Delitti, spie e Giappone: “Il Signore delle cento ossa”

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Se per molti questo sarà un weekend di riposo o di scampagnate (tempo permettendo), per altri passerà all’insegna di Halloween e dei brividi. Oggi vi propongo dunque un thriller, ambientato tra Europa e Giappone in una delle epoche più buie della storia umana, ossia durante il nazismo. Il libro in questione è Il Signore delle cento ossa della scrittrice Ben Pastor (Sellerio, pp. 416, € 14; ora in offerta su Amazon.it cliccando qui a 11,90), e questa è la presentazione dell’editore:

Nei thriller dell’italoamericana Ben Pastor il lettore trova una miscela dalla composizione originale: si congiungono atmosfere da spy story di guerra, il Secondo conflitto mondiale guardato dalla parte del Terzo Reich; ricostruzioni storico-ambientali di scientifico rigore; infine, un intreccio poliziesco, cupo, intelligente, imprevedibile. Protagonista assoluto è Martin Bora, ufficiale della Wehrmacht, qui cronologicamente agli albori della sua carriera investigativa (benché questo sia l’ultimo romanzo scritto della serie). Bora è un gentiluomo di antica nobiltà guerriera, fascino tenebroso, amante sfortunato, temperamento di severità kantiana, ma soprattutto roso, fino al disagio fisico tangibile, dalla contraddizione che non sa risolvere. Egli ha giurato obbedienza, e il codice d’onore gli vieta deroghe, ma cresce in lui la consapevolezza degli orrori dei nazisti, che disprezza per odio politico, per arroganza aristocratica, ancor più perché offendono il suo senso etico ed estetico. Un personaggio straordinario e fantasioso, ma non storicamente implausibile, visto che il suo modello, ideologico, è il colonnello von Stauffenberg, l’eroico attentatore di Hitler.
Siamo nell’aprile del 1939, vigilia di guerra. La carriera di Bora nel controspionaggio è appena iniziata. È ancora entusiasta del lavoro e fiducioso. Il compito è quello di accompagnare una trilaterale tedesco-nipponico-italiana, una conferenza di affari e di scambio di tecnologie militari. Ma è una copertura. La missione reale è di indagare attorno al «Signore delle cento ossa», una spia che secondo una prima ipotesi si identifica nella persona di Ishiro Kobe, rigido generale giapponese. Una mattina, andando a prelevare Kobe per una cavalcata, scopre la scena raccapricciante del primo omicidio: il generale è steso nel suo letto, segnato dai colpi di uno scudiscio; la pistolettata ha lasciato un arabesco rosso sulla parete. Nel bagno accanto, annegato nel sangue, l’aiutante Nogi. Uno scenario di inconfondibile natura. Sembra un delitto di onore, o di passione. Ma Bora si orienta diversamente: un terzo è penetrato nella stanza, l’assassino. Lo intuisce dalla collocazione dell’arma, lo stato dei corpi, una strana fila di formiche. Ma quale il movente? Tra mistificazioni, altri delitti, tradimenti, Martin Bora si inoltra negli ambienti lividi dove la guerra incombente favorisce intrighi come pozioni venefiche. E dove perderà la sua fiducia.


Brividi dal Giappone: “La confessione” di Kanae Minato

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Dal Giappone è arrivato un nuovo, agghiacciante thriller (gentilemente segnalatomi da Barbara, che ringrazio), tanto più inquietante dal momento che vede vittima una bambina uccisa da due alunni della madre, insegnante di scuola media: si tratta de La confessione di Kanae Minato (Giano, pp. 288, € 17; ora qui disponibile a 12,25 su Amazon.it ), da cui è stato ricavato il film Confessions (Kokuhaku) del regista Tetsuya Nakashima, candidato agli Oscar come miglior film straniero (sotto potete vedere il trailer).
Per saperne di più, ecco la presentazione dell’editore:

