Bookclub (26-31 marzo): “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

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tokyo express matsumoto seichoDopo qualche mese di pausa, ritorna, finalmente, il Japan Bookclub, il gruppo di lettura dedicato al Giappone che ho il piacere di organizzare con altre blogger.
​​Questa volte, il volume prescelto è il noir Tokyo Express di Matsumoto Seichō, appena uscito per Adelphi (trad. di Gala Maria Follaco, Adelphi, pp. 175, € 18). Ne parleremo assieme qui nel blog e sui social dal 26 al 31 marzo. È possibile partecipare lasciando un commento, oppure postando foto e contenuti nei propri personali canali Facebook, Twitter e Instagram, preferibilmente usando gli hashtag #tokyoexpress #librogiappone (così possiamo seguire meglio le discussioni).
Ecco, infine, i blog e i canali social in cui seguire l’evento:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
Daniela : Twitter FacebookInstagram
Stefania : Twitter FacebookInstagram
Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo. Buona lettura!


Novità di letteratura giapponese e saggistica sul Giappone (gennaio-giugno 2018)

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Sōseki Fino a dopo l'equinozioLe novità attese nella prima metà del 2018; si può leggere la relativa scheda/recensione di ogni volume cliccando sul titolo (quando disponibile).
*Attenzione: la sezione è in continuo aggiornamento e ha bisogno dei vostri commenti per crescere, grazie!

*Narrativa*

 

*Classici*

  • I racconti di Ise (trad. di Andrea Maurizi, Marsilio, previsto: maggio 2018, pp. 208, € 15)

 

*Saggistica*

 

*Lingua giapponese*

  • Matilde Mastrangelo, Il giapponese per italiani (3 voll.) (Hoepli, previsto: aprile 2018)

Recensione di “Al Giappone” della Baronessa di Villaurea nel nuovo “Pagine Zen”

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Baronessa di Villaurea Al Giappone

E’ uscito un nuovo fascicolo di Pagine Zen (n. 114, gennaio-aprile 2018), periodico di cultura giapponese, come sempre disponibile gratuitamente in formato digitale e scaricabile a questo link.

Lì troverete la mia recensione un poco noto diario di viaggio dei primi del ‘900, Al Giappone. Impressioni di una viaggiatrice della Baronessa di Villaurea.

Buona lettura!


“Il seme e il seminatore” di Laurens Van Der Post

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Avevo atteso così impazientemente la visita di Natale di John Lawrence; eppure, ora che era qui, sembravamo incapaci di parlarci l’uno l’altro con naturalezza. Erano cinque anni che non lo vedevo. Da quando, finita la guerra, ci salutammo ai cancelli della prigione al momento del rilascio. Io, pronto a ritornare alla mia vita da civile, lui, pronto a riprendere servizio attivo nell’esercito. Fino a quel momento, per anni avevamo affrontato insieme i pericoli della guerra e le sofferenze del campo di prigionia in mano ai giapponesi.

il seme e il seminatoreDella seconda guerra mondiale vissuta dal côté giapponese, abbiamo scolpite nella memoria poche, nitide immagini: l’attacco di Pearl Harbor, il fungo atomico di Hiroshima, il discorso di Hirohito al popolo.

Non si parla, inoltre, di frequente della vita dei prigionieri di guerra (compresi di quelli fatti dai nipponici) – perché non è molto onorevole, per una nazione, ammettere che alcuni dei suoi sono caduti in mano nemica; e perché gli stessi ex prigionieri spesso non amano ricordare giorni che possono esser stati marcati da umiliazioni, fame, sofferenza.

Pubblicato nel 1963 e ora, finalmente, tradotto anche in italiano, Il seme e il seminatore dello scrittore sudafricano Laurens Van Der Post (trad. di Giacomo Falconi, Wordbridge Edizioni, 2017) – è, per molti versi, un libro singolare, non solo perché ha ispirato il celebre film di Ōshima Nagisa Merry Christmas, Mr Lawrence!, con la ancora più famosa colonna sonora curata da Sakamoto Ryūichi.

Il volume riunisce, appunto, tre racconti ambientati in un campo di prigionia giapponese; quello che ho più apprezzato è stato proprio quello da cui è stata tratta l’opera cinematografica (Una sbarra d’ombra), dal momento che mostra quanto il confine fra umanità e brutalità, ragione e pazzia sia labile (specie in circostanze estreme), come rivela il complesso rapporto fra John Lawrence e il sergente Hara.

Malgrado gli argomenti trattati siano di un certo spessore, la prosa nitida di Van Der Post accompagna e sostiene il lettore pagina dopo pagina, permettendogli così di affacciarsi su una realtà troppo spesso, purtroppo, taciuta per pudore, vergogna e dolore.


