[Recensione] L’insostenibile leggerezza dell’essere: “E poi” di Sōseki Natsume

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Tokyo, primo Novecento. L’epoca del grande rinnovamento Meiji sembra aver contagiato tutto e tutti: i tram sferruzzano sulle rotaie lanciando bagliori, i servitori e i commessi s’affrettano in mille faccende; le donne preparano il pranzo o s’aggiustano davanti allo specchio il colletto del kimono.

Daisuke legge, riflette, gode del silenzio e dei profumi del suo piccolo giardino. Continua a leggere »


Con le spalle al muro: “Real world” di Kirino Natsuo

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Ci sono libri che non andrebbero sfogliati tra le pareti accoglienti di una libreria o nel tepore amico della propria casa; dovrebbero piuttosto esser affrontati stretti in un vagone della metropolitana o – ancor meglio – con le spalle al muro, privi di alcuna via di fuga; senz’altro, Real World di Kirino Natsuo (Neri Pozza, pp. 281, € 15,50; ora in offerta su Amazon.it cliccando qui a € 13,17) è uno di questi.

Prima di leggerlo, sintonizzatevi su uno di quei programmi cosiddetti di approfondimento che amano annusare le carcasse di un delitto. Fissate allora l’inviato eccitato dal sangue, il poliziotto imbarazzato che guarda altrove, la vicina di casa del serial killer o della vittima con la messa in piega fresca fresca per la tv: vi stupirete nello scoprire che, persino dall’altra parte del mondo, in Giappone, queste cose vanno esattamente come nel nostro paese.

Kirino Natsuo, infatti, nel suo romanzo ci getta addosso senza troppi convenevoli un omicidio da prima pagina: un ragazzo schivo e di buona famiglia ha barbaramente ucciso la propria madre, per poi scappare senza lasciare né tracce, né tantomeno lacrime di pentimento. Le uniche persone a conoscenza dei suoi spostamenti sono quattro liceali, unite da quella confusa miscellanea di amicizia e rivalità che contraddistingue talvolta i rapporti adolescenziali; ciascuna di loro custodisce un segreto legato al proprio carattere o alla propria sessualità che solo il Vermiciattolo – ossia l’assassino – sembra in modo inspiegabile riuscire a cogliere. Terauchi, Youzan, Kirarin e Toshi (questi i loro nomi) s’impegnano, in una sorta di sfida reciproca, a compiacere e al tempo stesso provocare con la loro bellezza o le loro capacità il fuggitivo, che a tutte pare offrire la possibilità – o per lo meno la speranza – di spazzar via una vita monotona di compromessi e incertezze, per dare inizio a un’esistenza violentemente nuova.

La quotidianeità regolata dagli adulti e dalle rigide regole sociali è, in fondo, soltanto l’ennesimo palcoscenico in cui si recitano copioni mal formulati; basta l’irruzione della malattia, della morte, del tradimento, di un’ambizione cieca per rivelare le crepe del fondale e l’ambiguità dei personaggi. The real world, il mondo reale – sembra dire la scrittrice – è tutt’altro: è quello dei love hotel da quattro soldi, dei luoghi equivoci, degli appartamenti-gabbia e dei konbini (supermercati) di periferia; è quello delle pulsioni brutali e segrete, del sesso ambiguo e senza nomi, della solitudine implacabile e tagliente.

E alla realtà, purtroppo, non c’è scampo.


Nuovo romanzo di Natsuo Kirino tradotto in italiano

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Sembra ufficiale: in autunno, come annunciato dalla newsletter della casa editrice Neri Pozza, dovrebbe uscire un nuovo, coinvolgente romanzo di Natsuo Kirino. Per ora, paiono esserci ancora dubbi sul titolo definitivo: in alcuni siti è chiamato L’isola dei naufraghi, in altri L’isola di Tokyo. In ogni caso, il denso volume (conta 384 pp. per 17 euro) è tradotto da Gianluca Coci direttamente dal giapponese e in via di pubblicazione dalla Giano (un ramo della Neri Pozza). Ed ecco un’anticipazione della storia, a dire il vero un po’  troppo rivelatrice; vi consiglio perciò di leggere solo le prime righe.