La rivelazione è di quelle agghiaccianti, soprattutto se a farla è una giovane professoressa che ha da poco perso la sua bambina e ad ascoltarla sono i suoi alunni, la classe alla quale Moriguchi Yuko rivolge un discorso di addio: «La mia Manami non è morta accidentalmente; è stata uccisa da qualcuno di voi».
La figlia dell’insegnante di scienze aveva quattro anni quando, un mese prima della fine dell’anno scolastico alla scuola media S, in una cittadina del Giappone, è stata trovata morta nella piscina dell’istituto. A causa di quello che tutti hanno ritenuto un incidente, la madre ha deciso di abbandonare per sempre il suo lavoro. Ma al termine dell’ultimo giorno di scuola, alla classe che ascolta immobile giunge il glaciale annuncio: lí nella I B, presenti in aula, ci sono due assassini.
Freddamente, quasi scientificamente definendoli A e B, la professoressa rende identificabili ai compagni i due ragazzi e rivela la sua scoperta di come essi abbiano premeditato e compiuto l’omicidio di una bambina indifesa. Inoltre, con altrettanta freddezza, l’insegnante comunica la sua decisione: non ha intenzione di denunciare i due assassini alla polizia. Ha invece già messo in atto una personale vendetta, atroce e immediata ma escogitata in modo che le devastanti conseguenze si manifestino lentamente, affinché i giovani criminali abbiano il tempo di pentirsi e trascorrere il resto dei loro giorni sopportando il fardello della colpa di cui si sono macchiati.
Nelle settimane successive, attraverso un diario, un blog, una lettera, appare in tutta la sua spaventosa portata il perché del gesto compiuto da Nao e Shūya, due adolescenti diversi tra loro ma entrambi apparentemente senza problemi. Dietro lo squilibrio psichico e morale dei due ragazzi, emergono le responsabilità delle rispettive famiglie, tra una madre iperprotettiva e una assente, e di una società dove sempre piú il disagio giovanile sfocia in efferati delitti. E ancora, violente e tragiche, affiorano le conseguenze della vendetta subita, non solo e non tanto sul loro fisico, ma soprattutto sul loro già instabile equilibrio interiore. Fino all’erompere di un’imprevedibile e sconvolgente conclusione.
Come un Delitto e castigo contemporaneo, Confessione svela il nichilismo degli adolescenti perduti del Giappone d’oggi, una società nella quale la capacità di agire con distacco, l’autocontrollo sulle proprie emozioni e reazioni, la lucidità nella follia rendono ancor piú inquietante e apocalittico lo smarrimento delle giovani generazioni.


A Roma “P/Ink Noir. Le nuove signore in nero del Giappone contemporaneo”

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Kirino Natsuo e Miyabe Miyuki, meno nota in Italia, sono ritenute due regine indiscusse del thriller e della crime fiction: ma quanto davvero sappiamo dei loro testi? Dietro storie avvincenti, suspence e delitti, spesso si nasconde un’analisi – a tratti impietosa – della realtà che mette in luce gli aspetti più scabrosi e inquietanti degli individui.
Per questo vi consiglio di assistere, sabato 30 ottobre alle ore 18 presso il Doozo (via Palermo 51-53, Roma), all’incontro “P/Ink Noir. Le nuove signore in nero del Giappone contemporaneo”, tenuto dalla prof.ssa Paola Scrolavezza.
Per maggiori informazioni, scrivete a info@doozo.it o chiamate all’06-4815655.
Aspettando sabato prossimo, potete intanto rileggere qualche notizia riguardante Kirino Natsuo.


Nuovo romanzo di Natsuo Kirino tradotto in italiano

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Sembra ufficiale: in autunno, come annunciato dalla newsletter della casa editrice Neri Pozza, dovrebbe uscire un nuovo, coinvolgente romanzo di Natsuo Kirino. Per ora, paiono esserci ancora dubbi sul titolo definitivo: in alcuni siti è chiamato L’isola dei naufraghi, in altri L’isola di Tokyo. In ogni caso, il denso volume (conta 384 pp. per 17 euro) è tradotto da Gianluca Coci direttamente dal giapponese e in via di pubblicazione dalla Giano (un ramo della Neri Pozza). Ed ecco un’anticipazione della storia, a dire il vero un po’  troppo rivelatrice; vi consiglio perciò di leggere solo le prime righe.

