"JapanAmerica" di Ronald Kelts

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Si suole ritenere che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dagli statunitensi (in Giappone e altrove) tanto nel campo di battaglia, quanto in ambito culturale; nel contempo, si tendono spesso a trascurare gli apporti intellettuali e artistici non occidentali giunti nel Nuovo mondo.
Il libro di oggi, nel suo piccolo, si propone di compiere un’operazione a rovescio, evidenziando i contributi del Sol Levante alla creazione del mondo pop americano. Il suo eloquente nome è JapanAmerica (Palgrave Macmillan, pp. 256, 14.99 o 18.99 sterline, a seconda dell’edizione) ed è frutto delle fatiche di Ronald Kelts. Da quanto so, il volume, al momento, non è disponibile in italiano.
Ecco uno stralcio della prefazione:

[…] The questions are: Why Japan? And why now?

Japanamerica is an attempt to explore the answers. It is not exclusively focused on Japanese manga (graphic print narratives) or anime–a word that is a Japanese truncation of the English word animation and is applied to all animated images in Japan, but only to Japanese animation in America–nor is it an attempt to analyze, explain, or serve as a guide for the two related media. […]

Instead, I have set out to discover the reasons behind what many cultural historians are calling a third wave of Japanophilia–outsiders’ infatuation with Japan’s cultural character. The first wave occurred in the eighteenth and nineteenth centuries, when European artists discovered a uniquely Japanese aesthetic, and the second in the late 1950s and early 1960s, when beatnik writers and poets were drawn to Japan’s ascetic spiritual traditions.

But what is unique about the current wave is the very modern, even futuristic, nature of the Japanese culture being sought. There are always some Americans interested in iconic totems of Japanese culture, like the bushido samurai tradition that emphasizes honor and discipline, ikebana flower arrangements, tea ceremonies, and Zen. […]

The majority of the material in this book is the result of interviews conducted in the United States and in Japan from March 2003 to the spring of 2006, with some exceptions. I spoke to Nigo, Japan’s hip-hop fashion guru, twice: once in 2002 and once in 2004. And I have interviewed Haruki Murakami, Japan’s most internationally famous and critically acclaimed contemporary novelist, several times since 2000, most recently in 2005.


"Il crisantemo e la spada" di Ruth Benedict

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E’ stato recentemente ristampato da Laterza uno dei più famosi saggi del Novecento dedicati alla cultura giapponese, Il crisantemo e la spada di Ruth Benedict (pp. 350, € 20). Si tratta di un’opera commissionata all’autrice, docente alla Columbia University, dall’Office of War Information degli Stati Uniti nel 1944 per studiare il misconosciuto Giappone, in modo tale da colpire con più efficacia i suoi punti deboli.

Ecco la presentazione, tratta dalla Prefazione di Ian Buruma:

Il crisantemo e la spada è un classico in virtù della sua lucidità intellettuale e stilistica. La Benedict era una scrittrice eccellente che spiegava idee complicate senza ricorrere al gergo tremendo degli addetti ai lavori. Lo stile, qualcuno direbbe, è un riflesso del carattere. Era una scrittrice di grande umanità e generosità di spirito. Pur essendo la descrizione di un nemico mortale approntata in tempo di guerra, questo libro, se letto oggi, forse potrebbe non offendere un lettore giapponese, anche qualora lui o lei fosse in disaccordo con alcune delle conclusioni dell’autrice. Nonostante i numerosi cambiamenti che hanno trasformato il Giappone e i giapponesi nel corso dell’ultimo mezzo secolo, c’è molto in questo libro che ancora suona vero.

