5 romanzi che hanno ispirato gli anime di Miyazaki Hayao

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Miyazaki Hayao – padre di Totoro, Ponyo, Porco Rosso e tanti altri amati personaggi – fa sognare grandi e piccoli con i suoi incantevoli disegni: ma da dove ha tratto ispirazione per alcune dei suoi anime castello errante di howlpiù famosi? Ecco qui i romanzi che ha saputo illustrare e animare in modo esemplare:

  • Il castello magico di Howl (da cui è stato tratto Il castello errante di Howl) dell’inglese Diana Wynne Jones (trad. di D. Ventura; Kappa edizioni, pp. 192 € 10; ora in offerta a 8,50); il volume inaugura una saga, che continua con Il castello in aria e si conclude con La casa per Ognidove. Sophie, divenuta tutt’a un tratto vecchia a causa di un incantesimo, finisce per lavorare come governante in uno strano castello, proprietà di un ragazzo affascinante e vanesio, Howl. Ma le sorprese sono dietro l’angolo…
  • La città incantata al di là delle nebbie di Kashiwaba Sachiko (trad. di M. Fogato; Kappa edizioni, pp. 100; € 12; ora in offerta a 10,20 ): Rina, nove anni, si ritrova per caso in un minuscolo paese sconosciuto: basterà una sola estate per far crescere l’eroina, facendole apprezzare il significato della gentilezza, unito a un pizzico di follia.
  • Kiki, consegne a domicilio di Kadono Eiko, celebre autrice per l’infanzia (trad. di L. Anselmino; Kappa edizioni, pp. 144, € 15; ora in kiki consegne a domicilio miyazakiofferta a 12,75): l’apprendistato di una terdicenne streghetta di campagna trasferitasi in città, punteggiato di imprevisti e avventure che le permetteranno di diventare adulta.
  • Conan, il ragazzo del futuro dello statunitense Alexander Key (trad. di M. Carpino; Kappa edizioni, pp. 176, € 14; ora in offerta a 11,90): dopo uno spaventoso conflitto mondiale, sul pianeta terra rimangono solo pochissimi sopravvisuti. Tra questi, il giovane Conan, puro e pieno di sogni: riuscirà a dar vita a un nuovo e più giusto mondo?
  • Infine, ricordo il romanzo Sotto il pavimento di Mary Norton (trad. di D. Manganotti, Salani, 2011, pp. 182, € 12, in offerta a 10,20), da cui è stato tratto Arrietty; il volume presenta delle illustrazioni di Serena Riglietti e potete leggerne una bella recensione qui.

 


Segnalibri gratis di Totoro (Miyazaki)

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Avete voglia di portare un po’ di dolcezza nella vostre letture? Allora vi consiglio di scaricare e stampare su cartoncino questi tre deliziosi segnalibri ispirati a Totoro, uno dei film più amati di Miyazaki, rispettivamente realizzati da Keicea, Guroku e Ipmaster. Tutti i diritti del copyright sono loro riservati.

segnalibro totoro  segnalibro totorosegnalibro totoro


Lo sguardo curioso: i “Quaderni giapponesi” di Igort

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Ci son due categorie di persone di cui sono sempre stata invidiosa: i musicisti e i disegnatori. Riescono a cogliere armonie per me ineffabili, a muoversi fra segni e simmetrie che il mio occhio o il mio orecchio non sanno afferrare. Ecco: nel caso di Quaderni giapponesi di Igort la gelosia ha punto nel vivo più che mai. Perché ogni spazio è gestito e colmato con tale incredibile esattezza da lasciare sbalorditi, e ogni dettaglio testimonia studio, amore, dedizione.

Quaderni giapponesi Igort

Etichettare il volume sotto la voce ‘graphic novel’ o ‘fumetto’ mi pare perciò riduttivo. A ogni modo, un fil rouge c’è, ben evidente: il rapporto di Igort col Paese del sol levante, avviato già negli anni Ottanta e coltivato grazie a soggiorni, letture, pellicole e incontri con autori del calibro di Taniguchi e Miyazaki. Una lunga avventura autobiografica, quindi. Ma, naturalmente, dietro c’è molto di più: e così affiorano la tensione dei colloqui di lavoro che possono cambiare una vita, la stanchezza delle notti in bianco passate a disegnare, l’attenzione per la ricchezza e la varietà delle arti figurative giapponesi, i tributi ai maestri (in primis, Hokusai a Tezuka, a cui il volume è dedicato), l’osservazione vigile e rispettosa delle pieghe della vita nipponica, …

