“Kyoto è una città bella/ fino alle lacrime.”: Wisława Szymborska, Kyoto e Hiroshima

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kyoto tempio

Kyoto ha fortuna,
fortuna e palazzi,
tetti alati,
gradini in scala musicale.
Attempata ma civettuola,
di pietra ma viva,
di legno,
ma come crescesse dal cielo alla terra.
Kyoto è una città bella
fino alle lacrime.

Vere lacrime
d’un certo signore,
un intenditore, un amatore di antichità,
che in un momento decisivo
al tavolo delle conferenze
esclamò
che in fondo ci sono tante città peggiori –
e d’improvviso scoppiò in lacrime
sulla sua sedia.*

Così si salvò Kyoto,
decisamente più bella di Hiroshima.

Ma questa è storia vecchia.
Non posso pensare sempre solo a questo
né chiedere di continuo
cosa accadrà, cosa accadrà.

Nel quotidiano credo alla durata,
alle prospettive della storia.
Non riesco ad addentare le mele
in un continuo orrore.
[…]

da Scritto in un albergo, tratto da Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi, 2012, p. 231

* Secondo quanto si racconta, Henry L. Stimson, il Segretario alla guerra del governo statunitense, propose di risparmiare Kyoto dal bombardamento atomico facendo appello a una serie di ragioni “ufficiali”. In realtà, ciò che molto probabilmente lo spinse a chiedere che la città venisse risparmiata, fu il suo amore per essa: a Kyoto, infatti, sarebbe stato sia da giovane, sia in luna di miele.


“Koto” di Kawabata Yasunari, o le stagioni dell’anima

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koto kawabata giovani amanti della città imperiale burUn lago che pare appena increspato da qualche onda, o da una brezza improvvisa: questa, per me, è una delle immagini che meglio riassume Koto ovvero i giovani amanti dell’antica città imperiale di Kawabata Yasunari (trad. di M. Teti, pp. 160, BUR, € 7,23).

Un romanzo impalpabile ma denso, Continua a leggere »


Amélie Nothomb, Kyoto e la sindrome di Mishima

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padiglione d'oro amèlie nothomb kyoto giapponeOggi ci facciamo accompagnare a Kyoto da Amélie Nothomb, in occasione del suo ritorno in Giappone nel 2012 per girare un documentario a lei dedicato, dopo una lunga e dolorosa assenza dal paese che l’ha vista bambina e poi ragazza. La bellezza della città, i suoi meravigliosi ciliegi in fiore e la grazia quasi accecante del Padiglione d’oro sono in grado di lenire anche le vecchie ferite.

La prima volta che ci sono andata, avevo quattro anni. Continua a leggere »


Un paese, mille volti: “Giappone. Luci e ombre della terra del Sol Levante” di Iago Corazza e Greta Ropa

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La prima immagine: una scolaresca in divisa blu e fiocco rosso d’ordinanza posa ordinata dinanzi al fotografo. Non c’è altro, se non una distesa di alunne composte e, a un primo sguardo, tutte uguali. Ma basta prestare un poco di attenzione ed ecco che le differenze saltano all’occhio: una bambina sorride dolcemente all’obiettivo, mentre una compagna si lascia scappare una smorfia di noia; in prima fila una studentessa trattiene a stento una risata, e poco più in là una coetanea sfoggia – forse senza volerlo – un grosso orologio bianco di plastica che spunta dalla manica.

E’ questo uno dei mille volti dell’arcipelago estremo-orientale che Iago Corazza e Greta Ropa hanno immortalato nel loro volume Giappone. Luci e ombre della terra del Sol Levante (White Star-National Geographic, 2010, pp. 271, € 38; disponibile anche in inglese; ora in offerta su Amazon.it cliccando qui a 32,30), attraverso più di duecento bellissimi scatti, Continua a leggere »


“Fare l’amore” a Tokyo. E basta.

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A forza di cercare sempre libri legati al Giappone o ambientati in quei paraggi, si è forse attivata in me una specie di calamita che mi permette di pescare volumi di tal genere tra gli scaffali affollati delle biblioteche o delle librerie. E così, quando qualche giorno fa, dando un’occhiata alla quarta di copertina di Fare l’amore di Jean-Philippe Toussaint (ed. nottetempo, pp. 152, € 13), ho letto che le vicende si svolgono nel Sol Levante, ho preso il volume senza esitare.
Le delusioni, però, sono arrivate ben presto, a causa dei numerosi cliché in cui è possibile imbattersi pagina dopo pagina. La trama, piuttosto semplice, racconta la dolorosa fine di un amore tra un uomo e una donna francesi durante un soggiorno di lavoro a Tokyo; la narrazione è infatti scandita dai momenti di esasperazione del protagonista, che tenta di rompere con Marie, prototipo dell’artista bellissima e maledetta. I due – nei (rari) momenti in cui non litigano o non pensano al sesso – compiono tutti quei gesti tipici da gaijin (ossia stranieri) fuoriposto: bisticciano per strada, non rispettano elementari regole di educazione e non si preoccupano di imbarazzare chiunque abbiano davanti.
I giapponesi non fanno una figura migliore: ridotti a figurine o automi, si limitano a sorridere e ad annuire senza comprendere cosa accade intorno a loro.
Tokyo e Kyoto, infine, appaiono come meri fondali della passione distruttiva degli amanti; non a caso, buona parte della poetica del libro potrebbe essere riassunta nell’affermazione che chiude il primo capitolo: “il giorno si levava su Tokyo, e io le infilai un dito nel buco del culo.”


