La dama che sognava Genji (Sarashina Nikki) e lontani profumi

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le memorie della dama di sarashinaContinuavo a occuparmi solo di cose futili e anche quelle rare volte che mi recavo a fare un pellegrinaggio, non mi impegnavo a pregare come facevano gli altri. A quei tempi le ragazze di diciassette o diciotto anni leggevano le sacre scritture e si dedicavano alle pratiche religiose. A me, invece, non sfiorava neanche l’idea di farlo. Tutto ciò che desideravo era che almeno una volta all’anno venisse a farmi visita un uomo di alto rango, bello e distinto come Genji lo splendente, mentre io come Ukifune, nascosta in un villaggio di montagna, contemplavo i fiori, le foglie rosse, la luna e la neve nell’impaziente attesa di una magnifica lettera che di tanto in tanto potesse distrarmi dalla mia profonda solitudine. Fantasticavo sempre e solo su questo genere di cose e credevo anche che in futuro si sarebbero davvero realizzate.

da Le memorie della dama di Sarashina (Sarashina Nikki), a cura di Carolina Negri, Marsilio, p. 80

Leggo questo brano in una mattina inondata di sole, nel silenzio fragile della domenica mattina; basta la voce di un bambino in lontananza per incrinarlo, o il canto improvviso sable tè verde diario dama sarashinadi un uccello.

La dama di Sarashina immaginava che, oltre mille anni dopo, qualcuno avrebbe avuto i suoi stessi sogni? Quali colori e che suoni abitavano la sua solitudine, in cosa si distingueva dalla mia? Questo mi chiedo, e non so trovare una risposta.

A tenere compagnia ai miei pensieri, una tazza di tè e dei sablé al tè verde Fiore di giada. La malinconia si stempera in note profumate di rosa e gelsomino.

* Sablé al Fiore di giada * (ricetta tratta, con qualche minimo ritocco, da Volevo fare lo chef):

  • 1 cucchiaino e mezzo di tè verde sencha Fiore di giada di Terzaluna
  • 150 g di farina 00 setacciata
  • 100 g di burro ancora freddo
  • 40 g di zucchero bianco
  • zucchero di canna q. b.
  • un pizzico di sale

1) Pestate o sminuzzate con le mani il tè in foglie, sino a polverizzarlo; aggiungetelo poi alla farina, allo zucchero bianco, al burro e al sale, che avrete messo su una spianatoia o in un recipiente abbastanza capiente.
2) Lavorate il tutto con le mani e non scoraggiatevi se, inizialmente, il composto sembra sbriciolarsi.
3) Una volta che il composto è diventato omogeneo, formate due cilindri di pasta e poi passateli nello zucchero di canna; avvolgeteli nella pellicola trasparante e conservateli in frigo per 30-60 minuti.
4) Trascorso il tempo, pre-riscaldate il forno a 180° (per il mio, ventilato, ho optato per i 160°) e ricoprite di carta forno una teglia. Sistemate qui i biscotti ottenuti tagliando dei dischi di pasta alti mezzo centimetro e fate cuocere per circa 15 minuti o sino a che i biscotti non saranno dorati.

 


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