Quaderni giapponesi Igort E’ difficile recensire un libro tale senza rischiare ogni momento di togliere, tagliare, snaturare; si perdono – letteralmente – sfumature, ombre, prospettive. Perché di Quaderni si tratta, e in quel plurale troviamo un groviglio di storie all’insegna della continuità e dela molteplicità. L’inizio dei rapporti dell’autore col Giappone, infatti, risale ormai a tre decenni fa; e questo lungo lasso di tempo è stato affollato di viaggi, pagine, visioni orientali; anche gli stimoli accumulati, d’altronde, sono diversissimi, provenienti tanto dalla cultura tradizionale quanto da quella contemporanea.

quaderni giapponesi Igort Basho

Alcuni haiku di Bashō

Come leggere, allora, quest’opera? Per me, il modo migliore è abbandonarsi al meraviglioso fluire delle immagini (che pure spesso sono inframezzate da note e commenti sulla cultura, l’arte e la letteratura giapponese), penetrare in loro intrufolandosi attraverso una macchia di colore o un particolare di poco conto. Perché lo stupore è sempre a portata di mano, e di matita.

Quaderni giapponesi Igort Tanizaki


Nuove uscite di letteratura, saggistica e lingua giapponese (estate 2014)

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Poche settimane fa ho pubblicato un post con le nuove uscite della primavera e dell’estate 2014; ecco un’ulteriore lista di titoli in uscita in questi mesi:

Narrativa

  • Ore d’ozio di Kenko Hoshi, a cura di Adriana Boscaro (Marsilio, 2014, pp. 168, € 15). Dalla quarta di copertina: “Opera più famosa della letteratura classica ore d'ozio kenko hoshi letteratura giapponesemedievale, scritta intorno al 1330, lo Tsurezuregusa ha goduto e gode tuttora di enorme successo, sia all’estero, dove è stato tradotto in numerosissime lingue, sia nella madrepatria. In virtù del suo stile raffinato e del suo particolare genere è infatti oggi letto in tutte le scuole del Giappone come esempio più significativo della tradizione classica. All’interno del testo scorrono con suggestiva limpidezza le 243 prose che lo compongono, piccole gemme di un sapere poliedrico e di una lucida saggezza. Riflessioni personali, aforismi, appunti e ricordi si alternano in modo spontaneo e genuino tradendo la profonda sensibilità dell’autore, che fa propri i canoni della letteratura giapponese medievale e i principi estetici del pensiero buddhista nipponico. Estraniatosi dalle accese dinamiche di Corte, l’autore fa dell’immersione nella natura il prisma attraverso cui considerare la realtà circostante: il passato mondano, la società, ma anche la posizione dell’uomo nell’universo, l’essenza stessa della vita. Il «beato ozio» diventa allora un momento di ebbrezza che permette di acuire il proprio sguardo e di inoltrarlo prima verso la contemplazione e poi verso la stesura di queste brevi, penetranti, a volte autoironiche «quisquilie», ineguagliabili nella loro semplicità e bellezza”.

  • Racconti e altri brevi scritti di Akutagawa Ryunosuke (trad. di. Paolo Villani, Aracne, 2014, pp. 180, € 10, ora in offerta a 8,50). Dal sito dell’editore: “Probabilmente lo scrittore giapponese più rappresentativo degli anni ’20 del XX secolo, Akutagawa ha lasciato una produzione caratterizzata da scritti brevi e varietà di temi e modi narrativi. i titoli proposti forniscono un assortimento dell’ingegno dell’autore. Alcuni racconti sono frutto del richiamo su di lui esercitato dai classici giapponesi e cinesi, ma accanto alle rielaborazioni di elementi letterari, storici e mitologici dell’Asia orientale troviamo narrazioni ispirate a motivi e modelli occidentali, finzioni di argomento fantastico, rappresentazioni del disagio esistenziale, brani di minimalismo espressivo tale da gareggiare con la poesia haiku, ambientazioni semiautobiografiche impregnate di lirismo e pagine di autobiografia erotica di una certa crudezza”. Qui è possibile leggerne alcune pagine.