Sayako e suo marito Takashi finiscono su un’isola disabitata al largo di Taiwan e delle Filippine in seguito al naufragio della barca a vela su cui viaggiavano. Dopo circa sei mesi, vengono raggiunti prima da venti giovani maschi giapponesi, anch’essi naufraghi, e poi da undici giovani maschi cinesi, abbandonati sull’isola lungo la tratta dei clandestini verso il Giappone. Che cosa può generare la presenza di una sola donna in mezzo a trentadue giovani maschi se non lotta, contesa, abbrutimento e violenta competizione? Takashi muore, precipitato o spinto giù da una scogliera a circa un anno dal naufragio, e Sayako si «risposa» due volte. La prima volta con l’arrogante e violento Kasukabe, che precipita però anche lui dalla scogliera; la seconda volta con Noboru, il buono a nulla, l’inetto della comunità, scelto, in base a una regola stabilita e accettata da tutti, mediante un’estrazione a sorte. Lo status di «marito di Sayako», per fortuna, ha durata limitata a due anni. La «lotteria» assegna perciò a Sayako, come quarto marito, Yutaka, un ragazzo timido e gentile. Sayako se ne innamora, attratta dalla sua natura cortese. Sembra perciò regnare la calma sull’isola, ma il fuoco cova sotto la cenere. Anche se presa dal nuovo marito, Sayako è attratta da Yan, il leader dei cinesi che sembra desiderarla molto più dei suoi connazionali e sta meditando di lasciare l’isola su due rudimentali imbarcazioni. Sedotta da Yan, Sayako ne accetta l’invito di unirsi a lui nell’avventuroso viaggio. Il mare è in tempesta, e una delle due barche viene inghiottita dalle onde, mentre quella su cui si trovano Yan e Sayako riesce a restare a galla. I due si amano, davanti agli altri, come bestie, fino a crollare stremati e affamati. Poi, dopo una decina di giorni, avvistano un’isola e approdano su una spiaggia. Ma si trovano di fronte a una sgradita sorpresa: senza accorgersene, sono ritornati a Tokyojima, l’isola di Tokyo! Dove i giapponesi, quasi come se avessero subito una metamorfosi, si sono enormemente incattiviti!


Un libro… da brividi: "Estranei" di Taichi Yamada

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Indecisi sul libro da portare (beati voi) in vacanza?
A chi ama i brividi e la suspense, oggi lo “chef” consiglia Estranei di Taichi Yamada (ed. Nord, pp. 222, € 14), vincitore dello Yamamoto Shugoro Prize for Literature.
L’editore Nord ne parla così:

Hideo Harada è un uomo di mezz’età, divorziato, con un figlio che non vede quasi mai e un lavoro – scrivere sceneggiature per la televisione – che stenta a decollare. Per di più, vive nel suo ufficio, in una grande e asettica palazzina nei pressi di una trafficata strada statale di Tokyo.
Così, per sfuggire allo squallore e alla solitudine della propria esistenza, il giorno del suo compleanno Hideo decide di recarsi ad Asakusa, il quartiere della sua infanzia, dove a dodici anni aveva perduto entrambi i genitori, investiti da un’auto. Ma, quando entra in un teatro, tra il pubblico nota un individuo straordinariamente somigliante al padre. L’uomo lo invita a seguirlo a casa sua, dove lo aspetta la moglie: anche lei è identica alla madre morta
Hideo trascorre con i due una serata sconcertante e meravigliosa, e questo gli dà la forza di riprendere a lavorare con rinnovata energia. Gli incontri si susseguono, e sono una fonte di gioia e serenità, eppure… Hideo appare agli occhi dei suoi amici sempre più pallido e smunto, come se un male oscuro lo stesse consumando. La persona più angosciata di tutti è Kei – una vicina di casa con la quale Hideo ha intrecciato una relazione sentimentale -, che, una volta scoperto il suo segreto, gli consiglia di interrompere quelle visite, perché è evidente che lo stanno distruggendo.
Ma anche Kei nasconde una verità inquietante
Riecheggiando lo stile di Paul Auster e le atmosfere di Haruki Murakami, Estranei è un romanzo commovente sul potere della memoria e sulla difficoltà di instaurare un rapporto autentico e sincero con gli altri.