Sakumoto Yōsuke, “Il giovane robot”

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Sakumoto Yosuke, il giovane robotTezaki Rei sembra un ragazzo come tanti, o forse no: eccelle praticamente in tutto, gode di una certa popolarità a scuola ed è uno studente modello. Soltanto, la sera, tornato a casa, disattiva i suoi processi per riavviarli il mattino dopo. Rei, infatti, è un robot concepito in un centro di ricerca: inviato fra gli uomini per confondersi fra loro, è stato appositamente programmato per portare felicità.

Dal punto di vista fisico-meccanico, rasenta le perfezione; di contro, sembra non essere in grado di provare sentimenti, ha difficoltà a cogliere le sfumature del linguaggio e comprendere le implicazioni emotive delle sue azioni. Ma le cose stanno davvero così?

Complice una narrazione in gran parte in prima persona che rispecchia tanto l’estrema razionalità di una mente in apparenza lucidissima quanto la sorpresa di un adolescente alle prese con una realtà che fatica a dominare, Sakumoto Yōsuke nel suo romanzo Il giovane robot (trad. Costantino Pes, E/O, 2017, pp. 224, € 16) rende bene i dubbi e i dilemmi di un liceale.

Curiosamente, per certi versi, gli esseri umani sembrano i veri automi: radicati nelle loro convinzioni e ancorati saldamente ai loro principi, decisi a non metterli e a non mettersi in questione per nulla al mondo, reagiscono talvolta in maniera meccanica, istintiva, anche animale. Così questo romanzo – dal ritmo e dalle atmosfere manga – spinge il lettore a fermarsi un minuto e a interrogarsi sui limiti dell’umano illuminati dal (presunto) post-umano: proprio in quello spazio fra tecnologia e materia organica, raziocinio e sensibilità risiedono dubbi, contraddizioni, ma anche speranze.


Novità in libreria (2017)

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il giovane robotLa lista che qui presento è in continuo aggiornamento e non mira a essere esaustiva. Ogni suggerimento è ben accetto.

Narrativa

Poesia

Saggistica

Graphic novel

Prossime uscite

  • Iwaki Kei, Sayōnara Orenji, traduzione di Anna Specchio (Edizioni E/O) [data prevista: gennaio 2018]
  • Murakami Ryu, 69 (Sixty-nine), traduzione di Gianluca Coci (Atmosphere libri) [data prevista: 2017]
  • Sukegawa Durian, Le ricette della signora Toku, traduzione di Antonietta Pastore (Einaudi) [data prevista: gennaio 2018]

Grazie ad Alessandro, Jessica e Liana per i suggerimenti.


Un incubo giapponese: “Oche” di ZZ Packer

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zz packer drinking coffee elsewhereE’ stato per colpa della bellezza.

Ecco: se Dina dovesse utilizzare una sola parola per spiegare la causa del suo traferimento in Giappone, forse userebbe quella. Non perché, in fondo, non ci sarebbero ragioni più valide per lasciare Baltimora – la morte della madre, la vita dagli orizzonti stretti, lo squallore del suo quartiere -, ma non può ammetterlo, così, a cuor leggero, di fronte agli altri, a quelli che stagione dopo stagione aspettano che il comune risistemi delle squallide casette in legno e considerano il massimo dell’esotismo mangiare il pollo del take-away cinese.

Dina, comunque, parte. Lavora, viene licenziata, gira per Tokyo, finisce a vivere in un appartamento con altri stranieri come lei. Ha il visto scaduto e la pelle nera: due elementi che certo non le rendono l’esistenza più semplice. Conosce la miseria, la paura, gli espedienti per tirar su qualche yen.

Era un segreto che condividevano; c’erano due tipi di fame: quella in cui puoi fare qualsiasi cosa per il cibo e quella in cui non riesci a fare più niente per procurartelo.

E conosce, soprattutto, alcuni dei lati meno allettanti del paese: l’interesse sessuale che desta negli uomini per via del suo colore, il senso di estraneità crescente e disarmante, la netta divisione fra nipponici e stranieri.

Gli occhi di tutti i giapponesi erano su di loro e per la prima volta Dina si sentì davvero imbarazzata nel senso giapponese del termine. Tutti li stavano guardando e lei non si era mai sentita più straniera di così, così gaijin. Qualcuno rise.

La ricerca della bellezza vale la perdita dell’innocenza? E’ su questa domanda che sembra, appunto, chiudersi Oche, racconto amaro e tagliente tratto dalla strepitosa raccolta Bere caffè da un’altra parte (trad. Enrico Monti, ISBN edizioni, 2006) di ZZ Packer, ambientata nei bassifondi degli Stati Uniti e del sogno americano, dell’ideologia del self-made man. Frivola e disperata, Dina, dall’altra parte dell’Oceano pacifico, non riesce che a sperimentarne l’esatto contrario: l’incubo della self-destroyed woman.

* * *

Per leggere un assaggio del racconto, si veda qui.

