Categoria: novità in libreria

“Abbandonato sulle strade di agosto” di Itō Takami

 
Abbandonato sulle strade di agosto_Itō TakamiÈ estate a Tōkyō, ma Atsushi sembra non farci troppo caso. Il suo sfiancante lavoro per una ditta di distributori automatici e la fine del suo matrimonio lo assorbono al punto che a malapena è in grado di riflettere sul fatto che, seppure giovane, molti suoi progetti di vita siano già naufragati.
 
A partire dalle conversazioni sull’amore, sul sesso e sulle relazioni umane che il ragazzo ha con la sua collega Mizuki – anche lei con un divorzio alle spalle -, nel breve romanzo Abbandonato sulle strade di agosto (trad. Massimo Soumaré, Lindau, 2021, pp. 84, € 14) Itō Takami coglie l’occasione di raccontare il rapporto di Atsushi con la ex moglie, logorato da frustrazioni, stanchezza, precarietà economica e incomprensioni, eppure venato anche da affetto e nostalgia.
 
Ormai erano entrambi vicini ai trent’anni. I loro sogni erano finiti nei canali di scolo di Ōkubo. Erano colati via con il suo sudore versato sulle strade di Shinjuku. E nonostante questo, aveva la sensazione che assurdamente avessero ottenuto in cambio una completa felicità.
 
Entrambi, infatti, hanno finito per rinunciare alle loro carriere ideali – uno come sceneggiatore, l’altra nel mondo dell’editoria – pur di sopravvivere, ma non sono riusciti a trovare uno spazio in cui realizzarsi come singoli e come coppia. La loro storia è da leggere tutto d’un fiato, intrisa della malinconia dolceamara di certe sere d’estate.

“Mimikaki. Un piacere per le orecchie” di Yaro Abe

Il mimikaki è un oggetto così tipicamente nipponico e, al tempo stesso, così modesto e quotidiano da non esser particolarmente noto a chi giapponese non è. Si tratta di una specie di bastoncino, cilindrico o appiattito utilizzato per detergere l’orecchio; spesso è di bambù, ma può anche esser di metallo o plastica (lo vedete qui nella foto).Copertina di "Mimikaki"  Yaro Abe

Eppure, è molto di più di uno strumento igienico: rievoca, infatti, quel gesto di amorevole cura che una madre tradizionalmente compie nei padiglioni auricolari del proprio figlio o della propria figlia; stimola una delle aree più sensibili del corpo umano secondo l’agopuntura e, a quanto pare, riesce anche a indurre un grande stato di rilassamento. Questo è vero al punto che in Giappone esistono diversi saloni in cui si possono ricevere servizi di pulizia con i mimikaki da donne appositamente formate per questo.

La proprietaria che gestisce una simile piccola attività a Yamamoto è una di loro: riservata, gentile, sempre perfetta nel suo kimono. Sui tatami della sua stanza si sdraiano decine di persone per apprezzare la sua abilità, capace di procurare molto di più del semplice sollievo.

Se nella Taverna di mezzanotte le diverse pietanze offrono il pretesto per raccontare le storie degli avventori e delle avventrici del locali, nel manga Mimikaki. Un piacere per le orecchie Yaro Abe (trad. Prisco Oliva, Bao Publishing, 2021, pp. 192, € 10,90) affida la stessa funzione alle esperienze di numerosi personaggi – di ogni età e condizione – con i mimikaki. Non importa che si tratti di adolescenti alle prese con il primo amore, anziani o donne ormai disilluse: il mimikaki permette loro di scoprire – o riscoprire – un rapporto intimo con i propri desideri, i propri bisogni e il proprio corpo, anche nelle sue sfumature più erotiche e vitali.

“Racconto di una luna” di Hirano Keiichirō

Copertina del romanzo Racconto di una lunaL’estate di Ihara Masaki sembra carica di promesse: il giovane, dall’indole poetica e tormentata, si accinge a intraprendere un viaggio nel cuore del Giappone sul chiudersi dell’Ottocento, lasciandosi guidare – più che da un piano prestabilito – dagli istinti, dalle emozioni del momento o dalla fascinazione per una donna sconosciuta.

