L’amore e la quotidianità (da “Il signor Cravatta” di Milena Michiko Flašar)

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umbrella“[…] Non è strano? Piú che di tutto il resto mi ero innamorato di quello Stupido detto da Kyōko. Del suo sguardo diretto e libero. Che mi scrutava dentro. Io volevo che lei mi scrutasse dentro.

Ma era difficile. Per quanto spesso ci incontrassimo, lei andava in un’altra direzione. Credo che non sapesse dove. Procedeva decisa e basta, non necessariamente con la speranza di arrivare da qualche parte, ma per la pura gioia di essere in cammino. Sono una pianta, diceva, ho bisogno di fuoco, di aria, di terra, di acqua. Altrimenti deperisco. E: Anche nel matrimonio si deperisce, non è vero? Il fuoco si spegne. L’aria diventa rarefatta. La terra si secca. L’acqua si esaurisce. Io appassirei. E tu anche. Si gettò indietro i capelli. Lavanda. E se invece no, obiettai. Se proprio la quotidianità, la nostra quotidianità fosse la promessa che ti faccio? Il tuo spazzolino accanto al mio. Tu che ti arrabbi perché ho dimenticato di spegnere la luce in bagno. Noi che scegliamo una tappezzeria che un anno dopo ci sembra orrenda. Tu che dici che sto mettendo su pancia. La tua sbadataggine. Hai di nuovo lasciato l’ombrello da qualche parte. Io che russo e tu non riesci a dormire. Io che in sogno sussurro il tuo nome. Kyōko. Tu che mi fai il nodo alla cravatta. Che mi saluti con la mano quando vado a lavorare. Io che penso: Sei una bandiera al vento. Lo penso con un dolore lancinante nel petto. Per amor del cielo, non basta questo? Non è sufficiente per essere felici? Svicolò: Dammi tempo. Ci penserò.

Aspettai. Per un mese. Poi finalmente arrivò una lettera. La sua scrittura. Rotonda. Aveva allegato dei fiori pressati. La mia risposta è sí, lessi: Sí, vorrei perdere migliaia di ombrelli finché non avrai messo su pancia. Le risposi. Scrittura spigolosa. Andiamo a scegliere la tappezzeria.”

Milena Michiko Flašar, Il signor Cravatta (trad. di Daniela Idra, Einaudi, 2014)

immagine tratta da qui

 


“Anche se non ci sei”, una poesia di Kikuo Takano

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Anche se non ci sei

Anche se non ci sei,
c’è una brocca rotta
sulla tua testa.

Anche se non ci sei,
i tuoi capelli emanano un profumo
di frutta
che viene da un paese sconosciuto. Continua a leggere »


Speciale san Valentino: l’amore nella letteratura giapponese

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Al liceo, per qualche tempo, le mie amiche ed io avevamo preso l’abitudine di scambiarci nel giorno di san Valentino dei pensierini che testimoniassero il nostro affetto: un biglietto, un cioccolatino a forma di cuore, un oggetto da nulla scambiato sotto il banco.

Ecco, considerate questo speciale san Valentino, dedicato all’amore nella letteratura giapponese presentato in diverse forme (poetica, erotica, ironica, drammatica…), come un piccolo regalo per voi. Per leggerlo e scaricarlo nel vostro computer, è sufficiente cliccare qui e salvarlo sul vostro computer.

I brani e le poesie che troverete sono tratti da opere ed epoche molto diverse tra loro: si va dalle antiche liriche del  Kokin Waka shū per arrivare sino a 1Q84 di Murakami. Ho voluto intercalare i testi con le bellissime illustrazioni dell’artista Tanji Yōko, che mi paiono molto evocative e capaci di proiettare lo spettatore in un’avvolgente dimensione onirica, in cui le ragazze sognano sulla luna e una coppia ha sotto gli occhi l’intero cosmo.

