingua e Letteratura Giapponese” e titolare della cattedra di “Letteratura Giapponese”  presso la Facoltà di “Studi Orientali” della “Sapienza” Università di Roma.

Accorrete numerosi! 🙂

Roma: presentazione del libro Il Romanticismo e l'effimero, uno scrittore giapponese in viaggio nell'Europa di fine Ottocento

Mercoledì 10 Giugno 2009 ore 18.30 presso VersOriente, Vicolo Cellini 17, Roma:

Il Romanticismo e l’effimero, uno scrittore giapponese in viaggio nell’Europa di fine Ottocento (l’influenza del Romanticismo nella letteratura giapponese moderna). In questo terzo incontro verrà presentato il libro Il Romanticismo e l’effimero, la trilogia tedesca, la ballerina, il messaggero, ricordi di vite effimere di Mori Ogai  (a cura di Matilde Mastrangelo, Go Book, Merate, 2008).
Interviene la prof.ssa Matilde Mastrangelo, docente di “Lingua e Letteratura Giapponesedella” presso la Facoltà di “Studi Orientali” della “Sapienza” Università di Roma. Presenta la prof.ssa Maria Teresa Orsi, prof. Ordinario di “Lingua e Letteratura Giapponese” e titolare della cattedra di “Letteratura Giapponese”  presso la Facoltà di “Studi Orientali” della “Sapienza” Università di Roma.

Pubblicata la bozza inedita di un poema di Kenji Miyazawa

miyazawaRiporto un interessante post apparso su culturagiapponese.it e approfitto per ringraziarli della loro disponibilità:

L’ultima bozza inedita di un poema scritto dal famoso Kenji Miyazawa, poeta ed autore di storie per bambini vissuto dal 1896 al 1933, è stata inclusa nell’ultima raccolta di tutte le sue opere, pubblicata da Chikumashobo Ltd. Il poema susciterà un grande interesse, in quanto è stato scritto circa 80 anni fa e descrive il paesaggio della valle Geibikei, nel sud della prefettura di Iwate. Il poema è stato scritto dietro una cartina geografica locale, trovata su uno scaffale di un negozietto di Hanamaki (Iwate), circa un anno fa, prima che questo fosse demolito. Il negozio in questione aveva anche subito in parte un incendio durante la Seconda Guerra Mondiale, per un attacco aereo, ma per fortuna la mappa ne era rimasta illesa. Se il negozio non fosse stato demolito, la mappa sarebbe sicuramente andata persa, poiché il mese dopo la demolizione c’è stato un violento terremoto che avrebbe comunque fatto crollare il vecchio edificio. Alle storie di Kenji Miyazawa sono stati ispirati numerosi Anime, tra cui “Heisei Tanuki Kassen Ponpoko” (Studio Ghibli), tratto dal suo racconto “Futago no Hoshi”.

Lo zen e il manga. Arte contemporanea giapponese di Fabriano Fabbri

Gli appassionati di arte contemporanea non possono farsi sfuggire un testo -fresco di stampa- forse più unico che raro nel panorama italiano: Lo zen e il manga. Arte contemporanea giapponese (Mondadori, pp. 352, 38 €) di Fabriano Fabbri.
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Lo zen e il manga, ovvero le due anime dell’arte contemporanea giapponese: la concretezza corporea e l’immaginazione fumettistica. Da una parte gli happening, le performance di Yayoi Kusama e Yoko Ono, le immagini estreme di Nobuyoshi Araki; dall’altra il grande successo del Neopop, con artisti di calibro internazionale come Takashi Murakami e Mariko Mori.
In una suggestiva rete di rimandi tra cinema, musica e video, l’autore affronta in modo innovativo le figure e le tendenze dell’arte nipponica, concludendo il suo percorso con una panoramica sugli artisti della nuova generazione, grazie ai quali le due anime dello zen e del manga si ibridano in clamorosi effetti speciali, tra le nuove spinte del Biopop e le sbalorditive illustrazioni dell’Afro Samurai.