Saggistica

  • Sulla maestria di Tanizaki Jun’ichirō (recensione in arrivo) (trad. di Gala Maria Follaco, Adelphi, 2014, pp. 122, € 13, ora in offerta a 9,75). Dal risvolto di copertina: sulla maestria tanizaki cultura giapponese“Una mattina, leggendo il giornale, Tanizaki è colpito dalla foto di un attore seduto su una veranda nei panni di un samurai. Osservandolo meglio, scopre che con imper­cettibili accorgimenti e controllando la respirazione è riuscito a produrre una forma circolare, che parte dal col­lo e dalle spalle e prosegue lungo le maniche: «Sem­brava che se ne stesse seduto lì per caso, e invece ob­bediva alle regole del kabuki, sicché persino le pieghe del suo kimono si distinguevano le une dalle altre in maniera del tutto naturale». Solo la maestria – una peri­zia tecnica che si acquisisce grazie a un lungo, arduo tirocinio – può condurre a esiti di così sublime ele­ganza. Arte come sacrificio e dedizione, dunque, come opera «ben fatta», per il puro piacere della perfezione: non certo per adulare i potenti o le masse, o per fare sfoggio di bravura e dottrina, o acquisire denaro. In un gioco di contrasti e dissolvenze fra mondo passato e moderno, orientale e occidentale, Tanizaki ci offre un’inedita visione di pittura, letteratura, teatro e ci­ne­ma e – in un dialogo intessuto di rimandi e cor­rispon­denze fra continenti, epoche e stili – evoca un’arte uni­versale, capace di coinvolgere l’anima e il corpo e non solo l’intel­letto, aperta a una tradizione artigiana cui soltanto i novatori sciocchi guardano con sufficienza. Nel contempo, ci svela la sua poetica: l’ammirato tributo ai valori dell’u­mil­tà e della perseveranza con cui gli orientali percorrono la via dell’arte affinando tecnica e talento, la commossa evocazione dell’antica poesia giap­ponese, l’entusiasmo per la forza espressiva del ci­nema tedesco e l’analisi del genio smart di Chaplin, la passione per Goethe e Schnitzler e le riserve su Balzac”.
  • Da Mimì Ayuhara a Oliver Hutton. Gli anime sportivi e lo spirito di squadra di Enrico Cantino (Mimesis, 2014, pp. 70, € 4,90, ora in offerta a 4,17 ). Dalla Enrico Cantino Da Mimì Ayuhara a Oliver Hutton Gli anime sportivi e lo spirito di squadraquarta di copertina: “Per i giovani giapponesi lo sport è una cosa seria, da eroi. Calciatori, pallavolisti,futuri campioni del baseball, compiono imprese sovraumane nei cartoni animati made in Japan. Dal tormentato Tommy Young all’anarchico Gigi la Trottola, passando per Mimì Ayuhara e Oliver Hutton, Enrico Cantino affronta a tutto tondo l’immaginario sportivo che sta segnando anche la nostra storia. Per i giapponesi, essere eroi dello sport significa emergere dall’omologazione. Ma i veri eroi sono al servizio di una causa comune. Che sia lo spirito di squadra o la salvezza dell’umanità, è solo questione di sfumature”.
  • Il Re al margine. Cinque saggi sulla regalità in Giappone e in Africa di Masao Yamaguchi (a cura di Domenico Palumbo e Ken Takemoto, Transeuropa, 2014, pp. 212, € 14,90; è possibile acquistare il volume o l’ebook – a 6 € – sul sito dell’editore). L’opera viene così presentata: “I cinque saggi qui raccolti per la prima volta in volume, ricostruiscono il percorso scientifico di un etno-antropologo giapponese cresciuto nel clima post-bellico di ‘egemonia culturale’ che, dilagante da oriente a occidente intorno alla metà del secolo scorso, portava a trascurare in ambito accademico l’analisi della regalità preferendole piuttosto quella del gruppo sociale. Una ricerca ostinata e personalissima condotta affiancando esperienza sul campo in Nigeria e studio del mito, ha permesso a Masao Yamaguchi di leggere invece la regalità come cosmologia, come ‘sistema di mito’ e di comprendere, attraverso la sua sostanziale assimilabilità al fenomeno del ‘capro espiatorio’, che essa «fornisce il modello di trascendenza rituale, politica e mitica più diffuso anche nelle società in cui è già superata in quanto istituzione politica»: uno «spazio drammatico suscettibile d’essere stabilizzato nell’immaginazione dei popoli come universo simbolico della vita individuale profonda». Di là dal merito strettamente disciplinare però, il lettore potrà scoprire inoltre in questo libro una guida lucida e appassionata alla cultura del Giappone, con i suoi poemi che narrano di dei ed eroi (la Grande Dea Amaterasu, il fratello Susano-o, maschio tremendo, il principe esiliato  Yamato-takeru) e con le sue marginalità (Kabuki, burattini, geisha e fuorilegge Yâkuza); e alcune suggestioni ammonitrici sulla pervasività di un pensiero digitale che tenderebbe ad aggregare folle e a produrre capri espiatori”.