Approfitto di questo spazio per ringraziare i miei amici Faiza e Nino, amanti come me degli haiku, per i consigli e le risate, e voi tutti che mi seguite. Buon san Valentino a tutti, che lo festeggiate o meno. 🙂

Immagine tratta da qui.

 


“Goodbye Madame Butterfly”: sei storie per scoprire la nuova donna giapponese

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Dolce, remissiva, a tratti sottomessa: questa è l’immagine stereotipata che molti uomini occidentali hanno della tipica donna giapponese. I tempi, però, sono cambiati, e a farlo notare a chi non se ne fosse accorto ci pensa Kawakami Sumie, autrice di Goodbye Madame Butterfly. Sex, Marriage and the Modern Japanese Woman (Chin Music Press, pp. 224, 20 dollari comprese le spese di spedizione dal sito dell’autrice; disponibile in inglese ora a prezzo scontato su Amazon.it a questo link).
Come s’intuisce già dal titolo, obiettivo del volume è sfatare pregiudizi e luoghi comuni sull’universo femminile nipponico; per raggiungere la sua meta, l’autrice racconta sei storie reali, senza perbenismi, vissute talvolta nell’ombra, talaltra con orgoglio. Troviamo Ai, divorziata, in tresca con il suo capo, contrario a lasciare la moglie, che decide di dare una svolta alla sua vita dopo aver conosciuto un altro uomo; c’è Emi, che scopre di essere incinta proprio quando lo è l’amante del marito; e poi ecco Mitsuko, che a cinquantotto anni s’innamora di una pop star coreana; e ci sono anche ragazze, rispettabili signore, mogli di preti Shinto che cercano – ciascuna a suo modo – amore, sesso, attenzioni, o soltanto un po’ di felicità.


Bisbigliare amore dal centro del mondo

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Un giorno andai all’ospedale e Aki stava ancora dormendo. Era sola, non c’era nemmeno sua madre a farle  compagnia. Seduto vicino a lei studiavo il suo viso mentre dormiva: era pallido per l’anemia. Le tende color crema erano tirate. Aki, con gli occhi chiusi, era leggermente voltata sull’altro lato, per evitare la luce che filtrava, volteggiando per la stanza come minuscole ali di farfalla che si posavano sul suo volto donando alla sua espressione gentili sfumature. Continuai a osservarla come se stessi ammirando un bene prezioso. Poi mi prese l’inquietudine.
Sembrava che da quel sonno tranquillo si alzasse un seme di papavero, una piccolissima morte, quasi invisibile. Nell’ora di disegno, se uno fissava il foglio candido sotto il sole splendente, aveva l’impressione che si ricoprisse di piccolissimi puntini neri. Ecco, la sensazione era la stessa.
Chiamai il suo nome: << Aki>>.
Una volta e un’altra ancora. Tante volte. Allora lei si mosse appena, quasi lo cercasse, quel nome.

(Katayama Kyōichi, Gridare amore dal centro del mondo, pp. 94-95)

