Per inaugurare la nuova rubrica “Andiamo al cinema a vedere un libro?”, avrei potuto optare per una pellicola celebre o d’effetto; la scelta, invece, è ricaduta con naturalezza su  un’opera delicata e bizzarra come Rinco’s restaurant (食堂かたつむり – Shokudo Katatsumuri, 2010, regia di Tominaga Mai), adattamento del romanzo di Ogawa Ito, noto in Italia come Il ristorante dell’amore ritrovato; Il titolo, a mio parere, non rende pienamente giustizia alla storia e, soprattutto, alle sue atmosfere soffuse, venate – anche nei momenti più ironici – di una sottile tristezza. Ma passiamo subito alla trama.

Sola e derubata di tutto (voce compresa) da un fidanzato senza scrupoli, Rinco è costretta suo malgrado ad abbandonare la città per fare ritorno alla casa natale in provincia, tra verdi colline e ridenti vallate. La convivenza in famiglia si rivela subito complessa: la madre, eccentrica e infantile, trascorre il tempo davanti allo specchio o a civettare con gli ospiti del modesto locale che gestisce, preoccupata unicamente della sua bellezza e del suo viziatissimo maiale da compagnia, Hermes.

La ragazza, timida e un po’ scontrosa, ha difficoltà a ritagliarsi un proprio spazio e relazionarsi con gli abitanti del luogo, che la trattano con un misto di curiosità e diffidenza; malgrado ciò, complice un vicino volenteroso, Rinco decide di perfezionare le sue arti culinarie e aprire un piccolo e grazioso ristorante, ricavato alla bell’e meglio da un capanno abbandonato.

In barba alle migliori aspettative, ben presto nel circondario si diffonde una curiosa leggenda: tutti coloro che gustano i piatti della cuoca provetta ritrovano almeno una briciola d’amore, per se stessi e per la vita. Le prenotazioni si infittiscono, i rapporti si appianano, la fiducia nel futuro cresce; eppure, quando tutto pare andare per il meglio, ecco che qualcosa inizia a incrinarsi.

L’aspirante chef è purtroppo costretta a fare i conti non solo con il futuro, ma – soprattutto – con il suo passato e con quello dell’amata-odiata madre: riuscirà, malgrado gli ostacoli, a conquistare almeno un pizzico di serenità? 

Rinco’s restaurant è un film semplice, a volte forse un po’ troppo ingenuo, fatto di piccoli gesti, tic, silenzi, stravaganze. Un film che – almeno per me – ha l’odore delle cortecce, della pioggia, delle erbe appena colte; delle cose che, con il loro profumo, riescono a strappare un sorriso che confina con la malinconia. 

Foto (anche) tratte da qui.

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