Ed è così che, un giorno, per una serie di coincidenze, finisce per essere ospite di un eremo, in compagnia di un monaco. Qui, anziché trovare pace, Masaki è “in preda alla bizzarra illusione d’essere isolato dal tempo della realtà” (p. 67): allucinazioni visive e sonore iniziano a fargli visita, sogni ricorrenti lo visitano e persino abnormali ritmi della natura colpiscono la sua sensibilità.

Hirano Keiichirō nel Racconto di una luna (trad. Laura Testaverde, Lindau, 2021, pp. 158, € 16,50) segue Masaki nelle sue peregrinazioni e nei suoi pensieri, dandogli il temperamento e la cultura di un gentiluomo d’altri tempi. La mente del ragazzo è, infatti, spesso traversata da citazioni letterarie, considerazioni filosofiche e morali, ricordi, riportati in uno stile raffinato e erudito.

Lirico e venato di inquietudine, il romanzo avvolge poco alla volte lettori e lettrici in un’atmosfera sospesa, in cui sensazioni, leggende e visioni tentano di infiltrarsi di continuo nel reale:

Sogni e apparizioni saranno anche ingannevoli, ma non potrò mai dubitare delle bellezza dei fiori che sbocciano magnifici in questo posto… né della ferita della mia gamba. Oh, quanto splende, però, la luna stanotte! Mai, prima d’ora, ho veduta una luna così stupenda, e tanto più infausta quanto più bella. E’ rossa, rossa come se fosse impregnata di sangue… Forse il sogno di stanotte sarà in qualche modo diverso… Anzi, dovrà esserlo… in qualche modo, per forza…

“L’isola dei senza memoria” di Ogawa Yōko

Questa è una pagina fitta di caratteri. Quello che avete davanti agli occhi uno schermo. Sul vostro capo, protetto o meno da un tetto, il cielo. Semplici, consueti elementi della quotidianeità che abitiamo ogni giorno.

Ecco: ora immaginate che, improvvisamente, qualcosa a cui tenete – un bracciale, un libro, un fiore – svanisca, e con esso tutti gli oggetti della stessa categoria. Eppure, a parte una fitta di nostalgia o di rimpianti all’inizio, nulla o quasi vi resterebbe della perdita.

«Peccato, però, che la gente dell’isola non sappia custodire per sempre nel proprio cuore le cose belle: finché vivono qui, sono destinati a perderle tutte, una dopo l’altra. È probabile che arrivi presto anche per te il momento di perdere qualcosa per la prima volta.»

«E… fa paura?» le chiesi preoccupata una volta.

«No, stai tranquilla: non è né doloroso né penoso. Ti sveglierai nel letto un giorno e sarà tutto finito, prima che te ne accorga. Prova a restare in ascolto con gli occhi chiusi e a sentire il flusso dell’aria mattutina: avvertirai qualcosa di diverso dal giorno precedente. Così anche tu capirai che cosa hai perso, che cosa è scomparso dall’isola.»

Questo è quanto, settimana dopo settimana, provano i personaggi de L’isola dei senza memoria di Ogawa Yōko (trad. Laura Testaverde, Il Saggiatore, 2018, pp. 250, € 24). Ben prima dello sviluppo della letteratura fantascientifica e distopica femminile a cui stiamo assistendo negli ultimi anni grazie al Racconto dell’ancella di Margaret Atwood (l’opera di Ogawa, infatti, risale al 1994), la scrittrice giapponese ha dato infatti vita a una storia senza tempo e senza luogo (sebbene molti elementi sembrino rimandare al Giappone) pervasa di iquietudine e tensioni.

