Mese: Febbraio 2015

5 libri per scoprire il Genji monogatari, capolavoro della letteratura giapponese

Genji Monogatari hana no en ebina
Ebina Masao (1913-1980), “Hana no en”

Accostarsi al Genji monogatari di Murasaki Shikibu – l’opera per eccellenza della letteratura giapponese – non è mai cosa facile. I riferimenti a una cultura spazialmente, cronologicamente e culturalmente distante; il linguaggio non sempre piano; lo stile narrativo inconsueto per i lettori occidentali e, non ultime, le dimensioni stesse del romanzo potrebbero scoraggiare più di qualcuno.

genji monogatari conchiglia
Dalla serie “Tsurezuregusa” di Hokkei Totoya (1780-1850)

Ecco, quindi, alcuni testi che sono senz’altro d’aiuto per cimentarsi con questo capolavoro, capaci, come sono, di prenderci per mano e condurci alla sua scoperta:

  • Punto di partenza obbligato, un’ottima edizione del Genji monogatari, come la Storia di Genji, tradotta dal giapponese da Maria Teresa Orsi e arricchita dalle bellissime illustrazioni di Yamaguchi Itarō (Einaudi, pp. 1493, € 90, ora in offerta a € 76,50). Rispetto alla precedente traduzione in italiano (non realizzata a partire dal giapponese), le differenze sono rilevanti: qui potete trovare le mie impressioni.
  • Genji, il principe splendente di Gian Carlo Calza (Electa, 2008, pp. 80) si concentra soprattutto sulla ricca produzione figurativa legata al romanzo. Purtroppo, al momento, il volume sembra essere fuori stampa, ma è possibile procurarsene una copia in biblioteca.
  • Il mondo del principe splendente. Vita di corte nell’antico Giappone di Ivan Morris (trad. di P. Porri, Adelphi, pp. 419, € 24, in offerta a 20,40) permette di immergerci nell’era Heian (794-1185), esaminandola in modo approfondito ma non pedante. Tre appendici e due capitoli sono specificatamente consacrati a Murasaki Shikibu e al suo lavoro più celebre.
  • Musica e danza del principe Genji. Le arti dello spettacolo nell’antico Giappone di Daniele Sestili (ed. LIM – Libreria Musicale Italiana, pp. 190, € 19; qui la mia recensione) offre una ricca panoramica sul raffinatissimo periodo Heian, con un’ampia pluralità di prospettive, proponendosi comunque come un testo godibile da un largo pubblico grazie alla sua chiarezza e alla sua fluidità. Lo studioso non soltanto analizza i repertori (musicali, coreutici, corali…) tipici del tempo – insieme alle circostanze, ai ruoli e ai significati in cui essi si dispiegavano -, ma riesce anche (e soprattutto) a rievocare il fascino imperituro di tutta un’epoca.
  • Infine, chi fosse interessato specialmente agli aspetti linguistici e traduttivi non può tralasciare Tradurre il Genji Monogatari, numero monografico della rivista Testo a fronte. Teoria e pratica della traduzione letteraria, a cura di Andrea Maurizi (n. 51, II semestre 2014, Marcos Y Marcos, pp. 287, € 24; qui l’indice), in cui si raccolgono contrbuti di molti traduttori che si sono cimentati nell’ardua impresa di rendere accessibile a tutti noi un’opera tanto affascinante quanto complessa, sotto ogni punto di vista.

Se volete saperne ancora di più sul Genji monogatari, seguitemi per le strade di Uji, una cittadina giapponese, sulle tracce del principe splendente, per conoscere il museo e i monumenti ispirati all’opera.

Ps: un ringraziamento particolare a Virginia Sica per la segnalazione del volume Tradurre il Genji Monogatari.

***

Immagini tratte da qui e qui.

Il Fuji, Bashō e la pioggia (Fosco Maraini, Ore giapponesi)

Tomikichiro Tokuriki, Mt. Fuji from the Watermill at the Mouth of Omiya
Tomikichirō Tokuriki (1902-1999), Mt. Fuji from the Watermill at the Mouth of Omiya

“Ed ecco davvero, ad una svolta, altissimo nel cielo, uno dei vulcani più celebri del mondo,
e forse più bello, il Fuji
.[…]

Traversando questi poggi in una giornata d’inverno, verso la fine del secolo XVII, Bashō, folle, delizioso poeta, si trovò sotto l’oscuro manto d’una nuvola in tempesta. Sognava di vedere il Fuji; non lo vide. A quei tempi non era come oggi, con strade asfaltate e macchine; mettersi in viaggio, a piedi o sul dorso d’un cavallo, era ardua impresa. La disillusione deve essere stata crudele.
Eppure Bashō buttò giù un appunto:

Kiri-shigure
Fuji wo minu hi zo
Omoshiroki

Bello è anche il giorno bigio
in cui
la pioggia cela il Fuji.

A parte il fatto che qui entrano in campo antiche e profonde propensioni dell’animo orientale nutrito di filosofia buddista (tutto un gioco sottile fra apparenze e non apparenze, fra realtà che sono intangibili e cose che sono illusioni), per cui la bellezza è sempre più squisita ed inonda maggiormente l’animo se suggerita anziché posseduta dai sensi, a parte questo, pur prendendo le parole del poeta da un angolo di vista oggettivo ed occidentale, come toccano nel segno. Il Fuji è infatti uno di quei punti focali della natura in cui le cose si sollevano a dignità di persona; le sue bellezze si rivelano infinite; ogni panorama, ogni ora, ogni luce ha la propria, persino «il giorno bigio in cui la pioggia cela il Fuji».”

Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio, 2000, p. 137

Intervista a Daniela, blogger di Tradurre il Giappone

Malgrado il mio interesse per la cultura giapponese, sono relativamente pochi i blog e i siti a riguardo che seguo con costanza; Tradurre il Giappone è fra questi oramai da molto tempo.

Di questo spazio online, più di ogni cosa, apprezzo l’originalità e il taglio piacevole ma mai semplicistico che Daniela – traduttrice dal giapponese e dall’inglese, nonché impiegata presso l’Istituto giapponese di cultura a Roma –  sa conferire ai suoi articoli.

Proprio alla traduzione e alla lingua giapponese è dedicata la sua intervista di oggi, che sono felice di poter condividere con voi. (altro…)

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