Un festival giapponese in Canton Ticino

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Oggi vorrei segnalarvi un evento che merita attenzione, e che spero richiamerà molti di voi lettori residenti nell’Italia settentrionale e in Canton Ticino.

Il 21 e il 22 aprile 2012, infatti, si terrà presso Bellinzona (Svizzera) la prima edizione di Japan Matsuri, festival dedicato alla cultura giapponese; sottolineo che “l’utile della fiera verrà devoluto in beneficenza per poter aiutare le persone colpite dal terremoto e dallo tsunami lo scorso 11 marzo”. Continua a leggere »


“Scrittura giapponese” di Susanna Marino

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Quanti bambini sono stati incantati da quegli strani simboli che comparivano nelle sigle dei cartoni animati giapponesi? E quanti, da adulti, hanno guardato con stupore le opere dei maestri calligrafi e hanno avuto – almeno per un momento – la tentazione di carpire i loro segreti? La scrittura giapponese, coi suoi pieni e i suoi vuoti, esercita sempre il suo fascino, tanto da essere – in alcuni casi – una delle principali motivazioni dello studio della cultura e della lingua nipponica.

A tutti coloro che subiscono il fascino degli ideogrammi (e non solo) è dedicato il volume Scrittura giapponese (Zanichelli, pp.192, € 25) di Susanna Marino, con la collaborazione di Ikuko Sugiyama. Per leggerne un corposo estratto, clicca qui.


Eventi giapponesi in area bolognese

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Grazie a Fraimirtilli, vi segnalo alcune interessanti iniziative connesse al mondo della scrittura che si terranno in area bolognese, curate dall’Associazione Culturale Takamori.
Cominciamo con ordine:
– 27 novembre, ore 16: “Donne e scrittura nel Giappone odierno: rinnovate sfide o nuovi limiti?
L’incontro – tenuto dalla dott.ssa  Tiziana Carpi – si terrà presso la Mediateca di San Lazzaro di Savena ed è a ingresso gratuito.
Questa la presentazione:

Se si considera che le scrittrici giapponesi di inizio Novecento hanno avuto, dopo alcuni secoli di invisibilità, il ruolo di portavoce delle donne in un tempo di profondi cambiamenti politici e sociali, quale ruolo può ricoprire ora la nuova generazione di scrittrici che dagli anni ’70-’80 ha invaso, e in alcuni casi sconvolto, il panorama letterario contemporaneo? A partire dalle più note quali Yoshimoto Banana e Yamada Eimi, sino a toccare nomi più recenti come Kawakami Mieko, Kanehara Hitomi e Wataya Risa ed altre ancora, in un breve ma fitto excursus, si indagherà su chi sono, cosa e come scrivono e quali sfide lanciano al nuovo modo di “fare” e “fruire” letteratura in Giappone e al di fuori di esso.

– 11 dicembre, ore 10: “Arte ed educazione alla scrittura nella calligrafia giapponese.”
L’incontro – tenuto dalla dott.ssa Rita Casadei e con la partecipazione di Arimitsu Yasuko – si terrà presso la Sala dello Zodiaco, Palazzo Malvezzi (Via Zamboni 13 Bologna).
Ed ecco la presentazione:

La scrittura giapponese è da secoli considerata una forma d’arte a tutti gli effetti. Per secoli, i monaci buddhisti hanno trascritto sutra elaborando nuove forme di calligrafia che si sono cristallizzate col tempo in nuove forme artistiche di scrittura. Ciò che può sembrare del tutto naturale, è però frutto di un minuzioso studio delle forme. Al fine di penetrare in profondità i meandri di questa forma artistica, verrà illustrato il concetto di forma, tuttora condivisa a livello quotidiano, quale modulo condiviso per lo sviluppo della coscienza morale giapponese,. Alla parte teorica viene affiancata una dimostrazione pratica di calligrafia da parte della Sig.ra Arimitsu Yasuko.


"Il calligrafo" di T. Shimoda

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Appena ho letto il titolo e visto la copertina, ho pensato: ecco, questo è un libro da spiaggia. Non nel senso sprezzante della parola, ma intendendo una lettura piacevole e non particolarmente impegnativa. E poi il formato tascabile trova sempre posto nello zaino da trekking o nella borsa da spiaggia.
Il volume in questione (così svelo l’arcano) è Il calligrafo (ed. Tea [ma potreste trovarlo anche nella vecchia edizione Longanesi], pp. 376, € 8,50; illustrato) di Todd Shimoda, nippoamericano di terza generazione e ricercatore nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
The Fourth Treasure (Il quarto tesoro) – questo il titolo originale – si sviluppa in tre diverse epoche e due città: da un lato, abbiamo la Berkeley contemporanea, in cui vive una studentessa di neuroscienze appassionata di shodô (il sentiero artistico-spirituale della calligrafia); dall’altro, troviamo la Kyoto degli anni Settanta e quella della metà del XVII sec., teatro d’amori e lotte che ruotano attorno al mondo dello shodô.
A voi uno stralcio del libro:

I N T E R L U D I O
Foglie cremisi/ che cadono

NOVEMBRE 1975, KYOTO, GIAPPONE

KIICHI SHIMANO, il sensei capo della Scuola di calligrafia Daizen, gettò uno sguardo fuori del suo studio, nel giardino. La brezza autunnale aveva strappato dall’acero le foglie cremisi e le aveva sparpagliate sul terreno ricoperto di muschio, creando un motivo che era casuale, e tuttavia possedeva un forte equilibrio e un ritmo vivace. Così facile per la natura, così difficile per l’artista. La differenza deve risiedere nel fatto che l’artista crea con il pensiero e i sentimenti. La natura crea la sua arte senza nessuna delle due cose e obbedisce solo a poche semplici regole – la gravità, la forza del vento, il cambiamento delle stagioni – in infinite combinazioni.