In ‘un’isola senza nome,  inspiegabilmente, frammenti di realtà scompaiono da un istante all’altro dall’orizzonte dei residenti per ragioni sconosciute, ma sempre sotto l’occhio attento di un corpo di polizia che nulla si lascia sfuggire e nulla perdona. I principali ricercati sono, dunque, coloro che non hanno perso l’uso della memoria o che si oppongono a questo: tenere traccia del passato e di ciò che segna le nostre vite, fossero anche delle cose di poco valore, significa – ci lascia intendere Ogawa – custodire i confini del nostro agire, alimentare un rapporto empatico con quel che ci circonda, stabilire rapporti profondi e complessi con le persone che abbiamo vicino.

Non a caso, la protagonista del libro è una romanziera solitaria e anonima che fa della scrittura la sua àncora di salvezza e la sua arma. Ancora una volta (basti pensare a La formula del professore), Ogawa riflette così sulla relazione fra ricordo, cancellazione, parola, libertà, mostrandoci come il rovescio della realtà abituale sia pericolosamente attraversato da inquietudini, minacce, ombre.

* * *

Per approfondire: The Guardian e The New York Times hanno dedicato due belle recensioni al libro, che ne evidenziano alcuni possibili legami con la storia internazionale.

#leggereilGiappone: “Sciamani urbani. Rintracciando un nuovo discorso nel Giappone contemporaneo” di Silvia Rivadossi

rivadossi Sciamani urbaniRiprendo la rubrica #leggereilGiappone con un’opera appena uscita, Sciamani urbani. Rintracciando un nuovo discorso nel Giappone contemporaneo di Silvia Rivadossi, pubblicato da Edizioni Cà Foscari e distribuito gratuitamente nel suo sito.

Il saggio antropologico viene così presentato:

Cosa vuol dire essere uno ‘sciamano’ a Tokyo oggi? In che modo è rappresentato il ruolo dell’attore sciamanico a livello popolare? Perché risaltano determinate caratteristiche e non altre? Ricercare una risposta a queste domande porta molto presto a rendersi conto della presenza di un discorso in particolare, (ri)costruibile e delimitabile prendendo in esame le diverse narrazioni che stanno al suo interno e che portano alla formazione di un determinato tipo di conoscenza sul tema che è condivisa da una determinata comunità. L’elemento centrale di questo lavoro è proprio l’analisi del discorso che emerge dal contesto metropolitano, con attenzione all’uso dei termini e alle modalità con cui alcuni attori basano su essi la loro interpretazione della realtà. Termini che, come molti altri nel campo di studi delle religioni, si rivelano essere costruiti storicamente, socialmente e culturalmente.

Buona lettura!

“Lo shintoismo. Religione nazionale del Giappone” di Marcello Muccioli e una sorpresa per voi

Mucchioli Shintoismo religione nazionale del Giappone

Mucchioli Shintoismo religione nazionale del GiapponeLo shintoismo non è solo una “tradizione religiosa e rituale giapponese” (come recita la Treccani), ma uno dei fenomeni culturali che più hanno influenzato il pensiero e il sentire nipponico. È per questo che sono felice della ristampa di un classico, Lo shintoismo. Religione nazionale del Giappone di Marcello Muccioli, uno dei più importanti yamatologi italiani, per la Libreria Editrice Ossidiane (pp. 160, € 19).

E sono ancora più felice di potervi offrire la possibilità di acquistare il volume con uno sconto speciale (19 euro incluse spese di spedizione per piego di libri raccomandato)!


Basta:
1. scrivere all’editore (info@ossidiane.it);
2. indicare la vostra intenzione di comprare il libro citando il codice BIBGIAP0520 e inserire i vostri dati (nome, cognome, indrizzo email, numero di cellulare).

Allora, contenti/e della sorpresa?