Per lo studio della lingua giapponese

  • Il mio vicino Miyazaki di Matteo Lucci (con cd audio; Hoepli, 2014, pp. 9,90, ora in offerta a 8,42) L’editore lo presenta così: “Un nuovo titolo della Il mio vicino Miyazaki lucci lingua giapponese animecollana Piccoli discorsi giapponesi destinato a studenti che abbiano già appreso la gram.matica elementare della lingua giapponese e desiderino progredire a una competenza intermedia. Il volume propone la biografia di Miyazaki Hayao, maestro del cinema di animazione. La sua popolarità in Giappone non ha eguali, ma il successo dei suoi film all’estero e i prestigiosi premi cinematografici internazionali che ha ottenuto nella sua lunga carriera lo hanno reso anche uno dei giapponesi più noti al mondo, apprezzato tanto dalla critica quanto dal pubblico di ogni età. Il suo cinema, che negli ultimi dieci anni il pubblico italiano ha avuto modo di conoscere e apprezzare, è caratterizzato da trame e ambientazioni fantastiche, figure femminili forti, incredibili macchine volanti, pacifismo ed ecologia. Amante dell’Europa, Miyazaki Hayao ha sempre mostrato particolare interesse per l’Italia, tanto da ambientarvi uno dei suoi film più divertenti, Porco Rosso (1992). Il volume è diviso in cinque capitoli, ciascuno dedicato a una fase della carriera di Miyazaki, dall’infanzia agli anni più recenti, passando per gli esordi, il successo e la maturità. Oltre ai testi in originale, ad aneddoti o approfondimenti, ogni capitolo è corredato di un glossario, contenente i rimandi alla sezione dei pattern grammaticali al termine del volume, nonché di esercizi di verifica sulla comprensione del testo e sulle nuove competenze grammatico-lessicali.”

 


Spunti, testi e link per scrivere una tesina sul Giappone per la maturità

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esame mangaOgni anno in questo periodo ricevo email di ragazze e ragazzi che mi chiedono consiglio per le loro tesine di maturità dedicate al Giappone; per me è sempre una sorpresa, perché mi sento un’eterna studentessa, e non qualcuno pronto a salire in cattedra. 🙂

E’ a loro, dunque, che dedico questo post: ho cercato di scegliere link e testi di qualità, reperibili in rete, in libreria o, per lo meno, nelle biblioteche. Le informazioni qui indicate sono puramente indicative e non hanno alcuna pretesa di completezza: insomma, possono fornire materiale per la base di un lavoro che va necessariamente integrato con altri dati.

Buone ricerche e in bocca al lupo a tutti!

1. Per conoscere meglio la cultura giapponese

2. Sulla storia giapponese

Oltre a dati, personaggi, eventi salienti, qui potrete trovare anche notizie sull’apertura del Giappone all’occidente (data ufficiale: 1853):

  • Storia e civiltà del Giappone: una breve introduzione (appunti del corso di Storia dell’Asia Orientale; M. Paola Culeddu – Università <<La Sapienza>> di Roma): trentasei pagine ben fatte sulla storia e la cultura giapponese, utilissime per un’infarinatura generale. Il pdf si può scaricare gratuitamente da qui;
  • Storia del Giappone e dei giapponesi di Robert Calvet (trad. di D. Buzzolan; ed. Lindau, pp. 508, € 26; ora in offerta a 22,10);
  • Storia del Giappone di Rosa Cairoli e Francesco Gatti (Laterza, pp. 373, € 20; ora in offerta a 17).

3. Circa le influenze dell’arte giapponese su quella europea fra Ottocento e Novecento (fenomeno del japonisme o del giapponismo)

4. Qualche spunto circa la presenza del Giappone e l’influenza della poesia giapponese nelle letterature occidentali

5. Il Giappone e la bomba atomica

 


Nuova uscita: “Nihon Eiga-Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010”

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Spesso, purtroppo, se si chiede a uno spettatore disattento quali film sul Giappone lo abbiano maggiormente colpito, ci sono buone possibilità che la scelta ricada su Memorie di una geisha e Kill Bill.
Eppure, il cinema nipponico contemporaneo presenta un quadro ricco e mosso, non di rado ignorato dal sistema di distribuzione cinematografica italiana e, talvolta, persino dai critici. Tenta di rimediare a queste gravi mancanze il recentissimo Nihon Eiga – Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (esf edizioni, pp. 222, € 17), a cura di Enrico Azzano, Raffaele Meale e Riccardo Rosati.
Non si tratta del solito manuale iperspecialistico per addetti ai lavori, ma di un volume — frutto di una sincera passione — che si propone di accompagnare cinefili e semplici curiosi alla scoperta di un universo sconosciuto ai più. L’impresa può dirsi riuscita con successo, sotto tutti i punti di vista: l’appassionato può soffermare la sua attenzione su un approfondito inquadramento storico, sociologico e culturale della materia, mentre l’esperto trova pane per i suoi denti nelle apposite sezioni riservate all’analisi di diciassette registi (Takeshi Kitano, Hayao Miyazaki, Satoshi Kon, solo per citare i più noti) e venticinque film (Patriotism, Il mio vicino Totoro, etc).
A tutti coloro che vivono a Roma, consiglio di partecipare alla rassegna cinematografica legata al volume, che si tiene al cinema Detour (Via Urbana 107; http://www.cinedetour.it) . Per il programma, cliccare qui.


