#20peril2020: “Solo la luna in silenzio” di Natsume Sôseki

 
Titolo: Solo la luna in silenzio. Haiku sceltiSoseki Solo la luna in silenzio

Autore: Natsume Sôseki (trad. Diego Martina; Dei Merangoli Editrice, pp. 122, € 11)

Cos’è? Una selezione di centeventi haiku di uno dei più grandi scrittori nipponici del Ventesimo secolo, presentati in giapponese e in italiano. Conosciuto essenzialmente per i suoi romanzi (come non ricordare Io sono un gatto e Il signorino?), Sôseki è stato, in realtà, anche un prolifico haijin (autore di haiku), complice anche la sua amicizia di lunga data con Masaoka Shiki, uno dei più grandi maestri nel campo. Questa raccolta offre una buona panoramica sulla ​​produzione poetica ​​di Sôseki, purtroppo ancora poco nota nel nostro paese. 

Uno haiku dal volume:

Ciliegi: un nome
e ogni cosa sfiorisce
nello splendore. 

Consigliato a chi…: cerca una voce lirica sui generis, colta e ironica.

#20peril2020: “Itadakimasu” di Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

itadakimasuTitolo: Itadakimasu. Dalla cucina giapponese autentica la ricetta della felicità (Vallardi, 2019, pp. 262, € 16.90) 

Autori: Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

Cos’è? Un po’ saggio, un po’ guida gastronomica, un po’ diario di viaggio: i due giovanissimi fondatori di Japadvisor hanno scritto questo volume per illustrare al pubblico i fondamenti della cucina nipponica, spiegare la filosofia che la anima, raccontare le loro scoperte in Giappone e in Italia, presentare i luoghi in cui nel nostro paese è possibile assaporarla davvero. Per fare ciò, hanno intervistato e messo alla prova chef, esperti e gestori di locali, dando vita a un’opera ricca di informazioni e, al tempo stesso, godibile e gustosa, sotto ogni punto di vista (compreso quello del lettore che ignora l’argomento).

Consigliato a chi…: ama la vera cucina giapponese e cerca un contatto reale e genuino con questa. 

#20peril2020: Daniela Travaglini, “La voce di Kurihara Sadako”

Daniela Travaglini la voce di Kurihara SadakoTitolo: La voce di Kurihara Sadako. Ciliegi di Hiroshima e la poetica della bomba atomica. Opere scelte (Aracne, 2019, pp. 148, € 15)

Autrice: Daniela Travaglini (a cura di)

Cos’è? Una raccolta di scritti (in larga prevalenza poesie, ma non mancano alcuni  brevissimi saggi) composti fra gli anni Quaranta e Ottanta da una hibakusha di Hiroshima, ossia una sopravvissuta alla bomba atomica. I temi toccati sono tanti: il trauma del bombardamento, la denuncia della brutalità del nucleare, la fragilità umana, l’educazione alla pace.

Una frase d’impatto:
Nel cuore dei sopravvissuti
un’estate di fiamme che divampano ardenti.

Consigliato a chi…: desidera conoscere una voce originale, delicata ma autorevole della genbaku bungaku (letteratura della guerra atomica).

Per approfondire: un post di Daniela Travaglini, la traduttrice e la curatrice del volume, nel suo blog, Tradurre il Giappone, in cui si presenta il volume; Quando dici Hiroshima. Kurihara Sadako e la poetica della bomba atomica, un articolo per Pagine Zen – sempre firmato da Daniela Travaglini -, nel quale vengono fornite un’introduzione alla genbaku bungaku e alla figura della stessa Kurihara, poco conosciuta in Italia.

“Come un sushi fuor d’acqua” di Fabiola Palmeri

Palmeri-Come-un-sushi-fuor-dacquaÈ un Giappone che ammalia da lontano, spaventa, stupisce; abbraccia con calore, spalanca lo sguardo, addomestica le abitudini; penetra sotto pelle, sconquassa le esistenze e si fa, infine, destino.

Questo è l’orizzonte di Come un sushi fuor d’acqua (Editore La Corte, 2019, pp. 268, € 17,90), romanzo appena pubblicato da Fabiola Palmeri (già nota agli amanti della cultura nipponica per i suoi articoli apparsi su Repubblica e in NippONews) in cui la scrittrice intreccia due storie di donne indissolubilmente legate al paese asiatico. Da un lato, abbiamo Bianca, giovane ed entusiasta giornalista in trasferta a Tōkyō fra gli anni Ottanta e Novanta, desiderosa di “[educarsi] alla giapponesità” (p. 67)”; dall’altro,  Celeste, nata nella capitale nipponica, ma adolescente cittadina del mondo del terzo millennio per vocazione e vicende familiari.

