la gatta shozo e le due donneAssieme all’anonimo protagonista di Io sono un gatto di Natsume Sōseki, la felina di “La gatta, Shōzō e le due donne” di Tanizaki Jun’ichirō (trad. di Gianluca Coci, Neri Pozza, 2020, pp. 126, € 17) ha un posto tutto suo nel mio personale bestiario giapponese.

Nel breve romanzo, l’ingenuo e infantile Shōzo ripudia  la moglie Shinako per sposare la  ricca e volubile cugina Fukuko. Shinako, non rassegnata, scrive alla rivale per chiederle l’affidamento di Lily, la gatta tanto amata dal marito al punto da suscitare gelosie e rancori in famiglia.  La donna riuscirà nell’impresa? E come reagirà Shōzō all’idea di privarsi dell’unico essere che sembra rispettarlo e comprenderlo?

L’opera è stata, per me, una piacevole sorpresa, soprattutto per quanto riguarda  le fedelissime descrizioni del comportamento della gatta e l’organizzazione della materia narrativa, dal momento che pressoché in ogni capitolo Tanizaki si immerge con abilità in un diverso personaggio, rivelandone i pensieri e le segrete intenzioni. Come per paradosso, i difetti di solito attribuiti ai felini vengono proiettati sugli umani, che agiscono così sulla spinta dell’egoismo, dell’interesse e della scaltrezza, ingannandosi l’un l’altro; soltanto Lily sembra conoscere davvero il significato della riconoscenza e dell’affetto.

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