"Un'isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro"

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In un paese come l’Italia, fa davvero piacere vedere riconosciuti i meriti di una grande studiosa. E’ per questa ragione che vi presento volentieri Un’isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro, a cura di Luisa Bienati e Matilde Mastrangelo (ed. Scriptaweb, pp. 488; cliccando qui si può acquistare il volume in brossura e consultarne una copia online per 18 mesi, per il costo totale di 58 €).
Questo il ricchissimo sommario di un’opera certamente molto interessante:

Il Giappone antico
– Maria Teresa Orsi, Il Genji monogatari letto da lontano
– Sagiyama Ikuko, Hajitomi: la dama Yūgao nel teatro nō
– Carolina Negri, Donne che soffrono per le incertezze dell’amore e del matrimonio. Il destino di Murasaki no ue
-Appunti sull’imitazione di Ono no Komachi nel Gosenshū eoltre
– Poesia e poeti nei drammi storici di Chikamatsu Monzaemon
– Un rebus di sapienti bugie: Ono no Bakamura uso ji zukushi e la “parodia globale” nellaletteratura di periodo Edo
– Annotazioni per la morfologia di una Gozan bunka
– Composizione poetica e relazioni internazionali nel Giappone del periodo Nara
– Un caso di mistificazione storiografica: Kōken-Shōtoku tennō
– Cavalli e cavalieri nell’immagine artistica giapponese
– Gli studi tassonomici sulla lingua giapponese classica e l’origine del termine wakan konkōbun
– Il Rāmāyaṇa in Giappone. Considerazioni preliminari
dall’India al Giappone
– Note sulle pene in epoca Tokugawa
– Il Giappone e i gesuiti al loro primo incontro
– Il gesuita Camillo Costanzo e la controversia sulla terminologia cinese
– La lingua giapponese vista dagli europei nei secoli XVI e XVII

Il Giappone moderno
– Instants volés. Il Giappone di Nicolas Bouvier
– Spazio del romanzo e spazio urbano: Chijin no ai di Tanizaki Jun’ichirō
– Kyōko no ie di Mishima Yukio: la casa come struttura narrativa
– Tanin no kao: storia di un connubio sperimentale tra cinema, musica e letteratura
– Straniera, dappertutto: la ri-scoperta dell’immaginario culturale giapponese in Inu muko iri di Tawada Yōko
– Comunicare senza parole di Ozaki Kōyō
– Nella porta di pietra. Interpretazione di un’opera di pittura e di poesia di Natsume Sōseki
– Lo scrittore abita qui. Shiba Ryōtarō, i libri e l’architetto
– L’estetica del mostruoso nel cinema di Miyazaki Hayao
– Umorismo e cinema: la commedia ‘irriverente’ in Giappone
– Perché un nuovo dizionario Giapponese-Italiano
– Casi, ruoli semantici e schemi grafici nell’insegnamento dei verbi giapponesi
– Introduzione a La filosofia della storia
– La reinvenzione della memoria nel discorso religioso del Giappone contemporaneo
– Depoliticizzazione e destoricizzazione di un ‘paradiso tropicale’: la rappresentazione di Okinawa nei media e nella cultura popolare del Giappone
– Economisti pentiti: la “conversione” (tenkō) di Nakatani Iwao


Manga, anime e un libro

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Dato che il fine settimana si avvicina e la stanchezza si fa sentire, “stacco” dai soliti libri e dedico il post al mondo degli anime e dei manga, segnalandovi alcuni eventi.
Innanzitutto, a Torino, presso la Mole antonelliana, è iniziata da poco tempo la mostra Manga Impact, che si concluderà il 17 gennaio 2010.
Per gli abitanti della capitale, invece, all’Istituto di cultura giapponese di Roma, il 20 ottobre, alle 18.30, si terrà una conferenza dedicata agli anime e ai manga.
E per chi, invece, non può spostarsi da casa? Basta mettere sul comodino il volume L’incanto del mondo. Il cinema di Hayao Miyazaki, di Anna Antonini (ed. Il Principe Costante,pp. 192, 14 €). E questa la recensione di Giulia Mozzato:

