La brace e la neve: una riflessione sulla cerimonia del tè

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tè matcha cerimonia del tè cultura del tè tolliniLo stato di quiete profonda del maestro del tè (chajin) in giapponese

“è reso con l’espressione kōrojō itten no yukisul braciere rovente un fiocco di neve»).
Quando un fiocco di neve cade sul braciere rovente, immediatamente si dissolve.
Allo stesso modo, al chajin impegnato nella preparazione
del Tè, quando viene un pensiero lo lascia svanire, proprio come il fiocco a contatto con il fuoco

citazione da La cultura del tè in Giappone e la ricerca della perfezione di Aldo Tollini

 

Immagine tratta da qui.


Per conoscere la cerimonia del tè: il maestro e l’autunno

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teiere giapponesi cerimonia del tè

 Un giorno [Sen no] Rikyū [il celebre maestro del tè] stava osservando il figlio Shoan mentre spazzava e inaffiava il sentiero del giardino. “Non è abbastanza pulito” disse Rikyū quando Shoan ebbe concluso il suo lavoro, e gli ordinò di ricominciare. Dopo aver faticato per un’ora, il figlio si rivolse a Rikyu: “Padre, non rimane più niente da fare. I gradini sono stati lavati per la terza volta; le lanterne di pietra e gli alberi sono irrorati d’acqua; muschi e licheni brillano di un verde rugiadoso; non ho lasciato per terra neppure un rametto o una foglia.”. “Giovane stolto”, lo rimproverò il maestro del tè “non è questo il modo di pulire il sentiero di un giardino”. Così dicendo, Rikyū entrò nel giardino, scrollò un albero e sparse ovunque foglie dorate e cremini, frammenti del broccato autunnale.

M. De Giorgi, La via del tè nella spiritualità giapponese, p. 44

Foto tratta da Pinterest.


La cerimonia del tè e oltre: “La via del tè nella spiritualità giapponese” di De Giorgi e Caramore

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cerimonia del tè wagashi GiapponeIl rumore dell’acqua che sobbolle nella teiera. Una piccola stanza, ricoperta di tatami. Fuori, il roji, la strada rugiadosa o – come lo chiama qualcuno – il sentiero dei passi perduti.

E’ in questa atmosfera che ci conduce dolcemente La via del tè nella spiritualità giapponese di Maria De Giorgi, a cura di Gabriella Caramore (Morcelliana, 2007, pp. 69, € 7, in offerta a € 5,95). Continua a leggere »


Il sogno dell’effimero e la tazza di tè

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La settimana scorsa ho avuto la fortuna di prendere parte a una piccola cerimonia del tè tenutasi al centro Urasenke di Roma, una delle principali scuole giapponesi attive in questo ambito. Avevo già parlato della mia prima visita qualche tempo fa, ma allora mi ero limitata ad assistere al rituale.

Un giovedì pomeriggio d’inverno come tanti, tiepido e terso. Finalmente, dopo aver attraversato un cortile silenzioso e verdeggiante, arrivo alla sede dell’Urasenke. Basta attraversare la soglia per perdere qualunque orientamento spazio-temporale. Lo sguardo si posa sui tatami, sul mobilio essenziale, sui numerosi volumi col dorso intarsiato di ideogrammi: e sembra quasi assurdo pensare che, solo poche centinaia di metri più in là, vi siano caffè affollati, clacson, telefoni che non smettono di trillare.

Entro, a piedi nudi, in una piccola stanza del tè; il rotolo del tokonoma mostra un monte dalle pendici ripide, e gli accessori scelti – ci spiegano – sono particolarmente eleganti in onore del Capodanno appena trascorso. Mi fanno accomodare sui talloni accanto a una ragazza giapponese, in un kimono dai colori lievi; i miei pantaloni, il mio maglione, il mio imbarazzo non possono competere con il suo obi ben tirato, il collo diritto e le mani addormentate nel grembo come due farfalle, ma senza alcuna mollezza.

Con un gesto lieve mi porge un piccolo biscotto ovale, su cui è stampata una foglia di ginkgo; il sapore è curioso, quasi salato. Nel frattempo, l’anziana maestra del tè, sorridendo, prepara la mia tazza. Con lo chashaku prende la giusta quantità di matcha e riversa la polvere in una tazza scura; aggiunge un poco d’acqua e agita il chasen con minimi, fermi gesti del polso, sino a che – tutt’a un tratto – ecco venire alla luce il tè. Il suo colore spicca sulla superficie ruvida della ceramica, tra le pareti tenui della sala.

Nulla a che vedere con la bevanda cupa e tavolta torbida da sorseggiare alle cinque, che in un attimo scivola dalle labbra per poi perdersi in gola, lasciando – nel migliore dei casi – un vago aroma dietro di sé. Il tè utilizzato nella cerimonia è una spuma densa, bollente, di un verde talmente brillante da parere insolente; il suo gusto sacro e antico scava la lingua e s’infrange su papille dimenticate, quasi tribali. Anche noi dopo tutto siamo, come il matcha, acqua e polvere.

