Murakami Haruki, “Ranocchio salva Tokyo”

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Murakami Haruki Ranocchio salva TokyoE’ difficile far caso a Katagiri in strada, in ufficio o mentre fa la spesa; d’altronde, è solo un salaryman come tanti – anzi, se possibile, ancora più insignificante. O, almeno, è tale sino al giorno in cui torna a casa e, ad aspettarlo, trova un ranocchio parlante e una missione – letteralmente sovrumana – da portare a termine.

” […] È una vita da schifo. Tutto quello che faccio è dormire, alzarmi, mangiare, andare al gabinetto. Che vivo a fare, non lo so neanch’io. Perché un uomo come me dovrebbe salvare Tōkyō?
“Signor Katagiri,” disse Ranocchio con voce dolce. “A salvare Tōkyō può essere solo una persona come lei. Ed è per le persone come lei che sto cercando di salvare questa città.”
Katagiri trasse di nuovo un sospiro profondo.
“Allora, mi dica cosa devo fare.”

Breve, fulminante, reso ancora più d’impatto grazie alle illustrazioni di Lorenzo Ceccotti, Ranocchio salva Tokyo  di Murakami Haruki (trad. di Giorgio Amitrano, Einaudi, 2017, pp. 72, € 12,75) è uno di quei racconti che si amano o si odiano perché non vanno incontro in alcun modo al lettore: sta a quest’ultimo, infatti, la scelta della prospettiva o dei valori da applicare alla storia, sulla base di quel che gli suggerisce la coscienza o l’istinto.

Che significato ha, allora, questa narrazione? Si tratta di una semplice storia di fantascienza? E’, invece, un’allegoria dell’ineluttabile scontro fra Bene e Male a cui tutti – perfino i più apparentemente anonimi e inutili – siamo chiamati a partecipare? Oppure è, come già avvenuto ne La strana biblioteca, una sorta di piccolo labirinto in cui i confini fra realtà e mondo onirico si sfocano, mentre la fantasia diviene l’unica bussola? Per (s)fortuna, non lo sapremo mai.

Il vero terrore è quello che gli uomini provano per la loro immaginazione, aveva detto Ranocchio. Senza esitare, Katagiri spense l’interruttore della sua immaginazione, e scivolò in una pace priva di gravità.

Murakami Haruki Ranocchio salva Tokyo


“Tokyo express” di Matsumoto Seichō

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Werner Bischof - Tokyo, 1951

Werner Bischof, Tōkyō (1951)

Una ragazza di modeste condizioni, un funzionario di un ministero implicato forse in un grosso caso di corruzione; i loro cadaveri intatti ritrovati su una spiaggia desolata, apparentemente suicidi, dopo una fuga in treno accuratamente programmata: un caso chiuso già in partenza, si direbbe. D’altronde,

[i] suicidi di coppia ci sono sempre stati, fin dall’antichità. Migliaia, decine di migliaia di amanti si sono tolti la vita così. Nessuno ne ha mai dubitato.

Eppure, per i due ispettori Torigai Jūtarō e Mihara Kiichi, il primo impiegato presso il commissariato di Fukuoka e l’altro nella capitale, qualcosa non torna: i loro sono soltanto sospetti o, effettivamente, la morte dei due presenta qualcosa di anomalo?

Dapprima pubblicato in un quotidiano, Ten to sen (Punti e linee) di Matsumoto Seichō (1909-1992) uscì ufficialmente nel 1958 e vendette oltre un milione di copie, ma apparve in Italia apparve due decenni più tardi, nel 1971 (La morte è in orario). Il romanzo è ora ripresentato nella nuova traduzione di Gala Maria Follaco, corredata di un breve glossario, col titolo Tokyo express (Adelphi, 2018, pp. 175, € 18), e ha tutte le carte in regola per esser considerato un noir avvincente, ben costruito e dal sapore classico; del resto, Matsumoto è considerato uno dei grandi padri del genere nella letteratura nipponica, assieme a Edogawa Ranpo (che, però, tende a virare su tinte decisamente più macabre e morbose).

