Lo sguardo curioso: i “Quaderni giapponesi” di Igort

Postato il

Ci son due categorie di persone di cui sono sempre stata invidiosa: i musicisti e i disegnatori. Riescono a cogliere armonie per me ineffabili, a muoversi fra segni e simmetrie che il mio occhio o il mio orecchio non sanno afferrare. Ecco: nel caso di Quaderni giapponesi di Igort la gelosia ha punto nel vivo più che mai. Perché ogni spazio è gestito e colmato con tale incredibile esattezza da lasciare sbalorditi, e ogni dettaglio testimonia studio, amore, dedizione.

Quaderni giapponesi Igort

Etichettare il volume sotto la voce ‘graphic novel’ o ‘fumetto’ mi pare perciò riduttivo. A ogni modo, un fil rouge c’è, ben evidente: il rapporto di Igort col Paese del sol levante, avviato già negli anni Ottanta e coltivato grazie a soggiorni, letture, pellicole e incontri con autori del calibro di Taniguchi e Miyazaki. Una lunga avventura autobiografica, quindi. Ma, naturalmente, dietro c’è molto di più: e così affiorano la tensione dei colloqui di lavoro che possono cambiare una vita, la stanchezza delle notti in bianco passate a disegnare, l’attenzione per la ricchezza e la varietà delle arti figurative giapponesi, i tributi ai maestri (in primis, Hokusai a Tezuka, a cui il volume è dedicato), l’osservazione vigile e rispettosa delle pieghe della vita nipponica, …

Quaderni giapponesi Igort E’ difficile recensire un libro tale senza rischiare ogni momento di togliere, tagliare, snaturare; si perdono – letteralmente – sfumature, ombre, prospettive. Perché di Quaderni si tratta, e in quel plurale troviamo un groviglio di storie all’insegna della continuità e dela molteplicità. L’inizio dei rapporti dell’autore col Giappone, infatti, risale ormai a tre decenni fa; e questo lungo lasso di tempo è stato affollato di viaggi, pagine, visioni orientali; anche gli stimoli accumulati, d’altronde, sono diversissimi, provenienti tanto dalla cultura tradizionale quanto da quella contemporanea.

quaderni giapponesi Igort Basho

Alcuni haiku di Bashō

Come leggere, allora, quest’opera? Per me, il modo migliore è abbandonarsi al meraviglioso fluire delle immagini (che pure spesso sono inframezzate da note e commenti sulla cultura, l’arte e la letteratura giapponese), penetrare in loro intrufolandosi attraverso una macchia di colore o un particolare di poco conto. Perché lo stupore è sempre a portata di mano, e di matita.

Quaderni giapponesi Igort Tanizaki


“La promessa dei ciliegi”, un manga di Ichiguchi Keiko

Postato il

promessa dei ciliegi - keiko ichiguchi - manga sakuraMacerie, rovine, sfollati: questo ci hanno prevalentemente raccontato i mass media nei mesi seguenti il terremoto giapponese dell’11 marzo 2011 e ai successivi avvenimenti di Fukushima. Le telecamere amavano soffermarsi sugli sguardi dei più piccoli, sulla stanchezza degli anziani, sulla grande dignità del popolo nipponico dimostrata anche in queste circostanze. Poco altro sapevamo, poco altro potevamo intuire.

Nel novero relativamente ristretto delle opere pubblicate nel nostro paese legate a questi fatti di cronaca, una di quelle che meglio sa – spingendosi al di là dei luoghi comuni – raccontarci di quei giorni è un delicatissimo manga di Ichiguchi Keiko, La promessa dei ciliegi (trad. di Accademia europea di manga, Euromanga edizioni, 2014, pp. 122, € 9,60), che presenta anche una bella appendice in cui l’autrice spiega le origini del fumetto e le tecniche da lei utilizzate per realizzarlo.  Continua a leggere »


Imparare il giapponese/2: apprendiamo la lingua con i manga

Postato il

studiare giapponese con i mangaStudiare il giapponese, oggettivamente, è piuttosto impegnativo. Molti si fermano alle basi, dopo essersi arenati sulle pagine della grammatica o tra colonne di ideogrammi. Per fortuna, esistono in commercio diversi manuali che permettono di imparare la lingua, consolidare le sue strutture e ripassare il lessico in modo piacevole, ricorrendo ai manga. Ecco una selezione dei titoli che mi sembrano più interessanti in proposito: Continua a leggere »


5 manga per conoscere romanzi e racconti della letteratura giapponese contemporanea

Postato il

La letteratura giapponese è spesso considerata noiosa e alquanto difficile da affrontare: un buon modo per approcciarla, però, può essere costituito dai manga, che affiancano la gli anni dolcistoria originale a vivide tavole, capaci di coinvolgere anche i più scettici. Ecco qualche consiglio di lettura: Continua a leggere »


“Hokusai”, un manga per conoscere il grande artista giapponese

Postato il

Un’imponente onda domina la scena, colmando lo sguardo di blu. Sullo sfondo, quasi in disparte, il vero soggetto della grande onda hokusaistampa: la montagna più celebre del Giappone, protagonista indiscussa de Le trentasei vedute del monte Fuji.