Sebbene sia spesso critico verso la letteratura giapponese per ragazzi, si dichiari ammiratore di autori occidentali per l’infanzia e abbia molto in comune con Carroll e Saint-Exupéry, Miyazaki non può prescindere da ciò che è peculiare della sua cultura d’origine. Il risultato è una mediazione tra culture in cui l’armonia finale è data dal fondersi di diverse concezioni del mondo e del narrare. La scelta di tali elementi sembra seguire le modalità del pensiero giapponese: ciò che funziona, è suggestivo ed è concretamente utile all’economia del racconto viene conservato e assorbito. E poco importa se arriva da Oriente o da Occidente.”
Sono tanti i professionisti dell’animazione che in questi anni hanno percorso nuove strade sia da un punto di vista prettamente tecnico che per ciò che riguarda l’ideazione e la realizzazione di storie originali.
Come tutti sanno in questa direzione sono andati molti autori giapponesi, alcuni dei quali totalmente sconosciuti in Italia dove persiste un certo pregiudizio sulla qualità delle loro opere. Non è il caso di Miyazaki Hayao, ormai osannato dalla critica (la giuria del Festival del Cinema di Venezia quest’anno gli ha attribuito il Leone d’oro alla carriera ed è solo l’ultimo di una serie importante di riconoscimenti europei) e amatissimo dal pubblico. La città incantata, ad esempio, Orso d’oro nel 2002 a Berlino, è uno di quei film che difficilmente trovano detrattori.
Così come pare sia destinato a ricevere solo elogi l’ultimo lungometraggio proprio in questi giorni nelle nostre sale, Il Castello Errante di Howl.
Alla luce di tutto ciò ha sicuramente un senso cercare di conoscere meglio la sua storia professionale, ripercorrendone le tappe che vanno dai serial televisivi destinati al grande pubblico, ma non per questo meno curati nella loro realizzazione, come Heidi (chi non la ricorda?), Anna dai capelli rossi, Lupin III, Il fiuto di Sherlock Holmes, per citarne alcuni conosciuti anche dal pubblico italiano.
Anna Antonini innanzitutto affronta e smonta nell’Introduzione alcuni pregiudizi radicati sull’opera dei disegnatori giapponesi: dal motivo per il quale realizzano occhi grandi e rotondi a quello per cui hanno spesso scelto storie tradizionali europee anziché narrazioni nipponiche. E ci ricorda che la prima serie televisiva prodotta al di fuori degli Stati Uniti ad arrivare in Italia nel 1975, Vicky il vichingo, era già una coproduzione della tedesca Munchen Merchandising e della Toei Doga, colosso dell’animazione giapponese dove a lungo ha lavorato Miyazaki: ma quanti lo sapevano?
Nel 1985 Miyazaki e l’amico e collega Takahata fondano lo Studio Ghibli, che ancor oggi gestisce tutte le fasi di produzione e postproduzione delle sue opere, “battezzandolo sì con il nome del vento, ma soprattutto con il nome di un aereo da guerra italiano di cui Miyazaki ama particolarmente il design”. Divertente e illuminante la citazione dello stesso autore che offre una chiave di lettura di due suoi capolavori, Kiki’s Delivery Service (1989) e La città incantata, paragonando molti momenti delle due storie con “un esordio nel mondo dell’animazione” e le successive difficoltà di lavoro e di rapporti. “La strega Yubaba è il signor Suzuki, il presidente dello studio Ghibli. Il funzionamento e l’organizzazione del bagno termale sono in effetti molto simili a quelli della nostra società. Chihiro potrebbe essere considerata una giovane disegnatrice appena arrivata”. L’avreste mai immaginata una simile metafora? Tutto il saggio del resto è costellato di curiosità e scoperte, affiancate a un’analisi approfondita dei singoli aspetti dell’intera opera del disegnatore: dalle origini alle fonti d’ispirazione, dalle tecniche più raffinate alle difficoltà pratiche, dalla scelta dei personaggi (predilette le protagoniste femminili) alle ambientazioni. E in appendice dettagliate schede filmografiche dei suoi lavori più importanti e una filmografia completa.


Manga, anime e un libro

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Dato che il fine settimana si avvicina e la stanchezza si fa notevolmente sentire, stasera voglio staccare dai “soliti” libri e dedicare il post al mondo degli anime e dei manga, segnalandovi alcuni eventi.
Innanzitutto, da oggi sino al 17 gennaio si svolgerà a Torino, presso la Mole antonelliana, la mostra Manga Impact,  con l‘anteprima del film Il mio vicino Totoro di Miyazaki (per il programma delle manifestazioni, leggete qui). Per gli abitanti della capitale, invece, all’Istituto di cultura giapponese di Roma, il 20 ottobre, alle 18.30, si terrà una conferenza dedicata agli anime e ai manga.
E per chi, invece, non può spostarsi da casa? Basta mettere sul comodino il volume L’incanto del mondo. Il cinema di Hayao Miyazaki, di Anna Antonini (ed. Il Principe Costante,pp. 192, 14 €). E questa la recensione di Giulia Mozzato:

Sebbene sia spesso critico verso la letteratura giapponese per ragazzi, si dichiari ammiratore di autori occidentali per l’infanzia e abbia molto in comune con Carroll e Saint-Exupéry, Miyazaki non può prescindere da ciò che è peculiare della sua cultura d’origine. Il risultato è una mediazione tra culture in cui l’armonia finale è data dal fondersi di diverse concezioni del mondo e del narrare. La scelta di tali elementi sembra seguire le modalità del pensiero giapponese: ciò che funziona, è suggestivo ed è concretamente utile all’economia del racconto viene conservato e assorbito. E poco importa se arriva da Oriente o da Occidente.”
Sono tanti i professionisti dell’animazione che in questi anni hanno percorso nuove strade sia da un punto di vista prettamente tecnico che per ciò che riguarda l’ideazione e la realizzazione di storie originali.
Come tutti sanno in questa direzione sono andati molti autori giapponesi, alcuni dei quali totalmente sconosciuti in Italia dove persiste un certo pregiudizio sulla qualità delle loro opere. Non è il caso di Miyazaki Hayao, ormai osannato dalla critica (la giuria del Festival del Cinema di Venezia quest’anno gli ha attribuito il Leone d’oro alla carriera ed è solo l’ultimo di una serie importante di riconoscimenti europei) e amatissimo dal pubblico. La città incantata, ad esempio, Orso d’oro nel 2002 a Berlino, è uno di quei film che difficilmente trovano detrattori.
Così come pare sia destinato a ricevere solo elogi l’ultimo lungometraggio proprio in questi giorni nelle nostre sale, Il Castello Errante di Howl.
Alla luce di tutto ciò ha sicuramente un senso cercare di conoscere meglio la sua storia professionale, ripercorrendone le tappe che vanno dai serial televisivi destinati al grande pubblico, ma non per questo meno curati nella loro realizzazione, come Heidi (chi non la ricorda?), Anna dai capelli rossi, Lupin III, Il fiuto di Sherlock Holmes, per citarne alcuni conosciuti anche dal pubblico italiano.
Anna Antonini innanzitutto affronta e smonta nell’Introduzione alcuni pregiudizi radicati sull’opera dei disegnatori giapponesi: dal motivo per il quale realizzano occhi grandi e rotondi a quello per cui hanno spesso scelto storie tradizionali europee anziché narrazioni nipponiche. E ci ricorda che la prima serie televisiva prodotta al di fuori degli Stati Uniti ad arrivare in Italia nel 1975, Vicky il vichingo, era già una coproduzione della tedesca Munchen Merchandising e della Toei Doga, colosso dell’animazione giapponese dove a lungo ha lavorato Miyazaki: ma quanti lo sapevano?
Nel 1985 Miyazaki e l’amico e collega Takahata fondano lo Studio Ghibli, che ancor oggi gestisce tutte le fasi di produzione e postproduzione delle sue opere, “battezzandolo sì con il nome del vento, ma soprattutto con il nome di un aereo da guerra italiano di cui Miyazaki ama particolarmente il design”. Divertente e illuminante la citazione dello stesso autore che offre una chiave di lettura di due suoi capolavori, Kiki’s Delivery Service (1989) e La città incantata, paragonando molti momenti delle due storie con “un esordio nel mondo dell’animazione” e le successive difficoltà di lavoro e di rapporti. “La strega Yubaba è il signor Suzuki, il presidente dello studio Ghibli. Il funzionamento e l’organizzazione del bagno termale sono in effetti molto simili a quelli della nostra società. Chihiro potrebbe essere considerata una giovane disegnatrice appena arrivata”. L’avreste mai immaginata una simile metafora? Tutto il saggio del resto è costellato di curiosità e scoperte, affiancate a un’analisi approfondita dei singoli aspetti dell’intera opera del disegnatore: dalle origini alle fonti d’ispirazione, dalle tecniche più raffinate alle difficoltà pratiche, dalla scelta dei personaggi (predilette le protagoniste femminili) alle ambientazioni. E in appendice dettagliate schede filmografiche dei suoi lavori più importanti e una filmografia completa.


In viaggio con Murakami: reportage di Repubblica.it (1)

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Per non smentire la fama planetaria di Murakami Haruki e, soprattutto, il fatto che, oramai, in Italia la letteratura nipponica si identifichi quasi esclusivamente con lui e la Yoshimoto, Dario Olivero, di Repubblica.it, dedica in questi giorni un reportage in più puntate allo scrittore di Kafka sulla spiaggia, dal significativo nome di In viaggio con Murakami. Attraverso il Giappone, s’intende. Ecco il primo estratto:

Forse semplicemente non esiste, non a Tokyo. O forse non in questa dimensione. Abituati a tutto, anche ai viaggi cosiddetti letterari, cerchiamo atmosfere e ispirazione dove altri l’hanno trovata prima di noi. Visitiamo la Praga di Kafka, la Londra di Dickens, la New York di Capote, la Parigi di Sartre. Ci sono viaggi organizzati per questo genere di cose. L’ultimo nato è la Stoccolma di Stieg Larsson. Città che prima aveva poco da offrire se non gli spazi troppo o troppo poco illuminati e respingenti di Bergman, ora diventa location a ore e a tariffa dei luoghi da cui il giornalista Mikael Blomkvist ha conquistato milioni di lettori. Ma Tokyo è un’altra cosa. Haruki Murakami è un’altra cosa.