Ciascuna delle due ha un rapporto personale e articolato col Giappone, marcato da luci e ombre: se per la ragazza è uno dei pezzi che compongono la sua identità, col passare degli anni per la professionista questo diventa terreno per coltivare le proprie ambizioni, fucina di occasioni e incontri inaspettati (e insperati), e, soprattutto, casa.

Per queste ragioni, Tōkyō, in particolare, è molto più di una città: per Celeste è culla, rifugio in cui ritrovare un padre, amici affettuosi, luoghi d’infanzia, mentre per Bianca diviene presto “a tutti gli effetti la sua migliore amica” (p. 175) – amica che chiede, in cambio della sua generosità, volontà di lasciarsi conquistare dai suoi ritmi, abnegazione e resistenza alla solitudine (“Tokyo [pullula] di cuori emarginati, come isole nell’isola”, p. 176).

L’opera è, infatti, (anche) una lunga dichiarazione d’amore per la capitale, per la sua personalità contraddittoria, gli ostacoli e le sorprese che riserva a chi sa esplorarla con generosa tenacia:

[….] Tokyo, quel suo essere intrinsecamente divisa fra l’infantile e il triste, fra il ludico e l’eccessivo. La Tokyo che mi affascina, che sento mia, che mi appartiene come io appartengo a lei.” (p. 64)

Aiutiamo il progetto “Tra canti e montagne”, diario di campo giapponese di Marianna Zanetta

Una delle illustrazioni del volume

Oggi voglio proporvi un post e un contenuto piuttosto diversi dal solito: si tratta infatti di una raccolta fondi organizzata via Kickstarter da Marianna Zanetta, che tutti quanti conoscerete come l’infaticabile proprietaria della libreria giapponese Inari, a Torino, e promotrice di mille iniziative.

Studiosa di antropologia giapponese, ispirata dai suoi numerosi viaggi e dalle sue ricerche, Marianna Zanetta ha deciso di condividere con noi il suo bellissimo diario di campo illustrato da lei stessa e intitolato Tra canti e montagne, “un piccolo racconto di un’esperienza luminosa, alla scoperta di silenziose donne sciamane che vivono nei boschi delle prefetture del Tohoku”.

Per ulteriori dettagli e per effettuare una donazione, vi rimando alla pagina ufficiale dell’iniziativa. Per il momento, c’è tempo sino al 9 novembre 2019 per dare il vostro contributo. Partecipate!

Albert Londres, “In Giappone”

Fra Otto e Novecento la cultura nipponica esercitò su molti europei (specie di cultura) un fascino irresistibile, come testimonia il fenomeno del japonisme. Diversi giornalisti si recarono quindi dall’altra parte del mondo per offrire ai loro lettori resoconti di avventure esotiche. Fra questi si ricorda anche Albert Londres (1884-1932), ben noto per i suoi reportage; uno di questi, redatto nel febbraio 1922 per l’Excelsior,  è stato finalmente tradotto in italiano da Alessandro Giarda, col titolo In Giappone. Cronaca di un cambiamento (ObarraO, 2019, pp. 106, € 12,50; prefazione di Corrado Molteni).

Titolo non potrebbe esser più azzeccato: a differenza di quanto accade in cronache di altri scrittori, attenti a descrivere soprattutto gli aspetti e i dettagli più seducenti del paese, il francese si sofferma ad analizzare un buon numero di elementi del quadro socio-politico del tempo, evidenziando soprattutto le tracce dei mutamenti in corso, come è evidente in questo passaggio:

“Hirohito, solo, seduto su un cuscino, il chepì in mano, salutava il suo popolo. Cinque anni fa, tutti si sarebbero prostrati con la fronte nella polvere. […] Oggi lo guardano, è una rivoluzione. Tra il padre e il figlio, tutto un mondo misterioso è crollato.” (p. 81)

Nonostante ciò, come avviene in altre parti della produzione di Londres, l’ironia è ben presente: stuzzica il lettore, lo accompagna nelle spiegazioni, offre una prospettiva seriosa a questioni e temi seri. E così anche il pubblico a noi contemporaneo non può non restare conquistato. 

