Categoria: romanzi

A Roma “P/Ink Noir. Le nuove signore in nero del Giappone contemporaneo”

Kirino Natsuo e Miyabe Miyuki, meno nota in Italia, sono ritenute due regine indiscusse del thriller e della crime fiction: ma quanto davvero sappiamo dei loro testi? Dietro storie avvincenti, suspence e delitti, spesso si nasconde un’analisi – a tratti impietosa – della realtà che mette in luce gli aspetti più scabrosi e inquietanti degli individui.
Per questo vi consiglio di assistere, sabato 30 ottobre alle ore 18 presso il Doozo (via Palermo 51-53, Roma), all’incontro “P/Ink Noir. Le nuove signore in nero del Giappone contemporaneo”, tenuto dalla prof.ssa Paola Scrolavezza.
Per maggiori informazioni, scrivete a info@doozo.it o chiamate all’06-4815655.
Aspettando sabato prossimo, potete intanto rileggere qualche notizia riguardante Kirino Natsuo.

Note di lettura a "L’isola dei naufraghi"

Quando ho avuto per la prima volta in mano L’isola dei naufraghi (grazie alla disponibilità della casa editrice Giano), conoscendo press’a poco il plot, mi sono chiesta come Natsuo Kirino sarebbe riuscita a portare avanti la storia per oltre trecento pagine senza annoiare il lettore o scadere nello scabroso. Alla fine del libro, ho dovuto ammettere che la scrittrice è stata in grado di dar vita ad una trama mossa e ricca di colpi di scena ben congegnati.

Gli elementi di partenza (trentacinque uomini e una sola donna finiti per caso su un’isola disabitata e in parte inospitale) lasciano infatti presagire una sfida per i naufraghi e per lo stesso autore. La scrittrice, però, non delude: non soltanto gestisce con maestria i fili della narrazione, ma focalizza l’attenzione sulle complesse dinamiche psicologiche e sociali (esteriori e non) che si instaurano tra i due clan principali, vale a dire i cinesi, detti hongkong, e i giapponesi, che ribattezzano l’isola Tokyojima e la suddividono nei quartieri dell’amata capitale nipponica. La Kirino non trascura neppure gli outsider, quali  lo schizofrenico Manta e Watanabe, malvivente da strapazzo, assumendo di volta in volta il loro punto di vista, e facendo così penetrare il dubbio nel lettore che non si tratti di folli asociali, ma di individui  feriti ed incompresi.

La scrittrice non mostra pietà per nessuno: malgrado gli abitanti cerchino di rispettare le più elementari norme di convivenza civile e di decoro, sono in fondo animati da bassi istinti, desiderosi di sesso e potere. Neppure Kiyoko, l’unica donna superstite, è impermeabile alla ferinità indotta dall’isolamento, anzi: moglie riservata e ubbidiente in Giappone, diviene sull’isola una sorta di regina capricciosa e volitiva, inebriata dalla sua stessa femminilità e dall’eccitazione che essa scatena negli uomini.

La vera protagonista dell’opera è però l’isola, insieme a quella nozione perennemente elusiva che potremmo chiamare verità. Così come la superifice insulare ospita grotte meravigliose e zone impervie, frutti dolcissimi ed animali velenosi, allo stesso modo la realtà nasconde sempre inganni e illusioni. Nessuno può sottrarsi alle menzogne e alle false lusinghe, o è in grado davvero di discernere in modo assennato.

“L’ultima estate di Hiroshima” di Hara Tamiki

hara tamiki l'ultima estate di hiroshimaDa piccola, la nonna mi raccontava per ore della guerra; delle sue fughe sotto i bombordamenti, della scarsità di cibo, degli allarmi notturni, dei piccoli trucchi quotidiani per sopravvivere.

Proprio quando lei aveva trovato un po’ di pace, nell’agosto 1945, a migliaia di chilometri di distanza, a Hiroshima, una, cento, diecimila famiglie stavano vivendo un inferno.

Grazie ad Hara Tamiki e al suo L’ultima estate di Hiroshima (trad. di G. M. Follaco, L’ancora del Mediterraneo, pp. 128, €  13,50; ora in offerta su Amazon.it a 11,48; qui è possibile leggerne un brano), ho avuto modo di conoscere meglio questa realtà, cui mi ero avvicinata già attraverso il Diario di Hiroshima, redatto da Hachiya Michihiko, medico dell’ospedale cittadino e vittima egli stesso dell’atomica; ricordo di esser rimasta colpita dalla lucidità della narrazione e dalla grande dignità dimostrata da ogni personaggio, malgrado le durissime condizioni di vita.

