In Giappone – come al solito – sono avanti. Molto avanti. Mentre da noi iniziano solo ora a diffondersi (ma ancora in modo piuttosto timido) gli ebook, circa un mese fa ha avuto luogo l’E-book Expo Tokyo, giunta addirittura alle sedicesima edizione, la più grande fiera mondiale dedicata al settore.
Qui sono stati presentati i distributori automatici di testi in formato elettronico: una volta acquistato il libro, viene erogata una ricevuta con un Qr code (un tipo di codice a barre), leggibile grazie a un apparecchio, che permette di scaricare da internet il volume desiderato, per poi leggerlo comodamente sul proprio e-reader o sul cellulare.
I nipponici non sono nuovi a queste invenzioni: già qualche tempo fa avevano dato prova di creatività e intelligenza dando vita ai distributori automatici di libri (di cui ho parlato qui).
Hiroshima, 6 agosto 1945
Il 6 agosto 1945 su Hiroshima venne sganciato un ordigno atomico, dal candido e ironico nome “Little boy”.
Quella che vedete qui sopra è la città, a sessantasei anni di distanza,
spiata da me in una chiara giornata di gennaio.
Non so perché io abbia istintivamente scelto questa foto,
e non la consueta immagine della detonazione;
forse perché quando mi sono avvicinata alle rovine del Dome,
proprio allora nell’aria è risuonato d’improvviso l’urlo d’una sirena;
forse per le migliaia di gru di carta multicolori, rinchiuse dietro una teca
o strette attorno a un monumento funebre;
forse per il desiderio di vivere di Sadako, che avrebbe voluto conoscere la nuova Hiroshima.
Un ricordo del terremoto del 1 settembre 1923
Una toccante pagina di Paul Claudel (poeta e ambasciatore della Francia in Giappone durante gli anni Venti del Novecento), frutto di un’esperienza in prima persona, in occasione del terremoto del 1 settembre 1923 che sconvolse Tokyo e Yokohama:
I mercanti di crespi e di broccati, la via dei mercanti di ninnoli, Nakadori, con i suoi ammassi di tesori, Nihonbashi, Shimbashi, il quartiere dei ristoranti e delle case eleganti da tè, Kanda, il quartiere delle Scuole, l’Università imperiale, Asakusa, il campo dei divertimenti popolari con il suo Yoshiwara e il suo tempiodi Kwannon, poi, dall’altra parte della Sumida, Riyogoku, la grande arena dei lottatori, e quegli immensi quartieri senza fine dove viveva a fior d’acqua nella risaia appena riempita, nell’aria greve delle esalazioni chimiche, tutto un popolo miserabile e rassegnato, la capanna del paria, il negozio dell’incisore di sigilli, la roulotte del pulitore di pipe, e accanto i grandi teatri, il museo Okura stivato di lacche d’oro e stoffe reali, i ristoranti bellissimi che in fondo al loro tokonoma espongono ogni giorni una pittura differente di Koorin e di Sesshuu, tutto questo è stato spazzato dalle fiamme. E’ il vecchio Giappone che sparisce in un sol colpo per far posto all’avvenire in un olocausto paragonabile alla distruzione di Alarico. Dei tram, in mezzo alle strade, non resta che un ammasso di ferraglie e un groviglio di pali e di fili. Ha spirato un grande alito di fuoco. Anche l’acqua degli stagni si è messa a bollire […]. Ma è a Honjoo, nel quartiere più miserabile della metropoli industriale, che si è trovata preparata la trappola più grande, una vasta piazza vuota in un’antica costruzione per equipaggiamento militare dove trentamila disgraziati avevano cercato riparo. Il fuoco li ha circondati da tutte le parti, sono morti. L’acqua nera e stagnante intorno a loro è coperta da uno strato di grasso umano. Sopra, in un piccolo commissariato di polizia in un edificio in cemento armato, si vedono cinque cadaveri ripiegati su se stessi. Sono gli agenti che si sono lasciati bruciare sul posto piuttosto che abbandonare il proprio ufficio.
(Paul Claudel, L’uccello nero del Sol Levante, trad. a cura di M. A. Di Paco Triglia, ed. Il Cerchio, pp. 38-39)
Un’inquietante sinfonia: “Musica” di Mishima Yukio
Lo ammetto: così proprio non me lo aspettavo. Probabilmente è stato il titolo a ingannarmi, a farmi credere che si sarebbe trattato di un romanzo piano, senza scossoni, delicato; insomma, per usare una parola vecchio stampo che calza a pennello: garbato.