Tanizaki Jun’ichirō: “Nero su bianco”

Contraddittorio, egocentrico, compiaciuto e, allo stesso tempo, prigioniero della sua vena decadente, Mizuno è uno scrittore nella Tōkyō della metà degli anni Venti del Novecento: collabora con case editrici e riviste, spende il denaro in alcool e prostitute, non si preoccupa di avere amici o famiglia.

Mizuno non era in grado di controllare la propria mente, il suo cervello era solo il proiettore di un cinematografo interiore. Un proiettore automatico da cui sgorgavano a volontà scene di mostri e fantasmi che lui stesso creava ed era costretto a guardare. Arrivati a un tale stadio non è forse già lecito parlare di pazzia?

Talmente assorbito in sé e nel desiderio di alimentare il suo ritratto di artista maledetto, quasi non bada al fatto che, in uno dei suoi ultimi racconti, immagina l’omicidio di un collega, senza preoccuparsi troppo di dissimulare la vera identità di quest’ultimo. Nel momento stesso in cui, infatti, il pensiero di non nuocergli si affaccia, ecco che la sua mente e il suo corpo vengono investiti da altri stimoli ben più terreni.

Ancora una volta, con la classica maestria, Tanizaki Jun’ichirō ci presenta nel romanzo Nero su bianco (Kokubyaku, 1928), appena pubblicato da Neri Pozza con la traduzione di Gianluca Coci (2019, pp. 266, € 17), un intreccio torbido, in cui inquietudine ed eros arrivano a confondersi e a disorientare persino colui che credeva invece di piegarli a suo piacimento.

Affascinato e intimorito da ciò che la sua mente riesce a creare, dalla sensualità esplicita e aggressiva di una modan gāru* che incrocia in un locale, dalla scrittura che egli padroneggia e che allo stesso tempo lo domina, Mizuno infatti è così creatore e attore di una serie di vicende deliberatamente ambigue. Ma anche ai lettori Tanizaki gioca un tiro: qual è la vera storia che stanno leggendo?

 

* Erano dette modern girls quelle ragazze che, negli anni Venti, seguivano la moda e stili di comportamento provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti.

 

Recensione: “La studentessa e altri racconti” di Dazai Osamu

Le mattine mi sembrano una forzatura. Sono così sature di tristezza che non riesco a sopportarle. Davvero, le odio. Di mattina non sono un bello spettacolo: le mie gambe sono così stanche che già non ho voglia di combinare nulla. Mi chiedo se sia perché non dormo bene. E’ una palla quando dicono che la mattina ci si sent in forma. Le mattine sono grigie. Sempre. E completamente vuote. Quando sono a letto la mattina, sono sempre così pessimista. Sul serio, è terribile. Tutti i miei rimpianti vengono a galla in un colpo solo, e il mio cuore si ferma, agonizzante.
Le mattine sono il male.

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E’ questo un intenso stralcio della storia che dà il nome alla raccolta La studentessa e altri racconti,
a cura di Alessandro Tardito per Atmosphere libri (2019, pp. 208, € 16,50), che riunisce assieme parte della produzione breve di Dazai Osamu composta negli anni
della seconda guerra mondiale.

Se gli altri cinque testi (Il mare delle sirene, Sull’amore e la bellezza, Una storia di onesta povertà, Bambù blu e Lanterne di una storia d’amore) spaziano fra il tradizionale, il folkloristico, il familiare e il fiabesco, la storia che dà nome alla raccolta si distingue per originalità, potenza e freschezza: offre infatti un resoconto in prima persona della giornata di una adolescente di Tōkyō ancora acerba, sospesa fra presente, passato e futuro. Desiderosa di costruire la propria strada senza condizionamenti, è però consapevole di vivere in una società che la vorrebbe ingabbiare in precisi schemi.

La sua voce – svelta, pungente, attraversata da balenanti sensazioni – rivela quando Dazai Osamu sia abile nel maneggiare materiale narrativo e psicologico, ritraendo con finezza alcun degli aspetti più complessi degli esseri umani: la loro natura fragile, il bisogno di evasione dal quotidiano, la loro contraddittorietà.

Novità dal e sul Giappone in libreria (gennaio-giugno 2019)

Come ogni anno, vi propongo una lista di nuove pubblicazioni, aggiornate periodicamente; cliccando su ogni voce, sarà possibile leggere la scheda del libro.

Vi sarò grata se vorrete aggiungere nei commenti suggerimenti. Grazie e buona lettura!

*Narrativa*

*Poesia*

*Saggistica*

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