Mese: Aprile 2015

Di mari, di isole, di letti: un passo da “Bad Mama Jama” di Yamada Eimi

Edwin Ushiro,“Softly Encompassing the Womb”
Edwin Ushiro,“Softly Encompassing the Womb”

[Jaka] [e]ra nato in un’isola, ma non aveva mai nuotato nel mare vero. Cullandosi nell’acqua salata in cui precipitavano granelli di sabbia, Susu lo stuzzicava. Vieni, prendimi tra le braccia. Ho qui una cosa che ti piace. Rideva; un pesce tropicale rosso le sgusciò fra i capelli sparsi a ventaglio sulla superficie dell’acqua. Il sole diventava impalpabile disegnando arabeschi sul mare, la sabbia calda ai suoi piedi lo incitava a raggiungerla, ma lui restò immobile. Il chiarore mi acceca, si giustificò. E’ una bugia, lo smascherò Susu. Le tue ciglia sono capaci di fare ombra al più accecante raggio di sole, continuò costringendolo a confessare che non sapeva nuotare.
Jaka non aveva paura del mare su quel letto. Le gocce di sudore che imperlavano la pelle di Susu risplendevano fosforescenti come nottiluche, sapeva che lì non sarebbe mai morto annegato. Vedi, puoi nuotare, gli diceva Susu. Le brazza notturna che giungeva dalla finestra si intiepidiva nell’incavo dei loro corpi madidi, diveniva bruma. Umettava ogni sinuoso movimento lasciando la stanza rorida di vapori, umida come la battigia dopo la pioggia. Ecco perché mi è sempre piaciuto il mare, fu l’intuizione di Jaka mentre le sue anche si agitavano nel buio.

Yamada Eimi, Bad Mama Jama, trad. di Giuliana Carli, Marsilio, pp. 18-19

5 libri gratis sull’arte giapponese (in inglese) scaricabili legalmente

utamaro stampa
Da “Utamaro: Songs of the garden”

Utamaro e Hokusai sono solo due degli artisti giapponesi di cui è possibile conoscere di più grazie ai bei volumi che il Metropolitan Museum of Art di New York (MET) ha messo gratuitamente a disposizione online; oltre a questi ve sono centinaia dedicati a ogni tipo di arte (in lingua inglese) – dalla saggistica sino ai catologhi di mostre -, scaricabili gratuitamente dal sito www.metmuseum.org.

Ecco quelli dedicati all’arte giapponese che ho selezionato per voi:

Buone letture!

“Storia del go” di Marco Milone

Kubo Shunman go ukiyo-e
Kubo Shunman, Equipaggiamento per il gioco del go, XIX sec.

“Nel go o nello shōgi, non ci si deve sforzare di comprendere la personalità dell’avversario. Scrutare l’animo di chi ti sta di fronte, secondo lo spirito del go, è la via sbagliata” disse una volta il maestro a proposito di certe tesi dilettantistiche. Doveva essere piuttosto seccato da simili superficiali teorie.
“Gente come me, invece, si perde completamente nel gioco, in un’immersione totale”.

Così scrive Kawabata nel suo Il maestro di go (trad. di Cristiana Ceci, ed. SE), evidenziando involontariamente una delle figure orientali per noi più tipiche, quella del giocatore di go saggio, paziente e imperturbabile.

Questa attività, d’altronde, è ben più di un semplice passatempo nato secoli e secoli orsono, come ben ci spiega Marco Milone – scrittore, attore, studioso, nonché curatore di diversi siti dedicati al Giappone (Ukiyo-e, Shintoismo e Emakimono) -, che fornisce una dettagliata ricostruzione della nascita e dello sviluppo del gioco nella sua Storia del go (acquistabile in formato ebook da questa piattaforma e in versione cartacea su Amazon). (altro…)

Un kamikaze a Nagoya: un ricordo di Fosco Maraini

aereo kamikaze seconda guerra mon
Primo piano di un aereo kamikaze (credits: Earl Colgrove, Lt. Commander, USNR.)

Un’ultima incursione seria ebbe luogo ai primissimi d’aprile, in pieno giorno.*

Nagoya, come città, era ormai distrutta, ma qualcosa doveva pur rimanere in piedi, se valeva la pena di venire fin là. Questa volta gli apparecchi volavano bassi e tranquilli, come si fosse trattato d’una gita turistica oppure d’un lavoro di rifinitura pedante e minuzioso. Era ovvio che gli apparecchi prendevano con gran cura la loro mira.

Fu allora che i detenuti, tra i quali Clé [alter ego di Fosco Maraini], videro apparire in cielo certi puntolini neri che, accanto alla mole dei B29 americani, sembravano dei moscerini intorno a dei falchi. Fu subito chiaro che si trattava di kamikaze, di piloti suicidi sui loro apparecchi di morte, adatti a partire dal suolo ma senza mezzi per atterrare. Proprio sopra al Tempaku, forse a un migliaio di metri d’altezza, uno dei moscerini puntò diritto verso il suo B29: le distanze s’accorciarono, s’annullarono, ecco il terribile scontro!

Una gran fiamma rossa scoppiò allora in cielo e il gigante, dal quale si era subito staccata un’ala, cominciò a precipitare a foglia morta, bruciando ed esplodendo verso terra. Mentre bombe, corpi, frammenti d’apparecchi calavano con quella che sembrava una solenne e tragica lentezza, da tutta la città si levò un grido di straordinaria potenza, lanciato da migliaia di petti: “Banzai!” urlavano tutti. “Banzai!”.

A quel fatale punto degli eventi, un vano, inutile: “Evviva!” per un tragico giovane eroe.

Fosco Maraini, Case, amori, universi, Mondadori, 1999, pp. 602-603

* I fatti descritti si riferiscono all’aprile 1945 (nota mia)

Immagine tratta da Wisconsin Central.

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