#20peril2020: “Itadakimasu” di Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

itadakimasuTitolo: Itadakimasu. Dalla cucina giapponese autentica la ricetta della felicità (Vallardi, 2019, pp. 262, € 16.90) 

Autori: Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

Cos’è? Un po’ saggio, un po’ guida gastronomica, un po’ diario di viaggio: i due giovanissimi fondatori di Japadvisor hanno scritto questo volume per illustrare al pubblico i fondamenti della cucina nipponica, spiegare la filosofia che la anima, raccontare le loro scoperte in Giappone e in Italia, presentare i luoghi in cui nel nostro paese è possibile assaporarla davvero. Per fare ciò, hanno intervistato e messo alla prova chef, esperti e gestori di locali, dando vita a un’opera ricca di informazioni e, al tempo stesso, godibile e gustosa, sotto ogni punto di vista (compreso quello del lettore che ignora l’argomento).

Consigliato a chi…: ama la vera cucina giapponese e cerca un contatto reale e genuino con questa. 

#20peril2020: Daniela Travaglini, “La voce di Kurihara Sadako”

Daniela Travaglini la voce di Kurihara SadakoTitolo: La voce di Kurihara Sadako. Ciliegi di Hiroshima e la poetica della bomba atomica. Opere scelte (Aracne, 2019, pp. 148, € 15)

Autrice: Daniela Travaglini (a cura di)

Cos’è? Una raccolta di scritti (in larga prevalenza poesie, ma non mancano alcuni  brevissimi saggi) composti fra gli anni Quaranta e Ottanta da una hibakusha di Hiroshima, ossia una sopravvissuta alla bomba atomica. I temi toccati sono tanti: il trauma del bombardamento, la denuncia della brutalità del nucleare, la fragilità umana, l’educazione alla pace.

Una frase d’impatto:
Nel cuore dei sopravvissuti
un’estate di fiamme che divampano ardenti.

Consigliato a chi…: desidera conoscere una voce originale, delicata ma autorevole della genbaku bungaku (letteratura della guerra atomica).

Per approfondire: un post di Daniela Travaglini, la traduttrice e la curatrice del volume, nel suo blog, Tradurre il Giappone, in cui si presenta il volume; Quando dici Hiroshima. Kurihara Sadako e la poetica della bomba atomica, un articolo per Pagine Zen – sempre firmato da Daniela Travaglini -, nel quale vengono fornite un’introduzione alla genbaku bungaku e alla figura della stessa Kurihara, poco conosciuta in Italia.

Albert Londres, “In Giappone”

Fra Otto e Novecento la cultura nipponica esercitò su molti europei (specie di cultura) un fascino irresistibile, come testimonia il fenomeno del japonisme. Diversi giornalisti si recarono quindi dall’altra parte del mondo per offrire ai loro lettori resoconti di avventure esotiche. Fra questi si ricorda anche Albert Londres (1884-1932), ben noto per i suoi reportage; uno di questi, redatto nel febbraio 1922 per l’Excelsior,  è stato finalmente tradotto in italiano da Alessandro Giarda, col titolo In Giappone. Cronaca di un cambiamento (ObarraO, 2019, pp. 106, € 12,50; prefazione di Corrado Molteni).

Titolo non potrebbe esser più azzeccato: a differenza di quanto accade in cronache di altri scrittori, attenti a descrivere soprattutto gli aspetti e i dettagli più seducenti del paese, il francese si sofferma ad analizzare un buon numero di elementi del quadro socio-politico del tempo, evidenziando soprattutto le tracce dei mutamenti in corso, come è evidente in questo passaggio:

“Hirohito, solo, seduto su un cuscino, il chepì in mano, salutava il suo popolo. Cinque anni fa, tutti si sarebbero prostrati con la fronte nella polvere. […] Oggi lo guardano, è una rivoluzione. Tra il padre e il figlio, tutto un mondo misterioso è crollato.” (p. 81)

Nonostante ciò, come avviene in altre parti della produzione di Londres, l’ironia è ben presente: stuzzica il lettore, lo accompagna nelle spiegazioni, offre una prospettiva seriosa a questioni e temi seri. E così anche il pubblico a noi contemporaneo non può non restare conquistato. 

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