Categoria: cultura giapponese

Murakami, il tè e il centro commerciale

Nell’immaginario occidentale, si tende a credere che in Giappone il tè sia una sorta di elisir circondato da un alone di rispettabilità quasi reverenziale, da sorseggiare alla penombra di un tempio o inginocchiati su un tatami. In realtà, le cose non stanno esattamente così: basti pensare alle innumerevoli macchinette automatiche – presenti davvero in ogni angolo – da cui acquistare la bevanda nipponica per eccellenza, per lo più ghiacciata o bollente (colgo l’occasione per sconsigliarvi di tutto cuore il terribile mix di caffè espresso e tè, assaggiato una volta soltanto per evitare l’assideramento).
Troviamo una conferma di ciò nel famosissimo Norwegian wood (da noi conosciuto anche come Tokyo blues) di Murakami Haruki. Durante la lettura del romanzo incappiamo in un tipico spaccato di vita quotidiana: due amici in un centro commerciale, quattro chiacchiere, una tazza di tè e qualcosa da mangiare.

Prendemmo la metropolitana e arrivammo a Nihonbashi. Forse perché dalla mattina non smetteva di piovere, le grandi sale dei magazzini Takashimaya erano deserte. Anche dentro arrivava l’odore della pioggia e le commesse si aggiravano con un’aria vagamente annoiata. Scendemmo al ristorante nel primo piano sotterraneo e dopo avere esaminato accuratamente i campioni di plastica esposti nella vetrina, ci decidemmo entrambi per il bentó. Anche
lì c’era pochissima gente, considerato che era ora di pranzo.
“E’ molto tempo che non mangio nel ristorante di un grande magazzino,” dissi mentre bevevo il té verde in una di quelle tazze bianche e lucide che si trovano solo, per l’appunto, nei ristoranti dei grandi magazzini.
“A me piace moltissimo,” disse Midori. “Mi dà la sensazione di fare qualcosa di speciale. Sarà perché da bambina non mi ci portavano quasi mai.”
[…]
“Quando ero piccola io pensavo che da grande sarei andata da sola al ristorante nei grandi magazzini e che avrei mangiato tutto quello che volevo e quanto volevo,” disse Midori. “Invece sono rimasta delusa: mangiare da sola in un posto del genere non è tutto questo gran divertimento. Prima cosa non è che si mangia tanto bene, poi anche se sono tanto grandi c’è sempre troppa folla e l’aria è viziata. Però ogni tanto mi prende la voglia di venirci.”

Ebook su Tanabata, la festa delle stelle

Oggi in Giappone si celebra la festa tradizione di Tanabata, che ricorda l’incontro delle stelle Vega e Altair che si verifica ogni anno in questo periodo. Attorno a questo “appuntamento” astronomico è sorta nel corso dei secoli una famosissima leggenda d’amore, di cui potete leggere lo svolgimento e le origini in questo ebook gratuito, messo in rete dalla libreria nipponica Tanabata di Milano.

Per un breve approfondimento sulla leggenda e qualche chiarimento astronomico, visitate questo sito: potrete trovare anche la mappa del cielo di luglio, per sognare sotto le stelle i vostri migliori desideri.

P.s.: non dimenticate di appendere al bambù un foglietto con il vostro desiderio (tanzaku)!

(foto tratta da qui)

Una storia delle geisha, firmata Lesley Downer

Potevamo farci mancare l’ennesimo volume sul fluttuante, inebriante, intrigante mondo delle geisha? Ovviamente no, e quindi oggi vi presento Geisha. Storia erotica del Giappone raccontata dalle maestre del piacere, di Lesley Downer (Piemme,  pp. 400, € 11, ma disponibile ora su Amazon.it cliccando qui a 7,15), già autrice de Il kimono rosso (di cui ho parlato qui) e de L’ultima concubina. In realtà, nel volume non vengono svelati chissà quali misteri dell’eros giapponese, bensì viene ricostruita la storia della figura della geisha nel corso degli anni.

