“La gatta, Shōzō e le due donne” di Tanizaki Jun’ichirō

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la gatta shozo e le due donneAssieme all’anonimo protagonista di Io sono un gatto di Natsume Sōseki, la felina di “La gatta, Shōzō e le due donne” di Tanizaki Jun’ichirō (trad. di Gianluca Coci, Neri Pozza, 2020, pp. 126, € 17) ha un posto tutto suo nel mio personale bestiario giapponese.

Nel breve romanzo, l’ingenuo e infantile Shōzo ripudia  la moglie Shinako per sposare la  ricca e volubile cugina Fukuko. Shinako, non rassegnata, scrive alla rivale per chiederle l’affidamento di Lily, la gatta tanto amata dal marito al punto da suscitare gelosie e rancori in famiglia.  La donna riuscirà nell’impresa? E come reagirà Shōzō all’idea di privarsi dell’unico essere che sembra rispettarlo e comprenderlo?

L’opera è stata, per me, una piacevole sorpresa, soprattutto per quanto riguarda  le fedelissime descrizioni del comportamento della gatta e l’organizzazione della materia narrativa, dal momento che pressoché in ogni capitolo Tanizaki si immerge con abilità in un diverso personaggio, rivelandone i pensieri e le segrete intenzioni. Come per paradosso, i difetti di solito attribuiti ai felini vengono proiettati sugli umani, che agiscono così sulla spinta dell’egoismo, dell’interesse e della scaltrezza, ingannandosi l’un l’altro; soltanto Lily sembra conoscere davvero il significato della riconoscenza e dell’affetto.


#20peril2020: “Giapponeserie d’autunno” di Pierre Loti

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Loti Giapponeserie d'autunnoTitolo: Giapponeserie d’autunno (trad. di Maurizio Gatti, ObarraO, 2019) 

Autore: Pierre Loti

Cos’è? Queste pagine estratte dai diari di viaggio dello scrittore e globetrotter francese, datate 1895, ci conducono all’esplorazione di un Giappone che sta conoscendo grandi trasformazioni e che, al contempo, sta perdendo poco per volta quelle sue caratteristiche atmosfere capaci di conquistare gli europei come Loti. Malgrado la diffidenza e i pregiudizi dell’autore del romanzo Kiku-san. La moglie giapponese (già pubblicato da ObarraO) nei confronti dei giapponesi siano a volte sin troppo espliciti, le sue descrizioni sono spesso suggestive e ricche di dettagli, dandoci quasi l’impressione nostalgica di sfogliare un vecchio album fotografico. Fra realtà e fantasia esotica, Loti fa così rivivere un Giappone perduto, affollato di risciò, geisha, templi, villaggi…

Una frase d’impatto: [riferito ad alcune statue di dei] “E’ veramente difficile e ossessivo pensare che quelle attese, quei sorrisi, l’esplosione della grandiosità dorata – e i gesti folli degli altri, quelli orribili che stanno in mezzo – siano lì da ore, da giorni, da stagioni, da anni e da secoli, a partire dall’anno mille.”

Consigliato a chi…: vuole rivivere le sensazioni di un viaggiatore di altri tempi.


#20peril2020: “Namamiko. L’inganno delle sciamane” di Enchi Fumiko

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Enchi NamamikoTitolo: Namamiko. L’inganno delle sciamane (trad. di Paola Scrolavezza, Safarà Editore, 2019, pp. 236, € 18,50; prefazione di Giorgio Amitrano; postfazione di Daniela Moro)

Autrice: Enchi Fumiko

Cos’è? In questo romanzo originariamente pubblicato nel 1965 – oltre ad amore, soprannaturale, richiami alla storia giapponese -, c’è molto di più di quel che sembri. Innanzitutto, è una personale, ma documentata, rielaborazione dell’opera epica Eiga monogatari, di epoca Heian (794–1185), rivisitato con un punto di vista che dà particolare rilievo alle donne; non bisogna infatti dimenticare che Enchi fu un’appassionata e attenta lettrice dei testi classici della tradizione giapponese. Questo amore si salda strettamente alle due storie presentate nel Prologo, vale a dire il ricordo del padre della scrittrice stessa (anche lui studioso) e il racconto dei legami – visibili e invisibili – con Basil Hall Chamberlain, celebre yamatologo. Parte della sua corposa biblioteca, per una serie di casi, finì per un certo lasso di tempo proprio a casa della futura autrice, stimolandola così alla lettura dei classici, compreso il Namamiko monogatari, il racconto della vita di una dama di corte, che segnò a tal punto Enchi da spingerla, molti anni dopo, a dedicarle un volume – quello, appunto, di cui qui si parla.

Una frase d’impatto: “Per me bambina quei caratteri erano praticamente illeggibili, li fissavo con la tipica curiosità infantile, uno strano miscuglio di repulsione e reverenza, la stessa che avrei provato guardando un baule
di vecchi indumenti. Ma dall’estate fino all’autunno, quando venivano esposti all’aria, gironzolavo fra i volumi sparpagliati a coprire interamente i tatami, con le pagine aperte.”