Sayako e suo marito Takashi finiscono su un’isola disabitata al largo di Taiwan e delle Filippine in seguito al naufragio della barca a vela su cui viaggiavano. Dopo circa sei mesi, vengono raggiunti prima da venti giovani maschi giapponesi, anch’essi naufraghi, e poi da undici giovani maschi cinesi, abbandonati sull’isola lungo la tratta dei clandestini verso il Giappone. Che cosa può generare la presenza di una sola donna in mezzo a trentadue giovani maschi se non lotta, contesa, abbrutimento e violenta competizione? Takashi muore, precipitato o spinto giù da una scogliera a circa un anno dal naufragio, e Sayako si «risposa» due volte. La prima volta con l’arrogante e violento Kasukabe, che precipita però anche lui dalla scogliera; la seconda volta con Noboru, il buono a nulla, l’inetto della comunità, scelto, in base a una regola stabilita e accettata da tutti, mediante un’estrazione a sorte. Lo status di «marito di Sayako», per fortuna, ha durata limitata a due anni. La «lotteria» assegna perciò a Sayako, come quarto marito, Yutaka, un ragazzo timido e gentile. Sayako se ne innamora, attratta dalla sua natura cortese. Sembra perciò regnare la calma sull’isola, ma il fuoco cova sotto la cenere. Anche se presa dal nuovo marito, Sayako è attratta da Yan, il leader dei cinesi che sembra desiderarla molto più dei suoi connazionali e sta meditando di lasciare l’isola su due rudimentali imbarcazioni. Sedotta da Yan, Sayako ne accetta l’invito di unirsi a lui nell’avventuroso viaggio. Il mare è in tempesta, e una delle due barche viene inghiottita dalle onde, mentre quella su cui si trovano Yan e Sayako riesce a restare a galla. I due si amano, davanti agli altri, come bestie, fino a crollare stremati e affamati. Poi, dopo una decina di giorni, avvistano un’isola e approdano su una spiaggia. Ma si trovano di fronte a una sgradita sorpresa: senza accorgersene, sono ritornati a Tokyojima, l’isola di Tokyo! Dove i giapponesi, quasi come se avessero subito una metamorfosi, si sono enormemente incattiviti!


Natsuo Kirino a Mantova (settembre 2010)

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Tutti coloro che amano Natsuo Kirino e i suoi avvicenti romanzi non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di incontrarla dal vivo in una delle più importanti manifestazioni italiane, vale a dire il Festival della letteratura che ogni anno, a settembre, si tiene a Mantova.
La scrittrice giapponese incontrerà i suoi lettori domenica 12 settembre 2010, presso il Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” (Mantova), per presentare una delle sue ultime fatiche letterarie, L’isola dei naufraghi, in uscita a settembre, di cui vi parlerò presto.


"Una ragazza comune" di John Burnham Schwartz

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Che succede se un autore occidentale tenta di immaginare cosa accade dentro il perimetro delle mura imperiali giapponesi, pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale? Potete trovare la risposta in Una ragazza comune di John Burnham Schwartz (Neri Pozza, pp. 304, € 17). Ecco una breve presentazione dell’editore:

È un giorno di aprile della fine degli anni Cinquanta e, nel silenzio di più di mille testimoni, il principe erede al Trono del Crisantemo e la giovane Haruko entrano nel tempio sacro di Kashikodokoro. Il principe vi mette piede per primo, preceduto dal maestro del rituale con la sua lunga tunica bianca. Nella mano destra stringe uno scettro di legno levigato, che rappresenta la sua autorità sulle cose di questo mondo. Indossa una veste antica ed elaborata, dello stesso colore arancione scuro e bruciato del primo sorgere del Sole sulla terra.
Haruko entra per seconda. Tiene lo sguardo fisso avanti, come le hanno detto di fare. Gli abiti pesano quindici chili, i capelli tre. I piedi si trascinano a tentoni sotto il sudario di seta del kimono.
All’interno del Kashikodokoro, su entrambi i lati spiccano tempietti dedicati agli dèi del cielo e della terra e alle anime di tutti gli imperatori e le imperatrici. Ma è nel luogo più sacro di tutti, nella stanza segreta in cui e’ conservato lo specchio sacro, una delle tre reliquie che attestano le origini millenarie e leggendarie della dinastia del Sole, che il principe e Haruko sono diretti.
Mentre i dignitari si bloccano all’esterno, il principe avanza nel sancta sanctorum con in mano un ramo di sasaki, l’albero sacro, adorno di fiocchi rossi e bianchi, subito seguito da Haruki in ginocchio. Con sincronia perfetta i due fanno quattro profondi inchini, poi il principe estrae una pergamena dalla cintura e declama un’antica promessa in giapponese arcaico. La sua voce è forte e abbastanza chiara da essere sentita dalle centinaia di persone raccolte sotto i tetti a pagoda in cortile.
Poi i due tornano nella parte esterna del santuario e lì, mandando giù qualche sorso di sakè da una scodella di ceramica bianca non smaltata, Haruko, la giovane figlia di un dirigente d’industria, una ragazza comune, una borghese qualsiasi, diventa Sua Altezza Imperiale del Giappone, la principessa Haruko.
Così comincia questo romanzo, liberamente ispirato alle vicende reali dell’imperatrice Michiko e della principessa Masako. È la storia della prima donna non aristocratica a fare il proprio ingresso nella più misteriosa e longeva corte del mondo, dove è accolta con distacco e diffidenza dall’imperatrice e sorvegliata quotidianamente dalla servitù. È anche il commovente racconto del rapporto tra due donne che si ritrovano a vivere lo stesso destino fatto di pubblica ribalta e profonda solitudine interiore. È, infine, un impeccabile ritratto del Giappone uscito «dalla seconda guerra mondiale totalmente distrutto, ma con il suo cuore imperiale protetto da un fossato invalicabile» (USA Today).