Sono rimasta sorpresa quando – leggendo il volume di Hara – ho ritrovato questi stessi elementi, stemperati da una vena d’inquietudine malinconica, applicati stavolta ad una realtà familiare ed intima, descritta con semplicità stupefacente, senza mai cadere nella retorica o in un facile patetismo autocommiserativo.

hara tamiki
Hara Tamiki

Tutto inizia con un “preludio alla devastazione”: nelle settimane antecedenti i drammatici eventi del 6 agosto, Seiji e Shoozoo condividono la quotidianeità. La loro esistenza è scandita dalle sirene antiaeree e dalle ristrettezze belliche, nonché da piccoli accadimenti (le fughe della cognata, i brontolii della sorella, le novità in fabbrica…). Sebbene siano fratelli, i due mostrano caratteri alquanto diversi: il serioso Seiji dedica anima e corpo al lavoro nell’azienda di famiglia, mentre Shoozoo, pensieroso e riservato, cerca nella letteratura (compresa quella occidentale) un conforto alla morte dell’amata moglie e all’amarezza del vivere, calzando così i panni – neppure troppo velatamente – dell’autore stesso.

Il 6 agosto, alle 8.16 del mattino, il cielo si riempie improvvisamente di “fiori d’estate”, per riprendere il nome del capitolo centrale. Nessuno è in grado di comprendere cosa stia accadendo, ma – col passare delle ore – la situazione rivela la sua tragicità: le abitazioni cadono a pezzi, i corpi si disfano, i cari si disperdono o vengono decimati. Nulla è più come prima, soprattutto negli animi.

Lentamente, a fatica, i sopravvissuti tentano di dare una nuova forma alla loro vita, traendola dalle macerie e dal dolore; ma il bisogno di cercare propri simili, di narrare la propria storia  e, soprattutto, di trovare una ragione a quanto è accaduto permangono con forza, come ricorda una lirica di Hara Tamiki rievocata tra le strade impregnate del lezzo di cadaveri, che oramai hanno perso ogni traccia di umanità:

Schegge lucenti e
ceneri bianche sono
come un paesaggio sconfinato.
Il ritmo misteriosi dei rossi cadaveri di genti consumate dal fuoco.
E’ successo davvero? E’ potuto succedere per davvero?
Il mondo di domani strappato via tutto d’un fiato,
accanto ai vagoni rovesciati del treno
il torso gonfio d’un cavallo,
l’odore del fumo che si solleva dai fili elettrici.

Immagine tratta da Wikipedia.

Nuovo romanzo: "È come sabbia il mio amore" di Kyōichi Katayama

E’ annunciata per metà ottobre o novembre l’uscita sul mercato del romanzo È come sabbia il mio amore di Kyōichi Katayama (Salani, pp. 252, € 13,50), divenuto celebre grazie a Gridare amore dal centro del mondo. Già a partire dal plot, si presenta come un’opera interessante e percorsa da una vena di inquietudine.
In rete ho trovato poche informazioni; questa la trama (tratta da Salani.it):

Sono giovani, sono sposati da cinque anni, sono affiatati; amano le passeggiate notturne e trascorrono tutto il tempo libero insieme, loro due soli. Lei è incinta, ma quel bambino non sarà mai loro figlio. Quando nascerà, tornerà alla madre e al padre genetici. È vietato dalla legge, ma lei ha scelto di farlo per amore di sua sorella, che sarà la madre del bambino. Tutto è organizzato nei minimi dettagli. Eppure a un certo punto qualcosa cambia, l’equilibrio s’incrina, quel mondo perfetto sembra crollare. In casa si odono passi misteriosi, fuori compaiono personaggi indecifrabili, inquietanti. E l’amore inizia a camminare in equilibrio sul filo della follia
E le mura della loro casa non basteranno più a ripararli dalle minacce che incombono al di fuori di tutte le ‘piccole’ esistenze.