Prima di leggere Gridare amore dal centro del mondo di Katayama Kyōichi (Salani, pp. 162, € 9,90; in offerta su Amazon.it a 8,50 €; ne esiste anche una versione manga con disegni di Kazui Kazumi e un film), desumevo dal titolo che trattasse di una storia accesa, bruciante: gridata, appunto. In realtà, si è rivelato un romanzo sommesso, bisbigliato tra un ricordo e l’altro.
A prima vista la trama è quanto di più facile si possa immaginare: la giovanissima Aki scopre di essere ammalata di una grave forma di leucemia, e il suo ragazzo Sakutarō – anch’egli liceale – non riesce a farsene una ragione. Non può accettare che il loro amore – semplice e contraddittorio come solo quello adolescenziale sa essere – sia incapace di evitare una catastrofe simile; non vuole trascorrere il resto dell’esistenza con la speranza di potersi ricongiungere ad Aki in un improbabile aldilà, come da cinquant’anni sta facendo il suo nonno paterno, costretto in gioventù a rinunciare alla donna che avrebbe voluto sposare.
Chi muore in età precoce è caro agli dèi, credevano gli antichi greci, ma qui non c’è alcuna traccia di divinità; anzi, in alcuni momenti sembrerebbe che tutto l’universo sia ostinatamente sordo alle preghiere innalzate al cielo per trattenere la fanciulla ancora un po’ su questa terra.
La sostanza del libro sembra però essere altrove. Non dimora nella disperazione delle famiglie, né nel racconto d’un autunno inesorabile che si specchia nel nomen omen (il nome-destino) di Aki*, e neppure forse nello stato di apatia e incertezza esistenziale che opprime Sakutarō. Il succo vivo e agrodolce dell’opera è distillato piuttosto nelle istantanee che scandiscono un amore profondo e in evoluzione: gli appuntamenti quotidiani attesi con trepidazione, i baci dati di nascosto, il desiderio e il timore di scoprire il corpo dell’altro.
Quali siano le ingenuità da imputare agli schietti sentimenti del giovane e quali alla penna d’uno scrittore che sa bene quali corde del cuore del lettore toccare, probabilmente non è dato saperlo. I simbolismi troppo evidenti (un amore che trionfa in primavera ed è funestato dalla morte alle soglie dell’inverno; la speranza di una nuova vita che risorge con la fioritura dei ciliegi; etc.) e i segnali d’un’ingiusta predestinazione forzano la narrazione; è difficile però rimanere del tutto freddi dinanzi a una storia che risveglia  le nostre più intime paure.

*Aki, infatti, significa ‘autunno’ in giapponese. Nel romanzo è però detto che l’ideogramma con cui è scritto il nome della ragazza vuole in realtà riferirsi a hakuaki, l’era cretacea. Spiega infatti al fidanzato:  <<Fra le ere geologiche è quella in cui sono nate e prosperate nuove specie di piante e animali. Come i dinosauri o le felci. Mi hanno chiamato così con l’augurio che anche io, come questi esseri, potessi prosperare.>>.

 


Recensione de “La scuola della carne” di Mishima a cura di M. Soldo

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Oggi ospito con piacere un contributo di Mariella Soldo (http://mariellasoldo.wordpress.com ), vale a dire la recensione de L’école de la chair (letteralmente La scuola della carne), un libro di Mishima ancora inedito in Italia. Buona lettura.

Il mercato dell’amore: passioni in vendita

L’école de la chair – che tradotto letteralmente vuol dire La scuola della carne – è un romanzo di Mishima non tradotto in Italia, ma ci hanno pensato i nostri cugini francesi, più attenti e sensibili, soprattutto da più tempo rispetto agli italiani, alla cultura orientale. Il testo è stato tradotto direttamente dal giapponese da Yves-Marie e Brigitte Allioux per Folio-Gallimard nel 1993, trent’anni dopo l’uscita del romanzo in Giappone.