Ma Musica (trad. di E. Ciccarella, Feltrinelli, pp. 208, € 7,50; ora in offerta cliccando qui su Amazon.it a € 5,62) di Mishima Yukio si rivela in realtà ben altro, malgrado agli esordi dia tutta l’impressione di voler presentarsi soltanto come un puntuale e accurato referto clinico (non a caso, il sottotitolo dell’opera è Un’interpretazione psicoanalitica di un caso di frigidità), stilato in prima persona da un tal dottor Shiomi Kazunori, analista di successo, alle prese con Reiko, giovane paziente ossessionata dalla sua incapacità di abbandonarsi alla soave melodia dell’orgasmo e con una spiccata tendenza alla menzogna.
Man mano che la narrazione procede – sempre all’insegna della lucidità e del rigore scientifico – s’infiltrano nella trama elementi perturbanti in grado di creare scompiglio nella vita e nell’interiorità di chiunque abbia a che fare con Reiko; più la ragazza tenta di avvicinarsi alla verità, più sente il bisogno di confondere se stessa e gli altri, suscitando conflitti e sentimenti ambigui.
Ciò che ne scaturisce è un racconto capace di mettere in discussione non soltanto la presunta normalità sessuale, ma una vasta gamma di valori e di certezze (la sanità della famiglia borghese, i metodi infallibili della psicoanalisi, la purezza dell’amore…), inevitabilmente corrotti dalle vischiose zone d’ombra dell’animo umano.
Due guide per scoprire la cucina giapponese a Roma e Milano
Speravate che me ne fossi andata in vacanza? Eh, lo avrei voluto anch’io, ma per il momento ancora nulla; in compenso, mi sono data da fare dietro le quinte
per alcuni nuovi progetti legati al blog, che vedranno compiutamente la luce nei prossimi mesi.
Dal momento che stamattina mi sono svegliata con una voglia grande così di dolci giapponesi, ho pensato di dedicare questo primo post della settimana ai golosi come me. In questi giorni è infatti uscita una sorta di piccola bibbia per gli appassionati della cucina senza frontiere, vale a dire Roma. Il mondo nel piatto (ed. 2011/12) (La Pecora Nera edizioni, pp. 252, €8,90), <<la prima guida enogastronomica sull’offerta etnica della Capitale>>, curata da Fernanda D’Arienzo. Quest’anno la parte del leone è riservata ai locali nipponici, che sono fioriti in gran numero all’ombra del Cupolone e ben oltre, sino a spingersi nelle periferie; nel volume, figurano inoltre take away e food shop (ossia negozi in cui è possibile acquistare cibo etnico). Restate sintonizzati su questo canale e presto ne scoprirete di più.
Chi abita più a nord può consolarsi invece con Pappasushi. Guida ai migliori ristoranti giapponesi di Milano, a cura di Sara Ragusa (ed. Terre di mezzo, 2010, pp. 63, € 5; in offerta su Amazon.it, cliccando qui, a € 3,75).
Novità: “La vergine eterna” di Ōe Kenzaburō
Una bellissima notizia per tutti gli amanti della letteratura giapponese contemporanea: da una settimana è disponibile in libreria La vergine eterna (trad. di Gianluca Coci, Garzanti, pp. 252, € 18,50; cliccando qui in offerta ora su Amazon.it a 13,95) di Ōe Kenzaburō, premio Nobel per la letteratura. Questa la presentazione del romanzo:
La pioggia cessa e il cielo diventa sereno all’improvviso, mentre qualche goccia continua a cadere. L’erba di un verde sfolgorante accarezza i piedi nudi di una bellissima fanciulla dai lunghi e lucidi capelli neri. Fin dalla sua prima giovinezza Kenzaburō Ōe è rimasto incantato dalla scena di questo film. Ma quello che più l’ha folgorato è stata lei, Sakura, attrice al suo debutto di fronte alla macchina da presa. La ragazza è poi diventata una stella del cinema hollywoodiano, specializzata nel ruolo di bellezza orientale, acclamata e adorata da registi e produttori famosi. Molti anni sono passati. Le proteste politiche degli anni Settanta a favore dei diritti dell’uomo stanno infiammando le piazze e le aule universitarie giapponesi. Sakura è ormai un’affermata artista internazionale, sposata a un professore di letteratura americano. Ma il Giappone e le cupe foreste dello Shikoku le sono rimaste nell’anima, insieme al desiderio di celebrarle in un film che la veda insieme protagonista e produttrice. Grande è la sorpresa di Kenzaburō Ōe nell’apprendere che è proprio lui, scrittore emergente, che la donna vuole come sceneggiatore della pellicola, ispirata a un famoso romanzo di Heinrich von Kleist. Un impegno prestigioso e lusinghiero, ma che diventa invece una discesa agli inferi per tutti coloro che vi lavorano. Prima fra tutte Sakura, che tra gli alberi della foresta è costretta a fronteggiare i fantasmi del suo passato. Un passato misterioso e buio, che anche lei credeva di aver dimenticato, ma che affonda le radici proprio in quel lontano giorno di primavera, mentre il suo cuore fremeva dall’emozione per il primo ciak della sua vita.