"La fine dell’estate" di Harumi Setouchi

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Condivido la scoperta di questo volume che – mea culpa – non conoscevo: La fine dell’estate di Harumi Setouchi (Neri Pozza, pp. 192, € 15). Questa la presentazione dell’editore:

La fine dell’estate è il primo romanzo, nella letteratura giapponese moderna, a narrare senza reticenze, con una sincerità quasi brutale, di un burrascoso, romantico e scandaloso triangolo amoroso.
Tomoko è una giovane donna raffinata e piena di grazia e attenta ai doveri della tradizione. Si è sposata seguendo la secolare consuetudine dell’o-miai, il matrimonio combinato, con Sayama, giovane professore universitario che ha ricevuto un incarico a Pechino. Nella capitale straniera, Tomoko assolve con scrupolo i suoi compiti di moglie, accudisce la casa, cura la vita pubblica di Sayama ricevendo i suoi giovani allievi. Il suo inappuntabile comportamento esteriore cela, però, il piú grande tumulto interiore: un cuore pronto a concedersi alla passione piú sfrenata, e dei sensi che aspettano solo di accendersi e bruciarsi in un niente.
Il giorno, perciò, in cui Ryōta, uno degli allievi di Sayama, le rivela di essere incantato dalla sua grazia così priva del distacco delle «signore della sua età» (Ryōta ha sei anni di meno), Tomoko scioglie i ceppi della sua innata passionalità, abbandona il tetto coniugale e va a vivere con il giovane studente. Seguendo l’antica legge per la quale piú sfrenata è la passione piú sfiorisce celermente l’amore, il primo incontro tra Tomoko e Ryōta dura un’intensa breve stagione. Rimasta sola, alla deriva tra i marosi della vita, Tomoko va a vivere a Kyoto, l’antica capitale, dove frequenta una scuola di tintura tradizionale di tessuti. Dopo aver acquisito un’indiscussa maestria nel tingere d’indaco e altri magnifici colori le stoffe per lussuosi kimono, si trasferisce a Tokyo, dove incontra Shingo, un autore di romanzi di scarso successo che da anni vive una vita di stenti in compagnia di moglie e figlia. Con Shingo stringe una relazione alimentata da affetto tenace e forza delle abitudini, una relazione che va avanti per otto anni indisturbata, finché non compare di nuovo Ryōta a creare scompiglio.
Romanzo autobiografico, La fine dell’estate è una di quelle rare opere che illuminano i conflitti del Giappone moderno. Attraverso i moti del cuore di Tomoko, redenzione e cedimento al caos della vita, sentimento e sensualità, smania moderna e rispetto della tradizione, ribellione e sentimento di colpa svelano in queste pagine la loro intima complicità.


Real world di Natsuo Kirino: trama completa e recensioni

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Una settimana fa, abbiamo segnalato l’uscita di Real world di Natsuo Kirino; oggi, la casa editrice Neri Pozza ha divulgato maggiori dettagli. Ecco tutta la scheda, con tanto di trama e giudizi critici: realworld

