Recensione: “La casa dell’usignolo. Il femminile psicologico tra oriente e occidente”

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casa dell'usignoloLa mitologia e la favolistica giapponese sono da sempre popolate di figure femminili non di rado memorabili: che si tratti di potenti dee o di presenze soprannaturali sembrano in ogni epoca esercitare una grande attrattiva sui lettori di qualsiasi età.

La loro presenza non va imputata però a mere ragioni di estetica o di suggestività: come ci spiega Kawai Hayao ne La casa dell’usignolo. Il femminile psicologico tra oriente e occidente (a cura di Antonietta Donfrancesco, trad. di Marco Montanari, Moretti & Vitali, pp. 249, € 16, ora in offerta a 13,60), esse rivestono funzioni e ruoli complessi.

Proprio per queste ragioni, l’autore – psicoterapeuta junghiano di lunga esperienza, formatosi anche in Svizzera e negli stati Uniti – tenta di decifrare alcuni celebri racconti nipponici e ne indaga temi e personaggi, attingendo a studi psicologici, psicoanalitici, folklorici e antropologici tanto di matrice occidentale (Fromm, Eliade, Luthi…) quanto orientale, dedicando particolare attenzione alle rappresentazioni del femminino e dei suoi significati.

urashUrashima Tarō ritratto da Utagawa Kuniyoshi

Urashima Tarō ritratto da Utagawa Kuniyoshi

Per cogliere meglio la profondità dei riferimenti, il saggista spesso esamina i retroterra culturali delle storie prescelte e degli elementi che vi figurano; è questo, per esempio, il caso della tartaruga della celebre leggenda di Urashima Tarō: Kawai coglie infatti l’occasione per illustrare la valenza di questo animale anche in Cina e in India. Non mancano neppure i confronti con la tradizione europea (in particolare greco-romana), di cui vengono evidenziate analogie e differenze rispetto a quella del Sol Levante.

Obiettivo dichiarato del lavoro è “comprendere meglio la psiche dei giapponesi attraverso i miti e, in questo modo, anche le “radici della [loro] identità”. Dato il livello specialistico degli argomenti trattati, La casa dell’usignolo si profila come un’opera rivolta in primo luogo a un pubblico che ha già dimestichezza con la materia, ma è comunque senz’altro utilissima a chiunque voglia comprendere – al di là della semplice fascinazione – un universo secolare quale quello del patrimonio rituale e popolare.


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