Oggi ho il piacere di intervistare Valentina Testa, autrice di Kawaii Art e Gothic Lolita (pubblicati entrambi per la Tunué; potete leggerne le recensioni rispettivamente qui e qui). Ha inoltre collaborato con alcuni editori italiani di fumetti, lavorando anche su autori quali il gruppo Clamp, Sahara Mizu e Naked Ape.

Biblioteca giapponese (da ora abbreviata BG): Valentina, innanzitutto grazie per avermi concesso questa intervista. Il tuo volume, Kawaii Art, è stato certamente uno dei primi in Italia a occuparsi dell’arte contemporanea giapponese ispirata al kawaii (tutto ciò che è “-ino”). Pensi che questo lungo silenzio da parte dei critici nostrani sia dovuto a pregiudizi e/o a una mancata conoscenza della materia? (altro…)


Durante un viaggio in Giappone, il turista medio è solitamente colpito dall’abbigliamento dei giovani; soprattutto nelle grandi città è possibile imbattersi, con una certa facilità, in ragazzi dall’aspetto alquanto curioso (capelli tinti e/o cotonati, accessori bizzarri, ardui accostamenti di colore…) e adolescenti dai vestiti pieni di merletti o dall’abbronzatura improbabile. Una delle tendenze che di certo ha riscosso – e riscuote tuttora – più successo è senza dubbio quella che va sotto il nome di “gothic lolita“: le ragazze che seguono questo stile si ispirano all’abbigliamento di epoca vittoriana, con contaminazioni goth (in Italia, chiamate talvolta dark).