Ecco l’indice del volume:

Introduzione: Come arte comanda
Così lontano, così vicino
Tra performance e «kawaii»

I due volti del Gutai
Dall’Action painting all’Action painted

Verso l’opera «aperta»
«Koden» Tanaka
Gutai va in scena
Si spengono le luci

Kusama “love pixel”
Flower Power
Dalle fragole alla Grande Mela
Una potente «esplosione anatomica»
Dentro il videogioco
Tokyo tra New Dada e happening

Ono per tutti, tutti per Ono
Voglio una vita tutta zen
Fluxus, ovvero così parlò il Pompelmo
Come Fluxus comanda
Corpo a corpo
Pensiero stupendo
Altri protagonisti di Fluxus

Mono-ha, il «grande freddo»
Nel regno delle ombre
La scuola delle cose
Minimalismo sì, Minimalismo no
La vita “accesa” a un filo
Nagasawa da povero a ricco

Il sesso estremoriente di Araki
Araki tra fotografia e fotograf-io
Sex zen
Sex and the city
Zero Jigen e The Play

Da Mazinga al museo
Un ritorno all’ordine robotizzato
L’insalata di matematica
Gli entomoidi di Amano
Il “copia e incolla” di Morimura
Sugimoto “meno di zen”
Autentiche finzioni
La Nuova pittura

Un nuovo nucleo di aria «fredda»
Miyajima e il numero innamorato
Come installazione comanda
Lo zen hi-tech di Shinoda
Un azzeramento “white-out”
Come foto comanda
Si affaccia il Biopop

Neopop, Pop Heart, Biopop
Yanobe ragazzo del futuro
Un Neopop interattivo
Gli “alter logo” di Murakami
Dob e il «superflat»
Le icone della Pop Heart
Come scultura comanda
Gli angiodiavoli di Nara
Tra Freud e South Park
Come pittura comanda
«Koden» Mori
Una performance “anime e corpo”
Tra micro e macrocosmi
Ujino, o dell’arte dei rumori

2000 e dintorni
Murakami o Nara?
Tra catastrofi e tradizioni
Bambine impertinenti
Una pittura più vera del vero
L’universo liquido dell’Afro Samurai
Il caos calmo del decorativismo
Si rivede il Minimalismo
E si rivede la fotografia
Stravolgere il readymade
Il ritorno dell’informe
La riconquista dall’ambiente
La morbida legge del PixCell: Nawa
Biopop organicista, Biopop di plastica
Come happening comanda
Come performance comanda

Sull'estetica giapponese di Donald Richie

sull-estetica-giapponeseCome è facile constatare entrando in qualsiasi libreria ben fornita, i libri d’argomento nipponico pubblicati negli ultimi anni nel nostro paese sono in aumento. Fra le nuove uscite, è senz’altro da segnalare Sull’estetica giapponese di Donald Richie (Lindau, pp. 72, € 11), uno dei pochi testi sull’argomento tradotti in italiano.

La ricerca della bellezza sembra avere compenetrato in Giappone gli ambiti più diversi: non solo la pittura, la scultura, le arti applicate; o il teatro e la letteratura. Anche il semplice spazio della vita domestica, il ristretto giardino che lo circonda, la disposizione dei fiori, la cerimonia del tè, sono divenuti oggetto di un investimento estetico intenso e prolungato. Ma quali sensibilità e quali concetti sono alla base di questo impegno costante? Quando si scrive di estetica giapponese, le convenzioni utilizzate in Occidente – ordine, successione logica, simmetria – impongono all’argomento un punto di vista che non gli appartiene. L’estetica orientale suggerisce, tra le altre cose, l’idea che una struttura ordinata intrappoli, che l’esposizione logica falsifichi e che una discussione lineare alla fine limiti. Il godimento estetico riconosce schemi artistici, ma essi non possono essere né troppo rigidi né troppo ristretti. È quindi più facile riuscire a definire l’estetica giapponese attraverso una rete di associazioni costituite da elenchi e da annotazioni legate tra loro in modo intuitivo, che formano lo sfondo dal quale emergerà l’argomento in esame. Così si regola, in questo libro, Donald Richie, costruendo un saggio, breve ma folgorante, su una costellazione di parole collegate (wabi, sabi, aware, furyu e yugen…), talvolta enigmatiche, spesso sfuggenti, eppure tutte sottilmente rivelatrici.