Il sensei Daizen prese il pennello da calligrafo mentre si concentrava sul kanji per «cremisi». La parola era parte di una poesia che aveva appena iniziato:

Foglie cremisi
che cadono…

Doveva riconoscere che non era un granché come poesia.

Non aveva tempo per scrivere poesie migliori, non da quando era stato nominato ventinovesimo sensei capo della scuola Daizen, qualche mese prima. Programmare le lezioni, assegnare gli studenti agli insegnanti della scuola, giudicare le gare, occuparsi delle finanze: questi erano alcuni dei molti doveri che aveva ereditato quale sensei Daizen. E c’erano le interviste, l’ultima aveva avuto luogo proprio quella mattina, per un programma mattutino in diretta da una stazione televisiva di Osaka. L’intervistatrice, sebbene entusiasta (fin troppo a tratti) sembrava interessata solo agli aspetti superficiali dello shodo: “Che tipo di pennello usa? Dove si procura l’inchiostro? Con che frequenza si esercita? Per “quanto tempo?” Esaurito il suo repertorio, gli aveva chiesto l’età e, quando lui aveva risposto, lo aveva battezzato “Giovane Sensei”, aveva trentaquattro anni – quindici o venti in meno del solito per un nuovo sensei capo – ed era il secondo più giovane sensei Daizen. Il più giovane era stato il samurai Sakata, il quindicesimo sensei capo, conosciuto come il padre dell’era attuale, quella della callìgrafia giapponese competitiva.

L’ultima domanda della giornalista era stata: come pensa di comportarsi il Giovane Sensei nel prossimo Concorso Daizen-Kurokawa?

La giornillista si riferiya alla gara tra la sua scuola e la Scuola di calligrafia Kurokawa. Il sensei Daizen aveva previsto la domanda e aveva preparato una breve storia del concorso nel caso che la giornalisia gliel’avesse chiesto: nel 1659, Sakata e il fondatore della scuola Kurokawa diedero inizio al Concorso di calligrafia Daizen~Kurokawa, tutttora il più pretigioso del Giappone. Tenutosi da allora ogni tre anni, serviva ad assicurare che le due scuole mantenessero il loro primato.

Il sensei Daizen aveva risposto che non sapeva che risultato avrebbe ottenuto, ma si sarebbe impegnato a fondo per fare del suo meglio.

Sperava che l’intervistatrice gli chiedesse perché la calligrafia, se praticata in modo corretto, è intrisa di potere spirituale. Voleva che gli chiedessè perché è necessario dedicare alla calligrafia tanto esercizio persino per raggiungere risultati mediocri.


Shodō, l'arte della calligrafia

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Tutti coloro che, come me, studiano giapponese sognano un giorno di riuscire a tracciare ideogrammi pieni di grazia ed eleganza, degni di un maestro della calligrafia. Poiché, almeno nel mio caso, questo risultato è ancora lontano da venire, ho pensato di mettermi alla ricerca di qualche volume che possa aiutarmi a comprendere meglio lo shodō, la difficile via della scrittura.
Sono dunque incappata in Giappone, lo spirito nella forma. Shodō. L’arte della calligrafia (edizione multilingue, ed. Yoshin Ryu Kiri, pp. 211, 124 immagini a colori, 34 €) . Il volume presenta numerose opere dei maestri Ogawa Taizan e Imae Midori tratte dall’omonima mostra tenutasi a Torino nel 2008, organizzata dalla Yoshin Ryu, scuola di cultura e discipline orientali.


Yoshimoto e Murakami H. (forse) al Festival della traduzione di Napoli (2010)

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Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto

Anche se -lo ammetto- è un po’ precoce dirlo, tenetevi liberi per la settimana  che va dal 22 al 29 novembre 2010: l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, l’Universität Wien e Université Paris VIII hanno infatti programmato per quella data il Festival della traduzione Biennale E.S.T. (Europa Spazio di Traduzione), che si terrà nella città partenopea. Tra gli autori invitati troviamo Banana Yoshimoto, Daniele Sepe, Valerio Magrelli, i traduttori iraniani di Dante e Calvino, Eva Hoffman, Moni Ovadia, Murakami Haruki, Daniel Pennac e Domenico Starnone.
Inoltre, a quanto si dice, la Yoshimoto dovrebbe tenere un laboratorio di calligrafia giapponese a bordo di una nave al largo del golfo di Napoli: per tutti i suoi fan è un’occasione da non perdere.

[Foto tratta da qui]