Ostaggi di se stessi: la mia recensione a “Install” di Wataya Risa

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Una liceale che abbandona d’improvviso la scuola, un bambino smaliziato, un computer attraverso il quale accedere a un’esistenza parallela e assurda: sono questi gli ingredienti principali di Install (trad. di A. Pastore; Mondadori, pp. 127, € 8,50; ora in offerta su Amazon.it a € 7,23 cliccando qui), opera prima di Wataya Risa, che è riuscita a farsi notare nel panorama letterario nipponico a soli diciassette anni proprio grazie a questo romanzo.
Potete leggere la mia recensione con un approfondimento sugli hikikomori e gli otaku nel numero di gennaio-febbraio del magazine online Ebookmania (pp. 81-84), consultabile gratuitamente a questo link (attenzione: il pdf è un po’ pesante, quindi ci vuole qualche secondo di tempo in più del solito per caricarlo).


2 commenti su “Ostaggi di se stessi: la mia recensione a “Install” di Wataya Risa

  1. Ho avuto la fortuna di incontrare Wataya Risa all’inizio dell’autunno, ospite dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma, ed è stata una bella occasione anche per conoscere Antonietta Pastore, sua traduttrice ed anche autrice lei stessa (imperdibile “Leggero il passo sui tatami”).
    Della giovane autrice nipponica ho trovato veramente molto interessante “Solo con gli occhi”, più di “Install” che, in ogni caso, non mi è dispiaciuto.
    Adesso mi vado a leggere la tua recensione!!!

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