Volevo sapere quali donne si celassero in realtà dietro a quelle facce dipinte, conoscere meglio quel loro affascinante chiacchiericcio e il loro eterno sorriso enigmatico, convinta che la geisha fosse una dispensatrice di sogni, che il suo fosse un nebuloso mondo romantico creato per la gioia e il divertimento degli uomini, in cui anche il più squallido impiegato poteva sentirsi re. Non avevo nessuna intenzione di cancellare quell’illusione o di profanare il sacro recinto, però, da donna, mi chiedevo da quale passato arrivassero le geishe. Chi erano i protagonisti di un tale modo di vivere nel Giappone moderno? Se per gli uomini era un mondo fantastico, chi erano le donne impegnate a creare questo mondo? Confidavo nella possibilità di diventare amica delle geishe e di entrare in quel loro mondo sui generis.

L’autrice racconta la sua indagine in prima persona, passo dopo passo, fra critiche e reticenze degli abitanti dell’arcipelago, poco disposti a parlare di quelle donne divenute per gli occidentali un simbolo del Sol Levante e da questi ultimi erroneamente assimilate a raffinate prostitute; persino le geisha stesse e le loro apprendiste, le maiko, non sembrano voler svelare le proprie abitudini o concedere fiducia alla straniera.
Vi lascio con un breve estratto del libro, dedicato a un incontro tra la scrittrice e una mama-san (la direttrice dell’okiya, la residenza dove vengono ammaestrate le geisha) alquanto severa:

Nei molti anni passati in Giappone avevo conosciuto molte donne, quasi tutte sposate, persone forti, con notevole autostima, eppure felici di avere per amica una straniera. Non avevo mai incontrato tanto sospetto e tanta intransigenza. Sembrava quasi che donne di tal fatta si fossero costruite un loro mondo e che per loro io fossi solo una mosca, una presenza fastidiosa. Non avevano bisogno di me, volevano solo scacciarmi con un gesto della mano. Ecco finalmente la mama, deliziosa e impettita come sempre. Accettò i miei prelibati dolci degnandoli appena di un’occhiata; poi mi chiese che cosa volessi bere.
«Ocha de mo ii desu, il tè va benissimo» risposi.
«Che modo rozzo di parlare! Deve dire: “Ocha o itadakimasu, vorrei del tè, per favore”» sbottò lei, incenerendomi con lo sguardo.
Mi morsi la lingua e mi scusai a lungo, ringraziandola per essere stata così gentile da correggermi. Non avevo attenuanti, il fatto che non stessi parlando la mia lingua era ininfluente: le geishe non ammettono il minimo errore.

Alla scoperta de “Il Giappone moderno”

Per motivi di studio nelle prossime settimane sarò un po’ latitante; in ogni caso, cercherò come posso di tenere aggiornato il blog. Abbiate pazienza, se potete. 🙂
Vi segnalo oggi un volume appena uscito, Il Giappone moderno di Elise T. Kipton (Einaudi, pp. 462, € 30; su Amazon.it, cliccando qui, disponibile a 19,50 €), docente di cultura giapponese all’Università di Sydney; nei giorni scorsi ho scritto alla casa editrice per avere maggiori informazioni, ma non ho ricevuto risposta. Vi dovrete quindi purtroppo accontentare della presentazione ufficiale:

Questo libro propone al lettore una sintetica e originale introduzione alla storia sociale, culturale e politica del Giappone moderno. Coprendo un arco temporale che va dal periodo Tokugawa a oggi, l’autrice ricostruisce con stile sempre avvincente e ricco di partecipazione umana l’evoluzione di un paese e i violenti processi di modernizzazione che hanno condotto il Giappone ad affermarsi come una delle massime potenze economiche e politiche dell’età contemporanea. Rivolto sia al pubblico generale dei lettori di storia sia a quello degli studenti di cultura orientale, il libro intreccia insieme gli sviluppi sociali e politici del Giappone alternando la costruzione degli scenari d’insieme ad analisi più particolari, ed offrendo spaccati di vita quotidiana che gettano luce sulle fondamentali e spesso traumatiche trasformazioni storiche. L’attenzione costante per le problematiche di genere, delle minoranze e della cultura popolare costituisce una delle caratteristiche principali del libro, concorrendo efficacemente a tratteggiare in tutta la sua complessità e particolarità la società giapponese moderna e contemporanea.

