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“Hen Kai Pan” di Yoshimizu Eldo

copertina del manga Hen Kai PanIn un’epoca indefinita — ma che assomiglia pericolosamente a quella in cui viviamo — l’equilibrio del nostro pianeta è sotto costante tiro degli attacchi umani. Guerre, incendi, minacce nucleari sono solo alcune insidie alle quali sembra non esserci un freno.

E così, quando gli Spiriti della Terra devono decidere del destino da riservare a questa e alla sua popolazione, le opinioni sono diverse. Sterminare ogni cosa o difendere la vita? E come punire il genere umano?

Asura sembra aver deciso da che parte stare: dopo un lungo, duro apprendistato ascetico, può ora diventare una dea della distruzione sotto la guida della Maestra Nila, che intende bonificare il pianeta in modo violento e assoluto.

L’incontro della guerriera con Pemajung semina in lei il dubbio: c’è possibilità di preservare la bellezza e la forza generatrice della natura senza intaccarle o sterminare chi, colpevolmente, l’ha corrotta?

Hen Kai Pan (trad. Valentina Vignola, Bao Publishing, 2022, € 10,90) di Yoshimizu Eldo è un manga venato di misticismo eppure estremamente diretto, come sottolineato dal suo stile minuzioso. Dedicato al fragile bilanciamento tra salvaguardia e devastazione da una prospettiva insolita e potente, ci ricorda — senza retorica — che siamo solo ospiti, e non padroni, di queste acque, di questo cielo, di questo mondo.

“Dien Bien Phu”, un manga di Nishijima Daisuke

A primo impatto, è difficile prendere sul serio il Vietnam di Dien Bien Phu (trad. Gigi Boccasile, Bao Publishing, 2021), per quanto il manga prenda il nome dalla celebre battaglia del 1954 che sancì la divisione del paese in due stati – stati che poi, a strettissimo giro, diventeranno teatro del lungo conflitto fra vietnamiti e statunitensi (1955-1975).

Copertina del manga "Dien Bien Phu" di Nishijima

Nishijima Daisuke si concentra, appunto, su quest’ultimo e lo dipinge con tratti bizzarri: i personaggi hanno un aspetto spesso kawaii, mentre l’atmosfera che si respira è quasi surreale, per quanto carica di una tensione capace di assumere sfumature esoteriche. Prendete, per esempio, Hikaru, il protagonista di origine giapponesi che, seppur ingaggiato dall’esercito americano come fotografo di guerra, ha un aspetto adolescenziale ed è sempre fuori posto, mentre i piccoli Bao e Nhieu dimostrano invece un’intraprendenza e un’audacia fuori dal comune. Anche le avventure dei personaggi hanno un che di sorprendentemente inaspettato: leggenda e miseria, misticismo e sensualità, morte e anelito alla vita convivono, si intrecciano, si confondono.

Ma perché rappresentare in questo modo un evento della portata – ideologica, politica, bellica – della guerra del Vietnam, addirittura per tutta una saga? Le risposte potrebbero essere tante: per esempio, in questo modo è possibile mettere meglio a nudo la crudezza e l’insensatezza del conflitto; evidenziare l’umanità – con tutte le sue possibili storture –  di chi vi fu coinvolto; spingere a rileggere in modo ampio un processo storico fondamentale, facendo leva su figure e situazioni tutt’altro che perfetti ma, proprio per questo, verosimili e in grado di suscitare una vasta gamma di emozioni nel pubblico.

Sia come sia, una cosa però è certa: è difficile non rimanere colpiti – nel bene o nel male – da Dien Bien Phu.

“Princess Maison” di Aoi Ikebe

Aoi Ikebe - Princess Maison 1

Quattro mura, un tetto, un pavimento: una casa è solo questo? Deve essere innanzitutto efficiente o, piuttosto, riuscire a trasmetterci sensazioni particolari? E cosa rende un’abitazione come tante il posto che più ci fa sentire accolti?

A queste e a tante altre domande tenta di rispondere il manga Princess Maison di Aoi Ikebe, pubblicato in sei volumi per Bao Publishing  (trad. C. Minutoli, 2020), che vede al suo centro una serie di personaggi impegnati a vario titolo nella ricerca o nella vendita di immobili. C’è chi cerca il luogo dei suoi sogni; chi ha l’impressione di vivere perennemente in attesa della sua grande occasione; chi torna ogni sera in una stanza vuota e chi fa i conti ogni giorno con le aspirazioni degli altri. 

Oltre a svelarci curiosità sulla vita a Tokyo (sapevate che esistono appositi indicatori per segnalare se in ascensore sono presenti animali domestici, così da avvertire le persone che ne hanno paura o ne sono allergiche?) e dispensare consigli per scegliere la casa giusta, Princess Maison ci consente di conoscere ancora meglio la cultura giapponese e, in particolare, la vita in una megalopoli come Tokyo.

Ma, soprattutto, ci mette in contatto con i sentimenti più vividi di un’intera generazione, sospesa fra giovinezza ed età adulta, divisa fra aspettative familiari e sociali, alle prese con appuntamenti per matrimoni combinati, progetti, solitudine, ansie, precarietà esistenziale, speranze.

E ci mostra anche, così, come la ricerca stessa di una casa sia in grado di trasformarsi in un percorso di crescita e scoperta di sé, che può portare con sé una nuova amicizia o un inatteso senso di complicità con qualcuno.

 

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