L’hanno cercata in tanti la Tokyo di Murakami. Migliaia di lettori hanno creduto di individuare i luoghi che racconta nei suoi romanzi. Una di quelle che è andata più vicino è un’italiana, Rossella Marangoni (Tokyo, Unicopli, 2007). Ma andare vicino non vuol dire arrivare. La periferia in cui abita Okada Toru, il protagonista di L’uccello che girava le viti del mondo? Qualsiasi periferia. L’università di Norwegian Wood? La Tokyo University o forse la Waseda dove lo stesso Murakami ha studiato. Il caffè della ragazza che legge il suo immenso libro mentre il mondo le scorre attorno in After Dark? A Shibuya, a Ginza, a Aoyama. Potrebbe essere ovunque. Murakami racconta Tokyo senza lasciare nessun indizio reale. Nessuna traccia. Tranne una, la stazione di Shinjuku. Ammesso che quella che racconta sia la Shinjuku reale e non un varco verso altre dimensioni che corrono parallele alla metropolitana e si perdono verso la fine del mondo.

Certi inviati di giornali con poco tempo e messi alle strette tra fuso orario e scadenza di consegna del pezzo se la cavavano a volte con quattro chiacchiere con il tassista che dall’aeroporto li portava a destinazione. Si facevano una prima idea sommaria. In alcuni casi restava quella. A Tokyo questo rischio non c’è. I tassisti parlano solo giapponese, nessuna speranza di fare conversazione. E poi sono troppo impegnati a districarsi in un mestiere che, da Roma a New York nessuno invidia, ma che qui diventa usurante. Una toponomastica assente, il nome di qualche arteria principale, una sommaria divisione per quartieri. Il tassista che lavora a Ginza sa poco e niente di Odaiba, quello di Ogikubo non sa dove sono i Giardini del palazzo imperiale. Legge il nome in giapponese che la guida riporta prevedendo la difficoltà del viaggiatore, ma le cose non vanno meglio. Semplicemente non lo sa. Un altro si arrende di fronte a quello che un occidentale sa essere un monumento nazionale giapponese: Ghibli Museum, la fabbrica dei sogni di Hayao Miyazaki, il maestro dell’animazione, quello di Princess Mononoke, La città incantata e l’ultimo, Ponyo sulla scogliera. Quello che disegna tutto a mano. Ma il tassista non lo sa, non lo capisce, dà la colpa all’inglese che non parla.

Nessun tassista vi aiuterà. Non riescono a venire a capo, nonostante i sofisticati navigatori che avrebbero dovuto semplificare la loro vita della Tokyo di superficie, la Tokyo reale. Figurarsi la Tokyo di Murakami che forse non esiste nemmeno. Quella di Kokubunji, quella di Sendagaya dove Murakami aprì due jazz bar prima di dedicarsi alla letteratura è nascosta da un velo più denso della foschia di luglio. Manca la toponomastica in superficie, manca quella letteraria. Una metafora, tutto è metafora, tutto è sincronicità, tutto è attributo di un’unica sostanza. Tutto in una sola città.

Così cambiano anche le coordinate dell’inizio di After Dark: “E’ una metropoli quella che abbiamo sotto gli occhi. La vediamo attraverso lo sguardo di un uccello notturno che vola alto nel cielo. Nel nostro sconfinato campo visivo, appare come un gigantesco animale. O un confuso agglomerato, composto da tanti organi avvinghiati l’uno all’altro. Un’infinità di arterie si protendono fino all’estremità di un corpo inaferrabile, vi fanno circolare il sangue e ne rigenerano di continuo le cellule. Trasmettono nuove informazioni, e raccolgono quelle vecchie. Comunicano nuovi bisogni, e raccolgono quelli vecchi. Portano nuove contraddizioni, e raccolgono quelle vecchie. Al ritmo di queste pulsazioni, il corpo si accende in più punti, si infiamma, si contorce. La mezzanotte è vicina, il metabolismo di base per sostenre la vita dell’organismo, che ha appena superato la fase culminante della sua attività, continua con vigore inalterato. Un gemito, quasi un accompagnamento in sottofondo, si leva dalla città. Un gemito monotono, privo di alti e bassi, eppure denso di presagi”.

(Fonte: http://olivero.blogautore.repubblica.it/2009/07/28/in-viaggio-con-murakami-1)
(Foto: Tokyo, 2004. Fotografo: Sutton-Hibbert/Rex Features; fonte: http://www.guardian.co.uk/culture/tvandradioblog/2008/jun/25/imaginefailstofindmurakami)