Nuova edizione di "Gridare amore dal centro del mondo" in fumetto

E’ prevista per dicembre 2010 la nuova edizione del fortunato romanzo Gridare amore dal centro del mondo di Kyoichi Katayama in versione manga, con le illustrazioni di Kazumi Kazui (ed. Kappa, pp. 192, € 8,50).
L’editore del libro, Salani, presenta così il suo volume:

Sakutaro sta andando in Australia. Non è una semplice gita: porta con sé le ceneri di Aki, suo primo indimenticabile amore, morta a soli diciassette anni di leucemia. Quando Sakutaro e Aki si incontrano per la prima volta hanno dodici anni e frequentano la stessa classe. Condividono i piccoli grandi doveri della scuola; si vedono tutti i giorni, tornano a casa insieme, ognuno è parte della vita quotidiana dell’altro. Finché un giorno, per la prima volta, Sakutaro vede Aki con altri occhi: non più semplice amica, ma giovane donna, bella e intensa, e si accorge che la loro quieta familiarità si è trasformata, ineluttabilmente e per sempre, in una passione purissima e assoluta.
Una passione che si rispecchia in una vicenda antica, quella del nonno di Sakutaro, che ha amato a sua volta, per cinquant’anni, una donna che non ha mai potuto sposare e al cui ricordo è incrollabilmente fedele, fino a spingersi a compiere un atto estremo. Ma il loro amore non è l’imitazione di un sentimento: Sakutaro e Aki vivono una felicità totale, che la malattia crudele di Aki esalta nel dolore, e che la sua morte recide d’un colpo, lasciando nell’anima di Sakutaro un silenzio assordante.

In Giappone è uscito un nuovo romanzo di Banana Yoshimoto

E’ recente la notizia (pubblicata qui) della pubblicazione in Giappone del nuovo romanzo di Banana Yoshimoto Moshi Moshi Shimokitazawa, uscito sia in ebook, sia in formato cartaceo e corredato da ben quarantanove illustrazioni a colori dell’artista Mai Ono.
Si tratta della prima opera della scrittrice in formato virtuale, ed è già possibile scaricarla sul proprio iPod, iPhone o iPad alla modica cifra di 5,99 euro (prezzo aggiornato al 5 ottobre).
Anche questa volta, la storia vede protagonista un personaggio femminile: essa  infatti
ruota attorno a una donna che perde il padre e si trasferisce a Shimokitazawa (Tokyo).
I fan italiani di Banana dovranno certamente attendere un po’ per l’edizione nella nostra lingua, ma possono consolarsi nell’attesa con il recente Un viaggio chiamato vita.

Intervista a B. Yoshimoto (da Bresciaoggi)

Propongo, per tutti gli amanti della Yoshimoto, questa intervista che ha rilasciato a Bresciaoggi, di cui ho appreso l’esistenza grazie a Kami no kumi. Nel testo, troverete anticipazioni sul nuovo libro.