Per approfondire: Skin Color and Beauty in Japan


“Luoghi (comuni) del Giappone” e un mio contributo sulle “musmè”

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Henrietta Rae (1859-1928) Azaleas

Henrietta Rae (1859-1928), Azaleas

E’ disponibile online gratuitamente il vol. 3, n. 2 della rivista “Lingue culture mediazioni” (2016), intitolato Luoghi (comuni) del Giappone, a cura di Virginia Sica e Tsuchiya Junji. Fra i contributi (che potete trovare elencati qui sotto e scaricare dal sito che ospita la pubblicazione), figura anche uno che ho dedicato alla rappresentazione della musmè (fanciulla giapponese) nella letteratura italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Buona lettura!

 

Editoriale. Il Sol Vagante, in metamorfosi tra identità e alterità
Tsuchiya Junji

Prefazione. In principio furono i samurai …
Virginia Sica

Dall’Impero del Sol Levante alle terre del Sol Ponente: la (s)fortuna dello haiku in America latina tra esotismi, stereotipizzazioni e lodevoli eccezioni
Irina Bajini

Dicotomie identitarie: l’immaginario del Giappone nelle rappresentazioni turistiche occidentali
Paolo Barbaro

Vecchi e nuovi luoghi comuni del e sul cinema giapponese contemporaneo, tra esotismo e autorappresentazioni
Giacomo Calorio

Un paese senza avvocati? Stereotipi, fraintendimenti e riflessioni storico-comparative sulla professione legale in Giappone
Giorgio Fabio Colombo

Il gourmet manga al di là del sushi
Maria Teresa Orsi

Samurai in love. Ritratti di samurai della seconda metà del XVIII secolo in visita ai quartieri del piacere
Cristian Pallone

“Una perfetta giapponese”: la costruzione japonisant del Giappone e della musmè ne ‘La veste di crespo’ di Matilde Serao
Anna Lisa Somma

I Giapponesi, parlanti obliqui e vaghi per la salvaguardia di ‘wa’: quanto c’è di vero nel luogo comune?
Chiara Zamborlin

 


Bookclub di marzo: “Radio Imagination” di Seikō Itō

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Radio imagination

In occasione del sesto anniversario del terremoto di Sendai e del Tōhoku, il bookclub di questo mese sarà dedicato a Radio Imagination di Seikō Itō (trad. di G. Coci, Neri Pozza, pp. 208, € 16). Anche questa volta, le mie compagne di lettura e avventura saranno Michela (MichelaDePellegrin), Daniela (Tradurre il Giappone), Stefania (Cafè Nihongo), Frida/Nicoletta (OneTwoFrida).

Come si fa a partecipare? Questa volta leggeremo assieme il libro dall’11 (giorno in cui ricorre l’anniversario del terremoto) al 31 marzo. Potete lasciare foto ispirate al volume stesso, commenti e citazioni (purché si avverta di eventuali anticipazioni sulla trama) nei nostri blog e nei nostri social.

Questi sono gli hashtag che vi chiediamo gentilmente di utilizzare: #librogiappone, #seikoito e #radioimagination

E questi, infine, sono i modi per raggiungerci:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
Daniela : Twitter FacebookInstagram
Stefania : Twitter FacebookInstagram
Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo!


Il gatto di Capodanno (da “Il gatto venuto dal cielo” di Hiraide Takashi)

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gatto finestra

Se escludiamo la notte di Capodanno (quando andai a suonare una volta la campana in un vecchio tempio buddista del vicinato, a pregare in un tempio shintoista che si trova in una direzione diversa e poi a mangiare la prima soba dell’anno in un locale aperto a notte fonda), per il resto del tempo rimasi alla scrivania, senza nessuna concessione ai festeggiamenti di fine e inizio anno. L’incombere delle scadenze del lavoro appesantiva l’atmosfera in casa, in particolare all’approssimarsi dell’alba. Ma, ogni volta, quando la stanchezza accumulata rendeva il momento critico, attraverso la grande finestra a sud, di fronte alle nostre due scrivanie, vedevamo comparire una piccola ombra biancastra che saliva sul portico e appoggiava entrambe le zampe anteriori sulla cornice della finestra, spiando verso l’interno. Allora aprivamo la finestra per accogliere l’ospite portato dall’aurora invernale e l’atmosfera in casa si rianimava in un attimo. Chibi fu il nostro primo «benaugurante». I «benauguranti» sono delle persone che girano per le case a fare gli auguri per il nuovo anno. Caso singolare, il benaugurante in questione entrò dalla finestra e, per di piú, non disse neanche una parola d’augurio. Però sembrava sapere esattamente come inchinarsi in un bel saluto con le zampette anteriori unite davanti a sé.

Hiraide Takashi, Il gatto venuto dal cielo, trad. di L. Testaverde, Einaudi, p. 22

immagine tratta da qui