Alcune domande restano ancora senza risposta: come mai L’école de la chair non è stato tradotto in Italia? Qual è stata la politica adottata dalle grandi case editrici che hanno pubblicato quasi tutto su Mishima, anche piccoli testi, a non rendere in italiano anche quest’ultimo? È una politica di svista o molto furbamente non si traduce uno scritto per i suoi temi al limite della morale?
Taeko, la protagonista del romanzo, è una donna sulla quarantina, dotata di estremo fascino ed eleganza. Ogni suo gesto, ogni suo movimento, è l’espressione sublime della sensualità: Posò con forza l’anello sul pianoforte e afferrò la punta di uno dei suoi guanti fra i denti, per farlo scivolare più velocemente. L’ebbrezza incominciava a farle girare la testa. “ Smettila, Taeko, finirai per sporcare i guanti con il rossetto!”. – È più erotico così, non trovi?”. La donna fa parte di quella società alto borghese nipponica post-guerra che ha abbandonato le tradizioni del proprio paese per aprirsi totalmente ai costumi dell’occidente. Divorziata, annoiata, Taeko conduce una vita senza margini: libera e indipendente. Possiede una casa di moda, è a contatto con gli alti funzionari dello stato e partecipa assiduamente ai più famosi cocktail mondani. Una sera incontra in un famoso bar frequentato da omosessuali, chiamato non a caso Hyacinthe (Giacinto, sicuramente un riferimento alla mitica leggenda che vede protagonista l’amore di Apollo per Giacinto), il giovane Senkichi “la cui bellezza si incontra raramente in questo mondo”. Il piccolo Sen, come viene comunemente chiamato dai suoi amici, è descritto nel romanzo come una divinità greca, come una statua abilmente scolpita, ma che cela, dietro la sua immortale perfezione, un lato oscuro, quasi impenetrabile, persino alla stessa Taeko: A volte, quando in uno di quei momenti morti lasciava errare il suo sguardo nel vuoto, si sarebbe potuto scorgere, sotto la curva armoniosa delle sue sopracciglia, la malinconia della giovinezza. Il giovane uomo sarebbe disposto a tutto per i soldi, andrebbe a letto con chiunque, pur di arrivare nell’alta società. Il consiglio che Teruko, il travestito con cui Taeko stringe amicizia, è di lasciar perdere. Ma la sensualità che ormai ha invaso ogni cellula del corpo della donna è più forte della paura e del probabile inganno. Dopo un solo sguardo, Senkichi è già in lei, nella sua intimità più nascosta. Taeko decide di sedurlo e di fatto ci riesce.

Dopo i primi incontri, tra i due amanti s’instaura immediatamente una perfetta, ma altrettanto complessa, complicità. Non si abbandonano da subito ai richiami del corpo, si sfiorano e si scrutano con baci intensi, profondi: E quel bacio! La sua bocca conservava il ricordo di un sapore oscuro che prendeva al cuore, un gusto che nessun altro uomo le aveva fatto provare. Sembrava che Taeko non avrebbe mai più potuto dimenticarlo e che, se si fossero separati in questa maniera per sempre, quel bacio sarebbe stato il più lancinante dei ricordi, la tortura permanente del suo cuore. Taeko, immersa nelle ingannevoli dolcezze della passione, teme ogni stante che tutto possa finire da un momento all’altro: Ma si rese subito conto che quella simpatia reciproca che aveva creduto di veder nascere tra lei e Senkichi, quella sensazione che i loro cuori si capivano bene non era altro che una dolce illusione.

Il loro legame diventa uno scambio di male continuo che, paradossalmente, non fa altro che avvicinarli. Taeko e Senkichi s’incontrano così in quel gioco pericoloso che tiene unita la vittima al carnefice, gioco che continua nei sensi, fra candide lenzuola e che permette a Taeko di dimenticare ogni precedente relazione. Il piccolo Sen stava diventando la sua forma assoluta di erotismo e piacere, in cui ogni forma di paragone non è più possibile. Ama la freddezza del giovane uomo, la sua distanza dal mondo e dalle cose, persino la distanza che separava Sen da se stessa, ma più di tutto, la donna è attratta dal potere che il giovane corpo di Senkichi emana, quel potere di eternità, di infinito: Ciò che conta per una donna non è la bellezza, ma la giovinezza.

Per dominare totalmente Sen, Taeko gli chiede di vivere insieme, ma ad una sola condizione, forse la più preziosa per un legame profondo che può nutrirsi in eterno grazie alla leggerezza: Vengo ad abitare qui con te ad una sola condizione. Anche se viviamo insieme non devi assolutamente sconfinare nella mia libertà, altrimenti sarai tu a perdere. È chiaro? – Sì, capisco… ma lo so fin dall’inizio. – Sicuro? Insistette Senkichi. – Perché pensi che si possa limitare la libertà qualcuno come te?

