“Arrivederci, arancione” di Iwaki Kei

iwaki kei, arrivederci, arancioneLa vita all’estero è, spesso, come un arazzo: chi la osserva da lontano vede i colori cangianti, i fili che si intrecciano armoniosamente, i disegni che catturano l’attenzione. Solo, però, chi lo ha cucito conosce la segreta trama di punti, le battute d’arresto, i nodi.

Arrivederci, arancione di Iwaki Kei (trad. di Anna Specchio, Edizioni e/o, 2018, pp. 160, € 14,50), romanzo vincitore del prestigioso premio Ōe Kenzaburō, riesce a restituire bene questo quadro complesso attraverso la semplice e toccante storia di Salima e Sayuri, conosciutesi per caso in Australia.

La prima è un’operaia, intelligente ma analfabeta, scappata dall’Africa, mentre la seconda, giapponese, fatica a conciliare le sue aspirazioni di scrittrice e accademica col ménage domestico. Le due, insomma, non potrebbero sembrare più diverse: eppure, per quanto distanti per estrazione sociale, cultura, personalità, le donne sono accomunate dall’esser madri in condizioni difficili, dal desiderio di riscatto, dal senso di estraniamento geografico e linguistico, dal bisogno di costruire relazioni genuine, non importa se con una tenace insegnante di inglese o con un camionista dalla lacrima facile.

Il linguaggio, in tutto ciò, riveste un ruolo fondamentale: può gettare ponti, raccontare un’assenza lancinante, ricostruire e rigenerare se stesse dopo che la propria esistenza è stata stravolta dagli eventi. Crede, giustamente, Sayuri:

[l]eggere e scrivere, ovvero coltivare le parole che supportano il nostro pensiero, sono due azioni personali che si riproducono nella mente di ogni individuo sotto forme molteplici e diverse. E’ quasi come se ognuno di noi spargesse i semi delle parole nel profondo di sé. […] Ora che non sono più giovane […] voglio invece affidarmi all’atto di produrre attraverso la mia maldestra scrittura, affinché sul suolo del mio spirito possa un domani crescere una rigogliosa foresta di parole. (p. 38)

Arrivederci, arancione è, in conclusione, anche – e, forse, soprattutto – una dichiarazione di amore verso le parole: quando nessun passaporto è in grado di identificare la propria casa e i rapporti umani sembrano vacillare, esse sanno farsi nido, famiglia, patria.

Bookclub (26-31 marzo): “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

tokyo express matsumoto seichoDopo qualche mese di pausa, ritorna, finalmente, il Japan Bookclub, il gruppo di lettura dedicato al Giappone che ho il piacere di organizzare con altre blogger.
​​Questa volte, il volume prescelto è il noir Tokyo Express di Matsumoto Seichō, appena uscito per Adelphi (trad. di Gala Maria Follaco, Adelphi, pp. 175, € 18). Ne parleremo assieme qui nel blog e sui social dal 26 al 31 marzo. È possibile partecipare lasciando un commento, oppure postando foto e contenuti nei propri personali canali Facebook, Twitter e Instagram, preferibilmente usando gli hashtag #tokyoexpress #librogiappone (così possiamo seguire meglio le discussioni).
Ecco, infine, i blog e i canali social in cui seguire l’evento:

Michela : Twitter – Facebook – Instagram
Frida/Nicoletta: TwitterFacebookInstagram
Daniela : Twitter FacebookInstagram
Stefania : Twitter FacebookInstagram
Anna Lisa (ossia io, bibliotecagiapponese.it): TwitterFacebookInstagram

Vi aspettiamo. Buona lettura!

“L’avvocato di Madama Butterfly” di Giorgio Fabio Colombo

Colombo, L'avvocato di Madama ButterflyDa oltre un secolo, la Madama Butterfly (1904) di Giacomo Puccini costituisce un punto di riferimento per coloro che amano il Giappone, pur veicolandone una visione di questo piuttosto stereotipata.