Il Giappone incontra la Cina: “Gli scrittori Meiji e la Cina” di Luca Milasi
Natsume Sōseki e Mori Ogai sono considerati due dei principali autori giapponesi del ‘900; non tutti però forse sanno che la loro opera è stata influenzata dal contatto con la Cina, come spiega Luca Milasi in Gli scrittori Meiji e la Cina. Suggestioni letterarie nella produzione di Mori Ogai, Natsume Sōseki e Koda Rohan (edizioni Libreria universitaria, pp. 348, € 20). Questa la presentazione ufficiale:
La letteratura cinese ha esercitato notevoli suggestioni sulla produzione della generazione di scrittori giapponesi attivi nel
periodo Meiji (1868-1912). L’ingresso nell’epoca moderna favorisce nei letterati giapponesi una conoscenza diretta della realtà della Cina contemporanea; allo stesso tempo, lo studio della cultura cinese è incentivato dal contatto con le teorie letterarie e scientifiche occidentali, che trasmettono agli autori giapponesi moderni un approccio filologico ai classici: nasce così la moderna sinologia giapponese, a tutt’oggi una delle scuole più puntuali e rigorose. L’influenza, sul piano letterario e linguistico, della cultura cinese sulle opere degli intellettuali giapponesi attivi a fine Ottocento è evidente in scritti autobiografici sugli anni della formazione, registrazioni di dibattiti letterari, stralci di romanzi e racconti originali qui presentati in traduzione per testimoniare la poliedricità dei narratori giapponesi moderni e la loro ammirazione per la letteratura cinese: un amore antico quanto la scoperta della scrittura stessa.
Murakami, il tè e il centro commerciale
Nell’immaginario occidentale, si tende a credere che in Giappone il tè sia una sorta di elisir circondato da un alone di rispettabilità quasi reverenziale, da sorseggiare alla penombra di un tempio o inginocchiati su un tatami. In realtà, le cose non stanno esattamente così: basti pensare alle innumerevoli macchinette automatiche – presenti davvero in ogni angolo – da cui acquistare la bevanda nipponica per eccellenza, per lo più ghiacciata o bollente (colgo l’occasione per sconsigliarvi di tutto cuore il terribile mix di caffè espresso e tè, assaggiato una volta soltanto per evitare l’assideramento).
Troviamo una conferma di ciò nel famosissimo Norwegian wood (da noi conosciuto anche come Tokyo blues) di Murakami Haruki. Durante la lettura del romanzo incappiamo in un tipico spaccato di vita quotidiana: due amici in un centro commerciale, quattro chiacchiere, una tazza di tè e qualcosa da mangiare.
Prendemmo la metropolitana e arrivammo a Nihonbashi. Forse perché dalla mattina non smetteva di piovere, le grandi sale dei magazzini Takashimaya erano deserte. Anche dentro arrivava l’odore della pioggia e le commesse si aggiravano con un’aria vagamente annoiata. Scendemmo al ristorante nel primo piano sotterraneo e dopo avere esaminato accuratamente i campioni di plastica esposti nella vetrina, ci decidemmo entrambi per il bentó. Anche
lì c’era pochissima gente, considerato che era ora di pranzo.
“E’ molto tempo che non mangio nel ristorante di un grande magazzino,” dissi mentre bevevo il té verde in una di quelle tazze bianche e lucide che si trovano solo, per l’appunto, nei ristoranti dei grandi magazzini.
“A me piace moltissimo,” disse Midori. “Mi dà la sensazione di fare qualcosa di speciale. Sarà perché da bambina non mi ci portavano quasi mai.”
[…]
“Quando ero piccola io pensavo che da grande sarei andata da sola al ristorante nei grandi magazzini e che avrei mangiato tutto quello che volevo e quanto volevo,” disse Midori. “Invece sono rimasta delusa: mangiare da sola in un posto del genere non è tutto questo gran divertimento. Prima cosa non è che si mangia tanto bene, poi anche se sono tanto grandi c’è sempre troppa folla e l’aria è viziata. Però ogni tanto mi prende la voglia di venirci.”
