Note e parole: Ritratti in jazz di Murakami Haruki e Wada Makoto

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haruki murakami ritratti in jazzUna stanza in penombra, del buon vecchio jazz che proviene da un giradischi nascosto chissà dove, un uomo che assapora la musica con gli occhi chiusi, sprofondato in una poltrona di cuoio dai braccioli logori: è così che immagino il Murakami di Ritratti in jazz (trad. di A. Pastore, Einaudi, 2013, pp. 239, € 19,50, ora in offerta a € 14,63; l’ebook costa invece € 9,99), ultima sua fatica edita in Italia, in attesa della pubblicazione dell’attesissimo nuovo romanzo L’incolore Tsukuru Tasaki e il suo anno di pellegrinaggio (qui alcune anticipazioni).

Un volume curioso, affascinante, che ha volutamente qualcosa di incompiuto, come incompiuto e precario era il percorso esistenziale di molti dei jazzisti cui queste pagine sono dedicate, consumati da un passato all’insegna del dolore, della povertà e della violenza, o travolti da un presente in cui successo e sregolatezza si intrecciano indissolubilmente.

Murakami nel suo jazz bar "Peter Cat" a  Tokyo

Murakami nel suo jazz bar “Peter Cat” a Tokyo

Cinquantacinque intensi schizzi che immortalano frammenti di vita di altrettanti celebri jazzisti (cantanti, musicisti, compositori…), ciascuno accompagnato dal suo ritratto eseguito dall’artista Wada Makoto, nonché da una brevissima nota biografica e dall’album simbolo della sua produzione, prescelto dallo scrittore giapponese.

Murakami, d’altronde, è un critico severo: seppure collezionista di dischi e amante del jazz sin dall’adolescenza (non a caso, per anni ha gestito un suo jazz bar, il Peter Cat), non si abbandona mai a facili giudizi, ma si sforza sempre di evidenziare pregi e difetti di ogni figura, guidato dal gusto maturato in lunghi anni d’ascolto e, non di rado, dall’istinto.

Accarezzati dalla voce piena di Ella Fitzgerald o dalla tromba intrisa di pathos di Chet Baker, ci sembra di scoprire un Murakami che – soprattutto da giovane – assomiglia ai personaggi irrequieti delle sue opere. E le tante storie raccolte e raccontate in questo libro – fatte di fughe in locali fumosi dove tracannare whiskey, jam session estenuanti e LP ormai consumati – sono, in fondo, anche un po’ la storia dell’autore stesso.

 

PS: è d’obbligo accompagnare la lettura con questa bella playlist dedicata ai jazzisti descritti da Murakami, realizzata da Einaudi.

La foto è tratta dal New York Times.


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