Nekoland di Alexandre Bonnefoy e Delphine VaufreyRiescono a far capolino da un tempio buddhista o da un tombino con noncuranza. Sanno intenerire il cuore di un cuoco con un solo sguardo. Conoscono ogni angolo delle metropoli o dei paesi più remoti.

Sono loro, i gatti, capaci di conquistare il cuore dei giapponesi, al punto da spingerli a creare degli appositi neko cafè (letteralmente, cafè dei gatti; si veda la foto in fondo al post), locali in cui i mici possono essere coccolati e vezzeggiati dagli umani, mentre questi ultimi gustano una tazzà di tè o consumano una qualche pietanza.

Anche Alexandre Bonnefoy e Delphine Vaufrey – i due bravissimi disegnatori che curano Issekinicho – sono rimasti affascinati dai felini nipponici, cui hanno dedicato un bel volume fotografico, Nekoland. Une vie de chat au Japon (ossia: Nekoland. Una vita da gatto in Giappone; 248 pagine a colori, per un totale di 220 foto), ordinabile dal loro blog o da Amazon, nonché sfogliabile in parte e gratuitamente da Issuu.

Nekoland di Alexandre Bonnefoy e Delphine Vaufrey
Da dove sbuca il gatto?

Avventurandoci tra le pagine, scopriamo un Giappone inconsueto, fatto di retrobottega, di strade minori, di angoli dimenticati, lontani dai soliti itinerari turistici: una nazione, insomma, vista dalla prospettiva degli abitanti a quattro zampe.

Che si tratti di una discarica, di un cimitero o di un tranquillo posticino in campagna, le bestiole sembrano essere sempre e comunque perfettamente a loro agio. I loro passi felpati, i loro sguardi acuti e flemmatici sembrano quasi invitarci a godere di ogni situazione, di ogni momento. Perché noi, purtroppo, abbiamo una sola vita, e non sette.

Nekocake in Nekoland di Alexandre Bonnefoy e Delphine Vaufrey
Un neko cafè giapponese

Tutte le foto sono di proprietà di Alexandre Bonnefoy e Delphine Vaufrey.

5 commenti il Giappone, la nazione dei gatti: “Nekoland” di Alexandre Bonnefoy e Delphine Vaufrey

  1. Chissà se in Italia funzionerebbero i nekocafè…ne hanno aperto uno a Vienna avevo letto…^^ il modo per tanti che non hanno lo spazio e il modo di tenere un micio per godersi quelli degli altri …

    • Pensa che nel mio giardino condominiale ora vivono (per un caso del tutto fortuito) due bei conigli, suscitando entusiasmo in grandi e piccini: se funziona questo, secondo me anche i neko cafè potrebbero avere qualche speranza in Italia. 😉

  2. La prima volta che sono stata a Tokyo ne ho individuato e visitato uno. Proprio attaccato alla stazione di Ueno.
    I gatti sono tenuti magnificamente, non c’è che dire, e si trattava semplicemente di un appartamento il cui spazio è interamente dedicato a loro. Ci si può giocare, accarezzare, sempre se lo vogliono, beninteso, e si raccomanda di non parlare ad alta voce per non infastidirli. Ci sono le solite macchinette per le bibite e, se si vuole, i gestori preparano anche qualcosa da mangiare. Ci sono tutti i manga usciti sui gatti, e libri, e gadget da ammirare.
    Però, non so perchè, le uniche persone che ho visto sorridere erano gli stranieri. I giapponesi erano seriamente impegnati a giocare con i gatti, ma senza interagire l’uno con l’altro, senza scambiarsi commenti, sia pure solo di circostanza. Sembravano concentrati e pensierosi e terribilmente seri.
    Ero molto curiosa e le proprietarie sono state gentilissime…ma, non nascondo che sono rimasta un pò delusa e non sono stata capace di trattenermi a lungo.
    Però, prima che andassi via, mi hanno regalato uno stretch con un delizioso piccolo maneki neko, perchè quel giorno era il compleanno di uno dei loro mici…

    • Ciao, Barbara, è un piacere ritrovarti. Grazie per il tuo racconto; effettivamente, deve fare un effetto strano trovarsi in un ambiente così algido, mentre di solito i gatti (soprattutto se piccoli) scatenano empatia ed entusiasmo.

  3. Ciao Annalisa,
    comunque la fissazione per i gatti in Giappone è cosa accertata…ho visitato anche il quartiere di Tokyo proprio dedicato a loro – anche se adesso non me ne ricordo il nome. E’ un quartiere famoso anche perchè pieno di negozietti, e perchè c’è una famosa cartoleria washi…(si dice così?).
    In molte località del Giappone, poi, capita che sulle cartine che ti danno al Tourist office ci sono proprio indicati i luoghi dove ci sono colonie di gatti. Ad esempio, a Tomo – no – Ura. Nella dettagliata e bellissima cartina che ti danno, oltre alle località storiche, ed ai punti che in qualche modo hanno a che fare con Ponyo sulla scogliera, ci sono anche le colonie di mici.
    C’è una certa affinità tra i gatti e il senso dell’eleganza giapponese, credo.
    Ad esempio, quando osservo le mie micie che si accucciano, per il loro senso della distanza, della posizione e della posa, insomma, per come spontaneamente si allineano, mi ricordano la disposizione delle dame Heian nelle vecchie stampe…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.