Una giornata a Uji con Genji e Murasaki Shikibu (parte 2)

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statua murasaki shikibu uji

Statua di Murasaki Shikibu

Dopo la visita ai monumenti dedicati a Murasaki Shikibu e agliUji Jujo (di cui ho parlato qui), dirigiamoci verso il Museo del Genji monogatari. Orientarsi a Uji è piuttosto semplice: la città è di dimensioni modeste e le indicazioni stradali non scarseggiano (ma la mappa reperita all’ufficio turistico può comunque rivelarsi molto utile).

Per arrivare al museo è possibile scegliere fra diverse strade, ma io consiglio quella chiamata Sawarabi no michi che permette di passare accanto ai templi Uji  e Ujigami (quest’ultimo, come detto anche nell’altro post, patrimonio dell’Unesco).

Lungo questo stesso sentiero, prima di arrivare al museo, troviamo il monumento a Yosano Akiko (1878-1942), celebre poetessa giapponese che amava a tal punto il Genji monogatari da avere eletto Murasaki Shikibu a sua ideale mentore letteraria. In onore del romanzo, inoltre, compose il Genji monogatari raisan (1922), in cui riscrisse i cinquantaquattro capitoli dell’opera in altrettanti tanka (tipo di lirica giapponese); sulla scultura ne sono riprodotti dieci, dedicati ai cosiddetti capitoli di Uji.

Procedendo nel cammino, dopo una manciata di minuti eccoci finalmente al Museo del Genji monogatari (indirizzo: 45-26 Uji-Higashiuchi; orari: dalle 9 alle 17, con entrata sino alle 16,30; chiusura settimanale: lunedì), inaugurato nel 1998 e ospitato in un suggestivo edificio che s’ispira all’architettura delle antiche dimore giapponesi. Una volta acquistato il biglietto (adulti: 500 yen, bambini e ragazzi: 250), è possibile prendere gratuitamente in prestito un’audio guida in una lingua a scelta fra inglese, giapponese e cinese.

uji museo genji monogatari sala heian

Ricostruzione nella sala Heian

Il museo in sé è, purtroppo, piuttosto piccolo e non pienamente coinvolgente, specie se non si conosce il giapponese. La prima sala, la Heian Room, ospita ricostruzioni di alcuni oggetti d’epoca e, soprattutto, quella di un ambiente Heian (794-1185) nei minimi dettagli. In sottofondo, scorre un video volto a contestualizzare il Genji monogatari e il suo mondo. Nell’Uji Room è possibile invece vivere due esperienze multisensoriali: da un lato, infatti, troviamo una teca contenente spezie, incensi e aromi citati nell’opera, tutti da odorare dal vivo; dall’altro, grazie a un suggestivo gioco di luci e immagini, ci ritroviamo proiettati (anche fisicamente) negli ultimi capitoli del romanzo. La Tale Room presenta invece alcuni pannelli esplicativi dedicati alla storia del Genji e della città di Uji.

uji museo genji monogatari sala heian

Ricostruzione nella sala Uji

Da non dimenticare poi la sala delle esposizioni speciali e il cinema in cui ogni mezz’ora viene proiettato il filmato Hashihime, dedicato alla ‘fanciulla del ponte‘, popolare figura della letteratura giapponese che attende il suo amante (in alcune versioni la donna, persa la pazienza e in preda alla gelosia, si trasforma in un demone). Il museo include anche una biblioteca, una sala conferenza, un cafè e uno shop in cui acquistare poster, segnalibri e piccola oggettistica (nell’aprile 2014, quando l’ho visitato, l’offerta di libri era abbastanza scarna).

Tirando le somme, direi che vale la pena visitare il museo, anche solo per curiosità, ma sinceramente sarebbe lecito aspettarsi di più. Gli oggetti d’epoca in mostra sono pochi, i cartellini esplicativi e i video per lo più in giapponese, le tematiche trattate senza troppa profondità. L’impressione è quella di accostarsi all’incantevole universo del Genji e di spiarne qualche meraviglioso frammento, ma senza poter andare davvero a fondo.


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