L’opera potrebbe forse apparire una metafora della lunghissima e complessa carriera del suo creatore, Hokusai (1760-1849): strega molti con la sua affascinante semplicità densa di particolari, ma pochi riescono a scorgervi la profondità e la ricchezza di significati, frutti di un’instancabile ricerca artistica e esistenziale.

hokusai mangaRipercorre questo affascinante cammino l’omonimo fumetto Hokusai (trad. a cura di Francesco Nicodemo; Edizioni BD, pp. 592, € 12; ora in offerta a 9,69), realizzato dal celebre mangaka Ishinomori Shōtarō, allievo di Tezuka Osamu: Continua a leggere »


9 libri da leggere per conoscere la cultura giapponese

Postato il

Molte volte mi avete chiesto cosa leggere per avvicinarvi o conoscere meglio il Giappone, soprattutto sotto il profilo culturale. Eccovi accontentati: qui troverete un elenco di nove titoli, abbastanza reperibili sul mercato e dal prezzo contenuto, che, a mio parere, non dovrebbero mancare nella vostra libreria. Continua a leggere »


L’enciclopedia dell’immaginario: i “Manga” di Hokusai

Postato il

Una fanciulla seminuda impegnata a sistemarsi l’acconciatura, un uomo che legge accanto alla teiera, una donna china che rivela la nuca candida: sono solo alcuni volti del complesso di personaggi che affollano in un istante la mente di chiunque si accosti a Hokusai.

E un’opera, forse più di altre, rende merito della sua grandezza e della sua straordinaria capacità inventiva: Continua a leggere »


Un festival giapponese in Canton Ticino

Postato il

Oggi vorrei segnalarvi un evento che merita attenzione, e che spero richiamerà molti di voi lettori residenti nell’Italia settentrionale e in Canton Ticino.

Il 21 e il 22 aprile 2012, infatti, si terrà presso Bellinzona (Svizzera) la prima edizione di Japan Matsuri, festival dedicato alla cultura giapponese; sottolineo che “l’utile della fiera verrà devoluto in beneficenza per poter aiutare le persone colpite dal terremoto e dallo tsunami lo scorso 11 marzo”. Continua a leggere »


Alla scoperta dei manga e degli anime di fantascienza: “Nuove ere e nuove genesi” di Francesco Rossi

Postato il
tanku tankuro

Tanku Tankuro, il primo manga-robot

Era il lontano 1934 quando, tra le pagine di un volume di Sakamoto Gajo, apparve Tanku Tankuro, il primo robot della storia dei fumetti giapponesi. Malgrado l’aspetto piuttosto curioso, sorprendentemente già racchiudeva in sé alcune particolarità che avrebbero contraddistinto i suoi successori: armi di ogni tipo, potenti strumenti per dominare cielo e terra, fattezze da samurai.

Di questa e d’altre storie che hanno contraddistinto l’evoluzione della fantascienza giapponese nell’ambito degli anime e dei manga ci racconta Francesco Rossi, Continua a leggere »


“Mangascienza”: il futuro è qui

Postato il

Centocinquant’anni fa circa, se qualcuno avesse menzionato i manga in un salotto buono di Parigi, molti avrebbero forse sorriso al pensiero degli omonimi schizzi di Hokusai che allora circolavano tra artisti e intellettuali, destando interesse e di certo qualche perplessità. Pochi avrebbero scommesso che quei disegni rapidi potessero un giorno – dopo profonde evoluzioni – finire per incantare i loro discendenti e, probabilmente, nessuno avrebbe neppure immaginato che, in questa nuova forma, sarebbero riusciti a condensare speranze e inquietudini  dei posteri.

Quest’ultimo punto è ampiamente trattato in Mangascienza. Messaggi filosofici ed ecologici nell’animazione fantascientifica giapponese per ragazzi (Tunué, pp. 259, € 16,50; ora in offerta su Amazon.it cliccando qui a € 14,03), in cui Fabio Bartoli presenta lo sviluppo degli anime collegandolo ai paralleli cambiamenti che hanno mutato (e a volte sconvolto) il volto del Sol Levante. La storia di questo paese, soprattutto a partire dal 1868 – anno inaugurale dell’epoca Meiji e della modernizzazione – è stata caratterizzata da un rapporto ambiguo con la tecnologia: dapprima appresa in modo spasmodico guardando ai modelli europei e americani, poi subìta (soprattutto nel corso della seconda guerra mondiale; si veda la tragica esperienza delle bombe atomiche), infine integrata nel quotidiano.