Ed Van Der Elsken, Girl in the Underground, Tokyo, 1981

Ed Van Der Elsken, Girl in the Underground (Tokyo, 1981)

Lo scrittore si destreggia attraverso una molteplicità di località e ambientazioni, che spaziano dai vivaci kissaten di Yūrakuchō ai sonnolenti ryokan del Kyūshū. Come nota il geografo Gary J. Hausladen in Places for Dead Bodies (2000, p. 130), alcuni elementi di Tokyo express – quali il ruolo del sistema ferroviario, i dialetti regionali, il ricorso alle mappe per individuare degli schemi – appaiono particolarmente significativi per la collocazione degli eventi in un contesto ben preciso. Non solo: essi si rivelano particolarmente utili all’economia della trama e alla risoluzione dei misteri.

Matsumoto sa, infatti, orchestrare benissimo le coincidenze e i contrasti: dosa con maestria tempi dilatati e ritmi serrati; alterna con efficacia l’effervescenza e l’opulenza di una Tōkyō frenetica con nostalgiche atmosfere che paiono – almeno in parte – richiamare il racconto Amore di Inoue Yasushi. La sua bravura emerge, però, soprattutto nella gestione delle fratture di quello che potremmo chiamare paesaggio narrativo: dalle crepe nella storia dei due presunti amanti che i due investigatori tentano di ricostruire il corso degli eventi, le loro motivazioni, il profilo dei soggetti coinvolti. E sono proprio dettagli e scarti minimi che, come nella miglior tradizione della letteratura noir, fanno intuire l’esistenza di una realtà altra.

«Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontate. E questo è pericoloso. Quando il senso comune diventa un dato di fatto spesso ci induce in errore.»


Edogawa Ranpo, “La poltrona umana e altri racconti”

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edogawa ranpo la poltrona umana e altri raccontiEdogawa Ranpo è un autore non particolarmente popolare in Italia, sebbene siano già stati tradotti diversi suoi lavori (compresi Il bruco e La strana storia dell’isola Panama, nella versione manga di Suehiro Maruo).

E’ quindi con soddisfazione che va salutata la raccolta La poltrona umana e altri racconti (trad. di Francesco Vitucci, Atmosphere libri, 2018, pp. 178), che raccoglie sei appassionanti racconti dell’autore.

Per me particolarmente degni di nota sono Delitto della salita D e Il test psicologico. Nella prima storia, Ranpo ci presenta una donna viene uccisa in circostanze poco chiare: di lei, con certezza, si sa soltanto che è la moglie di un libraio e che da tempo ha il corpo ricoperto di lividi. Nel secondo, invece, lo scrittore prende apertamente le mosse da due maestri del thriller e del noir anglofono, Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle, da cui trae atmosfere, spunti e metodi di indagine, ma riadattandoli all’ambito giapponese.

Intelligentemente, Ranpo riesce a evitare ogni tipo di scimmiottatura, dando vita a racconti brevi, ben costruiti (seppure, a volte, un po’ sbrigativi), spesso ambientati in un contesto cittadino, rievocando un mondo fatto di sfaccendati, studenti, piccoli riti, oggetti quotidiani che, però, possono rivelare di un crimine molto più di quanto non si pensi.


“Arrivederci, arancione” di Iwaki Kei

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iwaki kei, arrivederci, arancioneLa vita all’estero è, spesso, come un arazzo: chi la osserva da lontano vede i colori cangianti, i fili che si intrecciano armoniosamente, i disegni che catturano l’attenzione. Solo, però, chi lo ha cucito conosce la segreta trama di punti, le battute d’arresto, i nodi.

Arrivederci, arancione di Iwaki Kei (trad. di Anna Specchio, Edizioni e/o, 2018, pp. 160, € 14,50), romanzo vincitore del prestigioso premio Ōe Kenzaburō, riesce a restituire bene questo quadro complesso attraverso la semplice e toccante storia di Salima e Sayuri, conosciutesi per caso in Australia.

La prima è un’operaia, intelligente ma analfabeta, scappata dall’Africa, mentre la seconda, giapponese, fatica a conciliare le sue aspirazioni di scrittrice e accademica col ménage domestico. Le due, insomma, non potrebbero sembrare più diverse: eppure, per quanto distanti per estrazione sociale, cultura, personalità, le donne sono accomunate dall’esser madri in condizioni difficili, dal desiderio di riscatto, dal senso di estraniamento geografico e linguistico, dal bisogno di costruire relazioni genuine, non importa se con una tenace insegnante di inglese o con un camionista dalla lacrima facile.