"Il calligrafo" di T. Shimoda

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Appena ho letto il titolo e visto la copertina, ho pensato: ecco, questo è un libro da spiaggia. Non nel senso sprezzante della parola, ma intendendo una lettura piacevole e non particolarmente impegnativa. E poi il formato tascabile trova sempre posto nello zaino da trekking o nella borsa da spiaggia.
Il volume in questione (così svelo l’arcano) è Il calligrafo (ed. Tea [ma potreste trovarlo anche nella vecchia edizione Longanesi], pp. 376, € 8,50; illustrato) di Todd Shimoda, nippoamericano di terza generazione e ricercatore nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
The Fourth Treasure (Il quarto tesoro) – questo il titolo originale – si sviluppa in tre diverse epoche e due città: da un lato, abbiamo la Berkeley contemporanea, in cui vive una studentessa di neuroscienze appassionata di shodô (il sentiero artistico-spirituale della calligrafia); dall’altro, troviamo la Kyoto degli anni Settanta e quella della metà del XVII sec., teatro d’amori e lotte che ruotano attorno al mondo dello shodô.
A voi uno stralcio del libro:

I N T E R L U D I O
Foglie cremisi/ che cadono

NOVEMBRE 1975, KYOTO, GIAPPONE

KIICHI SHIMANO, il sensei capo della Scuola di calligrafia Daizen, gettò uno sguardo fuori del suo studio, nel giardino. La brezza autunnale aveva strappato dall’acero le foglie cremisi e le aveva sparpagliate sul terreno ricoperto di muschio, creando un motivo che era casuale, e tuttavia possedeva un forte equilibrio e un ritmo vivace. Così facile per la natura, così difficile per l’artista. La differenza deve risiedere nel fatto che l’artista crea con il pensiero e i sentimenti. La natura crea la sua arte senza nessuna delle due cose e obbedisce solo a poche semplici regole – la gravità, la forza del vento, il cambiamento delle stagioni – in infinite combinazioni.

Il sensei Daizen prese il pennello da calligrafo mentre si concentrava sul kanji per «cremisi». La parola era parte di una poesia che aveva appena iniziato:

Foglie cremisi
che cadono…

Doveva riconoscere che non era un granché come poesia.

Non aveva tempo per scrivere poesie migliori, non da quando era stato nominato ventinovesimo sensei capo della scuola Daizen, qualche mese prima. Programmare le lezioni, assegnare gli studenti agli insegnanti della scuola, giudicare le gare, occuparsi delle finanze: questi erano alcuni dei molti doveri che aveva ereditato quale sensei Daizen. E c’erano le interviste, l’ultima aveva avuto luogo proprio quella mattina, per un programma mattutino in diretta da una stazione televisiva di Osaka. L’intervistatrice, sebbene entusiasta (fin troppo a tratti) sembrava interessata solo agli aspetti superficiali dello shodo: “Che tipo di pennello usa? Dove si procura l’inchiostro? Con che frequenza si esercita? Per “quanto tempo?” Esaurito il suo repertorio, gli aveva chiesto l’età e, quando lui aveva risposto, lo aveva battezzato “Giovane Sensei”, aveva trentaquattro anni – quindici o venti in meno del solito per un nuovo sensei capo – ed era il secondo più giovane sensei Daizen. Il più giovane era stato il samurai Sakata, il quindicesimo sensei capo, conosciuto come il padre dell’era attuale, quella della callìgrafia giapponese competitiva.

L’ultima domanda della giornalista era stata: come pensa di comportarsi il Giovane Sensei nel prossimo Concorso Daizen-Kurokawa?

La giornillista si riferiya alla gara tra la sua scuola e la Scuola di calligrafia Kurokawa. Il sensei Daizen aveva previsto la domanda e aveva preparato una breve storia del concorso nel caso che la giornalisia gliel’avesse chiesto: nel 1659, Sakata e il fondatore della scuola Kurokawa diedero inizio al Concorso di calligrafia Daizen~Kurokawa, tutttora il più pretigioso del Giappone. Tenutosi da allora ogni tre anni, serviva ad assicurare che le due scuole mantenessero il loro primato.

Il sensei Daizen aveva risposto che non sapeva che risultato avrebbe ottenuto, ma si sarebbe impegnato a fondo per fare del suo meglio.

Sperava che l’intervistatrice gli chiedesse perché la calligrafia, se praticata in modo corretto, è intrisa di potere spirituale. Voleva che gli chiedessè perché è necessario dedicare alla calligrafia tanto esercizio persino per raggiungere risultati mediocri.


L'ottava libreria più bella del mondo: Keibunsha di Kyoto

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Ormai un anno fa, il Guardian ha pubblicato la classifica delle librerie più belle del mondo (purtroppo, non ne figurano di  italiane). All’ottavo posto troviamo la Keibunsha di Kyoto,  specializzata in libri d’arte e atmosfere minimaliste;  queste le motivazioni del prestigioso piazzamento:

If you love bookshops even where you can’t read the language, then Keibunsha in Kyoto needs to be on your list too. Some say it’s the lighting, others the well-proportioned panels around the walls. Or perhaps it’s the little galleries embedded in the bookshelves. Most agree it’s just the quiet dignity of the place that’s hard to beat. Lots of pretty Japanese art books to marvel at and a few English language ones as well.

Questo piccolo regno di pace e di bellezza presenta un unico problema: quasi tutti i libri (com’è giusto e naturale) sono in giapponese.
Se, come me, non avete la possibilità di visitarla di persona, fate almeno un giro nello shop del sito: qui potrete trovare in vendita cd, manufatti artistici, scaffali, borse e molto altro.

keibunsha

Foto tratta da qui.