Indice: Prefazione di Ian Buruma – Ringraziamenti – I Il Giappone come oggetto di studio – II I Giapponesi e la guerra – III « Ognuno al proprio posto » – IV La riforma Meiji – V I debiti nei confronti del passato e del presente – VI La difficile impresa di ripagare l’« on » – VII Il modo più difficile di ripagare un debito – VIII Il dovere di cancellare il disonore – IX Le passioni umane – X Il dilemma della virtù – XI L’autodisciplina – XII L’educazione del bambino – XIII Il Giappone dal giorno della sconfitta – Glossario – Note – Indice dei nomi

Un brano dell’opera: La difficile impresa di ripagare l’« on »

L’on è un debito e come tale, bisogna pagarlo, ma, in effetti, i Giapponesi considerano le forme di pagamento vero e proprio come appartenenti a tutt’altra categoria. Essi ritengono la nostra etica, che confonde, teoricamente e praticamente, due categorie diverse quali sono quella degli obblighi e quella dei doveri, altrettanto curiosa di quanto sarebbero curiosi, ai nostri occhi, i rapporti commerciali in comunità tribali il cui linguaggio non distinguesse il «debitore» dal «creditore» nelle operazioni monetarie. Nella società giapponese, la più importante, ed onnipresente, forma di debito che va sotto il nome di on è totalmente distinta dall’atto assolutamente costrittivo con cui il debito viene pagato e per indicare il quale si usa una terminologia che denota un contenuto concettuale completamente diverso. L’avere un debito (un on) non è un segno di merito, mentre il ripagarlo lo è. Il merito è, infatti, legato al fatto che ci si dedichi attivamente all’« impresa » della riconoscenza. Per capire questa questione del merito, può essere utile per noi fare un parallelo con quello che avviene in America nel campo delle operazioni finanziarie, comprese le sanzioni previste per i trasgressori delle leggi sulla proprietà. La gente è obbligata a mantenere gli impegni assunti e non vi sono attenuanti per chi si appropria dei beni altrui, così come non si considera il fatto di pagare o meno il debito contratto con una banca collegato a una questione di impulsi personali e si ritiene il debitore responsabile dell’aumento degli interessi e della somma originaria presa a prestito. Invece, il patriottismo e gli affetti familiari, per esempio, vengono visti come appartenenti a tutt’altra sfera, in quanto l’amore è visto come un fatto emotivo, il cui valore aumenta, aumentando la spontaneità con cui viene dato. Il patriottismo, inteso come il fatto di porre gli interessi della propria patria sopra a tutto, è ritenuto un atteggiamento alquanto donchisciottesco, e del tutto incompatibile con la debolezza della natura umana, a meno che gli Stati Uniti non vengano attaccati dal nemico. Venendo a mancare il fondamentale postulato giapponese del grande debito contratto automaticamente da ogni essere umano per il fatto di essere stato messo al mondo, pensiamo che ogni individuo dovrebbe, in caso di bisogno, avere compassione dei propri genitori ed aiutarli, che non dovrebbe picchiare la moglie e che dovrebbe provvedere alle necessità dei propri figli. Non si considerano, però, questi doveri alla stregua di un debito pecuniario, né se ne trae un tornaconto come se si trattasse di una questione d’affari. In Giappone, invece, si considerano tutti questi comportamenti alla stessa stregua in cui si considera, in America, la solvibilità finanziaria e le sanzioni previste sono altrettanto severe di quelle previste in America per chi non paga i conti o non corrisponde gli interessi ipotecari. Per i Giapponesi si tratta, cioè, di questioni di cui non ci si deve preoccupare solo in casi di emergenza, come, ad esempio, in caso di una dichiarazione di guerra o di grave malattia dei genitori, ma sono cose che costituiscono una costante preoccupazione per ogni individuo indistintamente, paragonabile a quella di un piccolo agricoltore dello Stato di New York preoccupato per le ipoteche che gravano sul suo podere o a quella di un finanziere di Wall Street, che veda il mercato salire dopo aver venduto «allo scoperto». I Giapponesi dividono in categorie distinte, ciascuna con regole sue proprie, le forme di pagamento dell’on che non hanno limiti né di valore né di tempo, da quelle con un equivalente quantitativo e che si è tenuti a rispettare in casi particolari. Il pagamento illimitato di un debito si esprime con il termine gimu e di esso si dice: « Non è possibile ripagare neppure una decimillesima parte di (questo) on. Il gimu di ciascun individuo comprende due diversi tipi di doveri: ripagare l’on verso i propri genitori, indicato con il termine ko, e ripagare l’on verso l’Imperatore indicato con il termine chu.