Una storia delle geisha, firmata Lesley Downer

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Potevamo farci mancare l’ennesimo volume sul fluttuante, inebriante, intrigante mondo delle geisha? Ovviamente no, e quindi oggi vi presento Geisha. Storia erotica del Giappone raccontata dalle maestre del piacere, di Lesley Downer (Piemme,  pp. 400, € 11, ma disponibile ora su Amazon.it cliccando qui a 7,15), già autrice de Il kimono rosso (di cui ho parlato qui) e de L’ultima concubina. In realtà, nel volume non vengono svelati chissà quali misteri dell’eros giapponese, bensì viene ricostruita la storia della figura della geisha nel corso degli anni.

Volevo sapere quali donne si celassero in realtà dietro a quelle facce dipinte, conoscere meglio quel loro affascinante chiacchiericcio e il loro eterno sorriso enigmatico, convinta che la geisha fosse una dispensatrice di sogni, che il suo fosse un nebuloso mondo romantico creato per la gioia e il divertimento degli uomini, in cui anche il più squallido impiegato poteva sentirsi re. Non avevo nessuna intenzione di cancellare quell’illusione o di profanare il sacro recinto, però, da donna, mi chiedevo da quale passato arrivassero le geishe. Chi erano i protagonisti di un tale modo di vivere nel Giappone moderno? Se per gli uomini era un mondo fantastico, chi erano le donne impegnate a creare questo mondo? Confidavo nella possibilità di diventare amica delle geishe e di entrare in quel loro mondo sui generis.

L’autrice racconta la sua indagine in prima persona, passo dopo passo, fra critiche e reticenze degli abitanti dell’arcipelago, poco disposti a parlare di quelle donne divenute per gli occidentali un simbolo del Sol Levante e da questi ultimi erroneamente assimilate a raffinate prostitute; persino le geisha stesse e le loro apprendiste, le maiko, non sembrano voler svelare le proprie abitudini o concedere fiducia alla straniera.
Vi lascio con un breve estratto del libro, dedicato a un incontro tra la scrittrice e una mama-san (la direttrice dell’okiya, la residenza dove vengono ammaestrate le geisha) alquanto severa:

Nei molti anni passati in Giappone avevo conosciuto molte donne, quasi tutte sposate, persone forti, con notevole autostima, eppure felici di avere per amica una straniera. Non avevo mai incontrato tanto sospetto e tanta intransigenza. Sembrava quasi che donne di tal fatta si fossero costruite un loro mondo e che per loro io fossi solo una mosca, una presenza fastidiosa. Non avevano bisogno di me, volevano solo scacciarmi con un gesto della mano. Ecco finalmente la mama, deliziosa e impettita come sempre. Accettò i miei prelibati dolci degnandoli appena di un’occhiata; poi mi chiese che cosa volessi bere.
«Ocha de mo ii desu, il tè va benissimo» risposi.
«Che modo rozzo di parlare! Deve dire: “Ocha o itadakimasu, vorrei del tè, per favore”» sbottò lei, incenerendomi con lo sguardo.
Mi morsi la lingua e mi scusai a lungo, ringraziandola per essere stata così gentile da correggermi. Non avevo attenuanti, il fatto che non stessi parlando la mia lingua era ininfluente: le geishe non ammettono il minimo errore.


“Il kimono rosso”, storia di una cortigiana

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Dopo il successo di Memorie di una geisha, sembra esser nato un vero e proprio filone letterario per cavalcare l’onda e attrarre lettori più o meno incuriositi dal Giappone.
Come avrete intuito, il libro di oggi si colloca perfettamente in questo quadro; più che per sue intrinseche qualità, ne parlerò per dovere di cronaca. Già il titolo, Il kimono rosso (Piemme, pp. 420, € 19,50; ora disponibile su Amazon a € 12,68 cliccando qui), la dice lunga; se poi si aggiunge che l’autrice, Lesley Downer, ha al suo attivo anche Geisha e L’ultima concubina, direi che tutto si fa ancora più chiaro. Consola in parte soltanto il fatto che la scrittrice abbia a lungo vissuto nel Sol Levante.
Malgrado le mie perplessità sul genere “kimono e ventaglio”, vi lascio la presentazione del volume, edito da poche settimane, e il pdf con le prime pagine dell’opera:

Hana indossa il suo kimono da cerimonia; i capelli lunghi fino a terra sono spalmati d’olio e raccolti in un’acconciatura ordinata, come vuole la tradizione. Saluta il comandante Yamaguchi, suo marito, che sta partendo per combattere i ribelli del Sud e difendere lo shogun e il suo Paese. Malgrado non sia innamorata del comandante, la giovane e bella Hana si è sempre comportata secondo le consuetudini, per sentirsi adeguata al suo ruolo di moglie. Rimasta sola, custodisce la loro casa, mentre lo scontro tra i ribelli e l’esercito imperiale si avvicina e si fa sempre più sanguinoso e violento. Ora anche Hana è in pericolo e, nonostante sappia usare con maestria l’alabarda giapponese, deve arrendersi e fuggire.
Un breve viaggio pieno di ostacoli, al termine del quale viene accolta dai colori, suoni e profumi di Yoshiwara, il quartiere del piacere di Tokyo. Una casa per cortigiane diventa il suo rifugio, e la sua vita prende una direzione imprevista.
Inizialmente intenzionata a raggiungere il marito, Hana trova nella casa un calore umano che mai aveva conosciuto e viene a poco a poco attratta dall’atmosfera vitale e vivace del quartiere. Scoprendo dentro di sé una sensualità fino a quel momento ignorata, si trasforma in una perfetta cortigiana e assapora per la prima volta il gusto della libertà e il sottile piacere della seduzione. Ma è Yozo, un coraggioso soldato, a cambiarle definitivamente la vita. Sfuggito alla cattura dei suoi nemici, si dirige nell’unico posto in cui un uomo sa di essere al sicuro: Yoshiwara. Nella città che non conosce il sonno, Yozo e Hana s’incontrano e s’innamorano, ma il ragazzo nasconde un segreto che, una volta rivelato, incomberà come una minaccia sulle loro vite, oscurando la loro felicità.