Una relazione equivoca tra individui e tecnica, in fondo, ha da sempre coinvolto anche l’occidente, come dimostra l’antichissimo mito di Prometeo, nume tutelare del volume. Toccato dalla mancanza di qualità nell’uomo (conseguenza della disattenzione di Epimeteo), il titano decise di aiutare la “scimmia nuda” (per dirla come Morris) rubando i tesori di Atena (in primis, l’intelligenza e la memoria) e il fuoco di Efesto, attraverso i quali foggiare un nuovo mondo in cui la cultura e la lungimiranza si sarebbero dovute coniugare a un saggio uso delle arti meccaniche. A causa del suo duplice furto, Prometeo venne duraramente punito da Zeus: legato a un’alta roccia, fu preda della furia di un’aquila che ogni giorno gli divorava le viscere. Il padre degli dèi aveva già intuito quale terribile dono era stato concesso agli uomini: attraverso la tecnica, essi sarebbero riusciti a trasformare la loro sorte, mettendo però a repentaglio se stessi e la terra che li ospita. E così è stato.

Partendo proprio da questa leggenda, Fabio Bartoli delinea sinteticamente più di duemila anni di storia, scienza e pensiero occidentale, evidenziandone le connessioni e i punti chiave. Questa – che potrebbe di primo acchitto apparire superflua – è in realtà un’operazione sagace, che mira a illuminare non soltanto il nostro complesso rapporto con la tecnologia, ma anche le numerose stratificazioni in cui, dagli ultimi decenni del secondo millennio, si è situato il duplice fenomeno manga/anime,  con tutte le implicazioni ideologiche di cui è foriero; inoltre, è bene sempre tenere a mente che questo scenario ha fortemente influito sul contesto giapponese che, in alcuni casi, ha tentato di conformarsi ad esso persino a scapito della propria identità. L’autore di Mangascienza, dando prova di intelligenza, ricostruisce anche i milieu (politici, culturali, economici…) giapponesi a partire dal XVII secolo, fornendo così le coordinate essenziali per comprendere meglio le manifestazioni del pensiero e delle arti autoctone, tra le quali si annoverano senza dubbio anche i disegni animati, non riducibili a semplici mezzi di intrattenimento per bambini e adolescenti, ma strumenti per trasmettere alle nuove generazioni propositi e valori in vista della costruzione di un’umanità migliore.

Poggiando su solide basi teoriche – che attingono all’opera di scienziati, filosofi, storici, intellettuali – Fabio Bartoli articola un discorso vivace e multidisciplinare, dedicando ampia attenzione agli effetti dell’iperestensione culturale, ossia di un progresso che procede in modo talmente rapido da originare un dislivello profondo con la stessa capacità umana di domarlo e indirizzarlo a scopi benefici. Esso ha subito un incremento nelle nazioni occidentali soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale, per poi propagarsi anche all’estremo oriente. Testimonianza di ciò sono proprio gli anime, in special modo quelli di fantascienza: attraverso la rappresentazione di un mondo futuristico fictionale, essi hanno voluto delineare i dilemmi e le difficoltà con le quali saremo destinati a confrontarci se finiremo per esser vittime – e non più signori – dei nostri ritrovati tecnologici e scientifici, quali l’ingegneria genetica, le armi nucleari, le forme di sfruttamento intensivo dell’ambiente. In particolare, i pericoli per l’uomo paiono provenire da tre tipi di conflitti, sintetizzabili da altrettante figure mitologiche: vittime e protagoniste dello scontro sarebbero la madre terra (Gea), la tradizione (Mnemosine) e l’evoluzione naturale (Epimeteo).

Mediante il ricorso a robot dall’etica samuraica o a imponenti mecha, inscenando il dramma degli orfani dell’atomica o di mondi lontani sull’orlo del baratro, i creatori di anime hanno tentato e tentano tuttora di sensibilizzare le coscienze dei lettori (giovani e non). L’autore conduce in proposito un’analisi serrata e approfondita, ricca d’esempi, godibile tanto da specialisti quanto da semplici appassionati, che si estende anche alla corposa appendice comprendente cinquanta schede, ciascuna dedicata a una diversa serie animata, di cui vengono sottolineati temi e strategie ideologiche e narrative. E così, partendo da Astroboy (1963) per arrivare sino a Last Exile (2003), passando per Neon genesis Evangelion, Mazinga Z e molti altri, fra le pagine riecheggia una speranza per il futuro prossimo: che l’uomo possa finalmente far germogliare il seme racchiuso nel nome stesso di Prometeo, “colui che pensa prima”. Prima che sia troppo tardi.