Nel breve ma denso saggio L’avvocato di Madama Butterfly (O barra O edizioni, 2016, pp. 68, € 7), Giorgio Fabio Colombo (professore associato di Diritto comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Nagoya) indaga l’intera storia dal matrimonio alla morte auto inferta di Cio Cio San da un punto di vista legale, fornendo anche utilissimi cenni sul contesto culturale e sociale dell’epoca. Nell’operazione, l’autore tiene inoltre conto dei testi che hanno ispirato il compositore toscano, nonché dei luoghi comuni e dei pregiudizi circolanti in Italia fra Otto e Novecento, quali quelli sulla diffusione del suicidio fra i giapponesi o sulla possibilità per un europeo di disfarsi facilmente di una (presunta) donna-giocattolo come Butterfly.

In conclusione, non soltanto il lavoro è puntuale e articolato, ma, inoltre, ha il (raro) pregio di presentare la materia giuridica in maniera appassionante e chiara perfino per i non specialisti. Ma, più di ogni cosa, il volumetto riesce a far ciò quello che gran parte degli spettatori desidererebbero per la protagonista: renderle, una volta per tutte, meritata giustizia.

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Per approfondire: Giorgio Fabio Colombo,”Madama Butterfly e il diritto. Il Giappone di Puccini attraverso lo sguardo del giurista”, in Riflessioni sul Giappone antico e moderno IIIa cura di Paolo Villani, Naomi Hayashi, Luca Capponcelli. Roma: Aracne, 2018, pp. 153-176

Le collezioni digitalizzate dell’università “L’Orientale”

prime lezioni pratiche lingua giapponeseL’università “L’Orientale” di Napoli è, senza dubbio, uno dei più importanti poli italiani per gli studi asiatici. digitUNO è un progetto di digitalizzazione di testi e documenti rari e di pregio dell’ateneo, che permette ad appassionati e studiosi di consultare e scaricare gratuitamente materiale interessante e prezioso.

Per quel che riguarda il Giappone, fra le tante opere disponibili, possiamo trovare tanto volumi di carattere letterario, quanto diari e testimonianze di viaggio. Nella prima categoria rientrano, per esempio, la più antica versione italiana del Kojiki, curata da Mario Marega (1938), e l’antologia di poeti nipponici allestita da Gherardo Marone e Harukichi Shimoi (1917). Nella seconda, invece, troviamo opere quali Giappone e Siberia: Note d’un viaggio nell’estremo oriente al seguito di S.A.R. il Duca di Genova di Luchino Dal Verme (1885) e Il Giappone moderno di Giovanni De Riseis (1896).

Buona lettura!

 

Novità di letteratura giapponese e saggistica sul Giappone (gennaio-giugno 2018)

Sōseki Fino a dopo l'equinozioLe novità attese nella prima metà del 2018; si può leggere la relativa scheda/recensione di ogni volume cliccando sul titolo (quando disponibile).
*Attenzione: la sezione è in continuo aggiornamento e ha bisogno dei vostri commenti per crescere, grazie!

*Narrativa*

 

*Classici*

  • I racconti di Ise (trad. di Andrea Maurizi, Marsilio, previsto: maggio 2018, pp. 208, € 15)

 

*Saggistica*

 

*Lingua giapponese*

  • Matilde Mastrangelo, Il giapponese per italiani (3 voll.) (Hoepli, previsto: aprile 2018)

Recensione di “Al Giappone” della Baronessa di Villaurea nel nuovo “Pagine Zen”

Baronessa di Villaurea Al Giappone

E’ uscito un nuovo fascicolo di Pagine Zen (n. 114, gennaio-aprile 2018), periodico di cultura giapponese, come sempre disponibile gratuitamente in formato digitale e scaricabile a questo link.

Lì troverete la mia recensione un poco noto diario di viaggio dei primi del ‘900, Al Giappone. Impressioni di una viaggiatrice della Baronessa di Villaurea.

Buona lettura!

Call for papers per il convegno AISTUGIA 2018

“Il seme e il seminatore” di Laurens Van Der Post

Avevo atteso così impazientemente la visita di Natale di John Lawrence; eppure, ora che era qui, sembravamo incapaci di parlarci l’uno l’altro con naturalezza. Erano cinque anni che non lo vedevo. Da quando, finita la guerra, ci salutammo ai cancelli della prigione al momento del rilascio. Io, pronto a ritornare alla mia vita da civile, lui, pronto a riprendere servizio attivo nell’esercito. Fino a quel momento, per anni avevamo affrontato insieme i pericoli della guerra e le sofferenze del campo di prigionia in mano ai giapponesi.

il seme e il seminatoreDella seconda guerra mondiale vissuta dal côté giapponese, abbiamo scolpite nella memoria poche, nitide immagini: l’attacco di Pearl Harbor, il fungo atomico di Hiroshima, il discorso di Hirohito al popolo.

