Japan horror: il lato oscuro del cinema e degli anime del Giappone

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 ringu cinema horror giapponeseUn occhio spalancato colmo di terrore: è questo, forse, uno dei fotogrammi horror più noti degli ultimi anni, tratto dal film Ringu. Con la sua angoscia penetrante sembra esso stesso incarnare la condizione del contemporaneo cinema dell’orrore in Giappone: testimone inquieto e inquietante delle lacerazioni e dei mali di una realtà complessa, abitata da profondi disagi e insanabili contraddizioni.

Tutto ciò è evidenziato con grande chiarezza in Japan horror di Giorgia Caterini (Tunué, pp. 112, € 9,70, in offerta a 8,25), che si propone di ricostruire in modo sintetico storia ed evoluzione nei film e negli anime di uno dei generi più amati.

Spettri, strane creature e mostri da sempre popolano l’immaginario del Paese del Sol Levante, affondando salde radici nello shintoismo e nel buddhismo, senza naturalmente dimenticare le contaminazioni fra tradizione orale e iconografica (all’interno della quale è possibile citare i muzan-e, rappresentazioni intrise di sadismo), che non disdegnano neppure l’orrorifico grottesco.

Su questo terreno feritile registi e sceneggiatori nipponici hanno gettato le basi delle loro opere, riprendendo e modernizzando antiche tematiche, quale il senso di attrazione e repulsione esercitato dal sesso – talvolta spinto sino all’annichilimento, all’umiliazione, alla morte, come nel caso degli slasher, dei torture porn, degli snuff movie, della japan horror libro giorgia saga Guinea Pig -, o il desiderio di vendetta capace di durare oltre la morte (Audition, Ringu).

Accanto a queste tracce classiche è possibile individuarne alcune assolutamente d’attualità, quali l’alienazione all’interno della società, la contestazione dell’ordine costituito, l‘indagine sui labili confini dell’identità e del corpo (Devilman, Denchu kozo no boken) in grado di sconfinare nell’inorganico e nel robotico, grazie a infinite e impreviste mutazioni.

Sintomatico è il fatto che le donne rivestano un ruolo significativo tanto nelle veste di consumatrici quanto di soggetti/oggetti dell’horror: la loro posizione tuttora svantaggiata le pone in condizione tale da apparire vittime ideali e, al medesimo tempo, perfette, spietate giustiziere.

Il viaggio nell’universo horror – tra pellicole e anime – si rivela complesso, sfaccettato, e irresistibilmente affascinante. Abbraccia oriente e occidente, splatter, cyberpunk, leggende metropolitane e racconti secolari. Ma soprattutto si rivela un tortuoso itinerario dentro noi stessi, fatto di paure recondite e torbidi desideri che, attraverso l’immaginazione altrui, riescono a venire alla luce.

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