Categoria: narrativa

“Genji monogatari”: un rapido confronto tra la nuova e la vecchia edizione

genji monogatari la storia di genji maria teresa orsi nuova edizione letteratura giapponesePoche settimane fa, dopo anni di attesa, è finalmente uscita la prima vera edizione italiana del Genji Monogatari di Murasaki Shikibu, tradotta dal giapponese da Maria Teresa Orsi, apprezzata docente universitaria; l’opera, con il nome di Storia di Genji, è stata pubblicata da Einaudi e arricchita da alcune bellissime illustrazioni di Yamaguchi Itarō (pp. 1493, € 90; ora in offerta su Amazon.it a 76,50 cliccando qui). (altro…)

Andiamo al cinema a vedere un libro? “Il ristorante dell’amore ritrovato” di Ogawa Ito

 

Per inaugurare la nuova rubrica “Andiamo al cinema a vedere un libro?”, avrei potuto optare per una pellicola celebre o d’effetto; la scelta, invece, è ricaduta con naturalezza su  un’opera delicata e bizzarra come Rinco’s restaurant (食堂かたつむり – Shokudo Katatsumuri, 2010, regia di Tominaga Mai), adattamento del romanzo di Ogawa Ito, noto in Italia come Il ristorante dell’amore ritrovato; (altro…)

[Recensione] L’insostenibile leggerezza dell’essere: “E poi” di Sōseki Natsume

Tokyo, primo Novecento. L’epoca del grande rinnovamento Meiji sembra aver contagiato tutto e tutti: i tram sferruzzano sulle rotaie lanciando bagliori, i servitori e i commessi s’affrettano in mille faccende; le donne preparano il pranzo o s’aggiustano davanti allo specchio il colletto del kimono.

Daisuke legge, riflette, gode del silenzio e dei profumi del suo piccolo giardino. (altro…)

Un sogno lungo trent’anni: “La vergine eterna” di Ōe Kenzaburō

Ho cercato a lungo una sua foto, un ritratto qualunque: nulla. Mi sarebbe bastato un ritaglio di giornale, una polaroid dai bordi ingialliti, persino un necrologio seguito da un vecchio scatto stinto dagli anni. Malgrado ciò, sono certa che Sakura Ogi Magarshack sia davvero esistita. Che sia stata un enfant prodige del cinema nipponico, che abbia consacrato la sua vita al palcoscenico, che durante l’occupazione americana in Giappone nel secondo dopoguerra abbia comparso bambina in un ambiguo cortometraggio ispirato ad Annabel Lee (una delle più note liriche di Edgar Allan Poe), diretto da un soldato dell’esercito statunitense che sarebbe poi divenuto suo marito.

Me lo ha rivelato Ōe Kenzaburō in uno delle sue opere più recenti, La vergine eterna (trad. di G. Coci, Garzanti, 2011, pp. 251, € 18,60; ora in offerta su Amazon.it cliccando qui a € 15,81), e io gli credo. (altro…)

Le vere memorie di una geiko: “Storia proibita di una geisha” di M. Iwasaki

Mineko, a sei anni

Kyoto, anni Cinquanta. Sotto un bellissimo parasole di carta, un’elegantissima donna abbozza un sorriso al fotografo; a lei cerca di stringersi una bambina dall’aria tenera e curiosa. Sotto il suo kimono a fiori, spuntano appena i piedini intrecciati in segno di timidezza. Da pochi mesi, Masako – così si chiama la piccola – ha lasciato di sua volontà, sebbene a malincuore, la propria casa per trascorrere gli anni a venire in un’okiya, la tradizionale residenza delle geiko (come si autodefiniscono le geisha) e delle maiko (le apprendiste): ignora del tutto che diventerà una delle donne più ammirate dell’intero Giappone, a costo però di enormi sacrifici. Non soltanto la bimba è costretta ad adattarsi a uno stile di vita alquanto duro, ma è tenuta a rinunciare alla propria famiglia, mutando persino il proprio nome in Mineko e il cognome in Iwasaki (tratto dalla madre adottiva).

La sua storia è raccontata per la prima volta in un volume da poco uscito in Italia, Storia segreta di una geisha, curato da lei stessa, Mineko Iwasaki, ora rispettabile signora di mezza età, (altro…)

Gandhi, l’uomo coi tacchi e la ragazza arrabbiata: un 8 marzo alternativo con Yamamoto Hisaye

Yamamoto Hisaye con alcune donne al campo di dislocazione di Poston (anni '40)

Di solito, non festeggio l’8 marzo.

Mi è sempre parsa una giornata di false promesse e di buoni propositi (tanto da parte femminile, quanto maschile, intendiamoci), puntualmente disattesi, riguardo la dignità e la promozione sociale delle donne, il sostegno alla maternità, l’impegno contro la violenza e via discorrendo.

Non a caso, quando ho letto questo brano della scrittrice nippo-americana Yamamoto Hisaye, l’ho subito apprezzato. Per la sua schiettezza intellettuale (quanti, ancora oggi, avrebbero il coraggio di criticare Gandhi?), per la sana indignazione contro i perbenisti e, soprattutto, per la cruda sincerità. (altro…)