Il Fuji, Bashō e la pioggia (Fosco Maraini, Ore giapponesi)

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Tomikichiro Tokuriki, Mt. Fuji from the Watermill at the Mouth of Omiya

Tomikichirō Tokuriki (1902-1999), Mt. Fuji from the Watermill at the Mouth of Omiya

“Ed ecco davvero, ad una svolta, altissimo nel cielo, uno dei vulcani più celebri del mondo,
e forse più bello, il Fuji
.[…]

Traversando questi poggi in una giornata d’inverno, verso la fine del secolo XVII, Bashō, folle, delizioso poeta, si trovò sotto l’oscuro manto d’una nuvola in tempesta. Sognava di vedere il Fuji; non lo vide. A quei tempi non era come oggi, con strade asfaltate e macchine; mettersi in viaggio, a piedi o sul dorso d’un cavallo, era ardua impresa. La disillusione deve essere stata crudele.
Eppure Bashō buttò giù un appunto:

Kiri-shigure
Fuji wo minu hi zo
Omoshiroki

Bello è anche il giorno bigio
in cui
la pioggia cela il Fuji.

A parte il fatto che qui entrano in campo antiche e profonde propensioni dell’animo orientale nutrito di filosofia buddista (tutto un gioco sottile fra apparenze e non apparenze, fra realtà che sono intangibili e cose che sono illusioni), per cui la bellezza è sempre più squisita ed inonda maggiormente l’animo se suggerita anziché posseduta dai sensi, a parte questo, pur prendendo le parole del poeta da un angolo di vista oggettivo ed occidentale, come toccano nel segno. Il Fuji è infatti uno di quei punti focali della natura in cui le cose si sollevano a dignità di persona; le sue bellezze si rivelano infinite; ogni panorama, ogni ora, ogni luce ha la propria, persino «il giorno bigio in cui la pioggia cela il Fuji».”

Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio, 2000, p. 137



Ebook de “L’angusto sentiero del nord” di Matsuo Bashō (haiku)

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Grazie alla domanda di una lettrice, Claudia, stamattina ho scoperto una piccola chicca online: l’ebook gratuito de L’angusto sentiero del nord (Oku no Hosomichi) di Matsuo Bashō, il fondatore del genere haiku nella forma che si è soliti definire canonica. Si tratta di una delle opere fondamentali del poeta che – attraverso haiku e brevi prose – descrive il suo lungo pellegrinaggio poetico, compiuto nel 1694, poco prima di morire, nel Giappone settentrionale.

La traduzione che vi presento oggi è stata curata da Nicolas Bouvier e da Cesare Barioli, ed è disponibile su internet grazie alla cortesia di Cascina Macondo; potete consultare il volume qui.

Vi consiglio, infine, di accompagnare la lettura con i commenti dello scrittore Howard Norman (per visualizzarli basta cliccare sulla località) per il National Geographic, riguardanti proprio l'”angusto sentiero”. Ricordo inoltre le immagini di  Michael Yamashita (una è qui a lato) dedicate ai viaggi di Bashoo, di cui ho parlato anche in questo post.


Case editrici "Japan-oriented": La Vita Felice

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goshu

La locandina dell'anime "Goshu il violoncellista"

Mea culpa, sinora mi sono dimenticata di citare una piccola casa editrice milanese di qualità, La Vita Felice, che ha nel catalogo diverse proposte interessanti per nippofili e “haikufili” come me.
Nella sua collana Labirinti possiamo infatti trovare gli Haiku scelti di Issa, le Poesie di Basho, le Poesie di Ryokan, i Canti dell’eremo di Saigyo, disponibili anche in un apposito cofanetto (I capolavori della poesia zen).
Fa invece parte della collana Il piacere di leggere una piccola gemma quale Il violoncellista Goshu e altri scritti di Miyazawa Kenji, con testo giapponese a fronte, da cui è stato tratto l’anime Gonshu e il violoncellista (Sero hiki no Goshu) con la regia di Isao Takahata.
Buone letture e… buona visione!