Dal Giappone con passione: “Vado, Tokyo e torno” di Fabio Bartoli

In questi giorni di preludio all’estate siete alla ricerca di un libro frizzante che sappia condurvi per qualche ora dall’altra parte del mondo? Allora vi consiglio Vado, Tokyo e torno di Fabio Bartoli (Tunué, pp. 112 con illustrazioni, € 9,70, disponibile su Amazon.it cliccando qui a 6,31), una delle uscite più recenti della casa editrice specializzata in pop e forme dell’immaginario (fumetti, videogiochi, graphic novel, etc.).
Qualcuno, però, potrebbe pensare che sia l’opera sbagliata nel momento sbagliato: perché pubblicare i ricordi di viaggio di un ragazzo italiano alle prese con una Tokyo rutilante, a distanza di poche settimane dal grande terremoto dell’11 marzo e dai catastrofici eventi che ne sono conseguiti? Io credo che stia proprio in questo contrappunto il (nuovo) significato del volumetto, composto prima della tragedia (e non dopo, per cavalcare l’onda emotiva): mostrare il brulichio costante della capitale, le sue abitudini, la fretta di vivere tipica soprattutto dei suoi abitanti più giovani, in contrasto con le immagini di desolazione e sterilità sulle quali oggi diversi media vogliono appiattire il Giappone. Non si tratta quindi di sottovalutare l’accaduto o di voltare lo sguardo dall’altra parte, ma di far valere nel proprio piccolo l‘istinto vitale ad andare avanti nonostante tutto, accompagnato dalla necessità di ricordare – a se stessi, agli altri – che l’arcipelago nipponico non è ridotto a un cumulo di macerie e di scorie radioattive, come purtroppo alcuni credono.
In un momento in cui – a volte un po’ ridicolmente – in Italia si teme il contatto con tutto ciò che è giapponese, la scelta di pubblicare questo libro non solo va rispettata, ma anche apprezzata. Penso che a far ciò riusciranno soprattutto le generazioni nate o cresciute nel corso degli anni Ottanta, la stessa a cui appartiene l’autore (e, per la cronaca, anche io stessa): Fabio, difatti, impronta buona parte del suo racconto di viaggio – svoltosi nell’aprile 2010 – alla realizzazione dei desideri di molti suoi coetanei, divenuti adolescenti seguendo una rigida dieta a base di anime e manga giapponesi, e coltivando il sogno di conoscere un giorno dal vivo quella terra lontana a lungo immaginata.
Le avventure descritte dal narratore spaziano così dalle incursioni negli studios dei più celebri produttori di anime, al bagno di un onsen collocato ai piedi del Fuji, passando per le ricognizioni metropolitane (nei quartieri di Harajuku, Shibuya, Shinjuku…), alla scoperta di look inaspettati e tendenze autoctone. Non mancano le riflessioni riguardanti gli aspetti che maggiormente colpiscono il turista occidentale in trasferta nel Sol Levante, come la proverbiale gentilezza degli abitanti, la dedizione al lavoro dei サラリーマン (i “salary men”, ossia i dipendenti) o la varietà della cucina nipponica; nell’esaminare tutto ciò, lo scrittore non teme di riconoscere i limiti della propria interpretazione, che anzi è sempre disponibile a mettere in discussione.
Questo diario di viaggio, che si legge tutto d’un fiato, non ha infatti la pretesa di essere esaustivo o di sostituirsi ad una guida turistica: ho avuto come l’impressione che miri soprattutto a spingerci a una scoperta personale e unica del Giappone e del suo “cuore caldo”, che batte forte anche oggi fra i bollettini da Fukushima e i nostri timori per il futuro del paese.