Consigliato a chi…: è affascinato dalle storie dal sapore antico, dai racconti di famiglia, dalle sterminate biblioteche.


#20peril2020: “Una donna e la guerra” di Kondō Yōko

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Titolo: Una donna e la guerra (trad. di Maria Teresa Orsi, Dynit Manga, 2019, € 16,90)
Autrice: Kondō Yōko
Cos’è? Graphic novel, accompagnato dai due racconti che lo hanno ispirato.

Si può davvero amare in tempo di guerra, in preda agli allarmi e alla fame, al di là di facili sentimentalismi? O quel che si prova può somigliare a un attaccamento ambiguo alla vita e alla morte, visto che si teme la perdita dell’altro ma si pensa anche e innanzitutto alla propria sopravvivenza? Sposatisi quasi accidentalmente in pieno secondo conflitto mondiale, lo scrittore Nomura e la sua compagna, un’ex prostituta, condividono una quotidianità scandita da gesti semplici, quasi elementari: parlare, dedicarsi a piccoli passatempi, sfogare i propri istinti sessuali. Tanto il Giappone mutilato in cui si trovano a vivere quanto il loro rapporto di coppia sembrano non appagare in fondo nessuno dei due; eppure, quasi affascinati dall’idea di distruzione e precarietà che permea tutto e tutti, non sanno rinunciare l’uno all’altro, sottostando fatalmente al fascino di eros e thanatos.
Ispirato a due racconti di Sakaguchi Ango tradotti con maestria da Maria Teresa Orsi, il graphic novel disegnato da Kondō Yōko li riflette con fedeltà, riuscendo a rendere con grande intensità la perturbante e contraddittoria relazione dei due protagonisti.

Una frase d’impatto: “D’ora in poi torneranno i giorni della noia e della pace.”

Consigliato a chi… : cerca una visione inedita dell’amore e della seconda guerra mondiale.


#20peril2020: “La grande via del samurai” di Ryūichirō Misaki

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Misaki Ryuichiro - La grande via del samurai. La filosofia degli antichi guerrieri giapponesi applicata al mondo di oggiTitolo: La grande via del samurai. La filosofia degli antichi guerrieri giapponesi applicata al mondo di oggi (trad. di Roberta Giulianella Vergagni, Vallardi, 2019, pp. 176, € 14.90).

Autore: Ryūichirō Misaki

Cos’è? Un saggio che, nell’illustrare al grande pubblico i fondamenti della visione della vita del samurai, si propone anche come un manuale snello per affrontare la routine alla luce dei valori dei guerrieri giapponesi; mi riferisco, naturalmente, a principi quali lealtà, abnegazione e spirito di sacrificio, senso dell’onore, volontà di proteggere la propria famiglia e autocontrollo. Per spiegare meglio tutto ciò, nel volume abbondano schemi, disegni e schede sintetiche. 

Una frase d’impatto: “Ho perso, ma sono vittorioso” (quando l’ideale che si persegue è la pace e non la vittoria a tutti i costi).

Consigliato a chi…: è curioso di saperne di più sul bushidō, ossia “la via del guerriero” e vorrebbe trarre da questa degli insegnamenti per la propria vita.


#20peril2020: “Solo la luna in silenzio” di Natsume Sôseki

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Titolo: Solo la luna in silenzio. Haiku sceltiSoseki Solo la luna in silenzio

Autore: Natsume Sôseki (trad. Diego Martina; Dei Merangoli Editrice, pp. 122, € 11)

Cos’è? Una selezione di centeventi haiku di uno dei più grandi scrittori nipponici del Ventesimo secolo, presentati in giapponese e in italiano. Conosciuto essenzialmente per i suoi romanzi (come non ricordare Io sono un gatto e Il signorino?), Sôseki è stato, in realtà, anche un prolifico haijin (autore di haiku), complice anche la sua amicizia di lunga data con Masaoka Shiki, uno dei più grandi maestri nel campo. Questa raccolta offre una buona panoramica sulla ​​produzione poetica ​​di Sôseki, purtroppo ancora poco nota nel nostro paese. 

Uno haiku dal volume:

Ciliegi: un nome
e ogni cosa sfiorisce
nello splendore. 

Consigliato a chi…: cerca una voce lirica sui generis, colta e ironica.


#20peril2020: “Itadakimasu” di Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

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itadakimasuTitolo: Itadakimasu. Dalla cucina giapponese autentica la ricetta della felicità (Vallardi, 2019, pp. 262, € 16.90) 

Autori: Giulia Laura Peracchio e Marco Brandolini

Cos’è? Un po’ saggio, un po’ guida gastronomica, un po’ diario di viaggio: i due giovanissimi fondatori di Japadvisor hanno scritto questo volume per illustrare al pubblico i fondamenti della cucina nipponica, spiegare la filosofia che la anima, raccontare le loro scoperte in Giappone e in Italia, presentare i luoghi in cui nel nostro paese è possibile assaporarla davvero. Per fare ciò, hanno intervistato e messo alla prova chef, esperti e gestori di locali, dando vita a un’opera ricca di informazioni e, al tempo stesso, godibile e gustosa, sotto ogni punto di vista (compreso quello del lettore che ignora l’argomento).