Banana Yoshimoto, la scrittrice giapponese che ha conquistato con i suoi romanzi migliaia e migliaia di lettori nel mondo, è famosa per gli aforismi. «Soluzioni di questo tipo sono davvero affascinanti: le cose avvengono proprio nel momento in cui stai per convincerti che non ci sia più niente da fare. Se, invece, aguzzi l’ingenio senza darti per vinto, la soluzione arriva all’improvviso, da un luogo del tutto inaspettato, sotto una forma quasi ridicola». Questo è uno dei più celebri. Non rilascia molte interviste. Solitamente, per le domande più banali, lei rimanda tutto a un link su internet nel quale dà già le risposte a curiosità del tipo: «Perché utilizza il soprannome Banana?» In effetti lei si chiama Mahoko Yoshimoto e ha accettato, gentilmente, di rilasciare questa intervista in esclusiva al nostro giornale, tradotta da Emma Grimaldi Kawamura. Banana Yoshimoto parla dei temi a lei cari, l’amore e la morte, che nei suoi romanzi rappresentano il motivo conduttore e il segreto del suo successo sancito soprattutto in un primo momento da un pubblico di lettori giovani che l’hanno consacrata, fin dal primo best seller Kitchen, come una delle scrittrici più intriganti e capace di esprimere fino in fondo le sensazioni delle ultime generazioni giapponesi, in una miscela di tradizioni e stravolgimento delle vite attraverso episodi dolorosi e pesanti. Infine, anticipa anche quali saranno le trame dei prossimi libri che pubblicherà.
Lei ha molti amici italiani, ha detto che le piace molto la Sicilia, ma è mai stata nell’Italia del Nord? Verona, la citta di Romeo e Giulietta, è la meta preferita dei giapponesi…
No, purtroppo… Per quanto ricordi, se anche ci fossi passata, sarà stato soltanto per qualche ora e pertanto non posso affermare di esserci stata.
Ha intenzione di venire a visitarla e perché?
Sì, naturalmente. Vorrei visitarla, non senza averne prima studiato la storia né i luoghi famosi né tutto il resto.
Cosa ne pensa dell’amore e della morte nel mito di Giulietta e Romeo?
Credo ci sia una ragione nel fatto che, trascendendo le epoche, tante persone ne restino affascinate. In fondo gli esseri umani, riguardo all’amore e alla morte, non sono cambiati per niente.
Tra i personaggi dei suoi romanzi, ce n’è almeno uno che possa, anche vagamente, assomigliare a uno dei due amanti di Shakespeare?
Ho scritto un romanzo che si intitola Kanojo ni tsuite (A proposito di lei). In esso compaiono un uomo e una donna che, in modo vago, ricordano i due innamorati shakespeariani.
Molti giovani giapponesi affollano il balcone di Giulietta, pur sapendo che non è «reale», ma soltanto una costruzione per turisti. Secondo lei, perché è necessario per i ragazzi anche di altre nazionalità trovare oggi un simbolico luogo dell’amore?
Non sapevo che il balcone di Giulietta fosse una costruzione per turisti. Però, essendo la storia di Shakespeare famosissima in Giappone, potrebbe darsi che i giapponesi visitino quel luogo in chiave commemorativa, in quanto simbolo di un amore romantico che non può essere appagato.
È possibile che una persona cambi la propria vita dopo aver letto un suo romanzo?
Penso che una tale influenza sia possibile, quando per esempio una mia opera penetra nell’animo di una persona un po’ alla volta, prima che egli o ella possa rendersene conto, e un giorno poi quella persona si trova a compiere una qualche scelta.
In questa fase di contrazione economica mondiale, avverte che gli scrittori possano avere un ruolo per avvicinare ai libri nuovi lettori finora distratti soltanto dal mito del danaro e del lavoro a tutti i costi?
Ritengo gli scrittori delle presenze il cui ruolo è far accorgere la gente del fatto che esistono delle possibilità all’infuori di una vita come schiavi di qualcosa (del denaro, del tempo eccetera).
Ha detto che per lei la scrittura è una specie di divertimento. Non ha mai avuto la sensazione che scrivere sia anche una sorta di trance?
Sì, mi è capitato. Mi succede di stupirmi quando finisco con lo scrivere cose complicate che nemmeno penso, proprio come se fossi riuscita in una difficile esecuzione al pianoforte.
Chi è lo scrittore italiano che le piace di più?
Mi scuso, ma non posso rispondere a questa domanda perché non ho letto tutti gli autori autori italiani che sono stati tradotti in giapponese.
Ha mai avuto paura di pubblicare un suo romanzo?
No. Il timore più grande lo provo prima di scrivere. Perché esistono tutte le possibilità, e mi viene paura al pensiero che sono io a scegliere.
Quali saranno le sue prossime opere?
Prossimamente scriverò un romanzo circa una coppia in cui sussiste una disparità economica fra le parti. La storia che invece ho già finito di scrivere narra di una madre e di una figlia le quali, rimaste sole dopo che il marito/padre ha commesso un doppio suicidio d’amore con la sua amante, si trasferiscono in un piccolo centro dove si rifanno una vita.
Qual è la domanda più insolente che le sia mai stata rivolta durante un’intervista o una conferenza?
È questa: «A quanto ammonta il suo reddito dell’anno scorso?» L’ho considerata una villania».

"Un'isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro"

In un paese come l’Italia, fa davvero piacere vedere riconosciuti i meriti di una grande studiosa. E’ per questa ragione che vi presento volentieri Un’isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, a cura di Luisa Bienati e Matilde Mastrangelo (ed. Scriptaweb, pp. 488; cliccando qui si può acquistare il volume in brossura e consultarne una copia online per 18 mesi, per il costo totale di 58 €).
Questo il ricchissimo sommario di un’opera certamente molto interessante:

Il Giappone antico
– Maria Teresa Orsi, Il Genji monogatari letto da lontano
– Sagiyama Ikuko, Hajitomi: la dama Yūgao nel teatro nō
– Carolina Negri, Donne che soffrono per le incertezze dell’amore e del matrimonio. Il destino di Murasaki no ue
-Appunti sull’imitazione di Ono no Komachi nel Gosenshū eoltre
– Poesia e poeti nei drammi storici di Chikamatsu Monzaemon
– Un rebus di sapienti bugie: Ono no Bakamura uso ji zukushi e la “parodia globale” nellaletteratura di periodo Edo
– Annotazioni per la morfologia di una Gozan bunka
– Composizione poetica e relazioni internazionali nel Giappone del periodo Nara
– Un caso di mistificazione storiografica: Kōken-Shōtoku tennō
– Cavalli e cavalieri nell’immagine artistica giapponese
– Gli studi tassonomici sulla lingua giapponese classica e l’origine del termine wakan konkōbun
– Il Rāmāyaṇa in Giappone. Considerazioni preliminari
dall’India al Giappone
– Note sulle pene in epoca Tokugawa
– Il Giappone e i gesuiti al loro primo incontro
– Il gesuita Camillo Costanzo e la controversia sulla terminologia cinese
– La lingua giapponese vista dagli europei nei secoli XVI e XVII