Gothic lolita a Roma: presentazione del libro più stand

Durante un viaggio in Giappone, il turista medio è solitamente colpito dall’abbigliamento dei giovani; soprattutto nelle grandi città è possibile imbattersi, con una certa facilità, in ragazzi dall’aspetto alquanto curioso (capelli tinti e/o cotonati, accessori bizzarri, ardui accostamenti di colore…) e adolescenti dai vestiti pieni di merletti o dall’abbronzatura improbabile. Una delle tendenze che di certo ha riscosso – e riscuote tuttora – più successo è senza dubbio quella che va sotto il nome di “gothic lolita“: le ragazze che seguono questo stile si ispirano all’abbigliamento di epoca vittoriana, con contaminazioni goth (in Italia, chiamate talvolta dark).
Per saperne di più, vi consiglio di prendere parte, sabato 28 maggio, dalle ore 18, presso Doozo. Art book & sushi (Via Palermo 51-53, Roma) alla presentazione del volume Gothic Lolita di Valentina Testa (Edizioni Tunué; disponibile qui a 8,30 €; per un’anteprima del libro, clicca qui), introdotto dall’autrice stessa; e per chi avesse voglia di darsi allo shopping, ricordo anche che sarà presente uno stand di abbigliamento e accessori in stile gothic lolita.


Arte, manga e letteratura negli atti del convegno “Tra arte e letteratura, tra Italia e Giappone”

Vi riporto un’interessantissima notizia tratta dal blog dello studioso e traduttore Massimo Soumaré:

Sul numero 73 di Maggio 2011 della rivista di Arti, Scienze e Cultura Porti di Magnin edita dall’associazione omonima, sono stati pubblicati nello speciale letterario Magnin Litteraire n. 8 (pagg. 67-132) gli atti del convegno Tra arte e letteratura, tra Italia e Giappone tenutosi all’Accademia Albertina di Torino il 2-5 febbraio 2010 in concomitanza con la mostra Dall’ukiyo-e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese (14 gennaio-14 febbraio 2010).
Segue l’indice dei quindici saggi editi:

Tra arte e letteratura-Tra Italia e Giappone, Prefazione pag. 81

Manga: fumetto e societa’ contemporanea di Massimo Melotti pag. 82

Calligrafia tra Cina e Giappone: evoluzione grafica della scrittura di Kazuko Hiraoka pag. 85

“Kitsukiba”: <dietro le quinte> del progetto di una graphic novel italo-giapponese di Fulvio Gatti, Vittorio Pavesio, Massimo Soumaré pag. 87

Japan in five ancient chinese chronicles-Alle origini del Sol Levante: le piu’ antiche cronache sul Giappone di Massimo Soumaré pag. 89

Angeli o Tenshi? Ovvero l’immagine dell’angelo nella cultura pop giapponese di Luca Della Casa pag. 92

Volpi magiche e spiriti inquieti nell’eta’ di internet: influenza della narrativa fantastica classica e del folklore tradizionale giapponesi sui mezzi di comunicazione di massa contemporanei di Massimo Soumaré pag. 94

“Foglie multicolori dal Sol Levante” e “ALIA6″, narrativa contemporanea giapponese e mondiale di Massimo Citi, Davide Mana, Massimo Soumaré, Silvia Treves pag. 98

Parole immaginate: piccolo viaggio intorno a segni e narrazioni di Fabio Lastrucci pag. 101

L’opera di Akemi Takada: dimostrazione di disegno di Akemi Takada pag. 104

Amici immaginari-l’occidente nel fantasy giapponese e il Giappone nel fantasy occidentale: streghe e miko, cavalieri e samurai di Reiko Hikawa, Davide Mana pag. 105

Ukiyo-e: l’arte del dissenso di Giorgio Arduini pag. 112

Attori kabuki e loro ritratti di Akane Fujisawa pag. 116

L’opera di Minae Takada: dimostrazione di incisione su rame di Minae Takada pag. 120