Oriente e occidente, come due draghi scagliati in un mare agitato, lottano invano per riconquistar il gioiello della vita… Beviamo, nel frattempo, un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose. (Okakura Kakuzō)

La bellissima foto è opera di LaSere (blog: Là dove fumano le tazze), tratta da questo link.


Mercatino di oggettistica e libri giapponesi a Roma con cerimonia del tè

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Buondì! Iniziamo la giornata con una buona notizia per tutti coloro che orbitano attorno a Roma: sabato 7 maggio, presso il Doozo (via Palermo 51-53, Roma) avrà luogo un  mercatino di libri usati giapponesi e artigianato del Sol Levante, accompagnato dalla cerimonia del tè, realizzata secondo i precetti della scuola Ueda (introduce Angela Verdini; esegue Sasaki Kazumi). Quanto ricavato dalla vendita dei libri sarà devoluto in beneficienza all’organizzazione giapponese Akai Hane (http://www.akaihane.or.jp/en/) per sostenere le vittime del terremoto e dello tsunami. Il mercatino si terrà dalle 12 alle 19, mentre la cerimonia del tè inizierà alle 18. Non mancate.


Nuovo numero di “Bonsai & suiseki magazine” con recensione su “La cerimonia del tè. Un’interpretazione per occidentali”

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Avete letto il nuovo numero di Bonsai & suiseki magazine? Se non l’avete ancora fatto, cliccate qui per sfogliare e scaricare gratuitamente la rivista; oltre a molti articoli interessanti dedicati all’arte del bonsai e del suiseki, troverete anche la mia recensione de La cerimonia del tè. Un’interpretazione per occidentali di Julia Nakamura.


Kawabata e l’acqua per il tè

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I libri, forse, possono dividersi in due gruppi: da un lato, ci sono quelli che devi leggere nel posto giusto per gustarli appieno; dall’altro, quelli che ti portano dove vogliono loro, in qualunque luogo li sfogli.  Quest’ultimo è per me il caso delle raccolte di Kawabata Yasunari, forse perché nessun racconto somiglia al precedente; si può percepire una sorta di fil rouge che accomuna le sue storie, ma – nel momento di descriverlo – ecco che vengono a mancare le parole.

Forse la sede più adatta per perdersi in Cristantemo nella roccia, la novella che ho scelto con Francesca per la Stanza del tè, potrebbe essere un giardino giapponese, quieto, quasi dimenticato. Eppure, io l’ho letta in una fredda sera di marzo, aspettando un autobus che non voleva mai arrivare, tra un parcheggio vuoto e i neon di un supermercato. Avevo però l’impressione di essere dall’altra parte del mondo, davanti alla roccia umida che dà il titolo alla narrazione; e il rumore dell’acqua del tè, cui Kawabata accenna, mi riscaldava.

In questo breve brano che oggi vi presento, troveremo un personaggio già conosciuto, vale a dire  Sen no Rikyū, uno dei più importanti maestri della cerimonia del tè, coerente con la sua scelta di vita per l’eternità;di lui ci parla più approfonditamente Francesca nella sua Stanza tutta per (il) tè, ricca di profumi e suggestioni. Buona lettura.

Pur abitando nella valle del Kakuenji, con le sue magnifiche tombe di pietra, ho scoperto per la prima volta la bellezza di quest’arte a Kyōto quando, nel Daitokuji, vidi il prezioso stupa [monumento buddhista che spesso custodisce reliquie] che orna la tomba di Sen no Rikyū e la lanterna di pietra che orna quella di Hosokawa Sansai. Sia lo stupa che la lanterna sono opere per cui Rikyū e Sansai nutrivano una vera predilezione, e furono essi a sceglierle per le proprie tombe. Per questo sin dall’inizio le guardiamo come opere d’arte di cui questi grandi maestri del tè avevano riconosciuto la bellezza. E forse per l’atmosfera del mondo del tè che evocano in noi, in essesto avvertiamo un senso di familiarità e calore che raramente si prova davanti a vecchie pietre tombali.

Nella parte del prezioso stupa di Sen no Rikyū che dovrebbe corrispondere all’entrata, la pietra è stata scavata, e si dice che, accostando l’orecchio a quella cavità, si possa sentire un rumore sommesso, come di vento che soffia tra i pini. E’ il rumore dell’acqua che bolle per il tè.

Kawabata Yasunari, da Cristantemo nella roccia (tratto dalla raccolta Prima neve sul Fuji)

Foto tratta da qui.