Banana Yoshimoto e la sua testimonianza sul terremoto
Solo oggi ho scoperto questa testimonianza di Banana Yoshimoto riguardante il terremoto dell’11 marzo e i problemi che ha comportato (compresi quelli a Fukushima), intitolata Voglio tornare a sorridere. L’articolo, tradotto da Emilia Benghi, è stato pubblicato ne <<La Repubblica>> del 17 marzo scorso:
Al momento del terremoto stavo andando a prendere mio figlio a scuola. Guidava mio marito e la potenza della scossa lo ha costretto ad accostare e fermarsi. Dal finestrino dell’auto ho visto i grattacieli ondeggiare in distanza e ho pensato “Sarà un guaio grosso”. Fortunatamente mio figlio era sano e salvo a scuola e siamo tornati a casa con lui senza problemi.
Qualche piccolo danno c’è stato in casa, tipo portafotografie in frantumi e libri caduti a terra dagli scaffali, ma fortunatamente nulla di serio.
Subito un’amica che abita nel nostro quartiere è venuta a offrirci aiuto. Ho accompagnato a casa gente che non poteva rientrare per via dei trasporti pubblici bloccati. I cellulari non funzionavano così il sistema migliore per ottenere informazioni erano Twitter e Viber. Ci sono state altre scosse di assestamento ma senza danni gravi a Tokyo.
Il problema ora è che, sconvolta dal disastro, la gente ha fatto incetta di beni di consumo quotidiano. Riso, scatolame e carta igienica sono ormai introvabili. E non è facile spostarsi in auto per via dei problemi di rifornimento di carburante.
Il bombardamento di immagini tragiche dello tsunami in TV ha avuto un impatto pesante sulla psicologia della gente. Alcuni media lo hanno capito e sono tornati al palinsesto normale con le ultime notizie che scorrono in sottofondo. Ho trovato questa decisione molto coraggiosa e ho apprezzato molto Tokyo Channel 12, pioniere di questa scelta.
Quanto alla centrale di Fukushima, ancora non mi sono fatta un’idea mia in mezzo ai tanti commenti diversi. Comunque dico solo che mi ha colpito l’alta professionalità dei tecnici giapponesi che stanno facendo tutto il possibile per evitare l’esplosione, invece di chiacchierare su cosa sia giusto o sbagliato. Il mio cuore scoppia di dolore per la morte di tante persone in questo disastro ma vedo gli sforzi della protezione civile nell’opera di salvataggio e la solidarietà tra i sopravvissuti. Non passa giorno senza che io scopra la grandezza del popolo giapponese. Credo che uno scrittore debba portare a tutti speranza in qualunque situazione. Comunque sia non voglio smettere di sorridere, voglio mantenere la mia libertà di pensiero e intendo affrontare con coraggio le avversità.
Ebook su Tanabata, la festa delle stelle
Oggi in Giappone si celebra la festa tradizione di Tanabata, che ricorda l’incontro delle stelle Vega e Altair che si verifica ogni anno in questo periodo. Attorno a questo “appuntamento” astronomico è sorta nel corso dei secoli una famosissima leggenda d’amore, di cui potete leggere lo svolgimento e le origini in questo ebook gratuito, messo in rete dalla libreria nipponica Tanabata di Milano.
Per un breve approfondimento sulla leggenda e qualche chiarimento astronomico, visitate questo sito: potrete trovare anche la mappa del cielo di luglio, per sognare sotto le stelle i vostri migliori desideri.
P.s.: non dimenticate di appendere al bambù un foglietto con il vostro desiderio (tanzaku)!
(foto tratta da qui)
periodo Meiji (1868-1912). L’ingresso nell’epoca moderna favorisce nei letterati giapponesi una conoscenza diretta della realtà della Cina contemporanea; allo stesso tempo, lo studio della cultura cinese è incentivato dal contatto con le teorie letterarie e scientifiche occidentali, che trasmettono agli autori giapponesi moderni un approccio filologico ai classici: nasce così la moderna sinologia giapponese, a tutt’oggi una delle scuole più puntuali e rigorose. L’influenza, sul piano letterario e linguistico, della cultura cinese sulle opere degli intellettuali giapponesi attivi a fine Ottocento è evidente in scritti autobiografici sugli anni della formazione, registrazioni di dibattiti letterari, stralci di romanzi e racconti originali qui presentati in traduzione per testimoniare la poliedricità dei narratori giapponesi moderni e la loro ammirazione per la letteratura cinese: un amore antico quanto la scoperta della scrittura stessa.
Al momento del terremoto stavo andando a prendere mio figlio a scuola. Guidava mio marito e la potenza della scossa lo ha costretto ad accostare e fermarsi. Dal finestrino dell’auto ho visto i grattacieli ondeggiare in distanza e ho pensato “Sarà un guaio grosso”. Fortunatamente mio figlio era sano e salvo a scuola e siamo tornati a casa con lui senza problemi.