[Recensione] “Alle mie amate sorelle” di Nakajima Shōen: pensieri femministi nel Giappone dell’800

Postato il

kikuchi keigetsu
La geisha che asseconda i desideri maschili. La donna che procede dietro all’uomo, ricalcando i suoi passi. La fanciulla che, silenziosa, sottostà all’autorità del padre, dei fratelli, del marito. Queste alcune delle immagini – e dei luoghi comuni – che affiorano alla mente pensando al Giappone di non molti decenni fa.

A rivoluzionare le nostre idee interviene Alle mie amate sorelle di Nakajima Shōen (1863-1901), interessante raccolta di interventi presentati per la prima volta in italiano daAlle mie amate sorelle Chiara Candeloro (con prefazione di Giuliana Carli; Aracne, 2012, pp. 136, € 9), accompagnati da note e approfondimenti utili al lettore.

Pubblicata nel giornale del Partito Liberale Jiyū no tomoshibi (Il Faro delle libertà) nel 1884, nel cuore dell’epoca Meiji – tutta tesa a trasformare il Giappone in una nazione moderna, industriale e occidentalizzata -, l’opera si configura come un insieme di riflessioni articolato (ma di scorrevole lettura) riguardante le condizioni di vita e di sviluppo delle donne nipponiche, tradizionalmente svantaggiate rispetto agli uomini (sotto il punto di vista familiare, economico, sociale, intellettuale…), «disprezzate e trattate come se fossero serve».

Ispirato alle considerazioni condotte da studiosi e pensatori stranieri (quali il filosofo Herbert Spencer e la suffraggetta Millicent Garrett Fawcett), il testo affonda le sue radici nel contesto e nella storia estremo-orientale, demolendo le argomentazioni utilizzate dai misogini per rivendicare invece eguali diritti e possibilità tra i due sessi in ogni campo

Lo sguardo di Nakajima Shōen spazia così dalle scrittrici Murasaki Shikibu e Sei Shōnagon sino a personaggi quali la zarina Caterina e Maria Teresa d’Austria, per mostrare come le donne posseggano doti e capacità assolutamente pari a quelle virili, spesso purtroppo soffocate da pregiudizi e limitazioni di ogni sorta.

Acuta e caustica, l’autrice non risparmia giudizi taglienti sulla realtà contemporanea e sulle stesse debolezze delle donne, talvolta accusate di esser troppo remissive e preda di facili timori. Eppure, esse dispongono dell’arma più potente, l’unica forse davvero in grado di vincere ogni battaglia. E è a questa che l’autrice si appella quando, all’apice dello sdegno, invoca: «noi donne, tutte insieme, occupiamoci di scacciare questo demone [del potere maschile] utilizzando la forza dell’intelligenza».

 

Immagine: Kikuchi Keigetsu, Fare una passeggiata (1934)


“Il tatuaggio” tra Tanizaki Junichirō e Yamamoto Takato

Postato il

Yamamoto Takato tatuaggioIl sole splendeva luminoso sul fiume e la stanza da otto tatami ne era come infuocata. I raggi riflessi dall’acqua disegnavano onde dorate sul viso della ragazza profondamente addormentata e sulla carta degli shōji. Seikichi chiuse gli scorrevoli della stanza e prese gli strumenti da tatuaggio, ma poi rimase seduto per un bel po’ in estasi. Per la prima volta poteva assaporare in pace la bellezza conturbante della donna. Pensò che sarebbe stato capace di starsene lì a contemplare quel volto immobile anche per dieci, cento anni. Come l’antico popolo di Melfi abbellì con piramidi e sfingi la maestosa terra d’Egitto, così Seikichi avrebbe dipinto con la sua passione quella pura pelle di donna.

Dopo un po’ le denudò il dorso, Continua a leggere »


[Recensione] “Il romanticismo e l’effimero” di Mori Ōgai e la Trilogia tedesca

Postato il

romanticismo effimero mori ogaiImpero tedesco, 1884. Un brillante medico giapponese appena ventenne giunge in Germania per approfondire i suoi studi: questo mondo inedito ed estraneo – traboccante di luci, di suggestioni, di idee nuove – non può fare a meno di affascinarlo, di trattenerlo presso di sé per ben quattro anni.

Il giovane si chiama Mori Ōgai ed è destinato a divenire uno dei più importanti scrittori e intellettuali dell’Estremo oriente dell’epoca Meiji (1868-1912): ciò che i suoi sensi hanno sperimentato nell’apprendistato europeo finirà nelle sue pagine, accompagnato forse da un’ombra di rimpianto. Continua a leggere »


Un Giappone all’altezza del cuore: “La tristezza del petto di pollo nipponico” di Giulio Motta

Postato il

tristezza_del_petto_di_polloSe state cercando cascate di petali di sakura, languide geisha in kimono o samurai eroici, sappiatelo: La tristezza del petto di pollo nipponico non è il libro che fa per voi. E attenti a non farvi traviare dal titolo: sotto la sua irriverenza si nascondono riflessioni agrodolci e ironiche su numerosi aspetti del Sol Levante, nazione in cui l’autore, Giulio Motta – programmatore, musicista, traduttore di videogiochi nonché comico – risiede dal 2005.