Consigliato a chi…: ama la vera cucina giapponese e cerca un contatto reale e genuino con questa. 


#20peril2020: Daniela Travaglini, “La voce di Kurihara Sadako”

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Daniela Travaglini la voce di Kurihara SadakoTitolo: La voce di Kurihara Sadako. Ciliegi di Hiroshima e la poetica della bomba atomica. Opere scelte (Aracne, 2019, pp. 148, € 15)

Autrice: Daniela Travaglini (a cura di)

Cos’è? Una raccolta di scritti (in larga prevalenza poesie, ma non mancano alcuni  brevissimi saggi) composti fra gli anni Quaranta e Ottanta da una hibakusha di Hiroshima, ossia una sopravvissuta alla bomba atomica. I temi toccati sono tanti: il trauma del bombardamento, la denuncia della brutalità del nucleare, la fragilità umana, l’educazione alla pace.

Una frase d’impatto:
Nel cuore dei sopravvissuti
un’estate di fiamme che divampano ardenti.

Consigliato a chi…: desidera conoscere una voce originale, delicata ma autorevole della genbaku bungaku (letteratura della guerra atomica).

Per approfondire: un post di Daniela Travaglini, la traduttrice e la curatrice del volume, nel suo blog, Tradurre il Giappone, in cui si presenta il volume; Quando dici Hiroshima. Kurihara Sadako e la poetica della bomba atomica, un articolo per Pagine Zen – sempre firmato da Daniela Travaglini -, nel quale vengono fornite un’introduzione alla genbaku bungaku e alla figura della stessa Kurihara, poco conosciuta in Italia.


#20peril2020: 20 (nuovi) libri per il 2020

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2020 year of the ratHo deciso di iniziare il nuovo anno consigliandovi qui e su Instagram una selezione di 20 libri (naturalmente, a tema Giappone), pubblicati di recente, per cominciare bene il 2020. L’iniziativa durerà circa quattro settimane; natualmente, sono impaziente di sentire i vostri consigli!

Buon anno del topo e buone letture!


“Come un sushi fuor d’acqua” di Fabiola Palmeri

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Palmeri-Come-un-sushi-fuor-dacquaÈ un Giappone che ammalia da lontano, spaventa, stupisce; abbraccia con calore, spalanca lo sguardo, addomestica le abitudini; penetra sotto pelle, sconquassa le esistenze e si fa, infine, destino.

Questo è l’orizzonte di Come un sushi fuor d’acqua (Editore La Corte, 2019, pp. 268, € 17,90), romanzo appena pubblicato da Fabiola Palmeri (già nota agli amanti della cultura nipponica per i suoi articoli apparsi su Repubblica e in NippONews) in cui la scrittrice intreccia due storie di donne indissolubilmente legate al paese asiatico. Da un lato, abbiamo Bianca, giovane ed entusiasta giornalista in trasferta a Tōkyō fra gli anni Ottanta e Novanta, desiderosa di “[educarsi] alla giapponesità” (p. 67)”; dall’altro,  Celeste, nata nella capitale nipponica, ma adolescente cittadina del mondo del terzo millennio per vocazione e vicende familiari.

Ciascuna delle due ha un rapporto personale e articolato col Giappone, marcato da luci e ombre: se per la ragazza è uno dei pezzi che compongono la sua identità, col passare degli anni per la professionista questo diventa terreno per coltivare le proprie ambizioni, fucina di occasioni e incontri inaspettati (e insperati), e, soprattutto, casa.

Per queste ragioni, Tōkyō, in particolare, è molto più di una città: per Celeste è culla, rifugio in cui ritrovare un padre, amici affettuosi, luoghi d’infanzia, mentre per Bianca diviene presto “a tutti gli effetti la sua migliore amica” (p. 175) – amica che chiede, in cambio della sua generosità, volontà di lasciarsi conquistare dai suoi ritmi, abnegazione e resistenza alla solitudine (“Tokyo [pullula] di cuori emarginati, come isole nell’isola”, p. 176).

L’opera è, infatti, (anche) una lunga dichiarazione d’amore per la capitale, per la sua personalità contraddittoria, gli ostacoli e le sorprese che riserva a chi sa esplorarla con generosa tenacia:

[….] Tokyo, quel suo essere intrinsecamente divisa fra l’infantile e il triste, fra il ludico e l’eccessivo. La Tokyo che mi affascina, che sento mia, che mi appartiene come io appartengo a lei.” (p. 64)