L’ukiyo-e e la moda di Edo: l’ukiyo-e come mass media di Murasaki Fujisawa pag. 122

Spire d’oriente, immaginario d’occidente di Franco Pezzini pag. 125

Il monaco Dōgen e l’essenza del buddhismo zen

In occidente si sente sempre più spesso attribuire l’etichetta “zen” a qualunque prodotto proveniente dal Giappone, oppure a qualsiasi oggetto dall’aspetto semplice ed essenziale: e così abbiamo la lampada zen, il calorifero zen (giuro che esiste) e così via, sino a sfiorare il grottesco.
Anche nel settore dell’editoria non si è da meno; praticamente in ogni libreria è possibile trovare almeno un libriccino dedicato al buddhismo o al suo fondatore, di qualità più o meno discutibile.

Mimesis, casa editrice con una buona offerta di testi filosofici (come, per esempio, Filosofia nei manga, di cui ho parlato qui), ha recentemente dato alle stampe L’essenza del buddhismo zen. Dōgen, realista mistico, del professore universitario Hee-Jin Kim (pp. 300, € 22). Qui sotto potete leggere la presentazione del volume; per saperne di più sul monaco Dōgen, suggerisco anche questo podcast  (ultimo link della serie), curato da Massimo Raveri.

Dōgen (1200-1253), fondatore della scuola Zen nell’ambito del Buddhismo giapponese, è uno dei più importanti pensatori religiosi di ogni tempo. Oltre ad aver riformato la vita del Buddhismo nel Giappone del XIII secolo, il suo cammino spirituale e la profondità dei suoi scritti costituiscono anche la base per lo sviluppo della filosofia giapponese contemporanea. Questa monografia, divenuta ormai un classico e tradotta per la prima volta in italiano, si offre come un’ampia introduzione alla sua vita e al suo insegnamento. Partendo da un’accurata descrizione della parabola esistenziale del monaco, dagli anni della prima giovinezza al grande viaggio in Cina del 1227, fino alla fondazione del monastero Eiheiji in Giappone e alla diffusione del suo messaggio, lo studioso coreano Kim Hee-Jin passa in rassegna i principali contenuti della sua proposta esistenziale, enucleando i contenuti religiosi e quelli più specificamente teoretici. Da questa lettura si ricaverà così non solo una più approfondita conoscenza di uno dei massimi maestri dello Zen di ogni tempo, ma anche la consapevolezza che la radicalità del pensiero umano e della sua vocazione filosofica non conosce confini geografici o culturali.

Viaggi, teiere e parole

“Ogni viaggio, un tè; ogni tè, un viaggio”, sembra raccontarci Francesca, nella sua Stanza tutta per (il) tè. E così mi permetto di condividere con voi, in questo consueto spazio dedicato al tè,  qualche mio ricordo.

Durante il mio brevissimo soggiorno in Giappone, ho cambiato diverse camere da letto; in ognuna di queste, per quanto modesta fosse, avevo sempre la certezza di imbattermi almeno in un bollitore per l’acqua e in una coppia di tazze, spesso accompagnate da qualche bustina di tè o, nei casi più fortunati, da un sacchetto di foglie odorose verde scuro.

L’unica volta che ebbi la fortuna di trovare una teiera fu in un ryokan con un certo sapore retrò, perso in un angolo d’una cittadina termale, con fontane pubbliche stillanti acqua calda. Intirizzita dal freddo pungente, accoccolata sui tatami, appena arrivata nell’enorme stanza che mi avevano inaspettatamente riservato (un privilegio dovuto al fatto che il mio ragazzo e io per puro caso fummo i primi occidentali a metter piede lì, ci spiegarono al momento della partenza), cercai l’occorrente per preparare un tè bollente. Schiudendo una scatola laccata, sbucò una piccola teiera, con grandi fiori simili a crisantemi azzurri dipinti sulla superficie candida e lucida.