Ed è proprio in Giappone che lui ha vissuto, insieme a sua moglie Asami e al loro bambino, molte delle incertezze legate al terremoto dell’11 marzo 2011 e, soprattutto, alla minaccia di una catastrofe nucleare; incertezze che, fra mille dubbi, lo hanno riportato con tutta la famiglia per qualche mese in Italia, senza che le preoccupazioni per il paese estremo-orientale potessero cessare.

Scritto ‘di pancia’ e lungi dal volersi presentare come un’opera che idealizza o si scaglia aprioristicamente contro il Giappone, La tristezza del petto di pollo nipponico piuttosto appare – anche per via della sua sincerità disarmante e del suo linguaggio talvolta caustico – un ibrido tra un romanzo e una pagina di diario, in cui l’autore riversa dubbi, paure e speranze riguardanti il presente e il futuro non soltanto della propria vita, ma dell’intero Giappone.  

Emblema e culmine di tutto ciò diventa, quasi per caso, una serata tra amici in una pizzeria giapponese, che ben presto prende pieghe inaspettate e quasi surreali: a zonzo in una Tokyo fatta di konbini, locali kitsch e love hotel, tra ragazze fetish, bassisti poco loquaci, salarymen in cerca di emozioni forti, riuscirà il nostro eroe a comprendere quale sia il suo posto nel mondo?

Ps: qui, per chi fosse curioso, il primo capitolo del volume.


Recensione di “Ali” di Mishima in “Bonsai & suiseki magazine” (gennaio-febbraio 2013)

Postato il

bonsai suiseki magazine<<Bonsai & suiseki magazine>> è una rivista online totalmente gratuita – più unica che rara nel panorama italiano -, che non si occupa soltanto di botanica e dintorni, ma tenta di approfondire molteplici aspetti della cultura giapponese.

Per esempio, oltre alla mia recensione di Ali di Mishima Yukio (p. 109), Continua a leggere »


Due nuove date a Bari per lo spettacolo “L’odore intimo del Giappone”

Postato il

Il reading teatrale L’odore intimo del Giappone – dedicato alla letteratura giapponese e organizzato dalla compagnia Notterrante (regia: Mariella Soldo; voce e corpo narrante: Barbara De Palma) – terrà due nuove date a Bari, in pub version: Continua a leggere »


Letteratura giapponese e cinema: il mio power point per “Ciak, si legge”

Postato il
norwegian wood murakami film

Un fotogramma dal film di “Norwegian wood” di Murakami haruki, con la regia di Tran Anh Hung

A dicembre ho avuto il piacere di partecipare al Festival giapponese NiMI di Firenze, tenendo un intervento intitolato Ciak, si legge, dedicato alle opere cinematografiche ispirate ai libri del Sol levante.

Oggi voglio condividere con voi il power point, Continua a leggere »


Un racconto di Murakami inedito in Italia, tradotto da Jacopo Colombi: “Su un treno che fischia nella notte”

Postato il
Yoskay Yamamoto Picking Up Where We Left Off

Yamamoto Yoskay, “Picking Up Where We Left Off”

Un ragazzo e una ragazza, un amore forse troppo acerbo o troppo maturo, una domanda semplice e una risposta che tocca il cielo, la terra e il mare. Continua a leggere »


“Il violoncellista Gōshu” e gli haiku di Matsuo Bashō: due video dallo spettacolo “L’odore intimo del Giappone”

Postato il

Odore intimo del Giappone
Qualche settimana fa ho avuto il piacere di assistere (e dare il mio piccolo contributo) allo spettacolo L’odore intimo del Giappone, realizzato a Bari dalla compagnia Notterrante (regia di Mariella Soldo, corpo/voce narrante di Barbara De Palma), che ha portato suggestivamente in scena brani e poesie della letteratura giapponese. Continua a leggere »


“Il cibo è un fumetto” di Valeria Brignani: quando il kawaii incontra la cucina giapponese

Postato il

kawaii osaka insegna valeria brignaniDopo l’articolo di Valeria Brignani sul punk giapponese contro il nucleare, oggi ho il piacere di ospitare un altro suo contributo, “Il cibo è un fumetto”, apparso ne L’Unità del 18 novembre 2012, e dedicato questa volta alla presenza del kawaii (tutto ciò che è tenero e carino) nella cucina giapponese, dalle insegne dei ristoranti alle etichette degli alimenti. Anche le foto presentate sono di Valeria Brignani. Buona lettura!

Kawaizza ciò che mangi potrebbe essere il motto ufficiale dell’industria e del commercio alimentare nel Paese del Sol Levante. Continua a leggere »