Categoria: recensioni

Frasario inglese-giapponese della seconda guerra mondiale

soldato americano occupazione giapponese tokyo 1946
Un soldato americano abbraccia una donna giapponese, mentre contemplano il parco Hibiya, a Tokyo (21 gennaio 1946. Copyright: AP Photo/Charles Gorry)

Eccolo, finalmente, sotto spessi strati di immacolata carta velina. Ha pieghe, macchie, orecchie. La quarta di copertina è andata persa chissà come. Le pagine – tenute saldamente assieme da due grosse graffette arrugginite – sono ingiallite, impregnate di un sottile ma persistente odore di muffa. Eppure, al momento di sfogliarlo, mi tremano le mani. Della grandezza di un palmo per poter abitare tasche e sacche, ha probabilmente già toccato tre continenti – America, Asia e Australia, da dove mi è stato spedito – prima di arrivare sulla mia scrivania, consunto e quasi spossato dagli anni, dalle memorie, dal viaggio.

frasario inglese-giapponese seconda guerra mondiale 1È, infatti, una delle copie del frasario giapponese in dotazione alle truppe americane nella seconda guerra mondiale, come ricordano la data (February 28, 1944) e i perentori avvertimenti (“for military personnel only”; “[it] is not to be republished in whole or in part without the consent of the War Department”, ecc.). (altro…)

“Il linguaggio muto della natura. Percorsi d’arte nella cultura giapponese”

libro il linguaggio muto della natura - percorsi d'arte nella cultura giapponeseAffrontare lo studio di una cultura differente dalla propria non è mai impresa facile; figurarsi cercare di svelarne fondamenta, significati, sfumature. Il linguaggio muto della natura. Percorsi d’arte nella cultura giapponese (a cura di Lorenzo Casadei, CasadeiLibri, 2014, pp. 78, € 16, in offerta a 13,60) – frutto dell’omonima rassegna tenutasi presso l’Orto botanico di Roma nell’aprile 2014 – riesce, invece, perfettamente nell’intento espresso dal sottotitolo, tracciando sentieri sicuri. I densi testi, intervallati da numerosissime fotografie, sono infatti in grado di farci percepire tutto il silenzioso – seppur eloquentissimo – fascino dei rapporti creatisi fra Giappone e natura nel corso dei secoli. (altro…)

“Sonno” di Murakami Haruki, illustrato da Kat Menschik

murakami secondo kat menschik
Murakami secondo Kat Menschik

“Morire, dormire./ Dormire, forse sognare.”, recita l’Amleto di Shakespeare nel suo celebre monologo.

Oggi, a secoli di distanza, anche Murakami si sofferma a riflettere su questi temi in un racconto, Sonno, già apparso diversi anni fa nella raccolta L’elefante scomparso e altri racconti e ora ripubblicato in un volume apposito, insieme alle bellissime tavole dell’artistica tedesca Kat Menschik (trad. di A. Pastore, Einaudi, 2014, pp. 77, € 15, ora in offerta a 12,75), a cui avevo già accennato qui.

Se nel romanzo After dark troviamo Eri, una giovane sprofondata da settimane in un torpore dal quale non sembra volersi riscuotere, qui, invece, abbiamo a che fare con un’anonima trentenne che non può e, in fondo, non desidera neppure abbandonarsi al riposo.

piedi murakami racconto sonnoUn’esistenza da casalinga come tante, un marito, un figlio, un appartamento accogliente, un passato da studentessa brillante, i piccoli impegni quotidiani che si affastellano l’uno sull’altro, sino a trasformare i giorni in una routine incolore. E poi, una notte, all’improvviso, una visione – terribilmente incredibile, incredibilmente vera: il desiderio e il bisogno di dormire si dileguano, per una, due, quattro, troppe notti per trattarsi soltanto di una coincidenza.

Eppure, la donna non sembra risentire della sua insonnia: il suo corpo anzi si rinvigorisce e l’interiorità sembra liberarsi con sollievo delle ombre e delle remore che le impedivano di contattare le parti più vere di sé. Ecco che allora le ore di veglia si trasformano in tempo prezioso; la madre e la moglie esemplare che di giorno si affanna in casa lascia il posto a una ragazza che, dopo il crepuscolo, tenta di evadere dalla sua vita attraverso letture frenetiche o fughe in auto.

murakami sonno racconto Al di là delle sue palpebre, però, nel buio, è sempre in agguato un mondo sconosciuto, percorso da un angoscioso senso di morte e rivelazione:

Una sensazione di gelo mi pervade fin nel midollo e mi paralizza. Di nuovo rimango ferma ad occhi chiusi. Non riesco piú ad aprirli, guardo il buio spesso che si erge davanti a me, un buio profondo e disperato come l’universo stesso. Sono sola. La mia coscienza si sta concentrando e dilatando. Ho l’impressione che volendo potrei vedere l’universo tutto intero, fino in fondo. Però non lo faccio. È troppo presto.