Non si parla, inoltre, di frequente della vita dei prigionieri di guerra (compresi di quelli fatti dai nipponici) – perché non è molto onorevole, per una nazione, ammettere che alcuni dei suoi sono caduti in mano nemica; e perché gli stessi ex prigionieri spesso non amano ricordare giorni che possono esser stati marcati da umiliazioni, fame, sofferenza.

Pubblicato nel 1963 e ora, finalmente, tradotto anche in italiano, Il seme e il seminatore dello scrittore sudafricano Laurens Van Der Post (trad. di Giacomo Falconi, Wordbridge Edizioni, 2017) – è, per molti versi, un libro singolare, non solo perché ha ispirato il celebre film di Ōshima Nagisa Merry Christmas, Mr Lawrence!, con la ancora più famosa colonna sonora curata da Sakamoto Ryūichi.

Il volume riunisce, appunto, tre racconti ambientati in un campo di prigionia giapponese; quello che ho più apprezzato è stato proprio quello da cui è stata tratta l’opera cinematografica (Una sbarra d’ombra), dal momento che mostra quanto il confine fra umanità e brutalità, ragione e pazzia sia labile (specie in circostanze estreme), come rivela il complesso rapporto fra John Lawrence e il sergente Hara.

Malgrado gli argomenti trattati siano di un certo spessore, la prosa nitida di Van Der Post accompagna e sostiene il lettore pagina dopo pagina, permettendogli così di affacciarsi su una realtà troppo spesso, purtroppo, taciuta per pudore, vergogna e dolore.

Tre pubblicazioni gratuite a tema Giappone da AISTUGIA

Riflessioni sul Giappone antico e moderno  Volume IIHo già in precedenza segnalato due pubblicazioni dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi (AISTUGIA), gratuitamente scaricabili e frutto dei convegni annuali organizzati dall’associazione stessa.

Oggi sono felice di indicarne altri tre (sempre disponibili gratis), vale a dire:

Buona lettura!

Sakumoto Yōsuke, “Il giovane robot”

Sakumoto Yosuke, il giovane robotTezaki Rei sembra un ragazzo come tanti, o forse no: eccelle praticamente in tutto, gode di una certa popolarità a scuola ed è uno studente modello. Soltanto, la sera, tornato a casa, disattiva i suoi processi per riavviarli il mattino dopo. Rei, infatti, è un robot concepito in un centro di ricerca: inviato fra gli uomini per confondersi fra loro, è stato appositamente programmato per portare felicità.

Dal punto di vista fisico-meccanico, rasenta le perfezione; di contro, sembra non essere in grado di provare sentimenti, ha difficoltà a cogliere le sfumature del linguaggio e comprendere le implicazioni emotive delle sue azioni. Ma le cose stanno davvero così?

Complice una narrazione in gran parte in prima persona che rispecchia tanto l’estrema razionalità di una mente in apparenza lucidissima quanto la sorpresa di un adolescente alle prese con una realtà che fatica a dominare, Sakumoto Yōsuke nel suo romanzo Il giovane robot (trad. Costantino Pes, E/O, 2017, pp. 224, € 16) rende bene i dubbi e i dilemmi di un liceale.

Curiosamente, per certi versi, gli esseri umani sembrano i veri automi: radicati nelle loro convinzioni e ancorati saldamente ai loro principi, decisi a non metterli e a non mettersi in questione per nulla al mondo, reagiscono talvolta in maniera meccanica, istintiva, anche animale. Così questo romanzo – dal ritmo e dalle atmosfere manga – spinge il lettore a fermarsi un minuto e a interrogarsi sui limiti dell’umano illuminati dal (presunto) post-umano: proprio in quello spazio fra tecnologia e materia organica, raziocinio e sensibilità risiedono dubbi, contraddizioni, ma anche speranze.

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