Così Sen non rinuncia per nessuna cosa al mondo alla sua libertà, ma, nonostante i suoi sforzi, a Taeko risulta difficile dominare la sua gelosia, che spesso resta muta, in onore di quel perfido accordo. In casi come questi, la donna deve crearsi un’arma per sopravvivere alla libertà di Senkichi, un’arma diabolica che mette in discussione i suoi sentimenti verso il ragazzo, che dà la morte ai suoi ideali, al suo amore. Per amare Senkichi e non soffrire, Taeko deve giungere alle sue profondità meschine, abbassandosi alla sua superficialità. Lei deve essere necessariamente ciò che non è per tenere stretta a sé Senkichi: Dal momento che per vivere con me devi conservare una totale libertà, ho pensato che posso farlo io, dovrebbe essere la stessa cosa. È la mia unica possibilità di salvezza. I misteri mi fanno orrore, come tutti quei piccoli segreti che finiscono col rendermi nervosa. A partire da adesso, presentami tutte le tue amiche. Posso giurarti che non ti darò fastidio. Ma, in cambio, forse anch’io potrei avere un’avventura, uno di questi giorni, per preservarmi. In quel caso ti presenterò la persona in questione, apertamente, e ti chiederò l’approvazione… Come spiegarti meglio? Credo che siamo giunti a un punto in cui dobbiamo rinunciare a ogni ipocrisia. L’ipocrisia lasciamola alle coppie ordinarie… Dobbiamo essere complici, piuttosto…come dei fuorilegge!
A partire da questo momento, Taeko inizia a indossare una maschera che non le appartiene, mentre Senkichi, con il suo vero volto, maschera di se stesso, inizia il lungo cammino verso l’inganno e la menzogna. La donna tradisce Senkichi con un uomo d’affari, non per desiderio, ma per un volere ben esplicito: colpire gli argini del ragazzo, irrompere nel suo mondo di ghiaccio e finzione, scuoterlo nel petto, nell’anima, nella carne. Aveva venduto il suo corpo per donare a Senkichi uno spettacolo di dolore, così pensava, ma l’uomo reagì con la sua solita freddezza: quelli erano i patti, gli stava bene così! Ma il piccolo Sen tramava qualcosa di più diabolico, che la donna scopre per caso: vuole sposare Satoko, figlia di un uomo molto potente e ricco, ma nel frattempo non rinuncia ai suoi incontri amorosi con altri uomini. Taeko, dopo averlo fatto pedinare da un investigatore privato, ottiene le foto dei suoi rapporti clandestini. Potrebbe ricattarlo e far saltare così il suo matrimonio con la rispettabilissima famiglia Muromachi, ma cede ancora una volta alle debolezze del suo amore e decide addirittura di adottarlo: È tutto finito!

A questo punto Teruko, il travestito che lavora al Hyacinthe, durante l’ultima conversazione con Taeko, apre una questione che resta senza risposta: Anch’io un tempo lo avevo amato, da morire… Ma, comunque, era davvero un uomo orribile! Amore e laidezza possono convivere? Con quali risultati se non quelli del dolore? Cosa ci fa andare oltre quel volto, oltre quell’inganno della bellezza? E di cosa ci innamoriamo realmente, dell’illusione o della realtà? Anche Taeko si pone le stesse domande: Taeko capì immediatamente che quell’essere che aveva tanto amato era soltanto una chimera nata dai suoi stessi sogni. Forse, a volte, la bellezza è così avvolgente che inganna la nostra vista. Forse, nel momento in cui scopriamo, per caso, la bellezza in qualcuno, in realtà, stiamo inventando un romanzo, una finzione. Siamo noi l’inganno o il quadro che abbiamo dinanzi?

Dopo il male, dopo la crudeltà, Taeko abbandona i suoi sogni e sprofonda nuovamente nella purezza della sua solitudine, quel luogo a lei caro, fatto di ricordi, istanti, fotografie di momenti che, a contatto con l’acqua, sbiadiscono: Avrebbe realmente amato l’uomo che le stava di fronte quando sarebbe giunta a metà strada della sua vita, ma lui l’aveva fatta soffrire con una perfidia che oltrepassava ogni immaginazione. La sua cattiveria intrinseca, i suoi calcoli avidi erano così evidenti che non lasciavano più spazio al sogno.