Eventi interessanti a Milano

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Ho scoperto, tramite il blog Milleorienti (che vi consiglio di visitare spesso), una serie di interessanti iniziative che si terranno a Milano nelle prossime settimane per la rassegna “Frammenti di Giappone”, presso il Museo d’Arte e Scienza, via Quntino Sella 4. Questo il programma:

10 marzo ore 18.30
CARMEN COVITO
Miyabi. L’estetica di corte nel Giappone medievale

24 marzo ore 18.00 e ore 19.00
RYOKO TAKANO
Workshop di origami

31 marzo ore 18.30
GIAMPIERO RAGANELLI
Non solo Kurosawa: il cinema nella tradizione del Sol Levante

7 aprile ore 18.30
ROSSELLA MARANGONI
Evanescente come rugiada: l’estetica del mondo fluttuante

14 aprile ore 18.30
ROSSELLA MARANGONI e FULVIO CINQUINI
Matsuri, feste religiose e chiave di lettura della società giapponese

21 aprile ore 18.30
ROSSELLA MARANGONI e TOMOKO HOASHI
La vestizione del kimono

28 aprile ore 18.00 e ore 19.00
TOMOKO HOASHI e ALBERTO MORO
La cerimonia del tè

5 maggio ore 18.30
GRAZIANA CANOVA TURA
Tradizione, stagioni e cultura del cibo giapponese*
con catering a cura dell’Associazione Ristoratori Giapponesi


Daruma, il tè e la meditazione

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Il è la bevanda per eccellenza del Sol Levante; le sue origini – ci ricorda Una stanza tutta per (il) tè sono lontane nel tempo e nello spazio.
Sebbene nell’immaginario popolare il tè rievochi alla mente principalmente la raffinata cerimonia (talvolta non priva di presunte sfumature erotiche, come aveva notato Mishima),  locha (questo il suo nome in giapponese) ha – secondo un poetico racconto secolare – radici molto più umili e, per certi versi, filosofiche:

[…] Secondo la leggenda, il tè ebbe origine con Daruma, fondatore della setta Zen del Buddhismo. Si narra che egli abbia viaggiato dell’India alla Cina portando con sé la sacra ciotola dei patriarchi. Al “Buddha bianco”, com’era chiamato dai Cinesi, venne dato asilo in un tempio collocato in una grotta, in montagna, dove rimase a meditare per nove anni, guadagnandosi il titolo di “santo che guarda fisso”. Durante una delle sue meditazioni si addormentò. Quando si risvegliò era così dispiaciuto che si tagliò le palpebre, per essere sicuro che mai più avrebbe commesso una simile trasgressione. Nel punto in cui erano cadute le sue palpebre, crebbe dal suolo una strana pianta, le cui foglie avevano la proprietà di scacciare il sonno. Il germe del Chanoyu* era stato gettato – la meditazione!

Julia V. Nakamura, La cerimonia del tè. Un’intepretazione per occidentali

* Chanoyu significa letteralmente “acqua calda per il tè”, ed è l’espressione con cui di solito si designa la cerimonia del tè.


Un tè con Mishima

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Quando pensiamo al tè, spesso ci viene in mente una bevanda degna di gentildonne inglesi e monaci zen (si pensi al famoso aneddoto della tazza troppo piena); certo non penseremmo mai a un elisir trasgressivo o da sorseggiare durante un incontro amoroso.

In una delle sue più celebri opere, vale a dire Il padiglione d’oro, Mishima è riuscito a rendere il tè protagonista di una raffinata scena erotica, in cui s’incontrano sottotraccia est e ovest, come ci mostra Una stanza tutta per (il) tè. Il quadro che ne emerge è altamente sensuale, elegante e misurato; nulla – come nella cerimonia del tè – pare lasciato al caso.

[…] In quel momento, dal fondo della sala avanzò un giovane ufficiale in uniforme. Col massimo rispetto dell’etichetta, s’accosciò di fronte alla donna, a circa un metro di distanza. Si fissarono per un po’.

La donna ad un tratto d’alzò e scomparve silenziosamente in un buio corridoio. Tornò dopo qualche minuto con le lunghe maniche ondeggianti nella brezza, recando una coppa da tè. la depose davanti all’ufficiale, quindi s’accosciò di nuovo al suo posto. L’uomo non sorbì il tè, ma disse qualcosa. Gli attimi che seguirono sembrarono lunghissimi, carichi di tensione, mentre lei rimaneva col capo reclinato sul petto…

Fu allora che accadde una cosa che mi sembrò incredibile. Rimandendo rigidamente seduta, la donna d’aprì il kimono; mi pareva di sentire lo stridere della sera tirata sotto alla stretta obi. Apparve un petto candido. Trattenni il respiro. La giovane scoprì una mammella turgida e bianca che strofinò delicatamente, mentre lui s’avvicinava strisciando sulle ginocchia.

Non posso dire d’aver visto bene tutto, ma provai la stessa vivida sensazione come se proprio sotto i miei occhi quel latte tiepido e bianco zampillasse nella schiuma verde del tè, e poi decantasse nella coppa lasciando sulla superficie del denso liquidio soltanto qualche bollicina d’aria.

Lui portò la coppa alle labbra e tracannò fino in fondo quell’insolita bevanda, mentre la bianca mammella scompariva di nuovo sotto le vesti. […]

Tratto da Mishima Yukio, Il padiglione d’oro, pp. 52-53

(foto tratta da qui)