Qualche giorno fa, sfogliando La cartella del professore di Kawakami Hiromi (di cui ho già parlato qui), mi sono imbattuta in un brano dedicato alle teiere. Ho sorriso ripensando al mio viaggio e ho sorseggiato un tè. Giapponese, naturalmente.

[…] – Prof? – ho detto di nuovo. Niente, nessuna risposta. Era totalmente concentrato. Quando l’ho chiamato ancora a voce alta, ha sollevato la testa. – Vuole dare un’occhiata? – ha detto di punto in bianco. E, senza darmi il tempo di rispondere, ha posato il giornale aperto sui tatami, ha aperto i fusuma ed è passato nella stanza contigua. Ha tirato fuori dei piccoli oggetti da una vecchia credenza ed è tornato con le braccia cariche. Erano delle porcellane. È andato e venuto piú volte tra la stanza di otto tatami e quella accanto.
– Ecco qua, guardi, – ha detto socchiudendo gli occhi, mentre allineava con delicatezza le porcellane sui tatami. Avevano tutte un manico, un coperchio e un becco. – Prego, le guardi pure.
– Mhn. Cosa potevano mai essere? Osservandole, mi pareva di averle già viste da qualche parte. Erano tutte di fattura piuttosto rozza. Delle teiere, forse? Ma cosí piccole?
Sono teiere da treno, – ha detto il professore.
– Teiere da treno? – Un tempo la gente, prima di mettersi in viaggio, alla stazione insieme al bentō comprava una di queste. Adesso il tè è in bottigliette di plastica, ma una volta lo si vendeva in queste teierine da portare in treno.
In fila sul tatami ce n’erano piú di dieci. Chiare, scure, di vari colori… Anche le forme erano tutte diverse. Alcune avevano il becco piú grosso, altre il coperchio piú piccolo, altre piú spesse, altre ancora erano piú panciute. – Le colleziona? – ho chiesto. Lui ha scosso la testa.
– Le ho semplicemente comprate insieme ai bentō tanto tempo fa, in occasione di qualche viaggio. Questa l’ho comprata l’anno in cui sono entrato all’università, quando sono andato nella regione di Shinshū. Questa durante le vacanze estive: stavo andando a Nara con un collega, sono sceso per comprare il bentō per tutti e due, e il treno è ripartito prima che riuscissi a salire. Questa invece risale al mio viaggio di nozze, a Odawara. Perché non si rompesse mia moglie l’ha avvolta in un foglio di giornale e l’ha cacciata tra i vestiti, se l’è portata dietro per tutto il tempo.
Indicando una per una le teiere allineate sul tatami, il professore me ne spiegava l’origine. Io annuivo, dando risposte vaghe. […]

Foto tratta da qui.

Arte e poesia in mostra a Genova

A tutti gli amanti delle belle arti e della letteratura segnalo che, presso il Museo d´Arte Orientale E. Chiossone di Genova (Villetta Di Negro – Piazzale Mazzini, 4), dal 21 aprile al 16 ottobre avrà luogo la mostra Fiori d´Oriente, arte e poesia. Metafore e simboli floreali e vegetali nella cultura artistica e letteraria del Giappone, così presentata:

Aperta in concomitanza con Euroflora 2011, questa nuova mostra delle collezioni del Museo Chiossone è dedicata al modo giapponese di guardare ai fiori e al mondo vegetale, un modo particolarmente poetico e soave.
Saranno esposte stampe policrome raffiguranti “fiori e uccelli” (kachōga), dovute a Hiroshige e ad altri artisti dei secoli XVIII e XIX, vasi in bronzo e porcellana per le composizioni floreali ikebana, accessori d´abbigliamento e suppellettili ornamentali – tutte opere che documentano il profondo legame emotivo ed estetico della civiltà giapponese con erbe, fiori e piante e con i loro significati metaforici e simbolici.

Il 7 maggio, sempre al museo, si festeggerà il Kodomo no hi, la Festa dei maschietti, delle carpe volanti e dei fiori d´iris.
Per maggiori informazioni circa gli orari della struttura e il costo del biglietto, visitate il sito del museo.

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