Il linguaggio, in tutto ciò, riveste un ruolo fondamentale: può gettare ponti, raccontare un’assenza lancinante, ricostruire e rigenerare se stesse dopo che la propria esistenza è stata stravolta dagli eventi. Crede, giustamente, Sayuri:

[l]eggere e scrivere, ovvero coltivare le parole che supportano il nostro pensiero, sono due azioni personali che si riproducono nella mente di ogni individuo sotto forme molteplici e diverse. E’ quasi come se ognuno di noi spargesse i semi delle parole nel profondo di sé. […] Ora che non sono più giovane […] voglio invece affidarmi all’atto di produrre attraverso la mia maldestra scrittura, affinché sul suolo del mio spirito possa un domani crescere una rigogliosa foresta di parole. (p. 38)

Arrivederci, arancione è, in conclusione, anche – e, forse, soprattutto – una dichiarazione di amore verso le parole: quando nessun passaporto è in grado di identificare la propria casa e i rapporti umani sembrano vacillare, esse sanno farsi nido, famiglia, patria.


Bookclub (26-31 marzo): “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

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tokyo express matsumoto seichoDopo qualche mese di pausa, ritorna, finalmente, il Japan Bookclub, il gruppo di lettura dedicato al Giappone che ho il piacere di organizzare con altre blogger.
​​Questa volte, il volume prescelto è il noir Tokyo Express di Matsumoto Seichō, appena uscito per Adelphi (trad. di Gala Maria Follaco, Adelphi, pp. 175, € 18). Ne parleremo assieme qui nel blog e sui social dal 26 al 31 marzo. È possibile partecipare lasciando un commento, oppure postando foto e contenuti nei propri personali canali Facebook, Twitter e Instagram, preferibilmente usando gli hashtag #tokyoexpress #librogiappone (così possiamo seguire meglio le discussioni).
Ecco, infine, i blog e i canali social in cui seguire l’evento:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
Daniela : Twitter FacebookInstagram
Stefania : Twitter FacebookInstagram
Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo. Buona lettura!


Novità di letteratura giapponese e saggistica sul Giappone (gennaio-giugno 2018)

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Sōseki Fino a dopo l'equinozioLe novità attese nella prima metà del 2018; si può leggere la relativa scheda/recensione di ogni volume cliccando sul titolo (quando disponibile).
*Attenzione: la sezione è in continuo aggiornamento e ha bisogno dei vostri commenti per crescere, grazie!

*Narrativa*

 

*Classici*

  • I racconti di Ise (trad. di Andrea Maurizi, Marsilio, previsto: maggio 2018, pp. 208, € 15)

 

*Saggistica*

 

*Lingua giapponese*

  • Matilde Mastrangelo, Il giapponese per italiani (3 voll.) (Hoepli, previsto: aprile 2018)

Recensione di “Al Giappone” della Baronessa di Villaurea nel nuovo “Pagine Zen”

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Baronessa di Villaurea Al Giappone

E’ uscito un nuovo fascicolo di Pagine Zen (n. 114, gennaio-aprile 2018), periodico di cultura giapponese, come sempre disponibile gratuitamente in formato digitale e scaricabile a questo link.

Lì troverete la mia recensione un poco noto diario di viaggio dei primi del ‘900, Al Giappone. Impressioni di una viaggiatrice della Baronessa di Villaurea.

Buona lettura!


“Il seme e il seminatore” di Laurens Van Der Post

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Avevo atteso così impazientemente la visita di Natale di John Lawrence; eppure, ora che era qui, sembravamo incapaci di parlarci l’uno l’altro con naturalezza. Erano cinque anni che non lo vedevo. Da quando, finita la guerra, ci salutammo ai cancelli della prigione al momento del rilascio. Io, pronto a ritornare alla mia vita da civile, lui, pronto a riprendere servizio attivo nell’esercito. Fino a quel momento, per anni avevamo affrontato insieme i pericoli della guerra e le sofferenze del campo di prigionia in mano ai giapponesi.

il seme e il seminatoreDella seconda guerra mondiale vissuta dal côté giapponese, abbiamo scolpite nella memoria poche, nitide immagini: l’attacco di Pearl Harbor, il fungo atomico di Hiroshima, il discorso di Hirohito al popolo.