In un affollato quartiere residenziale di Tokyo quattro studentesse trascorrono un’estate caldissima e soffocante preparandosi ad affrontare gli esami per il college. Sono delle adolescenti molto diverse tra loro: Toshi è affidabile e sicura, Yuzan è diventata riservata e malinconica per la morte della madre, Terauchi ha grande talento per gli studi, Kirarin occulta dietro la sua dolcezza un’attrazione morbosa per i comportamenti più estremi.
Un rumore inconsueto che proviene da un appartamento improvvisamente spalanca un baratro di eventi inaspettati: il vicino di casa, un liceale che le quattro amiche chiamano il Vermiciattolo, ha ucciso la madre ed è scappato con la bici e il cellulare di Toshi. In fuga dalla polizia, il giovane assassino contempla affascinato il proprio volto riprodotto in innumerevoli fotografie e servizi televisivi, assapora l’improvvisa visibilità mediatica, il racconto della sua vita riscritto da giornalisti e reporter, e asseconda la crescente e ossessiva curiosità di scoprire le ragioni che lo hanno portato a uccidere. Il pigro distacco dalla realtà si trasforma in una consapevolezza crudele: insensibile alle conseguenze del suo crimine, vuole che le ragazze scrivano per lui un manifesto filosofico, che giustifichi ed esalti la lucida follia delle sue azioni…
Immerse in una vita di chat, messaggi sul telefonino e Reality TV, le ragazze scoprono la realtà di un mondo oscuro e pericoloso, in cui la propria esperienza e le proprie inclinazioni sono fonti di tensioni e minacce. Un mondo popolato di bambini e ragazzi in attesa di una guida, di un esempio, di un salvatore che li riscatti dalla noia invincibile di un sistema che li vuole perfetti, incapace di comprendere la loro diversità, la radicale distanzache li separa dai genitori e dalle generazioni che li precedono. E il loro profeta può essere chiunque, anche un assassino, è sufficiente che sia capace di ribellarsi in nome di tutti loro.
Perché anche se non l’hanno fatto davvero, questi ragazzi hanno già ucciso ipropri genitori. Nei propri sogni.

Quattro amiche adolescenti, un omicidio, un ragazzo ambiguo e problematico. Uno sguardo glaciale e perturbante sulla gioventù contemporanea, stregata da una violenza crudele e affascinante.

Un noir estremo, un’immersione nella psicologia del crimine adolescenziale.
L’ultimo romanzo di Natsuo Kirino, la rivelazione della nuova narrativa giapponese.

«Natsuo Kirino si conferma tra quegli scrittori giapponesi d’élite che stanno trasformando il romanzo contemporaneo. Banana Yoshimoto e Murakami Haruki hanno aperto la strada, Kirino continua a tracciare con maestria il proprio territorio: gli estremi della psiche umana che si affacciano sull’orrore».
The Washington Post

«Una delle contestatrici più formidabili delle istituzioni sacre alla società nipponica».
Il Venerdì

«Il noir e il romanzo di formazione sono tradizionalmente generi opposti, ma Kirino li fonde in modo brillante, mostrando come la conoscenza non sempre sia una esperienza felice. I lettori di Murakami Haruki e di romanzi come After Dark si sentiranno a casa».
Booklist

«Affine a Dostoevskij in Delitto e castigo, Kirino porta il suo antieroe a concepire l’omicidio come un gesto filosofico, e descrive un’inquietante preoccupazione per il disagio sociale contemporaneo, capace di distruggere ogni umanità».
The New York Times Book Review

«Invece di creare un semplice crime novel o definire un grottesco ritratto di personaggi dominati da desideri perversi e criminali, il romanzo di Natsuo Kirino sfida i lettori a confrontarsi con la verità della natura umana, a impegnarsi in un giudizio sulla violenza, a guardare oltre l’atto, alle sue radici».
The Miami Herald

«La tristezza e il distacco adolescenziali sono qui i veri protagonisti, e delineano un fenomeno culturale che rende questo romanzo un sublime thriller psicologico».
Time Out Chicago

«Real World non è esattamente un thriller, un mistery, un giallo. È una storia di grande profondità psicologica narrata con la voce vivace e sognante dell’adolescenza. Ricorda Bonjour Tristesse, il rivoluzionario romanzo francese scritto nel linguaggio scontroso e irritato di una teenager».
The Philadelphia Inquirer

«Un brillante noir femminista (…), quasi un Piccole donne sotto acido. Louisa May Alcott rimarrebbe a bocca aperta».
The Cleveland Plain Dealer

«Gelosia, solipsismo, paura, arroganza – la mente degli adolescenti può essere un luogo spaventoso e terribile. Real World ci accompagna nelle teste di questi ragazzi».
Los Angeles Times Book Review

«Se Real World è veramente un’opera di realismo sociale, Natsuo Kirino è allora una maestra di cinismo o la cartografa di una realtà davvero terrificante».
The New York Sun