Le numerose illustrazioni di Kat Menschik riescono visivamente a mostrarci il lato onirico e a tratti ossessivo dell’esistenza della protagonista; i tre colori utilizzati – bianco, nero, grigio – sembrano quasi alludere al conflitto fra la vita, la morte e l’insolita condizione intermedia sperimentata nell’opera. Se esista una via di fuga da questa situazione, sta al lettore intuirlo.

“Madame Chrysanthème” o “Kiku-san. La moglie giapponese” di Pierre Loti

kiku-san la moglie giapponese pierre lotiClassico è, secondo una delle tante definizioni che se ne possono dare, un libro esemplare per il suo tempo, capace di condensare le atmosfere e il sentire di un’epoca. Rientra appieno in questa definizione un romanzo spesso sottovalutato, Madame Chrysanthème o, nella traduzione italiana curata da Maurizio Gatti per ObarraO (prefazione di Francesca Scotti, pp. 177, 2014, € 14, ora in offerta a 11,90), Kiku-san. La moglie giapponese, pubblicato per la prima volta nel 1887 da Pierre Loti, viaggiatore, avventuriero e scrittore.

Uomo di mare originario della Francia  – nel quale, oltretutto, vi sarebbe più di un semplice riflesso dell’autore -, il protagonista (nonché voce narrante) approda a Nagasaki col preciso intento di trovare una giovane moglie che possa alleviare la sua solitudine e permettergli di dimenticare, almeno per poco, le fatiche dei lunghi viaggi. Sebbene frettolose, le ricerche procedono capillarmente, fra dubbi, esitazioni e rifiuti decisi: quel che in realtà il marinaio desidera è, infatti, una donna creata sulla falsariga degli stereotipi europei, più simile a un fragilissimo giocattolo che a un essere umano dotato di volontà e sentimenti. Ubbidiente, quieta e, a tratti, deliziosamente capricciosa, la ragazza giapponese ideale incarna infatti l’esotico addomesticato, l’inoffensiva e momentanea tentazione del diverso.

kiku san pierre loti
Madame Chrysanthème, Nagasaki, 1885.

Durante un incontro organizzato da un sensale di matrimoni, lo straniero incontra per caso Crisantemo (Kiku in giapponese), che viene ceduta volentieri dalla famiglia in cambio di un degno compenso. L’eccitazione per il matrimonio, però, sfuma immediatamente: già dopo una manciata di giorni di convivenza, il francese mal sopporta la fanciulla, le sue abitudini e – si direbbe – l’intera cultura nipponica.

Seducente ma, al tempo stesso, sottilmente ripugnante, il Sol levante pare all’uomo popolato da una moltitudine di individui meschini e ridicoli, quasi fossero insulse figurine appena uscite da uno dei tanti paraventi esposti nei negozi parigini consacrati all’arte orientale, tanto di moda negli ultimi decenni dell’Ottocento per via del japonisme. I valori, le virtù e i difetti nipponici vengono così costantemente deformati, mal compresi e più di una volta addirittura denigrati dal protagonista, spesso immerso in pregiudizi e rimpianti.

madame chrysanthème pierre lotiPer quali ragioni leggere Kiku-san, allora? Non solo perché l’opera sarebbe stata fra le fonti d’ispirazione della Madame Butterfly di Puccini, ma soprattutto perché fornisce un quadro politically incorrect di come molti europei guardavano all’arcipelago giapponese e ai suoi abitanti sul finire del diciannovesimo secolo, a pochi decenni dall’apertura della nazione asiatica all’occidente. Lo scritto ci offre, infine, l’occasione di riflettere sui luoghi comuni legati al Sol Levante che oggi, tenacemente, resistono, per andare oltre l’immagine – ancora affascinante per alcuni – di un paese adorno di fiori di ciliegio e incomprensibili gentilezze.

Immagini tratte da qui e qui.