Non si parla, inoltre, di frequente della vita dei prigionieri di guerra (compresi di quelli fatti dai nipponici) – perché non è molto onorevole, per una nazione, ammettere che alcuni dei suoi sono caduti in mano nemica; e perché gli stessi ex prigionieri spesso non amano ricordare giorni che possono esser stati marcati da umiliazioni, fame, sofferenza.

Pubblicato nel 1963 e ora, finalmente, tradotto anche in italiano, Il seme e il seminatore dello scrittore sudafricano Laurens Van Der Post (trad. di Giacomo Falconi, Wordbridge Edizioni, 2017) – è, per molti versi, un libro singolare, non solo perché ha ispirato il celebre film di Ōshima Nagisa Merry Christmas, Mr Lawrence!, con la ancora più famosa colonna sonora curata da Sakamoto Ryūichi.

Il volume riunisce, appunto, tre racconti ambientati in un campo di prigionia giapponese; quello che ho più apprezzato è stato proprio quello da cui è stata tratta l’opera cinematografica (Una sbarra d’ombra), dal momento che mostra quanto il confine fra umanità e brutalità, ragione e pazzia sia labile (specie in circostanze estreme), come rivela il complesso rapporto fra John Lawrence e il sergente Hara.

Malgrado gli argomenti trattati siano di un certo spessore, la prosa nitida di Van Der Post accompagna e sostiene il lettore pagina dopo pagina, permettendogli così di affacciarsi su una realtà troppo spesso, purtroppo, taciuta per pudore, vergogna e dolore.


Sakumoto Yōsuke, “Il giovane robot”

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Sakumoto Yosuke, il giovane robotTezaki Rei sembra un ragazzo come tanti, o forse no: eccelle praticamente in tutto, gode di una certa popolarità a scuola ed è uno studente modello. Soltanto, la sera, tornato a casa, disattiva i suoi processi per riavviarli il mattino dopo. Rei, infatti, è un robot concepito in un centro di ricerca: inviato fra gli uomini per confondersi fra loro, è stato appositamente programmato per portare felicità.

Dal punto di vista fisico-meccanico, rasenta le perfezione; di contro, sembra non essere in grado di provare sentimenti, ha difficoltà a cogliere le sfumature del linguaggio e comprendere le implicazioni emotive delle sue azioni. Ma le cose stanno davvero così?

Complice una narrazione in gran parte in prima persona che rispecchia tanto l’estrema razionalità di una mente in apparenza lucidissima quanto la sorpresa di un adolescente alle prese con una realtà che fatica a dominare, Sakumoto Yōsuke nel suo romanzo Il giovane robot (trad. Costantino Pes, E/O, 2017, pp. 224, € 16) rende bene i dubbi e i dilemmi di un liceale.

Curiosamente, per certi versi, gli esseri umani sembrano i veri automi: radicati nelle loro convinzioni e ancorati saldamente ai loro principi, decisi a non metterli e a non mettersi in questione per nulla al mondo, reagiscono talvolta in maniera meccanica, istintiva, anche animale. Così questo romanzo – dal ritmo e dalle atmosfere manga – spinge il lettore a fermarsi un minuto e a interrogarsi sui limiti dell’umano illuminati dal (presunto) post-umano: proprio in quello spazio fra tecnologia e materia organica, raziocinio e sensibilità risiedono dubbi, contraddizioni, ma anche speranze.


Novità in libreria (2017)

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il giovane robotLa lista che qui presento è in continuo aggiornamento e non mira a essere esaustiva. Ogni suggerimento è ben accetto.

Narrativa

Poesia

Saggistica

Graphic novel

Prossime uscite

  • Iwaki Kei, Sayōnara Orenji, traduzione di Anna Specchio (Edizioni E/O) [data prevista: gennaio 2018]
  • Murakami Ryu, 69 (Sixty-nine), traduzione di Gianluca Coci (Atmosphere libri) [data prevista: 2017]
  • Sukegawa Durian, Le ricette della signora Toku, traduzione di Antonietta Pastore (Einaudi) [data prevista: gennaio 2018]

Grazie ad Alessandro, Jessica e Liana per i suggerimenti.