"Il passato di Shoko" di Miyuki Miyabe

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Approfittando di una sera libera in cui sono mediamente sveglia (ma penso ancora per poco), condivido con voi la scoperta di un thriller nipponico che non conoscevo affatto: Il passato di Shoko, l’opera più celebre della scrittrice Miyuki Miyabe (Fanucci, pp. 384, 17 €). Ecco qui la quarta di copertina:

In un Paese che controlla ogni singolo movimento dei cittadini, com’è possibile che avvenga uno scambio di identità o che qualcuno svanisca nel nulla? Il detective Shunsuke Honma sta superando il terribile trauma della morte della moglie e di un incidente che lo ha lasciato menomato. Il suo periodo di inattività finisce quando un nipote gli chiede aiuto per rintracciare la sua fidanzata Shoko; ma ben presto Honma si accorge che il passato di lei non le appartiene davvero. È come se avesse ‘rubato’ l’identità di un’altra persona, di una Shoko realmente esistita, qualcuno che forse la donna potrebbe aver ucciso prima di far perdere ogni traccia di sé, celandosi dietro un’astuta e fittissima trama di inganni. Ma Honma è tenace, metodico, sa collegare anche informazioni apparentemente prive di qualsiasi connessione, e poco a poco ricostruisce le storie delle due donne, scoprendo a che prezzo è possibile sfuggire al controllo di uno Stato onnipresente. Miyuki Miyabe porta avanti la complessa trama del romanzo con una prosa stringata, combinando con maestria cambi di ritmo e una raffinata analisi psicologica, fino a raggiungere un risultato narrativo straordinario.


Il respiro di Tokyo di Matteo Maria Schönauer

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Qualche tempo fa, me ne stavo bel bella alla Feltrinelli d’una ridente città pugliese, quando, per caso, grazie al mio occhio ormai allenato a scovare tutto ciò che abbia un’aria nipponica, ho notato Il respiro di Tokyo di Matteo Maria Schönauer (Palomar edizioni, 14 €, 250 pp. ), pubblicato di recente. Ammetto che non è il mio genere di libro (non amo le avventure e i thriller), ma probabilmente piacerà a qualche lettore tra voi. Qui la trama:

La vita di Mathias Pintchè cambia radicalmente con il suo trasferimento in Giappone. A Tokyo, si sente attratto da due donne, una giovane dottoressa e una musicista. I protagonisti nascondono lati oscuri che li condizionano inevitabilmente. Con un torbido passato nel Servizio Segreto Europeo, Pintchè cambia più volte il suo mestiere.
Ma i cattivi ricordi del SSE e la guerra in Kosovo, che ha vissuto come medico, ritornano come una serie di flash back, mischiandosi ad un presente reso tragico dalla violenta irruzione del terremoto Big One.
Nel panico generale che domina la scena, il protagonista pone in discussione per la prima volta nella sua vita tutte le sue certezze. Chi è veramente Mathias Pintchè?

E qui trovate un articolo di Manlio Triggiani dedicato al libro e all’autore:

Tokio e il suo respiro, Tokio è un’esperienza che doveva essere professionale e si trasforma ben presto in un vissuto umano.
Matteo Maria Schönauer, 33 anni, è un ginecologo barese che ha girato un bel po’ il mondo, nonostante la giovane età, per amore dei viaggi e per esperienze professionali maturate in Austria, Slovenia, Germania.
Per la professione, è andato a fare esperienza per alcuni mesi in Giappone, a Tokio. Ma lì ha vissuto eventi non solo di lavoro ma anche umani. E ha scoperto, come sottolinea nella prefazione del suo primo libro, un Paese che stimola la sua ricerca di spiritualità ma anche il suo amore per la scrittura, che lo spinge a guardarsi dentro e che da anni coltiva, come testimoniano vari racconti inediti. Il primo romanzo lo ha scritto nello spazio di pochi mesi: Il respiro di Tokio (Palomar editore, Bari, pagg. 208; euro 14) è un percorso, una ricerca interiore che si innesta con alcuni aspetti della vita del giovane professionista.
Il protagonista è Mathias Pintchè, medico che si trasferisce a Tokio per lavoro e conosce una giovane collega e una musicista. Due incontri che sconvolgono la sua vita che è tormentata, a intermittenza, da acidi flash back, dai ricordi della tragica guerra del Kosovo che si sommano alla paura del tragico terremoto, il Big One, che ha devastato il Giappone. Il rapporto con Mahoko e con Ritsuko, la storia d’amore che Mathias vive, è contrappuntata dall’amore per un Paese, per la sua spiritualità.
Schönauer lo ammette: nel personaggio principale traspone se stesso, le sue esperienze, talvolta alterate da innesti di fantasia, da esperienze dirette e indirette e, soprattutto, «il libro nasce da anni e anni di analisi intima».
Non si tratta di una trama scritta a tavolino, messa in ordine sviluppando capitolo dopo capitolo, ma di un magma di sensazioni, grumi di ricordi, segni, momenti vissuti e trasfigurati.
Schönauer ha scritto un libro non sempre facile, che alterna più piani di percezione e di racconto: quello che il giovane ginecologo vive, quello che cerca, quello che ha vissuto, in un alternarsi interessante di emozioni e situazioni.