Mishima ci mostra con questo romanzo che non esiste una scuola della carne, che non si può imparare a gestire il mistero della sensualità, perché nella pelle si cela l’inganno dei sensi.

Con delicata crudeltà, l’autore giapponese rappresenta il mercato dell’amore, in quella fredda agorà del cuore dove tutto si vende, persino i sentimenti e dove la passione è una moneta che vale più dell’oro.
Mariella Soldo


"La fine dell’estate" di Harumi Setouchi

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Condivido la scoperta di questo volume che – mea culpa – non conoscevo: La fine dell’estate di Harumi Setouchi (Neri Pozza, pp. 192, € 15). Questa la presentazione dell’editore:

La fine dell’estate è il primo romanzo, nella letteratura giapponese moderna, a narrare senza reticenze, con una sincerità quasi brutale, di un burrascoso, romantico e scandaloso triangolo amoroso.
Tomoko è una giovane donna raffinata e piena di grazia e attenta ai doveri della tradizione. Si è sposata seguendo la secolare consuetudine dell’o-miai, il matrimonio combinato, con Sayama, giovane professore universitario che ha ricevuto un incarico a Pechino. Nella capitale straniera, Tomoko assolve con scrupolo i suoi compiti di moglie, accudisce la casa, cura la vita pubblica di Sayama ricevendo i suoi giovani allievi. Il suo inappuntabile comportamento esteriore cela, però, il piú grande tumulto interiore: un cuore pronto a concedersi alla passione piú sfrenata, e dei sensi che aspettano solo di accendersi e bruciarsi in un niente.
Il giorno, perciò, in cui Ryōta, uno degli allievi di Sayama, le rivela di essere incantato dalla sua grazia così priva del distacco delle «signore della sua età» (Ryōta ha sei anni di meno), Tomoko scioglie i ceppi della sua innata passionalità, abbandona il tetto coniugale e va a vivere con il giovane studente. Seguendo l’antica legge per la quale piú sfrenata è la passione piú sfiorisce celermente l’amore, il primo incontro tra Tomoko e Ryōta dura un’intensa breve stagione. Rimasta sola, alla deriva tra i marosi della vita, Tomoko va a vivere a Kyoto, l’antica capitale, dove frequenta una scuola di tintura tradizionale di tessuti. Dopo aver acquisito un’indiscussa maestria nel tingere d’indaco e altri magnifici colori le stoffe per lussuosi kimono, si trasferisce a Tokyo, dove incontra Shingo, un autore di romanzi di scarso successo che da anni vive una vita di stenti in compagnia di moglie e figlia. Con Shingo stringe una relazione alimentata da affetto tenace e forza delle abitudini, una relazione che va avanti per otto anni indisturbata, finché non compare di nuovo Ryōta a creare scompiglio.
Romanzo autobiografico, La fine dell’estate è una di quelle rare opere che illuminano i conflitti del Giappone moderno. Attraverso i moti del cuore di Tomoko, redenzione e cedimento al caos della vita, sentimento e sensualità, smania moderna e rispetto della tradizione, ribellione e sentimento di colpa svelano in queste pagine la loro intima complicità.


I due racconti “Ali” e “Inquietudine d’amore” di Mishima gratis online

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inquietudinedamoreCome forse qualcuno avrà notato, in questo periodo mi sto interessando particolarmente all’opera di Mishima.

Vi suggerisco quindi la lettura di due brevi racconti, pubblicati nella storica serie Mille lire di Stampa Alternativa e ora distribuiti online gratis dalla stessa casa editrice: Inquietudine d’amore e Ali. Potete scaricarli rispettivamente da questo e da quest’altro indirizzo.

Nel sito millelireonline.it, sono presenti anche altre opere interessanti (alcune delle quali in formato ebook) di autori quali Garcia Lorca, Kerouac, Seneca e Bukowski. Approfittatene!