“La promessa dei ciliegi”, un manga di Ichiguchi Keiko

promessa dei ciliegi - keiko ichiguchi - manga sakuraMacerie, rovine, sfollati: questo ci hanno prevalentemente raccontato i mass media nei mesi seguenti il terremoto giapponese dell’11 marzo 2011 e ai successivi avvenimenti di Fukushima. Le telecamere amavano soffermarsi sugli sguardi dei più piccoli, sulla stanchezza degli anziani, sulla grande dignità del popolo nipponico dimostrata anche in queste circostanze. Poco altro sapevamo, poco altro potevamo intuire.

Nel novero relativamente ristretto delle opere pubblicate nel nostro paese legate a questi fatti di cronaca, una di quelle che meglio sa – spingendosi al di là dei luoghi comuni – raccontarci di quei giorni è un delicatissimo manga di Ichiguchi Keiko, La promessa dei ciliegi (trad. di Accademia europea di manga, Euromanga edizioni, 2014, pp. 122, € 9,60), che presenta anche una bella appendice in cui l’autrice spiega le origini del fumetto e le tecniche da lei utilizzate per realizzarlo.  (altro…)

“Il magico potere del riordino” di Marie Kondo

marie kondo magico potere del riordinoNome: Marie Kondo. Caratteristiche: pazienza e tenacità. Professione: organizzatrice di spazi. Missione: aiutare le persone a vivere un’esistenza meno disordinata e più serena.

Ha un profilo senz’altro curioso, questa giovane che ha saputo trasformare in lavoro una sua passione nata già nell’infanzia: quella per il riordino.  Nel suo best seller Il magico potere del riordino (che in Giappone ha venduto più di un milione di copie), recentemente tradotto anche in italiano (trad. di F. Di Berardino, Vallardi, pp. 247, € 13,90, ora in offerta a 10,43), la donna illustra le principali tecniche insegnate ai suoi clienti per gestire gli ambienti in maniera razionale, utilizzando una metodologia di sua invenzione sviluppata per decenni e testata su larga scala. (altro…)

“Salmonella Men on Planet Porno – un’altra fantascienza” di Elena Faccenda

julian opie The Ortega Family
Julian Opie, “The Ortega Family” (2008)

Tsutomu Morishita è uno dei molti colletti bianchi che popolano le imprese di Tokyo. I suoi ritmi sono piuttosto regolari; una vita da pendolare spesa dalla sua desolata abitazione alla compagnia elettrica per cui lavora, dove anche presta servizio come segretaria la riluttante Akiko Mikawa, che continua a rifiutare ogni suo corteggiamento. Tutto scorre liscio e senza turbolenze fin quando una mattina il notiziario del mattino riporta l’ennesimo fallito tentativo da parte di Tsutomu di invitare Akiko per un tè. No, non era un’allucinazione: le ultime su Tsutomu si allargano a macchio d’olio e a velocità della luce, comprendendo quanti più mezzi di comunicazione possibili. La vita di questo banale impiegato sta per varcare il luccicante mondo della notorietà, ma non senza eliminarne i rischi (altro…)

“Dove batte il cuore” di Satoe Tone: un piccolo, grande amore

dove batte il cuore satoe toneDue gatti, Bianca e Nero, avvolti nella notte; disegni semplici, intrisi di una grazia sorprendente; atmosfere teneramente infantili e, al tempo stesso, senza età: tutto questo fa di Dove batte il cuore di Satoe Tone (trad. di Giulia Belloni, Kite edizioni, 2013, pp. 32, € 11,90) un piccolo capolavoro di dolcezza, e conferma l’autrice (ancora una volta) una delle illustratrici giapponesi per bambini più interessanti, capace di rendere ogni opera una festa per gli occhi e l’anima. (altro…)

“Orizzonte Giappone” di Patrick Colgan

Patrick Colgan Orizzonte Giappone Procuratevi una copia di Orizzonte Giappone di Patrick Colgan. Fatto? Bene, ora mettevi comodi. Anzi, no. Perché quello che vi aspetta è un’immersione in un Sol Levante inaspettato, fuori dalle solite rotte, alla scoperta di scorci, sensazioni e sapori inediti, dai rigori dello Shriretoko (l’estremo nord di Hokkaidō) sino alle meravigliose spiagge dell’isola Ishigaki, senza dimenticare i luoghi colpiti dal grande sisma del 2011. (altro…)

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