"Battle royale" di Takami Koushun

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Con soltanto dieci anni di ritardo, è stato finalmente pubblicato in Italia uno dei romanzi best seller della letteratura giapponese moderna. Il titolo Battle star, con buone probabilità, non vi dirà nulla, eppure nel Sol Levante ha dato vita a manga, film e quant’altro ispirato alla storia narrata. L’autore, Takami Koushun, ha immaginato l’esistenza di una spietata Repubblica della Grande Asia dell’Est, nata dall’unione del Giappone con la Cina, in cui ogni anno, come accadeva d’altronde già ai tempi di Teseo e del Minotauro, un gruppo di giovani viene spedito in un’isola deserta per prendere parte ad un crudele gioco al massacro. Tutti contro tutti, o quasi, perché soltanto uno, alla fine, potrà sopravvivere.
I toni pulp e la violenza manifesta hanno, naturalmente, fatto gridare allo scandalo, ma gli ammiratori non sono mancati. Molti, infatti, scorgono nel libro una metafora – certo esasperata – della tormentata condizione di numerosi ragazzi d’oggi, abbandonati a se stessi. Altri, invece, preferiscono leggerlo sotto una prospettiva etico-psicologica, che spinge a confrontarsi con interrogativi angoscianti e dubbi difficili da dirimere: è bene allearsi col più forte o con chi si ama, anche se significa rischiare la propria vita? Quale amico sacriferesti per sopravvivere e perché? La risposta è in ciascuno di noi, nelle zone più oscure del nostro animo.


Takami Koushun, Battle Royale (trad. it. di  T. Faraci), Mondadori, 2009, pp. 663, 12€.


Oggi thriller: Tokyo noir di Kenzo Kitakata

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Non è decisamente il mio genere, ma qualche lettore potrebbe apprezzare Tokyo noir di Kenzo Kitakata, edito soltanto ora dalla Newton Compton (pp. 336, € 9,90), malgrado sia stato scritto dall’autore nel 1983.
Il sottotitolo, Chi semina odio raccoglie vendetta!, già la dice lunga, ma è bene lasciare la parola alla quarta di copertina e ad un corposo estratto del volume, che potete leggere cliccando qui.

Takino si è lasciato alle spalle il suo passato nella Yakuza, e adesso conduce una vita modesta e tranquilla. È sposato con Yukie e gestisce un piccolo supermarket a Tokyo. Ma la quiete delle sue giornate viene sconvolta da un improvviso desiderio di sentirsi di nuovo vivo, di riprovare quel brivido – la pistola, gli inseguimenti, gli agguati – da tempo represso. Deciso a portare a termine un’ultima “missione”, ricontatta un vecchio amico. Ma il gioco si fa più complicato del previsto. Risucchiato nel mondo sotterraneo della mafia giapponese, Takino scoprirà che in fondo tutto questo lo affascina: ha provato a essere un bravo cittadino ma forse la sua vera natura è un’altra. Bruciano le sigarette e scende la pioggia nella periferia di Tokyo. Takagi, il detective più decorato della polizia, è l’unico a sospettare chi si nasconde davvero dietro la spietata prova di forza in atto nelle strade di Tokyo…
Azione e colpi di scena, furia e violenza distruttrice nei bassifondi della capitale giapponese, pallottole e sangue in un inferno metropolitano senza eroi: il passato di Takino è ritornato prepotentemente. La belva è uscita dalla gabbia, ed è pronta a farsi giustizia a modo suo.