Metà zen, metà pop: il graphic novel “Il Nao di Brown”

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glyn dillon Metà: questo sembra il segno distintivo di tutta la vita di Nao Brown. Metà sospesa fra il passato e il futuro (malgrado il nome, che si pronuncia come now, ‘ora’, in inglese), metà con i piedi per terra e i pensieri perennemente in corsa altrove, metà inglese e metà giapponese. E, soprattutto, metà in preda a improvvisi impulsi violenti, metà schiacciata dalla colpa e dalla paura di mettere davvero in pratica quel che sogna a occhi aperti.

La incontriamo, quasi per caso, pochi anni dopo aver concluso gli studi d’arte, appena lasciata dal ragazzo e licenziata in tronco: riservata al limite della timidezza, capelli nerissimi, occhi scuri grandi e vigili, sempre qualcosa di rosso addosso, l’aria di chi è costantemente alla ricerca di qualcosa.nao di brown venere della lavatrice

Si muove con grazia quasi distratta fra le pagine dell’omonimo graphic novel Il Nao di Brown, realizzato da Glyn Dillon (trad. di F. Savino, BAO Publishing, pp. 208, € 23, ora in offerta a 19,55; qui un’anteprima), che per la sua protagonista – affetta da un disturbo ossessivo-compulsivo – si è ispirato al passato della moglie.

Divisa fra un impiego in un negozio di art toys, la frequentazione di un centro buddhista e i tentativi di tenere a freno la sua aggressività, Nao coltiva in modo maniacale la passione per un curioso personaggio di un manga, Ichi, collezionando tutto ciò che lo riguarda. Ma sarà in grado di confrontarsi con la realtà e a non scappar via quando, tutt’a un tratto, incontrerà l’incarnazione del suo beniamino in Gregory, un riparatore di lavatrici che nasconde le sue fragilità dietro un aspetto imponente?

nao di brown graphic novel profiloGlyn Dillon è riuscito a creare un piccolo capolavoro in cui una grafica minuziosa e curatissima – fatta di inquadrature inaspettate e suggestive, di dettagli fedeli, di un cromatismo che non si rivela mai casuale – si sposa a una storia tormentata, raccontata con grande delicatezza e un pizzico di ironia. La cultura nipponica alimenta – a volte più esplicitamente, altre meno – la vita di Nao e l’arte del disegnatore: il risultato è un’opera che fonde insieme in maniera inaspettata ma incisiva pop, ukiyo-e, riflessione esistenziale e zen.

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Ringrazio Francesca Scotti che, con la sua intervista a Glyn Dillon, mi ha fatto scoprire Il Nao di Bao.


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