Il Giappone moderno
– Instants volés. Il Giappone di Nicolas Bouvier
– Spazio del romanzo e spazio urbano: Chijin no ai di Tanizaki Jun’ichirō
– Kyōko no ie di Mishima Yukio: la casa come struttura narrativa
– Tanin no kao: storia di un connubio sperimentale tra cinema, musica e letteratura
– Straniera, dappertutto: la ri-scoperta dell’immaginario culturale giapponese in Inu muko iri di Tawada Yōko
– Comunicare senza parole di Ozaki Kōyō
– Nella porta di pietra. Interpretazione di un’opera di pittura e di poesia di Natsume Sōseki
– Lo scrittore abita qui. Shiba Ryōtarō, i libri e l’architetto
– L’estetica del mostruoso nel cinema di Miyazaki Hayao
– Umorismo e cinema: la commedia ‘irriverente’ in Giappone
– Perché un nuovo dizionario Giapponese-Italiano
– Casi, ruoli semantici e schemi grafici nell’insegnamento dei verbi giapponesi
– Introduzione a La filosofia della storia
– La reinvenzione della memoria nel discorso religioso del Giappone contemporaneo
– Depoliticizzazione e destoricizzazione di un ‘paradiso tropicale’: la rappresentazione di Okinawa nei media e nella cultura popolare del Giappone
– Economisti pentiti: la “conversione” (tenkō) di Nakatani Iwao

"Una promessa d'estate" di Fujino Chiya

Talvolta, mi capita di prendere un libro in mano soltanto per il titolo; in particolare, ho un debole per tutti quelli che contengono la parola <<estate>>. Il volume di oggi, dunque, non poteva non attrarre la mia attenzione: si chiama infatti Una promessa d’estate (Einaudi, pp. 98, € 9,50), ed è frutto della penna dello scrittore transessuale Fujino Chiya. Ecco la presentazione dell’opera, vincitrice del premio Akutagawa:

Una coppia di omosessuali che non nascondono la loro relazione, una transessuale e il suo piccolo cane, una varietà di personaggi posti ai margini di una società tradizionale e maschilista come quella giapponese: il romanzo di Fujino Chiya dà forma e consistenza a un mondo che fa della diversità uno stile di vita, oltre ogni conformismo e pregiudizio. Il tutto con una scrittura semplice e lieve, per nulla naïf, che ha fatto salutare questo romanzo breve come una delle prove più riuscite della nuova letteratura giapponese.
Matsui Maruo, impiegato in una ditta, e Hikaru, redattore freelance, sono due giovani vicini alla trentina, legati da una salda relazione e intenzionati ad andare a vivere insieme. Intorno a loro si muove una serie di personaggi – un’estetista transessuale, alcune donne rigorosamente single – accomunati da una diversità che nel Giappone contemporaneo non li esclude più dalla società come un tempo, ma che tuttavia ancora oggi li confina ai margini, in una sorta di limbo che Fujino Chiya descrive con profonda sensibilità e assoluta mancanza di enfasi. La naturalezza con cui i due protagonisti vivono il loro amore non produce scontri violenti, ma la loro quotidianità è punteggiata da tanti piccoli episodi di intolleranza che li portano a misurarsi con se stessi e con gli altri. Insulti ricevuti da ragazzini, scritte derisorie nei bagni della ditta, racconti di ferite d’infanzia segnano così la loro esperienza, dove anche il semplice fatto di camminare per strada tenendosi per mano diventa una conquista. E sullo sfondo, a unire tutti quanti, c’è la promessa di andare insieme in campeggio, d’estate: un appuntamento più volte rinviato e che rimane sospeso come la speranza di una nuova vita.

Servizio del tg2 sul nuovo romanzo di Natsuo Kirino

Ringrazio Fumie che mi ha segnalato questo servizio del Tg2 dedicato a L’isola dei naufraghi di Natsuo Kirino. Per vederlo, cliccate qui.
Purtroppo, la casa editrice Neri Pozza, alla mia richiesta via email di ulteriori informazioni sul libro, ha risposto con il silenzio.
Infine, mi dispiace informarvi che, per un periodo di tempo non determinato, non sarò particolarmente attiva nel blog per cause di forza maggiore; di ciò mi scuso sin da ora.

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