Intervista a B. Yoshimoto (da Bresciaoggi)

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Propongo, per tutti gli amanti della Yoshimoto, questa intervista che ha rilasciato a Bresciaoggi, di cui ho appreso l’esistenza grazie a Kami no kumi. Nel testo, troverete anticipazioni sul nuovo libro.

Banana Yoshimoto, la scrittrice giapponese che ha conquistato con i suoi romanzi migliaia e migliaia di lettori nel mondo, è famosa per gli aforismi. «Soluzioni di questo tipo sono davvero affascinanti: le cose avvengono proprio nel momento in cui stai per convincerti che non ci sia più niente da fare. Se, invece, aguzzi l’ingenio senza darti per vinto, la soluzione arriva all’improvviso, da un luogo del tutto inaspettato, sotto una forma quasi ridicola». Questo è uno dei più celebri. Non rilascia molte interviste. Solitamente, per le domande più banali, lei rimanda tutto a un link su internet nel quale dà già le risposte a curiosità del tipo: «Perché utilizza il soprannome Banana?» In effetti lei si chiama Mahoko Yoshimoto e ha accettato, gentilmente, di rilasciare questa intervista in esclusiva al nostro giornale, tradotta da Emma Grimaldi Kawamura. Banana Yoshimoto parla dei temi a lei cari, l’amore e la morte, che nei suoi romanzi rappresentano il motivo conduttore e il segreto del suo successo sancito soprattutto in un primo momento da un pubblico di lettori giovani che l’hanno consacrata, fin dal primo best seller Kitchen, come una delle scrittrici più intriganti e capace di esprimere fino in fondo le sensazioni delle ultime generazioni giapponesi, in una miscela di tradizioni e stravolgimento delle vite attraverso episodi dolorosi e pesanti. Infine, anticipa anche quali saranno le trame dei prossimi libri che pubblicherà.
Lei ha molti amici italiani, ha detto che le piace molto la Sicilia, ma è mai stata nell’Italia del Nord? Verona, la citta di Romeo e Giulietta, è la meta preferita dei giapponesi…
No, purtroppo… Per quanto ricordi, se anche ci fossi passata, sarà stato soltanto per qualche ora e pertanto non posso affermare di esserci stata.
Ha intenzione di venire a visitarla e perché?
Sì, naturalmente. Vorrei visitarla, non senza averne prima studiato la storia né i luoghi famosi né tutto il resto.
Cosa ne pensa dell’amore e della morte nel mito di Giulietta e Romeo?
Credo ci sia una ragione nel fatto che, trascendendo le epoche, tante persone ne restino affascinate. In fondo gli esseri umani, riguardo all’amore e alla morte, non sono cambiati per niente.
Tra i personaggi dei suoi romanzi, ce n’è almeno uno che possa, anche vagamente, assomigliare a uno dei due amanti di Shakespeare?
Ho scritto un romanzo che si intitola Kanojo ni tsuite (A proposito di lei). In esso compaiono un uomo e una donna che, in modo vago, ricordano i due innamorati shakespeariani.
Molti giovani giapponesi affollano il balcone di Giulietta, pur sapendo che non è «reale», ma soltanto una costruzione per turisti. Secondo lei, perché è necessario per i ragazzi anche di altre nazionalità trovare oggi un simbolico luogo dell’amore?
Non sapevo che il balcone di Giulietta fosse una costruzione per turisti. Però, essendo la storia di Shakespeare famosissima in Giappone, potrebbe darsi che i giapponesi visitino quel luogo in chiave commemorativa, in quanto simbolo di un amore romantico che non può essere appagato.
È possibile che una persona cambi la propria vita dopo aver letto un suo romanzo?
Penso che una tale influenza sia possibile, quando per esempio una mia opera penetra nell’animo di una persona un po’ alla volta, prima che egli o ella possa rendersene conto, e un giorno poi quella persona si trova a compiere una qualche scelta.
In questa fase di contrazione economica mondiale, avverte che gli scrittori possano avere un ruolo per avvicinare ai libri nuovi lettori finora distratti soltanto dal mito del danaro e del lavoro a tutti i costi?
Ritengo gli scrittori delle presenze il cui ruolo è far accorgere la gente del fatto che esistono delle possibilità all’infuori di una vita come schiavi di qualcosa (del denaro, del tempo eccetera).
Ha detto che per lei la scrittura è una specie di divertimento. Non ha mai avuto la sensazione che scrivere sia anche una sorta di trance?
Sì, mi è capitato. Mi succede di stupirmi quando finisco con lo scrivere cose complicate che nemmeno penso, proprio come se fossi riuscita in una difficile esecuzione al pianoforte.
Chi è lo scrittore italiano che le piace di più?
Mi scuso, ma non posso rispondere a questa domanda perché non ho letto tutti gli autori autori italiani che sono stati tradotti in giapponese.
Ha mai avuto paura di pubblicare un suo romanzo?
No. Il timore più grande lo provo prima di scrivere. Perché esistono tutte le possibilità, e mi viene paura al pensiero che sono io a scegliere.
Quali saranno le sue prossime opere?
Prossimamente scriverò un romanzo circa una coppia in cui sussiste una disparità economica fra le parti. La storia che invece ho già finito di scrivere narra di una madre e di una figlia le quali, rimaste sole dopo che il marito/padre ha commesso un doppio suicidio d’amore con la sua amante, si trasferiscono in un piccolo centro dove si rifanno una vita.
Qual è la domanda più insolente che le sia mai stata rivolta durante un’intervista o una conferenza?
È questa: «A quanto ammonta il suo reddito dell’anno scorso?» L’ho considerata una villania».


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