Quando ho avuto per la prima volta in mano L’isola dei naufraghi (grazie alla disponibilità della casa editrice Giano), conoscendo press’a poco il plot, mi sono chiesta come Natsuo Kirino sarebbe riuscita a portare avanti la storia per oltre trecento pagine senza annoiare il lettore o scadere nello scabroso. Alla fine del libro, ho dovuto ammettere che la scrittrice è stata in grado di dar vita ad una trama mossa e ricca di colpi di scena ben congegnati. 
Gli elementi di partenza (trentacinque uomini e una sola donna finiti per caso su un’isola disabitata e in parte inospitale) lasciano infatti presagire una sfida per i naufraghi e per lo stesso autore. La scrittrice, però, non delude: non soltanto gestisce con maestria i fili della narrazione, ma focalizza l’attenzione sulle complesse dinamiche psicologiche e sociali (esteriori e non) che si instaurano tra i due clan principali, vale a dire i cinesi, detti hongkong, e i giapponesi, che ribattezzano l’isola Tokyojima e la suddividono nei quartieri dell’amata capitale nipponica. La Kirino non trascura neppure gli outsider, quali lo schizofrenico Manta e Watanabe, malvivente da strapazzo, assumendo di volta in volta il loro punto di vista, e facendo così penetrare il dubbio nel lettore che non si tratti di folli asociali, ma di individui feriti ed incompresi.
La scrittrice non mostra pietà per nessuno: malgrado gli abitanti cerchino di rispettare le più elementari norme di convivenza civile e di decoro, sono in fondo animati da bassi istinti, desiderosi di sesso e potere. Neppure Kiyoko, l’unica donna superstite, è impermeabile alla ferinità indotta dall’isolamento, anzi: moglie riservata e ubbidiente in Giappone, diviene sull’isola una sorta di regina capricciosa e volitiva, inebriata dalla sua stessa femminilità e dall’eccitazione che essa scatena negli uomini.
La vera protagonista dell’opera è però l’isola, insieme a quella nozione perennemente elusiva che potremmo chiamare verità. Così come la superifice insulare ospita grotte meravigliose e zone impervie, frutti dolcissimi ed animali velenosi, allo stesso modo la realtà nasconde sempre inganni e illusioni. Nessuno può sottrarsi alle menzogne e alle false lusinghe, o è in grado davvero di discernere in modo assennato.
Qualche post fa
per l’attacco di uno squalo. Maestro nella creazione di atmosfere, Murakami introduce in queste storie non solo elementi fantastici e onirici, nei quali miscela con calcolata ambiguità il sonno e la veglia; ma, soprattutto, dà vita a personaggi indimenticabili, messi di fronte al dolore, all’amore, alla sessualità, vinti dalla bellezza o bisognosi di affetto e che nella loro vulnerabilità riconosciamo come nostri simili, nostri contemporanei.
amore, morta a soli diciassette anni di leucemia. Quando Sakutaro e Aki si incontrano per la prima volta hanno dodici anni e frequentano la stessa classe. Condividono i piccoli grandi doveri della scuola; si vedono tutti i giorni, tornano a casa insieme, ognuno è parte della vita quotidiana dell’altro. Finché un giorno, per la prima volta, Sakutaro vede Aki con altri occhi: non più semplice amica, ma giovane donna, bella e intensa, e si accorge che la loro quieta familiarità si è trasformata, ineluttabilmente e per sempre, in una passione purissima e assoluta.
E’ recente la notizia (pubblicata
preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla Tokyo degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell’esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. È così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di Tokyo al tramonto luccicante della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa l’occasione per esplorare il dolore della perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale “viaggio della vita”, fatto di promesse e di incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo libro, l’autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri esseri umani, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.
Buone notizie per i lettori di Murakami: è prevista per l’aprile 2001 la pubblicazione per i tipi dell’Einaudi di
Propongo, per tutti gli amanti della Yoshimoto, questa
In un paese come l’Italia, fa davvero piacere vedere riconosciuti i meriti di una grande studiosa. E’ per questa ragione che vi presento volentieri Un’isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, a cura di Luisa Bienati e Matilde Mastrangelo (ed. Scriptaweb, pp. 488;